Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘a volte bisogna proprio mettersela via’

Non molto forte, ma incredibilmente vicino

domenica, settembre 6th, 2020

Dopo anni di alti e bassi della suocera, la malattia bussa anche alla nostra porta. Il ricovero è previsto fra una settimana, alla creatura diamo spiegazioni sommarie: mamma non ci sarà per un paio di notti, un piccolo intervento. Il fatto è oscurato dall’imminente inizio della scuola, dalle precauzioni per il coronavirus previste dal dirigente scolastico – poche e vaghe – nonché da un netto peggioramento della suocera, la cui malattia è partita alla conquista del corpo e nessun dottore, a questo punto, sa più come fermarla.
Dopo mesi di meditazioni con me stessa, anche prima che il mio scenario di salute peggiorasse, ero giunta alla conclusione di non essere davvero spaventata all’idea di un mio fine vita, quanto dall’idea del Nano solo soletto, senza una super-mamma a guardargli le spalle – soprattutto per la sua disgrafia e tutto quel che ne consegue. Non riuscivo ad accettare l’idea della malattia, senza sciogliere il nodo dell’angoscia: chi si sarebbe preso cura del bambino?
Certo, ho un marito e qualcosa può fare anche lui. Ma dopo anni di gestione quasi esclusiva – io lo porto a scuola, io lo porto dalla pediatra, io gli compro i vestiti li lavo li stiro, io ogni mattina gli scelgo i vestiti, io gli punto sempre il timer (implacabile) quando usa i videogiochi, io ogni sera controllo il diario e i quaderni per vedere come ha lavorato a scuola, io ogni mattina gli preparo la merenda, io la nazista chiedo e ottengo disciplina, io lo porto dal dentista e dall’oculista, io trovo una babysitter e gestisco i rapporti con lei, io gli cucino, io gli leggo un libro ogni sera prima di dormire – mi manca il fiato al pensiero che possa restare senza tutto questo. Da una parte la vanagloria della mamma che si sente indispensabile; dall’altra penso a un’amica con un caro amico orfano, e con un orfano per secondo marito: sostiene che gli orfani siano diversi, lo senti che hanno un vuoto e senti la loro tensione per il perenne tentativo di colmarlo.
Il tutto è complicato proprio da mio marito: ha già la pressione alta, ed è nipote di un nonno morto d’infarto a 52 anni, mentre andava in bicicletta. Allegriaaaaa!
Qualche tempo fa, infine, il loop delle mie sere angosciate – mi sono arrovellata per mesi! – si è interrotto. Un pensiero folle: faccio testamento, scrivo nero su bianco che in caso sia io che mio marito mancassimo prima dei 21 anni della creatura, nomino quale tutore legale una coppia di amici di famiglia, nostri coetanei, senza figli, assennati e simpatici ma soprattutto dotati di grande affetto umano. E ciò mi basta, perché so che quando c’è l’affetto, poi da là in poi si può costruire qualsiasi cosa.
E così, mi sono fatta trovare preparata agli eventi successivi a quella scelta. Il testamento è pronto, ora finalmente potrò concentrarmi su altro. C’è ancora tanto da fare!

