Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘auto-analisi’

Here comes the sun

martedì, maggio 15th, 2018

Alla fine è arrivata la pediatra, nostro sole. Ha emesso su richiesta la sua impegnativa per l’intervento psicologico in privato, al quale ricorrere subito come esatto dalle maestre; mi ha spiegato come funziona la valutazione Asl e quali siano le pratiche necessarie, e quale carta vada chiesta alle maestre – le quali oltre a non consegnarmi alcuna carta, non si sono sprecate a dare alcun chiarimento circa la prassi ufficiale seguita in questi casi; ha dato il suo consiglio fondamentale, “Signora per carità vada dalla psicologa che le indicano le maestre”, riferendo di casi drammatici quando lo psicologo scelto dalla famiglia non sia reputato affidabile da parte delle maestre; e ha infine dato un giudizio molto consolatorio, nel sentire il quadro di un bambino depresso sostenuto dalla psicologa di qua e dal cane di là: “Ho molta fiducia nel cane”.
Il pupo nel frattempo sta un pelo meglio. Ha fatto almeno quattro o cinque weekend lontano da noi, ritirato nella casa di campagna a farsi viziare e a sperimentare dal vivo cosa significhi un quattrozampe vivace e affettuoso da domare, e sta tornando più normale. Restano una serie di comportamenti regressivi, ma mi sembra che volere bene al cane gli stia insegnando a volere bene a se stesso. Con la psicologa si comporta molto bene – per fortuna è una ragazza molto affettiva ed empatica; il sabato si lotta meno per i compiti, sa che appena sono finiti può correre dai nonni, e poi domenica ferie. La domenica mattina passiamo a prenderlo dai nonni e andiamo tutti assieme a cazzeggiare in piscina, condividiamo un po’ di serenità acquatica. I risultati scolastici sono ancora molto altalenanti ma a volte va un po’ meglio, e con la baby sitter lavora piuttosto bene. Non credo sia l’uscita da un tunnel, credo piuttosto sia l’inizio di un percorso, ma almeno i rapporti umani si stanno ricucendo. Se son panda, fioriranno.

Depressione infantile

giovedì, febbraio 22nd, 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Il giunco si piega ma non si spezza

martedì, novembre 14th, 2017

‘Sto cazzo di giunco… ma come farà a non spezzarsi mai? Chissà se anche lui è femmina, e affronta i classici problemi del caso:
1) lavoro nuovo, otto ore al giorno, in settore nuovo di pacca dove bisogna imparare quasi tutto. E dove essendoci un’organizzazione da azienda artigianale, nessuna sa cosa significhi la parola ‘organizzazione’ e i flussi di informazioni sono tutti gelosamente custoditi nelle teste dei vari colleghi.
2) mal di schiena ricorrente da vecchiaia che avanza.
3) maestre in fibrillazione. La creatura in classe si distrae facilmente, commette tanti errori; che sia disgrafico?, che abbia problemi di apprendimento?, che sia semplicemente più furbo che santo? Chiaro a tutti è che scrive come una gallina. Ma insomma, ha sputato sangue per imparare lo stampatello l’anno scorso, era contento di iniziare la seconda elementare, ma ecco che deve cominciare da capo col sangue per imparare il corsivo; detta fra noi, c’è da capirlo. Le maestre intanto invocano gli psicologi, la risonanza magnetica al cervello, la mano bionica, insomma dopo un mese di scuola già lui – ed io di conseguenza – veniamo messi in croce perché la performance non rientra nei parametri previsti da ‘o sistema (scolastico). Dopo un mese un colloquio, dopo un altro mese un altro colloquio, non so più cosa pensare.
4) l’unica serata libera che ho, funziona così: porto il bambino a casa, preparo la cena e tavola per lui e marito, metto su una lavatrice; il marito passa la porta, io schizzo fuori per arrivare in tempo alla mia ginnastica, sudo e mi impegno, poi torno a casa, porto fuori la spazzatura, mangio, lavo i piatti, stendo la biancheria, preparo la tavola per la colazione del giorno dopo, infine ore 23 avanzate mi lavo e striscio a letto. Ed è solo lunedì.
Per fortuna la baby-sitter è molto brava, sa gestirsi il pupo, è affettuosa, e ha uno splendido gatto. Almeno un punto di riferimento.

