Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘auto-analisi’

Alla grande!

domenica, maggio 17th, 2020

Finalmente solo, padrone del tempo e dello spazio: va alla grande! La mattina li vedo partire, li saluto facendo la faccia triste, l’espressione da ‘cattivi, mi lasciate tutto solo’, ma appena chiudo la porta: libertà. Libertà di chiamare in viva voce senza sentire litigi in sottofondo, di stare ore in videoconferenza senza nessuno che mi interrompa, di saltare pranzo se il lavoro lo richiede, di consumarmi anima e corpo per il mio ufficio a distanza. Questa si che è vita!
Poi la sera rientrano: lei intenerita di trovarmi a casa – dopo una vita di io che torno a ora tarda, o non torno affatto – e lui troppo stanco per rompere i coglioni. A parte quando si agita perché gioca troppo coi videogiochi, e urla e litiga, ma in quel caso non è stanchezza, non è il decadimento neurologico provocato dai videogiochi e previsto dai pediatri: è che lui è CATTIVO. Chi l’avrebbe detto, così piccolo e già così marcio. Quel bambino è una vera delusione; eppure anche sua mamma mi delude, sta in fissa con la babysitter e non lascia mai il pupo a casa tutto il giorno, col suo caro papà che non può seguirlo coi compiti e non gli controlla il tempo che sta sui videogiochi. In fondo sono tutti e due CATTIVI.
Mia moglie afferma che uscire di casa le fa bene, e che a forza di tele-lavorare sto diventando irascibile, paranoico e schizofrenico. Eppure esco ogni domenica a fare una bella scarpinata, come fa a dire che vivo chiuso in casa?! E quando mi arrabbio col bambino ho i miei buoni motivi, è lui che si comporta in modo imperdonabile mica io che m’incazzo facile. La verità è che sto molto meglio a casa da solo, e che non mi manca un cazzo – non mi mancano moglie e figlio, non mi mancano i colleghi, non mi mancano gli amici, non mi manca NESSUNO. Paranoica sarà lei, e pure cieca: come fa a non accorgersi che sto ALLA GRANDE?!

Vincerò!

martedì, aprile 21st, 2020

Vincerò! Io non sono solo: c’è Lyon, sua morosa, i suoi amici, il suo cane.. ecco la mia vera famiglia.
Non la Signora Sotutto, e il suo ridicolo Giullare. “Fa questo, fa quello, gnè gnè gnè”: la loro giornata è fatta di ordini, di regole vuote. Io invece sono un bambino LIBERO!, mi comanda solo il cuore. E i fumetti. E i videogiochi. E il pigiama.
Che bello poltrire tutta la mattina in pigiama, crogiolarmi a letto leggendo fumetti mentre i due lavorano – CHE SFIGATI! Schiavi del computer, schiavi del telefono, schiavi delle loro regole assurde. Stai seduto così, non dire queste parole, vestiti colà, fa colazione; “La cucina è aperta dalle 7 alle 7:30, poi chiude!”, una delle tante minacce della Signora Sotutto. E poi: tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, se la porta era chiusa richiudila dopo essere entrato, spegni la luce quando esci dalla stanza, fa i compiti fa i compiti fa i compiti… NOIOSI! PEDANTI! Tutte queste regole sono una seria minaccia alle mie libertà personali. Ma che vuole da me quella?, manco fosse una maestra.
E oggi, oggi la vedranno. Mi rilasso. Mi riposo e mi diverto. Posso vivere senza colazione, e dimostrerò che si sta benone anche senza merenda e senza pranzo. Io, il libro di Lyon e il mio amico pigiama. Io, un Topolino e il mio amico cuscino. Io, un Asterix e il mio amico piumone. Altro che strisciare come una larva fra un compito e l’altro, inventarmi scuse per allungare le pause di riposo, gironzolare in corridoio giocando invece di affrontare matematica: ma perché non l’ho fatto prima?! E lei, lei minaccia di lasciarmi a digiuno se non collaboro: è davvero alla frutta, è vecchia, robe da telefilm anni ’50. La tizia è proprio una noob: non capisce che la mia anima è online, e gli youtuber sono i miei fratelli – dopo anni che le chiedo un fratello o un cane o un gatto, mi sono organizzato da solo. Mamma, ascoltami: potrai anche incatenare il mio corpo, ma non avrai mai il controllo della mia mente. Ti sembro imbozzolato a letto, in realtà sono ALTROVE. Non mi avrai mai.
Solo non ho capito una cosa: che c’è per pranzo?

