Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘a volte bisogna proprio mettersela via’

Pane al pane

giovedì, luglio 5th, 2018

A proposito di pane: devo dimagrire, ho messo su ‘na panza… Da lunedì prossimo, dieta!
Ma veniamo al dunque: ho accompagnato la moglie al colloquio di fine anno con le maestre. Era ora che intervenisse l’uomo di casa: sono affabile e morbidino, piaccio sempre alle figure di autorità. Mi è sembrato un incontro molto cordiale e costruttivo, che possiamo riassumere così: nostro figlio fa duemila errori di distrazione tanto quanto prima, scrive che è uno schifo quanto prima, ma ora che è seguito dalla psicologa va tutto bene. La psicologa è pure andata a scuola a parlare con le maestre, che quindi si sentono seguite e felici: è stata il nostro avvocato, una Fata Turchina che trasforma ogni problema in dolcezza. Mettiamoci un flag sopra: FATTO!
Dal canto suo, la psicologa ha fatto i suoi test la sua restituzione eccetera, ma alla fine sarà l’Asl a decidere se il pupo è disgrafico è disattento cronico o solo un gran paraculo. Perché a volte scrive in stampatello comprensibile, e altre volte la sua scrittura sembra la traccia lasciata da una formica ubriaca? Perché quando viaggia in macchina discute con grande capacità analitica circa il senso della vita, poi quando è ora dei compiti si impunta come un asino su cazzate, e se non ci litighi a fuoco manco legge due righe di libro né ti recita la tabellina del 4? Perché riconosce una stessa canzone di David Bowie a distanza di una settimana dal primo ascolto, ma quando gli chiedi di ripassare inglese piagnucola si agita e chiede pietà come se stessimo esigendo gesta impossibili?
Proprio non lo capisco. Certi momenti sembra ritardato, certi altri un brillantone.
Vabbé, ora vado a lavare i piatti e mentre lavo mi guardo l’ultima serie di Star Trek, che è inutile arrovellarsi sui dilemmi cosmici.

Tutto quello che non ho fatto

giovedì, gennaio 12th, 2017

Cacca di pandaCi sono molte cose che non ho fatto a Hong Kong.
Non ho fatto shopping sfrenato. Nello specifico, io non possiederò mai della inutile ma stupenda cancelleria giapponese, e mia moglie non è riuscita a comprarsi neanche un semplice calendario da tavolo cinese.
Non ho gironzolato per mercatini notturni di street food.
Non ho passeggiato lungo la riva, quindi non ho potuto fotografare l’impronta nel cemento lasciata dalle mani di Stephen Chow.
Non ho passato la porta neanche a uno dei numerosissimi posticini elencati nella mia wishlist di cibo.
Non sono stato in cima al Peak.
Non ho visto neanche da lontano i Nuovi Territori.
Non ho fatto un giro in battello verso qualche isola.
Non ho gironzolato per qualche quartiere fatto di stradine e negozietti e cazzatine.
Non ho visitato neanche un tempietto taoista.
Non ho mai speso tanti soldi prima d’ora, al solo scopo di contemplare mio figlio che gioca da un parco pubblico all’altro.
Prima che partissimo, degli amici di mia moglie ci avevano chiesto: come mai portate a Hong Kong pure il piccolo, che a quest’età gli andava bene anche Rovereto? Ho trascorso una settimana a farmi questa stessa domanda, e a sentirmi una cacca. Anzi: una cacca di panda.