Tana libera tutti

venerdì, maggio 1st, 2020

Mentre il Governo annuncia pallide e graduali riaperture, il sito “La Regione risponde” potrebbe anche intitolarsi: tana libera tutti!
Mentre mio marito prevede il tele-lavoro ancora per qualche mese (ma lui lavora per una grande azienda), il nostro titolare si aspetta che da settimana prossima rientriamo tutti. Ed io, stremata da settimane di battaglie quotidiane e urla e acrimonia reciproca, per il bene della Creatura capitolo senz’altro: ma si, torniamo in ufficio, così la Belva starà dalla babysitter la mattina e dai nonni il pomeriggio, vedrà sua cugina, riprenderà a vivere.
Certo, se Lyon si decidesse a sfornare qualche video-lezione sarei più serena. Mi sento colpevole nel rifilare la Belva alla babysitter, nello stato regredito e intrattabile nel quale si trova ora. Spero con tutto il cuore che di fronte a una estranea – per quanto la babysitter faccia ormai parte della famiglia – la Belva ridimensioni i suoi deliri di onnipotenza, e accetti il suo prosaico destino con più leggerezza = che faccia i compiti senza tante storie. Che poi, fosse un bambino dalle serie difficoltà cognitive capirei anche quel suo senso di rifiuto; ma la testa fina non gli manca, appena si applica un pochino riesce in tutto, ma perché starnazza sempre come una papera sotto attacco? Non a caso in queste settimane si è riletto spesso le vecchie strisce di Paperino: quanto si identifica nella sua irascibilità!
Spero anche che uscire di casa alleggerisca alcune tendenze regressive, come la ricerca e l’uso di giochi tipici di quando andava alla Materna: la macchinina di Paperino (vedi sopra), le rassicuranti app di quando era piccolo (le mitiche Toca Boca!). E poi, parliamo del suo amico Pallone – Palla per gli amici. Come Tom Hanks, Elio è diventato inseparabile da lei: si sposta per casa con Palla fra i piedi, se la tiene sotto la scrivania mentre simula di fare i compiti, tenta di tenerla fra i piedi anche mentre mangia. Mamma Malvagia gli ha proibito di portare Palla in cucina, lui puntualmente se ne frega e arriva con Lei, dando la stura all’ennesimo litigio. In queste settimane ho lanciato e calciato Palla innumerevoli volte, ma ovviamente al primo muro è sempre rimbalzata indietro. Certi giorni l’ho pure chiusa in armadio, perché è scientifico: poche ore senza Palla e la Belva torna più tranquilla; appena Palla-amica-alleata torna fra i suoi piedi, la Belva alza la cresta e comincia a fare richieste pindariche – sembra Macchianera: se non mi date 10 milioni di dollari faccio saltare in aria il mondo!
Ma a chi la racconto: ancora e sempre privo di un contatto visivo e frequente con le maestre, la Belva ci farà benino settimana prossima – il fascino della novità – per ripiombare nel suo mare di astio non appena avrà fatto l’abitudine alla nuova gestione famigliare. Se non altro dovrà dividere il suo astio fra me, la babysitter, i nonni e la cugina: speriamo quindi che le singole dosi siano più leggere.

Vincerò!

martedì, aprile 21st, 2020

Vincerò! Io non sono solo: c’è Lyon, sua morosa, i suoi amici, il suo cane.. ecco la mia vera famiglia.
Non la Signora Sotutto, e il suo ridicolo Giullare. “Fa questo, fa quello, gnè gnè gnè”: la loro giornata è fatta di ordini, di regole vuote. Io invece sono un bambino LIBERO!, mi comanda solo il cuore. E i fumetti. E i videogiochi. E il pigiama.
Che bello poltrire tutta la mattina in pigiama, crogiolarmi a letto leggendo fumetti mentre i due lavorano – CHE SFIGATI! Schiavi del computer, schiavi del telefono, schiavi delle loro regole assurde. Stai seduto così, non dire queste parole, vestiti colà, fa colazione; “La cucina è aperta dalle 7 alle 7:30, poi chiude!”, una delle tante minacce della Signora Sotutto. E poi: tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, se la porta era chiusa richiudila dopo essere entrato, spegni la luce quando esci dalla stanza, fa i compiti fa i compiti fa i compiti… NOIOSI! PEDANTI! Tutte queste regole sono una seria minaccia alle mie libertà personali. Ma che vuole da me quella?, manco fosse una maestra.
E oggi, oggi la vedranno. Mi rilasso. Mi riposo e mi diverto. Posso vivere senza colazione, e dimostrerò che si sta benone anche senza merenda e senza pranzo. Io, il libro di Lyon e il mio amico pigiama. Io, un Topolino e il mio amico cuscino. Io, un Asterix e il mio amico piumone. Altro che strisciare come una larva fra un compito e l’altro, inventarmi scuse per allungare le pause di riposo, gironzolare in corridoio giocando invece di affrontare matematica: ma perché non l’ho fatto prima?! E lei, lei minaccia di lasciarmi a digiuno se non collaboro: è davvero alla frutta, è vecchia, robe da telefilm anni ’50. La tizia è proprio una noob: non capisce che la mia anima è online, e gli youtuber sono i miei fratelli – dopo anni che le chiedo un fratello o un cane o un gatto, mi sono organizzato da solo. Mamma, ascoltami: potrai anche incatenare il mio corpo, ma non avrai mai il controllo della mia mente. Ti sembro imbozzolato a letto, in realtà sono ALTROVE. Non mi avrai mai.
Solo non ho capito una cosa: che c’è per pranzo?