Manuale per hikikomori

martedì, marzo 31st, 2020

Svegliati con calma. Resta in bagno quanto ti pare. Trovati uno o più videogiochi di quelli che metti le impostazioni poi il videogioco si gioca da solo. Mangia come e quando capita – se ti ricordi di mangiare. Vestiti a metà, tanto in videoconferenza i pantaloni del pigiama mica si vedono. Lavati i capelli per non fare figuracce coi colleghi, ma abolisci le docce per non sprecare acqua e salvaguardare il pianeta. Non cambiarti mai il pigiama. Non uscire mai di casa, che c’è il Coronavirus e non si può; inoltre l’aria fresca fa male, è scientificamente provato. Sgranocchia cose mentre lavori in salotto o mentre leggi o mentre ti uccidi di serie Netflix la sera; sono ammesse patatine, TicTac, caramelle gommose, liquirizie, cracker o grissini molto salati, e se ti senti eccentrico (e se la moglie le prepara) vanno bene anche le mele cotte. Senti i colleghi unicamente in videoconferenza o viva-voce, così hai una scusa per chiuderti in salotto e tenere fuori la Belva, o per incazzarti con la Belva se tenta di far notare la sua esistenza. Inserisci alimentari di dubbia utilità nella lista della spesa condivisa con la moglie, così smetti di sognarteli la notte. La sera addormentati in divano accanto al pupo, mentre guarda i cartoni; poi appena la mamma (finiti i mestieri) porta il pupo a letto, svegliati stappa una birra cercati del cibo, e passa la sera a riguardare serie tv anni ’90. Chi va a letto prima di mezzanotte e non si addormenta sul tavolo in cucina davanti alla Signora in Giallo, è uno sfigato. Non controllare mai i compiti della Belva, o rischi danno cerebrale permanente. Non guardare le migliaia di stampate che le maestre mandano nel weekend – fogli su fogli che secondo loro dovrebbero sostituire la didattica – o rischi danno cerebrale permanente. Evita di parlare con la Belva o con la moglie: parlare stanca. Se qualcuno tenta di fare conversazione con te, urla. Se la Belva ti urla contro, urla più forte di lui. Se il computer del lavoro ti guarda con gli occhioni da cerbiatto, dedicati a lui anche se è notte o il weekend – il mio povero cucciolo!!! Accumula nuovi gadget tecnologici con la scusa che ti servono per lavoro. Non chiamare mai i tuoi genitori per sentire come va la loro quarantena, tanto ti chiameranno loro – o te ne riferirà tua moglie. Paga a tua moglie qualche giallo in formato ebook, così nel tempo libero legge si rilassa e non ti chiede di fare conversazione. Non controllare quanto a lungo la Belva usa i videogiochi o guarda i video in camera sua – mai disturbare la Belva. Fingiti sempre occupato. Fingiti morto.

Quando il bambino è in vacanza

mercoledì, marzo 25th, 2020

Da fine Febbraio la creatura è in vacanza. Niente scuola e nessun contatto visivo con le maestre, solo la stampa settimanale dei compiti da fare. Lui i compiti li porta a termine, ma per farli si fa tirare come un asino perché è in vacanza, riposare è un suo diritto; e poi tanto le maestre mica li controllano, ‘sti compiti.
Le prime settimane avevo attivato la stessa routine della malattia: il pupo passava la mattina dalla babysitter, il pomeriggio dai nonni, era tutto sotto controllo; il ricordo delle maestre era recente e la collaborazione abbondava. Poi un primo stadio di emergenza: con la nonna impegnata in un nuovo ciclo di cure, il pupo ha iniziato a vivere dalla babysitter vari giorni alla settimana. A quel punto e con grande amarezza ho calcolato che, se si andava avanti così, il mio intero stipendio mensile non sarebbe bastato a pagare la babysitter. Infine una mattina, all’improvviso, tana-libera-tutti: marito a casa (lui può telelavorare), e pupo che figuriamoci se accetta di uscire dalla porta se vede suo papà che colonizza il salotto.
Il problema è che la sottoscritta continua ad andare e venire dall’ufficio, anzi, il carico di lavoro non è mai stato così pesante – far funzionare tutto malgrado i cascami del coronavirus, da diventare matti. La sera quando torno prima di cucinare (o mentre cucino) devo controllare i compiti fatti, eventualmente interrogare la creatura su quanto letto e studiato. Dopo cena un po’ di relax (= due chiacchiere col marito), ma appena messo a letto il pupo bisogna preparare la lista compiti per il giorno dopo, concordare col marito cosa mangeranno a pranzo, sbrigare le normali faccende di casa (piatti, lavatrici eccetera). Quindi in ufficio si lavora di più + a casa si lavora di più – non c’è neanche più la palestra almeno una sera a settimana = è tutto uno schifo.
Nel frattempo che invidia tutte ‘ste mamme del gruppo Whatsapp piene di tempo e voglia di comunicare, che durante il giorno si dedicano ai figli mentre il nostro, sarò sincera, non so neanche come fa ad arrangiarsi tutto da solo, e a farmi pure trovare dei compiti fatti malgrado un papà quasi sempre al telefono o impegnato in urgenze. Qualche settimana fa speravo che l’Italia si sarebbe  fermata tutta per qlc settimana, come la Cina, e allora anche io avrei potuto fermarmi e riprendere fiato; e invece eccomi ancora qua, a girare come una trottola per mandare avanti ufficio e famiglia, con maestre pagate dalla Stato per mandare qualche scheda via rappresentante di classe – ma quanto gliene può fregare a un bambino di impegnarsi nei compiti, se poi a correggerlo è sempre e solo la mamma?!
Certi giorni mi sembra di essere precipitata in un incubo, poi per fortuna le forze cedono, schianto a letto e la stanchezza azzera tutto. Il giorno dopo, però, si ricomincia.