La mischia non è poi così male

mercoledì, dicembre 28th, 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Un’estate al mare

martedì, settembre 8th, 2015

Fighting pandasQuest’anno è stato bizzarro tornare al lavoro, dopo due settimane di ferie al mare; due settimane continue, come non ci era mai più accaduto dopo la luna di miele.
Posto piccolo, mare bello, ospitati da belle persone (viva le Marche!). Il nostro resindence pareva popolato unicamente da bambini maschi di circa 5 anni, pure simpatici, e il pupo non si annoiava mai. Io e lui sempre in ammollo, la mattina mare (col salvagente il piccolo andava ovunque, preferiva stare dove non toccava), il pomeriggio piscina. Il nano è diventato molto disinvolto in acqua, tanto che l’ho già iscritto ad acquaticità in piscina, per l’inverno, in modo che non perda la passione per il galleggiamento.
Eppure, proprio il nano è stato l’unica nota stonata delle vacanze. Capricciosetto, volitivo solo per il gusto di scardinare i progetti famigliari, prono alla scena isterica pur di averla vinta. Ma soprattutto è stata dura fare la ginnastica per la lingua, come da istruzioni della logopedista. Il lecca-lecca: lingua da sotto in sù, lingua attorno al dolcetto, lingua attorno alle labbra. Siluro: lingua fuori dritta a punta. Cavallo: schioccare con la lingua. L’importante non è farli a lungo, ma farli ogni giorno, e ogni giorno la stessa lotta furibonda affinché termini gli esercizi entro un tempo decente, e non con pause eterne fra una ripetizione e l’altra, con tutto che a farli di fila durano dieci minuti.
Nelle settimane precedenti alle ferie avevo fatto leva su una minaccia terra-terra, “Se non ti impegni, il motosega giocattolo migra in cantina”, cavandomela ogni sera con 30-40 minuti di dai, avanti, ora ripeti, siediti bene, guarda la tua lingua non guardare me, ecc. Al mare ho tentato con “Si va in piscina solo dopo la ginnastica”, ma certi giorni quello passava ore a rotolarsi, saltellare, fingere di leggere, e un pomeriggio l’abbiamo pure trascorso tutto da segregati in camera. E’ stata un’agonia. La logopedista è stata molto contenta dei progressi, ma io intanto ho perso dieci anni di vita a forza di incazzature.
Ma forse è stato questo il problema, l’incazzatura. Incazzarsi è il ripiego dei deboli, i nani lo sanno e se ti incazzi capiscono di poter vincere, e rincarano la dose. Doveva mettersi un pupetto di cinque anni a spiegarmi questa regola fondamentale della vita, così utile anche sul lavoro. Alla fine sono rientrata dalle ferie con la testa sgombra, senza progetti né volontà, solo genericamente felice. Ho smesso di tradurre dal cinese ma ho ripreso a leggere la sera, un po’ di tutto e nella lingua che capita. Io e il nano ora siamo più uniti, quello sfiancante scornarci reciproco ci ha resi più solidali, quasi alleati. Più che una vacanza, mi sembra che sia stata un’esperienza mistica – per quanto dal senso a tutt’oggi oscuro. Ed ora quel che succede in azienda mi tange molto meno: c’è vita oltre quei muri, ci sono altre ditte oltre quella strada, c’è forza dentro queste vene. Se non mi ha ucciso mio figlio, di certo non ci riuscirete voi.