Si sbaglia imparando

domenica, settembre 11th, 2016

angeli-e-demoniIl pupo è ridotto come credo tutti i bambini dopo due mesi di vacanza: molesto, capriccioso, dall’attenzione volatile. Ma quando vuole è subdolamente presente a sé stesso, ecco due esempi:
1) in giugno c’era stata una manifestazione in centro storico, un pomeriggio in cui parecchie società sportive avevano fatto provare ai bambini la loro attività. Elio aveva avuto una mattina nera, e nel pomeriggio aveva gironzolato fra la folla senza degnare nulla di uno sguardo a parte il trucca-bimbi, la ginnastica artistica e la scherma. Mamma gli aveva promesso che a inizio settembre poteva provare la lezione di scherma, ma poi fra ferie e lavoro e preparativi per la scuola, chi se ne ricordava più? Fatto sta che un sabato mattina di inizio Settembre, mentre andavamo tutti assieme in bici al mercato, il nano inchioda davanti a un cartellone pubblicitario: “Guarda qui!”. Era proprio la pubblicità del corso di scherma, ha riconosciuto il disegno dal volantino visto mesi prima, e questa settimana mamma ha dovuto portarcelo.
2) facciamo la spesa al supermercato, lui mi si attacca come una patella perché vuole un regalo vuole un regalo vuole qualcosa, finché sua mamma abbaia e lo zittisce. A quel punto lui ricorda un’antica promessa, è da oltre un anno che ci andiamo dietro: vuole il fucile Nerf. Mamma gli fa notare: “No, eravamo d’accordo che ti fai il primo anno di scuola, e se la pagella della prima elementare è abbastanza buona allora arriva il fucile”.
“No lo voglio adesso”.
“Alla fine della prima…”.
“Adesso!”.
“Prima vediamo come sarà la tua pagella…”.
“Ma come” attacca a piagnucolare quello, “avevi detto che si sbaglia imparando, quindi il fucile me lo darete lo stesso no?!”. Mamma mi racconta che, ancora mesi fa, aveva spiegato al pupo come sbagliare non sia una colpa, ma anzi un’occasione importante per imparare; la classica perla di saggezza che i pupi ignorano. Ed ecco che il subdolo ricicla la perla per garantirsi un bel Nerf, anche in caso di pagella poco soddisfacente: ci ho provato, ho sbagliato, ma siccome sbagliando avrò imparato qualcosa il Nerf me lo regalate lo stesso.
“Si dice ‘sbagliando s’impara’ ” correggo il pupo mentre scoppio a ridere. Mio figlio è un gran paraculo.

Mamma contro dito: vince il dito!

mercoledì, luglio 17th, 2013

il vizio del ditoRobomamma portare bimbo da pediatra, bilancio terzo anno: registra.
Pediatra dire: Lurido umano, basta succhiare pollice o l’ira degli Dèi ti perseguiterà tutta vita. Denti storti e supplizi infernali.
Robomamma: eseguire.
Robomamma controlla bimbo, pedina bimbo, spia bimbo, e redarguisce con veemenza. Robomamma ricatta, diventa pure kattiva. Più robomamma kattiva, più bimbo succhia pollice – bizzarra natura di bimbo.
Babbopanda prova a intercedere per bimbo, robomamma redarguisce pure lui.
Dopo una settimana di torture e succhiaggio pollice 24 ore su 24, robomamma legge Internet, constata che mondo vario, dentisti indecisi e bimbi ferrei. Robomamma resetta istruzioni pediatra. Robomamma essa stessa succhiato pollice fino ai tre anni, trascorso giovinezza in studio dentistico, sopravvissuta. Bimbo mollerà pollice quando pronto: registra.
Attivato patto intermedio: no pollice quando leggere libro, guardare cartoni, in braccio. Se bimbo ha da fare – creatura sempre prona a trovarsi da fare – comunque non succhia dito. Paranoie mediche dare in pasto a squali: eseguire.