Here comes the sun

martedì, maggio 15th, 2018

Alla fine è arrivata la pediatra, nostro sole. Ha emesso su richiesta la sua impegnativa per l’intervento psicologico in privato, al quale ricorrere subito come esatto dalle maestre; mi ha spiegato come funziona la valutazione Asl e quali siano le pratiche necessarie, e quale carta vada chiesta alle maestre – le quali oltre a non consegnarmi alcuna carta, non si sono sprecate a dare alcun chiarimento circa la prassi ufficiale seguita in questi casi; ha dato il suo consiglio fondamentale, “Signora per carità vada dalla psicologa che le indicano le maestre”, riferendo di casi drammatici quando lo psicologo scelto dalla famiglia non sia reputato affidabile da parte delle maestre; e ha infine dato un giudizio molto consolatorio, nel sentire il quadro di un bambino depresso sostenuto dalla psicologa di qua e dal cane di là: “Ho molta fiducia nel cane”.
Il pupo nel frattempo sta un pelo meglio. Ha fatto almeno quattro o cinque weekend lontano da noi, ritirato nella casa di campagna a farsi viziare e a sperimentare dal vivo cosa significhi un quattrozampe vivace e affettuoso da domare, e sta tornando più normale. Restano una serie di comportamenti regressivi, ma mi sembra che volere bene al cane gli stia insegnando a volere bene a se stesso. Con la psicologa si comporta molto bene – per fortuna è una ragazza molto affettiva ed empatica; il sabato si lotta meno per i compiti, sa che appena sono finiti può correre dai nonni, e poi domenica ferie. La domenica mattina passiamo a prenderlo dai nonni e andiamo tutti assieme a cazzeggiare in piscina, condividiamo un po’ di serenità acquatica. I risultati scolastici sono ancora molto altalenanti ma a volte va un po’ meglio, e con la baby sitter lavora piuttosto bene. Non credo sia l’uscita da un tunnel, credo piuttosto sia l’inizio di un percorso, ma almeno i rapporti umani si stanno ricucendo. Se son panda, fioriranno.

Depressione infantile

giovedì, febbraio 22nd, 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Il giunco si piega ma non si spezza