Vuole

domenica, ottobre 26th, 2014

RespectVuole gli orsetti gommosi (tre). Vuole vedere la Peppa Pig. Dopo aver visto l’ultima puntata della Pimpa (questa è l’ultima, d’accordo?), vuole vederne un’altra. Vuole sempre aver ragione. Vuole andare dal nonno; anzi vuole VIVERE col nonno, stare con lui tutto il giorno così si evita scuola. Vuole che io torni presto da Trieste e conta i giorni (cucciolo). Vuole che io me ne vada via a Trieste (bastardo). Vuole un altro Vitamino, pur avendo già Mr. Bananito; Elena ha la fragola, quindi anche lui deve avere la fragola. Vuole portarsi il suo amico Palo a scuola, dal nonno, in macchina: il giocattolo milleusi, il giocattolo geniale, un palo. Al pomeriggio del weekend vuole dormire con me sul lettone purché di traverso, cioé stesi con testa e piedi verso i lati. La sera vuole dormire con la mamma; viene accontentato, tanto ultimamente lei dorme in piedi. Vuole fare una gita di un weekend con esplicita richiesta di dormire fuori il sabato, destinazione: Belluno / Trieste / Vicenza / *. Vuole fare colazione al bar. Vuole il gelato (mango e liquirizia; yogurt; nocciola; pistacchio; il gusto scelto da sua mamma; e panna, panna, vuole panna). Vuole la pasta in bianco con un po’ d’olio e assolutamente neanche una molecola di formaggio grana (deve essere una nuova religione). Vuole contare: tre, quattro, cinque, dieciordici. Vuole vedere sua zia. Vuole un fratellino, anzi due, già grandi come Marco e Mirco e che si chiamino Marco e Mirco. Vuole cercare l’oro con Marco e Mirco. Vuole gridare come un’aquila ogni volta che gli pare. Vuole usare la bici senza pedali fino a dodici anni, coi pedali si fa troppa fatica son cose da proletari. Vuole che dipingiamo il salotto di rosso. Vuole il ciuffo blu. Vuole leccarci in faccia, come un cane: al babbo grande leccata grande, alla mamma media leccata media, come vuole il teorema grande-medio-piccolo di Riccioli d’Oro. Vuole che gli legga il libro sui vulcani prima di andare a dormire. Vuole che gli faccia il solletico. Vuole che lo si usi come impasto per la pizza; poi vuole essere lui ad usarmi come impasto per la pizza. Vuole mangiare uovo un giorno si e l’altro pure. Vuole invitare Marco e Mirco a dormire da noi. Vuole un fratello (l’ho già detto?), ovvero un essere carino e simpatico come George il fratello di Peppa. Vuole giocare con l’iPad. Vuole lo yogurt coi croccantini visto in pubblicità. Vuole mangiare salsiccie e polenta. Vuole vedere cosa faccio al computer – lasciami in pace! Vuole scrivere al comput
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Mi piaccion Le Bambine

sabato, giugno 21st, 2014

In compagniaE’ quasi estate, la sera i bambini si incontrano nel cortile condominiale, arriva anche qualche bambino dai condomini vicini o qualche amico di; io sono uno di loro. Il grosso sono femmine, età elementare: per me sono Le Bambine. Per Le Bambine divento più ragionevole e ridimensiono i capricci. Per Le Bambine sono disposto ad andarmene anzitempo da casa dei nonni; metti che non ho neanche finito di falciare il prato, ma pazienza finirò domani, ciao nonno vado, Le Bambine mi aspettano. Per Le Bambine accetto l’idea che si può almeno provare, dico provare, a smettere di succhiarmi il dito. Mi basta poterle vedere, e sono felice.
Le Bambine hanno un maschio alfa, Elena, ed io le ho giurato fedeltà eterna. E’ lei che organizza i giochi, raccoglie confidenze, ed i suoi bronci o i suoi sorrisi possono cambiare l’umore della serata. Anche le altre bambine sono simpatiche, mi coccolano, a volte ci sono anche bambini maschi e allora gioco con Mattia, ma vuoi mettere con Elena? Io ci tengo alle figure di autorità.
Da quando gioco con Le Bambine ho capito che vorrei tanto un fratello, possibilmente maggiore. Ho chiesto a mamma se me ne fa uno, ma si è messa a lavare i piatti. Quando ho esposto al babbo la medesima richiesta, ha borbottato “Prova a guardare su eBay” poi si è chiuso in bagno a fare la cacca. Anche per questo mi sono giurato ad Elena. Diletta istigata dalle altre Bambine, una sera mentre tentavo di arrivare con la mano ai lamponi del vicino mi ha pure dato un bacio. Ha un anno più di me, è avventurosa e simpatica ma va bene per un’avventura estiva, niente più, non c’è paragone con Elena.
In realtà non sempre gioco con Le Bambine. A volte queste giocano fra loro, e allora io gironzolo, orbito, parlo da solo, cerco di attirarne l’attenzione; che in fondo a me basta esserci, tanto lo so che prima o poi Elena o Claudia o Brunilde o Ylenia una parola me la diranno, oppure scendono Mattia o Diletta e allora gioco con loro, più affini a me per età e intelletto. Davvero a volte mi basta un saluto; come quel pomeriggio che il cortile era deserto, io m’ostinavo a star giù nella speranza che scendesse qualcuno, e quando Brunilde dal cortile vicino mi ha salutato – ciao Elio! – io invece di andarle incontro son partito a razzo nella direzione opposta grufolando di felicità, e così ho continuato avanti e indietro per un pezzo (nel frattempo Brunilde se n’è andata).
A tutta questa intensa vita sociale assiste mamma, che insiste a non volermi lasciare giù da solo perché sono ancora troppo piccolo; di solito si piazza su una panchina e tira fuori un libro, o chiama il babbo col cellulare, e per fortuna non s’intromette in quasi nulla, si limita ad alzare la testa se un’auto di vicini attraversa il cortile o se corro sul retro della palazzina, nascosto alla sua visuale. L’ultima volta che mamma ci metteva troppo a prepararsi per scendere, il libro da leggere glielo ho trovato io – purché si sbrigasse! Comunque le sono grato che mi lascia stare con Le Bambine; anche le sere che è stanca morta, anche se ha fame e deve ancora preparare cena, anche quando avrebbe l’armadio pieno di roba da stirare o vorrebbe tradurre le sue cose. Perciò cerco di venirle incontro su tutto il resto, di comportarmi come un bambino grande e di fare l’ometto di casa. Già, sto diventando conciliante e collaborativo; o per meglio dire, non so proprio resistere alla promessa “se fai X poi ti lascio scendere dalLe Bambine”!