Festa della mamma by Laverda

domenica, maggio 12th, 2013

a casa di FrankMalgrado le previsioni, finalmente una domenica di bel tempo: carica presto il pupo in auto, che si va a Marostica a vedere il castello. Sole, scarpinate, gelati e tranquillità: una gran bella mattina. Stiamo tornando quando vediamo via-vai davanti ai cancelli della Laverda, il mito di mamma – un produttore locale di macchine agricole, quella splendida distesa di mietitrebbia parcheggiata nello smisurato cortile aziendale. “Vuoi vedere che si può visitare lo stabilimento?”, ci diciamo col babbo, bava alla bocca. Ci fermiamo ma stanno chiudendo, riapriranno alle 15. A casa.
Ma ormai il pupo ha il tarlo di Frank, il mietitrebbia di Cars – ne è attratto come da tutto quello di cui ha paura – e dopo pranzo col cavolo che vuol dormire:”Andiamo a trovare Frank!”, continua a chiedere mentre saltella da una stanza all’altra. E andiamo a trovare ‘sto Frank, in fondo è un’occasione che capita solo ogni due anni, e poi mamma ha sempre sognato di presentare il curriculum a questa azienda, peccato sia lontana da casa.
E così l’ignara famigliola si avvia per il turno pomeridiano di visita in Laverda, aspettandosi la scena del mattino – qualche auto e tranquillità domenicale. Ci troviamo piombati in una ressa d’auto da Fiera del Soco, gente che parcheggia nelle vie parallele, nelle strade di campagna, a momenti dentro ai fossi, il pur grande parcheggio aziendale strapieno – perfino la Diesel sullo sfondo pare piccola piccola… Dentro il delirio: bambini, bambini, bambini, tutti in coda nervosa per salire sui mietitrebbia esposti in showroom – due macchine complete, una storica tutta manuale del ’58, e una cabina per le simulazioni – mentre nel cortile centrale puoi ammirare altri Frank in mostra, ed uno in movimento (chi lo sapeva che potessero fare tutte quelle cose?, pareva un’astronave di Guerre Stellari). Infine la coda per visitare la Produzione, quei biscioni di gente che trovi solo davanti ai Musei Vaticani, purtroppo impraticabili se devi inseguire un nano di neanche tre anni, che ha saltato il pisolo pomeridiano.
La visita quindi si è svolta così: pupetto semi-isterico che fa la fila per salire su un mietitrebbia, e quando scende (costretto a forza dal genitore) si rimette in fila per un altro mietitrebbia; fra una fila e l’altra corsa autarchica fra la folla, genitore pigliami se ti riesce! Durante la coda, svariate scene di protesta perché ad ogni bimbo che scende tocca a lui – no amore, vedi siamo dietro a questo con la maglia blu, quando scende lui solo allora tocca a noi. Babbo paziente ed impeccabile malgrado le incazzature, e gran placcatore. Mamma disperata trascorre il pomeriggio ad inseguire la creatura con cose in mano – banane, yogurt, tartine – sperando che un po’ di cibo lo faccia tornare in sé, di solito funziona; ma l’unica tregua è durata solo un’oliva ascolana.
Sì, perché oltre ad aver reso disponibile lo splendido e nuovissimo showroom, il museo, i cortili e lo stabilimento produttivo per l’occasione “Fabbriche Aperte” (http://www.turismoindustrialevicenza.it/html/news/dettaglio.php?idNews=117), la Laverda regalava pure un omaggetto ad ogni visitatore, ed offriva un buffet – chiaramente preso d’assalto da cavallette grandi e piccole. Ce ne siamo andati alle 17:30, quando finalmente il nano semi-svenuto dopo la quarta (la quinta?) mietitrebbia, e la dichiarazione “Taglio le persone” mentre era in cabina, si è lasciato portare a casa; ma a vedere il via-vai di gente, e le macchine che ancora arrivavano a quell’ora, penso che in Laverda abbiano chiuso i cancelli solo alle 20, cacciando la gente con la forza… Mi sa che perfino al negozietto aziendale non sia rimasta una sola maglietta da vendere!
Stringe il cuore essersi persi la visita alla Produzione, ma che dire, ce lo segniamo su Google Calendar e fra due anni ci saremo! (la mattina, stavolta) Una gran Festa della Mamma, non c’è che dire.

Social panda

lunedì, aprile 1st, 2013

let's party!Oooooh finalmente son finite le vacanze, che ha fatto pure un tempo schifo: finalmente ritorno da Marco e Mirco, i gemelli, i miei compagni di classe preferiti. E poi domani ritroverò anche Giuseppe Cestaro – un giorno riuscirò a capire perché lo chiamano tutti per nome e cognome – e quel manesco di Matteo, e Daria, e gli altri. Fortuna che i gemelli l’anno prossimo verranno alla mia stessa scuola, altrimenti sai che palle! E fortuna che ‘ste vacanze di Pasqua son finite, pochi giorni ma trascorsi lontani da scuola, non passavano più.
Queste mattine ho torturato i vecchi svegliandomi sul presto, e mettendomi a sussurrar loro all’orecchio tipo fantasma:”La scuola è apertaaaaaa, io vado a scuolaaaaaa…”. Devono aver fatto due più due, perché stasera mi han portato a casa di Matilde: i quattro genitori cenavano e conversavano come dei veri milord (quanto se la tirano, con quell’aria da “noi siamo adulti”), mentre io e Matilde ne facevamo di tutti i colori, che poi basta un gioco qualsiasi e la voglia di fare i matti per divertirsi, mica ci serve la Wii a noi. A casa di Matilde ci sono un sacco di giochi che non ho, ma specialmente c’è Matilde, e c’è il letto a castello di Matilde – mamma ha dovuto usare il coltello da cozze per staccarmi dalla scaletta. Incidentalmente c’era anche il fratellino di Matilde, una di quelle cosine che si chiamano bebè, fan versi strani e non capisco mica che animali siano, son curiosi ma stufano presto, eh.
Insomma domani si torna a scuola, ed era proprio ora perché vabbé mamma e papà, son simpatici affettuosi tutto quello che vuoi, ma Marco e Mirco sono un’altra cosa.