martedì, novembre 14th, 2017

‘Sto cazzo di giunco… ma come farà a non spezzarsi mai? Chissà se anche lui è femmina, e affronta i classici problemi del caso:
1) lavoro nuovo, otto ore al giorno, in settore nuovo di pacca dove bisogna imparare quasi tutto. E dove essendoci un’organizzazione da azienda artigianale, nessuna sa cosa significhi la parola ‘organizzazione’ e i flussi di informazioni sono tutti gelosamente custoditi nelle teste dei vari colleghi.
2) mal di schiena ricorrente da vecchiaia che avanza.
3) maestre in fibrillazione. La creatura in classe si distrae facilmente, commette tanti errori; che sia disgrafico?, che abbia problemi di apprendimento?, che sia semplicemente più furbo che santo? Chiaro a tutti è che scrive come una gallina. Ma insomma, ha sputato sangue per imparare lo stampatello l’anno scorso, era contento di iniziare la seconda elementare, ma ecco che deve cominciare da capo col sangue per imparare il corsivo; detta fra noi, c’è da capirlo. Le maestre intanto invocano gli psicologi, la risonanza magnetica al cervello, la mano bionica, insomma dopo un mese di scuola già lui – ed io di conseguenza – veniamo messi in croce perché la performance non rientra nei parametri previsti da ‘o sistema (scolastico). Dopo un mese un colloquio, dopo un altro mese un altro colloquio, non so più cosa pensare.
4) l’unica serata libera che ho, funziona così: porto il bambino a casa, preparo la cena e tavola per lui e marito, metto su una lavatrice; il marito passa la porta, io schizzo fuori per arrivare in tempo alla mia ginnastica, sudo e mi impegno, poi torno a casa, porto fuori la spazzatura, mangio, lavo i piatti, stendo la biancheria, preparo la tavola per la colazione del giorno dopo, infine ore 23 avanzate mi lavo e striscio a letto. Ed è solo lunedì.
Per fortuna la baby-sitter è molto brava, sa gestirsi il pupo, è affettuosa, e ha uno splendido gatto. Almeno un punto di riferimento.

La mischia non è poi così male

mercoledì, dicembre 28th, 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Un’estate al mare

martedì, settembre 8th, 2015

Fighting pandasQuest’anno è stato bizzarro tornare al lavoro, dopo due settimane di ferie al mare; due settimane continue, come non ci era mai più accaduto dopo la luna di miele.
Posto piccolo, mare bello, ospitati da belle persone (viva le Marche!). Il nostro resindence pareva popolato unicamente da bambini maschi di circa 5 anni, pure simpatici, e il pupo non si annoiava mai. Io e lui sempre in ammollo, la mattina mare (col salvagente il piccolo andava ovunque, preferiva stare dove non toccava), il pomeriggio piscina. Il nano è diventato molto disinvolto in acqua, tanto che l’ho già iscritto ad acquaticità in piscina, per l’inverno, in modo che non perda la passione per il galleggiamento.
Eppure, proprio il nano è stato l’unica nota stonata delle vacanze. Capricciosetto, volitivo solo per il gusto di scardinare i progetti famigliari, prono alla scena isterica pur di averla vinta. Ma soprattutto è stata dura fare la ginnastica per la lingua, come da istruzioni della logopedista. Il lecca-lecca: lingua da sotto in sù, lingua attorno al dolcetto, lingua attorno alle labbra. Siluro: lingua fuori dritta a punta. Cavallo: schioccare con la lingua. L’importante non è farli a lungo, ma farli ogni giorno, e ogni giorno la stessa lotta furibonda affinché termini gli esercizi entro un tempo decente, e non con pause eterne fra una ripetizione e l’altra, con tutto che a farli di fila durano dieci minuti.
Nelle settimane precedenti alle ferie avevo fatto leva su una minaccia terra-terra, “Se non ti impegni, il motosega giocattolo migra in cantina”, cavandomela ogni sera con 30-40 minuti di dai, avanti, ora ripeti, siediti bene, guarda la tua lingua non guardare me, ecc. Al mare ho tentato con “Si va in piscina solo dopo la ginnastica”, ma certi giorni quello passava ore a rotolarsi, saltellare, fingere di leggere, e un pomeriggio l’abbiamo pure trascorso tutto da segregati in camera. E’ stata un’agonia. La logopedista è stata molto contenta dei progressi, ma io intanto ho perso dieci anni di vita a forza di incazzature.
Ma forse è stato questo il problema, l’incazzatura. Incazzarsi è il ripiego dei deboli, i nani lo sanno e se ti incazzi capiscono di poter vincere, e rincarano la dose. Doveva mettersi un pupetto di cinque anni a spiegarmi questa regola fondamentale della vita, così utile anche sul lavoro. Alla fine sono rientrata dalle ferie con la testa sgombra, senza progetti né volontà, solo genericamente felice. Ho smesso di tradurre dal cinese ma ho ripreso a leggere la sera, un po’ di tutto e nella lingua che capita. Io e il nano ora siamo più uniti, quello sfiancante scornarci reciproco ci ha resi più solidali, quasi alleati. Più che una vacanza, mi sembra che sia stata un’esperienza mistica – per quanto dal senso a tutt’oggi oscuro. Ed ora quel che succede in azienda mi tange molto meno: c’è vita oltre quei muri, ci sono altre ditte oltre quella strada, c’è forza dentro queste vene. Se non mi ha ucciso mio figlio, di certo non ci riuscirete voi.