Come prima, più di prima

mercoledì, aprile 15th, 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

Pane al pane

giovedì, luglio 5th, 2018

A proposito di pane: devo dimagrire, ho messo su ‘na panza… Da lunedì prossimo, dieta!
Ma veniamo al dunque: ho accompagnato la moglie al colloquio di fine anno con le maestre. Era ora che intervenisse l’uomo di casa: sono affabile e morbidino, piaccio sempre alle figure di autorità. Mi è sembrato un incontro molto cordiale e costruttivo, che possiamo riassumere così: nostro figlio fa duemila errori di distrazione tanto quanto prima, scrive che è uno schifo quanto prima, ma ora che è seguito dalla psicologa va tutto bene. La psicologa è pure andata a scuola a parlare con le maestre, che quindi si sentono seguite e felici: è stata il nostro avvocato, una Fata Turchina che trasforma ogni problema in dolcezza. Mettiamoci un flag sopra: FATTO!
Dal canto suo, la psicologa ha fatto i suoi test la sua restituzione eccetera, ma alla fine sarà l’Asl a decidere se il pupo è disgrafico è disattento cronico o solo un gran paraculo. Perché a volte scrive in stampatello comprensibile, e altre volte la sua scrittura sembra la traccia lasciata da una formica ubriaca? Perché quando viaggia in macchina discute con grande capacità analitica circa il senso della vita, poi quando è ora dei compiti si impunta come un asino su cazzate, e se non ci litighi a fuoco manco legge due righe di libro né ti recita la tabellina del 4? Perché riconosce una stessa canzone di David Bowie a distanza di una settimana dal primo ascolto, ma quando gli chiedi di ripassare inglese piagnucola si agita e chiede pietà come se stessimo esigendo gesta impossibili?
Proprio non lo capisco. Certi momenti sembra ritardato, certi altri un brillantone.
Vabbé, ora vado a lavare i piatti e mentre lavo mi guardo l’ultima serie di Star Trek, che è inutile arrovellarsi sui dilemmi cosmici.

Tutto quello che non ho fatto

giovedì, gennaio 12th, 2017

Cacca di pandaCi sono molte cose che non ho fatto a Hong Kong.
Non ho fatto shopping sfrenato. Nello specifico, io non possiederò mai della inutile ma stupenda cancelleria giapponese, e mia moglie non è riuscita a comprarsi neanche un semplice calendario da tavolo cinese.
Non ho gironzolato per mercatini notturni di street food.
Non ho passeggiato lungo la riva, quindi non ho potuto fotografare l’impronta nel cemento lasciata dalle mani di Stephen Chow.
Non ho passato la porta neanche a uno dei numerosissimi posticini elencati nella mia wishlist di cibo.
Non sono stato in cima al Peak.
Non ho visto neanche da lontano i Nuovi Territori.
Non ho fatto un giro in battello verso qualche isola.
Non ho gironzolato per qualche quartiere fatto di stradine e negozietti e cazzatine.
Non ho visitato neanche un tempietto taoista.
Non ho mai speso tanti soldi prima d’ora, al solo scopo di contemplare mio figlio che gioca da un parco pubblico all’altro.
Prima che partissimo, degli amici di mia moglie ci avevano chiesto: come mai portate a Hong Kong pure il piccolo, che a quest’età gli andava bene anche Rovereto? Ho trascorso una settimana a farmi questa stessa domanda, e a sentirmi una cacca. Anzi: una cacca di panda.