A più miti consigli

giovedì, gennaio 31st, 2013

angelo o demoneSicché stasera, mentre in auto con mamma si tornava a casa per cena, come ogni sera, stavo facendo la mia solita privata pantomima – nello specifico, piangevo e strillavo e minacciavo di aprire la portiera, per cause assolute come “Di là!” o “Fare la spesa!” – finché a un certo punto, non ricordo come, mi ritrovo mamma al mio fianco (orpo!, ma allora chi guida?), e guardando meglio mi accorgo che siamo fermi, in mezzo al niente.
“Finché non ti calmi, io non guido” fa quella. “Sai è pericoloso guidare da nervosi, con una sirena che ti urla nelle orecchie. Aspetto qua che ti calmi un po’, tanto non ci corre dietro nessuno”.
Io avevo addosso una bella rincorsa di urla e strepiti, e in più il pilota automatico è duro da disinserire (lo stesso comando che avevo inserito la mattina, chissà perché m’è scattato pure stasera), insomma ci ho messo un po’. Alla fine, detta fra noi, mi son pure stufato e a singhiozzi quasi estinti ho chiesto:”Andare a casa”.
“Elio vuoi andare a casa? Ripartiamo?” ha chiesto la strega.
“Sì” ho capitolato. Poi mentre ci stavamo reimmettendo sulla strada principale ho accennato un innocuo “Di là!”, ma una minaccia immediata di fermarci di nuovo mi ha bloccato sul nascere. Dopo un po’ ho cominciato a chiacchierare come un bambino normale, pensa un po’. Chissà cosa mi era preso, vai a capire. E quando a 300 metri da casa mi son rimesso a strillare per non ricordo più ben cosa, ‘st’altra come una posseduta ha sbandato di fianco, ha inchiodato in un parcheggio bordo-strada ed ha spento l’auto. “Va bene tesoro, dimmi quando hai finito così ripartiamo”.
Ammazza, questa è più matta di me. Son quindi tornato a più miti consigli, e più concilianti comportamenti.
Credo che farò il bravo, per un giorno o due.

Manuale per giovani addestratori

lunedì, ottobre 1st, 2012

1) L’addestratore è colui che spende il suo tempo per addestrare. Se ti chiudi in bagno ad ogni occasione per leggere le ultime notizie sull’iPad, l’animale ne dedurrà che NON sei il suo addestratore.
2) L’animale ha nell’addestratore una figura autorevole: non autoritaria, ma dotata di autorità. Si diventa addestratori occupandosi dell’animale quando mangia, quando fa cacca e pipì, quando legge o gioca, quando è stufo di stare in casa e vuole uscire (gli animali soffrono se chiusi in appartamento). Deve trattarsi di un’occupazione intensa e continuativa, e non di attività compiute solo quando è assente l’addestratore femmina; inoltre, gli stessi gesti compiuti solo quando si ha voglia, e quindi omessi quando si è stanchi / nervosi da lavoro / incazzati col mondo / stufi di esistere / genericamente concentrati su sé stessi, non vi qualificheranno come addestratore agli occhi dell’animale.
3) L’animale è un animale: a meno che non venga pazientemente e quotidianamente addestrato in tal senso, esso non risponde ad un comando meramente verbale dato da figura non conforme al punto 2. Per l’addestramento è necessario iterare il comando verbale accompagnandolo con acconcie informazioni visive – prossimità fisica, proposta di oggetti, tono di voce invitante, premio per l’esecuzione corretta dell’azione; chi ritenga l’animale mal addestrato se non risponde a comando verbale generico dato con tono di voce neutro, ha dimenticato di essere l’addestratore e pretende di avere un animale addestrato senza averlo fatto – addestrato da chi?
4) Un cucciolo NON E’ un animale adulto: per motivi anagrafici ha una serie di lacune conoscitive, che vanno appunto colmate con l’addestramento. Pretendere da un cucciolo le performance di un cane adulto, ed andare fuori di testa quando tali aspettative non vengono realizzate, è sintomo di scollamento dalla realtà e di scarsa voglia di spendersi nell’addestramento.
5) Chi volesse un animale già bello addestrato da terzi, dovrebbe comprarsi un cane già addestrato (ma non dovrebbe offendersi quando, dopo sei mesi, la creatura manifestasse affetto e rispetto verso la sguattera che gli dà da mangiare, lo passeggia e lo piscia quotidianamente).