Visioni dal finestrino

sabato, febbraio 15th, 2014

Panda on the trainE’ uno di quei periodi così, quando la tua vita sembra fatta di tante scene viste dal finestrino di un treno, inquadrature che sfuggono una dopo l’altra: succede di tutto, ma non fai in tempo a fissare i ricordi che stai già passando ad altro. Provo a buttar giù qualcuna di queste scene, per non dimenticare – che è poi il senso di questo blog.
Il babbo ha ripreso le sue assenze per lavoro. A volte viaggi in giornata, che riesci a vederlo dieci minuti la sera prima di strisciare a letto; altre volte viaggi di vari giorni, in viva voce sul cellulare la mattina a colazione, e poi la sera dopo cena mentre col pupo guardiamo la candela accesa nel salotto oscurato. Questa della candela è venuta fuori a me per caso, ma istigata dal pupo ed è diventata il nostro rito obbligatorio: le sere che manca papà si accende una candela, fosse anche per soli due minuti, mentre lo chiamiamo al telefono. Poi il pupo spegne la cendela, intinge felice il dito nella cera calda e va a dormire più sereno.
Mamma da parte sua, visto che le avanzava tempo (ah ah ah ah ah!), durante l’inverno ha iniziato a tradurre un romanzo cinese di Kungfu, così per ghiribizzo e senza un fine specifico nell’immediato, se non la voglia di condividere con chi mi circonda qualcosa che amo molto. Un romanzo in quattro volumi da 1200 pagine, dimensioni da Fratelli Karamazov, che a volerlo tradurre tutto finirò a 70 anni, credo. Ma son dettagli: il solo avere qualcosa sul quale spremermi le meningi, sia in cinese che in italiano, è stato uno straordinario toccasana in questi mesi di puro delirio lavorativo. Che il delirio continua, quindi quattro tomi fanno anche comodo – ce ne sarà bisogno.
Per quanto riguarda appunto il lavoro, la situazione è cambiata così tante volte in pochi mesi, ed è tuttora così traballante, che mi son giurata di scriverne con dovizia di dettagli solo quando si saranno assestate le cose. O solo quando avrò trovato un altro lavoro, e potrò scriverne con la serenità di chi non ci sarà.
Infine il pupo. Ormai un ometto, continuiamo la guerra quotidiana col suo dito in bocca. Durante Natale ho provato a spalmargli sul dito, di notte finché dormiva, un apposito preparato puteolento; il gioco ha retto perché da mesi gli dicevo: guarda che quando diventi grande il gusto cambia, e non sarà più buono. Ma è stata un’illusione durata pochi giorni, ha presto scoperto che la notte a forza di ciucciare il saporaccio passa. Se non altro si è abiutato a non ciucciare il dito di giorno, quando se gli scappa in bocca e lo rimproveri – o lo minacci – rinuncia volontariamente. Vista la cocciutaggine ora stiamo tentando con la guerra psicologica: la bici con i pedali la usano solo i bambini grandi, a Gardaland possono entrare solo i bambini grandi, e i bambini grandi non ciucciano il dito quando dormono. In qualche modo si dovrà fare, o quella Signorina Rottermeier che è la sua pediatra segherà le gambe sia a me che a lui!
Nel frattempo in disegno restiamo fermi al girino, musica e ginnastica gli piacciono da matti, e quasi ogni giorno c’è qualche novità dal mondo violento: una forchettata sulla guancia, un graffio vicino all’occhio, un morso, un non-lo-sapremo-mai. Tre bambini violenti in classe: col più grosso ormai alterna l’amore e l’odio – almeno si stanno scornando fra titani, segno che a suo modo un dialogo è in corso – gli altri li ignora o li sopporta poco, ormai stufo di segnalarne le malefatte a ‘ste povere maestre, che senza gabbiette a disposizione fanno fatica a tenerea bada la masnada di vittime e carnefici. Ma dopo le scene a colazione ed i piagniucolii per scendere dalla macchina, alla fine mi va a scuola saltellando, e quando entra lo conoscono tutti, lo salutano anche i bambini delle altre classi perciò ne deduco che gli piace andare a scuola, e che ci sta bene.
Poi se deve mettersi le scarpe da solo qua a casa, ulula strepita si dispera come se tu lo stessi squartando; ma questa è un’altra cosa.
A casa piuttosto approfondisce tematiche a lui care: i mai tramontati lavori agricoli, ed i vulcani sua nuova passione. Ormai conosciamo a memoria la puntata di Ulisse “La furia dei vulcani”: è come se il Krakatoa fosse un posto qua vicino, e le nubi piroclastiche un fenomeno che puoi vedere dalla finestra. Poi quando sabato sera provi a fargli vedere un lungometraggio animato, o il primo film di Harry Potter, parte una sirena di pianti ed urla che se passa un’assistente sociale ci toglie la creatura, immaginando chissà quali irripetibili sevizie; perché tutto ciò che non è Trattorino Rosso o un documentario – sui mietitrebbia, sui vulcani, sugli ingranaggi/riduttori/orologi – è IL MALE.

