Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Che calcio sia

di Mamma scritto il 8 Dicembre 2019
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Dopo mesi che lo chiede, ho dato retta al pupo: quest’anno niente psicologhe, niente psicomotriciste, solo sport di squadra fra maschi con allenatori maschi. Sarà l’anno del calcio.
Personalmente sono sempre stata contraria al calcio, ne ho spesso sentito parlare male: che giocano solo quelli bravi, e i brocchi (come mio figlio) sono destinati alla panchina a vita; che già agli adolescenti viene consigliato l’uso di integratori per migliorare le prestazioni; che i genitori tifosi sugli spalti a volte danno il peggio di sé. Invece grazie a un compagno di classe del Nano abbiamo scoperto questa società sportiva, piccola ma ben organizzata, in un paese vicino, dove fanno giocare i bambini per divertirsi e non per vincere. Sia i bambini, che gli allenatori, che i genitori dei bambini sono tutta gente tranquilla: il calcio al suo meglio come esperienza formativa. A me è bastato andare a prendere il Nano la prima sera: ho sentito l’allenatore richiamare il Nano con un “Guarda la partita!”, e ho subito capito che ci sarebbe stata comunione di intenti fra le maestre e l’allenatore = la creatura deve imparare a concentrarsi in quello che fa.
Il pupo sembra contento. Lavora all’aria aperta, non si lamenta del freddo, cerca di impegnarsi, aiuta sempre a mettere via l’attrezzatura a fine allenamento. Finalmente lo vedo in un ambiente di maschi, e infatti non la smena che è stanco o che non ha voglia – classico suo giustificativo con le psicologhe. Se si ferma a fare la doccia con gli altri, impara pure un sacco di canzoni-sconce-da-doccia ed esce sghignazzando; anche se per questioni di tempo ho dovuto optare per la doccia a casa, altrimenti si cenava alle 8.
Certo per me è un massacro: esco dal lavoro e aspetto mezz’ora – ormai al freddo – che finisca l’allenamento. Si arriva a casa alle sette passate, e mentre lui si fa la doccia preparo la cena. Dopo cena lotto con le scarpe, per lavare via il fango, metto a lavare la biancheria sporca e preparo la sacca per l’allenamento successivo. A sua volta la ns babysitter certi giorni deve diventare matta per far fare i compiti al pupo in tempo zero, perché da casa sua al campo ci vogliono comunque quindici minuti d’auto e non c’è poi chissà che tempo fra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento. Insomma giriamo entrambe come trottole, ma il pupo è contento e almeno non vediamo più quel faccione falso di Hitler, e compensiamo la fatica con la serenità.
Mio marito, in realtà, avrebbe mandato il pupo da Hitler anche quest’anno. Ma io ho pensato: perché mandare il bambino a psicomotricità per risolvere i suoi problemi di irascibilità e immaturità, quando il papà del bambino a 40 anni suonati a volte ha gli stessi scatti irragionevoli? Quindi o mandavo a psicomotricità anche il padre del bambino, o mandavo al diavolo le psicologhe e regalavo al bambino la serenità e le opportunità di un sano sport di squadra. Poiché la prima opzione era impraticabile, è stato naturale scegliere la seconda: viva sempre la palla rotonda!

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Categorie: Cose così, giochi di ruolo, vita sociale