Aironi e calure

martedì, agosto 21st, 2012

Poi un giorno torni a valle, riprendi il lavoro e sembra tutto un po’ irreale: la calura, gli orari un po’ elastici, le strade vuote, il cervello che un po’ è ripartito ma un po’ anche no, zanzare grosse come aquiloni e il fiume secco e verde dalle alghe, col greto affollato di aironi bianchi fra i quali spicca un airone cinerino alto come me (beh non ci vuol molto), che sembra là a guardia del branco e se ti avvicini gracchia di disappunto, plana via piccato e si piazza su un ramo alto poco più avanti, tipo avvoltoio dalle zampe lunghe.
Nel frattempo il marito traffica fra arretrati di Rat-man e la Wii (è ancora in fase compensatoria, vedremo quanto ci metterà a tornare ai normali livelli di esaurimento), mentre il pupo ha finalmente e davvero iniziato le sue ferie: nonni, libertà, tagliaerba, gatto cane orto pala, erba tagliare tutto, Elio taglia erba, erba alta, trattore… e soprattutto, nessun nano malefico che gli ruba i giochi! Qua è tutto suo – nonni inclusi – e può infine godersi qualche settimana di viziaggio spinto, per riprendere le forze e prepararsi al secondo anno di Nido, che in fondo mancano solo due settimane.
Nel frattempo sto ancora sudando con due lavatrici al giorno (sempre sia lodato chi inventò la lavatrice, in montagna ci siamo dovuti portare proprio tutto), e un armadio che esplode di roba da stirare. Con ‘sto caldo! In questi frangenti non è neanche male essere sotto ammortizzazione sociale, cioè avere un orario da sei ore e quaranta minuti al giorno e poterlo rispettare (in tempi normali abbondano invece permanenze e prolungamenti ufficiosi); un po’ di tempo in più infatti aiuta a far mente locale, per ricordarsi chi siamo e come si fa a vivere coi ritmi della normalità schiavesca.
Bisogna poi riabituarsi a non avere più il nano attorno tutto il giorno, e vederlo solo mattina e sera. Perché resta ancora un essere adorabile, morbidino, profumato, poi adesso che chiacchiera e impara come una spugna è un vero giocattolo. Insomma non è mica male poter stare tutto il giorno con la creatura, ed in queste settimane ce la siamo proprio goduta – suo papà a volte pareva la sua guardia del corpo, la sua ombra…
Ieri sera di punto in bianco, dopo la doccia, il pupo ha simulato le ferie appena trascorse, o per meglio dire la sua parte preferita – l’ascensore: ora a che piano si va?, “Zero” (il pupo preme pulsante immaginario sulla piastrella e fa tutti rumori ed i movimenti da ascensore), e cosa facciamo?, “Mangiare”, e poi a che piano andiamo?, “Uno” (e via di nuovo la scenetta dell’ascensore), e cosa facciamo?, “Dormire”, e avanti così. Durante le ferie oltre a molti verbi abbiamo imparato anche a prenderci in giro, lui chiama “Mamma!” tutto mieloso e con la faccetta angelica, ed io gli rispondo un “Elioooo” flautatissimo, con la bocca a cuore – e sghignazziamo. Ma come faremo a stare lontani da uno spasso così???

Nonno makes the world go round

domenica, maggio 13th, 2012

Son proprio soddisfazioni fare il papà. Tipo, quando tuo figlio si sveglia e la sua prima parola è: “Nonno!”. O quando la creatura vede un aereo nel cielo, punta il dito e grida estasiato:”Nonno!” (si amore, gli aerei li ha inventati il nonno). O quando la sera gli leggi il libro sui trattori – che scelta originale, anche stasera trattori, questo libro non lo leggiamo mai – lui punta il dito sul mietitrebbia e chiama:”Nonno!” (certo amore, il nonno guida il trattore il mietitrebbia e dovresti vedere quant’è bravo con le gru).
Voglio dire, quando sei un papà hai un ruolo centrale, ed il tuo comportamento ha un impatto determinante sullo sviluppo psicologico della creatura; sempre se quest’ultima scende dalle braccia del nonno.
Credo che il monologo interiore di mio figlio suoni più o meno così: il nonno sa andare in bicicletta; il nonno guida il camion della spazzatura; il nonno posssiede il decespugliatore più deliziosamente puzzolente del circondario, ed a volte posso stare in braccio a lui finché lo usa, e da lassù lo uso anche io, dopodiché vado in giro per ore anch’io con un decespugliatore immaginario; dov’è il nonno?; il nonno ha dei bellissimi guanti da lavoro, da grande li avrò anche io; il nonno sa seminare e mi ha insegnato come si fa; il nonno mi vuole bene ed io sono il suo padrone; il nonno ha inventato la corrente elettrica, il sistema idrico, la ruota ed i mattoni; questo esemplare umano che cammina per strada è un non-nonno; guarda è arrivata la mamma, che palle fra un po’ tocca tornare a casa; chi è ‘sto qua?, ah è papà.
Son soddisfazioni!