I bambini mi danno fastidio

venerdì, ottobre 4th, 2013

furibondoSono stato impeccabile. Ho dato tempo al tempo, ho dato fiducia, mi sono mimetizzato con la tappezzeria. L’anno scorso andavo a scuola, mi piaceva molto, adoravo le maestre, quest’anno la scuola è diversa ma non importa, mi fido di mamma e poi se anche Marco e Mirco sono qua, è giusto che ci sia anch’io.
Ma analizziamo i fatti:
1) Mirco non è neanche in classe mia, ho dovuto attaccarmi come una cozza al solo Marco.
2) ci sono bambini OVUNQUE.
3) la mattina mamma non può mollarmi nella mia splendida aula deserta, ma devo stare con la bolgia infernale e aspettare che la maestra ci porti in classe. IO SCHIACCIO TUTTI. A casa il mio gioco preferito è diventato passare per ore lo schiacciasassi sul tappeto di casa, fatalità.
4) c’è un casino assoluto. Tizi che corrono e ti travolgono, nani urlanti, ma da dove arrivano tutti questi incivili??! Noi ex del Nido siamo sconvolti e atterriti. Con me quest’anno sono entrati un sacco di pupi nuovi, ora che le maestre prendono il controllo saremo già laureati.
5) una mattina ero così furibondo che mamma mi mollasse in quell’infermo, che ho pure menato la maestra e dato calci alla porta, insomma mi son fatto sentire eh.
6) unica pausa di pace: l’altro giorno i miei compagni di classe sono usciti assieme per fare religione, ed io son rimasto in classe con la maestra tutta per me, i libri tutti per me, ah ragazzi questa sì che è vita!
Poi però oggi, mamma era venuta a prendermi dopo pranzo, e ho visto tutti quei bambini in fila pronti ad uscire in giardino, loro si fermavano a scuola a divertirsi e dormire mentre io tornavo a casa con mamma, insomma m’è salita un’invidia, un livore… Urlando e scalciando ho fatto notare a mamma questa ingiustizia, e mamma ha spergiurato che settimana prossima posso dormire anche io a scuola; poi mi ha trascinato via come un sacco di patate, non capisco perché.