Si sbaglia imparando

domenica, settembre 11th, 2016

angeli-e-demoniIl pupo è ridotto come credo tutti i bambini dopo due mesi di vacanza: molesto, capriccioso, dall’attenzione volatile. Ma quando vuole è subdolamente presente a sé stesso, ecco due esempi:
1) in giugno c’era stata una manifestazione in centro storico, un pomeriggio in cui parecchie società sportive avevano fatto provare ai bambini la loro attività. Elio aveva avuto una mattina nera, e nel pomeriggio aveva gironzolato fra la folla senza degnare nulla di uno sguardo a parte il trucca-bimbi, la ginnastica artistica e la scherma. Mamma gli aveva promesso che a inizio settembre poteva provare la lezione di scherma, ma poi fra ferie e lavoro e preparativi per la scuola, chi se ne ricordava più? Fatto sta che un sabato mattina di inizio Settembre, mentre andavamo tutti assieme in bici al mercato, il nano inchioda davanti a un cartellone pubblicitario: “Guarda qui!”. Era proprio la pubblicità del corso di scherma, ha riconosciuto il disegno dal volantino visto mesi prima, e questa settimana mamma ha dovuto portarcelo.
2) facciamo la spesa al supermercato, lui mi si attacca come una patella perché vuole un regalo vuole un regalo vuole qualcosa, finché sua mamma abbaia e lo zittisce. A quel punto lui ricorda un’antica promessa, è da oltre un anno che ci andiamo dietro: vuole il fucile Nerf. Mamma gli fa notare: “No, eravamo d’accordo che ti fai il primo anno di scuola, e se la pagella della prima elementare è abbastanza buona allora arriva il fucile”.
“No lo voglio adesso”.
“Alla fine della prima…”.
“Adesso!”.
“Prima vediamo come sarà la tua pagella…”.
“Ma come” attacca a piagnucolare quello, “avevi detto che si sbaglia imparando, quindi il fucile me lo darete lo stesso no?!”. Mamma mi racconta che, ancora mesi fa, aveva spiegato al pupo come sbagliare non sia una colpa, ma anzi un’occasione importante per imparare; la classica perla di saggezza che i pupi ignorano. Ed ecco che il subdolo ricicla la perla per garantirsi un bel Nerf, anche in caso di pagella poco soddisfacente: ci ho provato, ho sbagliato, ma siccome sbagliando avrò imparato qualcosa il Nerf me lo regalate lo stesso.
“Si dice ‘sbagliando s’impara’ ” correggo il pupo mentre scoppio a ridere. Mio figlio è un gran paraculo.

Mamma contro dito: vince il dito!

mercoledì, luglio 17th, 2013

il vizio del ditoRobomamma portare bimbo da pediatra, bilancio terzo anno: registra.
Pediatra dire: Lurido umano, basta succhiare pollice o l’ira degli Dèi ti perseguiterà tutta vita. Denti storti e supplizi infernali.
Robomamma: eseguire.
Robomamma controlla bimbo, pedina bimbo, spia bimbo, e redarguisce con veemenza. Robomamma ricatta, diventa pure kattiva. Più robomamma kattiva, più bimbo succhia pollice – bizzarra natura di bimbo.
Babbopanda prova a intercedere per bimbo, robomamma redarguisce pure lui.
Dopo una settimana di torture e succhiaggio pollice 24 ore su 24, robomamma legge Internet, constata che mondo vario, dentisti indecisi e bimbi ferrei. Robomamma resetta istruzioni pediatra. Robomamma essa stessa succhiato pollice fino ai tre anni, trascorso giovinezza in studio dentistico, sopravvissuta. Bimbo mollerà pollice quando pronto: registra.
Attivato patto intermedio: no pollice quando leggere libro, guardare cartoni, in braccio. Se bimbo ha da fare – creatura sempre prona a trovarsi da fare – comunque non succhia dito. Paranoie mediche dare in pasto a squali: eseguire.

Festa della mamma by Laverda

domenica, maggio 12th, 2013

a casa di FrankMalgrado le previsioni, finalmente una domenica di bel tempo: carica presto il pupo in auto, che si va a Marostica a vedere il castello. Sole, scarpinate, gelati e tranquillità: una gran bella mattina. Stiamo tornando quando vediamo via-vai davanti ai cancelli della Laverda, il mito di mamma – un produttore locale di macchine agricole, quella splendida distesa di mietitrebbia parcheggiata nello smisurato cortile aziendale. “Vuoi vedere che si può visitare lo stabilimento?”, ci diciamo col babbo, bava alla bocca. Ci fermiamo ma stanno chiudendo, riapriranno alle 15. A casa.
Ma ormai il pupo ha il tarlo di Frank, il mietitrebbia di Cars – ne è attratto come da tutto quello di cui ha paura – e dopo pranzo col cavolo che vuol dormire:”Andiamo a trovare Frank!”, continua a chiedere mentre saltella da una stanza all’altra. E andiamo a trovare ‘sto Frank, in fondo è un’occasione che capita solo ogni due anni, e poi mamma ha sempre sognato di presentare il curriculum a questa azienda, peccato sia lontana da casa.
E così l’ignara famigliola si avvia per il turno pomeridiano di visita in Laverda, aspettandosi la scena del mattino – qualche auto e tranquillità domenicale. Ci troviamo piombati in una ressa d’auto da Fiera del Soco, gente che parcheggia nelle vie parallele, nelle strade di campagna, a momenti dentro ai fossi, il pur grande parcheggio aziendale strapieno – perfino la Diesel sullo sfondo pare piccola piccola… Dentro il delirio: bambini, bambini, bambini, tutti in coda nervosa per salire sui mietitrebbia esposti in showroom – due macchine complete, una storica tutta manuale del ’58, e una cabina per le simulazioni – mentre nel cortile centrale puoi ammirare altri Frank in mostra, ed uno in movimento (chi lo sapeva che potessero fare tutte quelle cose?, pareva un’astronave di Guerre Stellari). Infine la coda per visitare la Produzione, quei biscioni di gente che trovi solo davanti ai Musei Vaticani, purtroppo impraticabili se devi inseguire un nano di neanche tre anni, che ha saltato il pisolo pomeridiano.
La visita quindi si è svolta così: pupetto semi-isterico che fa la fila per salire su un mietitrebbia, e quando scende (costretto a forza dal genitore) si rimette in fila per un altro mietitrebbia; fra una fila e l’altra corsa autarchica fra la folla, genitore pigliami se ti riesce! Durante la coda, svariate scene di protesta perché ad ogni bimbo che scende tocca a lui – no amore, vedi siamo dietro a questo con la maglia blu, quando scende lui solo allora tocca a noi. Babbo paziente ed impeccabile malgrado le incazzature, e gran placcatore. Mamma disperata trascorre il pomeriggio ad inseguire la creatura con cose in mano – banane, yogurt, tartine – sperando che un po’ di cibo lo faccia tornare in sé, di solito funziona; ma l’unica tregua è durata solo un’oliva ascolana.
Sì, perché oltre ad aver reso disponibile lo splendido e nuovissimo showroom, il museo, i cortili e lo stabilimento produttivo per l’occasione “Fabbriche Aperte” (http://www.turismoindustrialevicenza.it/html/news/dettaglio.php?idNews=117), la Laverda regalava pure un omaggetto ad ogni visitatore, ed offriva un buffet – chiaramente preso d’assalto da cavallette grandi e piccole. Ce ne siamo andati alle 17:30, quando finalmente il nano semi-svenuto dopo la quarta (la quinta?) mietitrebbia, e la dichiarazione “Taglio le persone” mentre era in cabina, si è lasciato portare a casa; ma a vedere il via-vai di gente, e le macchine che ancora arrivavano a quell’ora, penso che in Laverda abbiano chiuso i cancelli solo alle 20, cacciando la gente con la forza… Mi sa che perfino al negozietto aziendale non sia rimasta una sola maglietta da vendere!
Stringe il cuore essersi persi la visita alla Produzione, ma che dire, ce lo segniamo su Google Calendar e fra due anni ci saremo! (la mattina, stavolta) Una gran Festa della Mamma, non c’è che dire.

Social panda

lunedì, aprile 1st, 2013

let's party!Oooooh finalmente son finite le vacanze, che ha fatto pure un tempo schifo: finalmente ritorno da Marco e Mirco, i gemelli, i miei compagni di classe preferiti. E poi domani ritroverò anche Giuseppe Cestaro – un giorno riuscirò a capire perché lo chiamano tutti per nome e cognome – e quel manesco di Matteo, e Daria, e gli altri. Fortuna che i gemelli l’anno prossimo verranno alla mia stessa scuola, altrimenti sai che palle! E fortuna che ‘ste vacanze di Pasqua son finite, pochi giorni ma trascorsi lontani da scuola, non passavano più.
Queste mattine ho torturato i vecchi svegliandomi sul presto, e mettendomi a sussurrar loro all’orecchio tipo fantasma:”La scuola è apertaaaaaa, io vado a scuolaaaaaa…”. Devono aver fatto due più due, perché stasera mi han portato a casa di Matilde: i quattro genitori cenavano e conversavano come dei veri milord (quanto se la tirano, con quell’aria da “noi siamo adulti”), mentre io e Matilde ne facevamo di tutti i colori, che poi basta un gioco qualsiasi e la voglia di fare i matti per divertirsi, mica ci serve la Wii a noi. A casa di Matilde ci sono un sacco di giochi che non ho, ma specialmente c’è Matilde, e c’è il letto a castello di Matilde – mamma ha dovuto usare il coltello da cozze per staccarmi dalla scaletta. Incidentalmente c’era anche il fratellino di Matilde, una di quelle cosine che si chiamano bebè, fan versi strani e non capisco mica che animali siano, son curiosi ma stufano presto, eh.
Insomma domani si torna a scuola, ed era proprio ora perché vabbé mamma e papà, son simpatici affettuosi tutto quello che vuoi, ma Marco e Mirco sono un’altra cosa.