Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘Contrattempi del mestiere’

E-mail dall’ospedale

martedì, settembre 15th, 2020

Ciao paperotto,
è il tuo secondo giorno di scuola e sei già a casa col classico ‘mal di pancia’?! Accidenti, spero che la mattina di ieri non ti abbia ricordato che la scuola FA SCHIFO, e che non sia questo il motivo del tuo vomito, ieri sera. È andata così male? Eppure la babysitter mi ha girato alcune foto dal tuo quaderno: hai scritto meravigliosamente!!! Chissà che fatica hai fatto, cucciolo.
Quindi oggi che farai, a casa tutto il giorno coccolato dai nonni e da tuo papà in smart working? Almeno leggi un po’ di Stef e Phere, mi raccomando.
Qua siamo in piedi solo da stamattina, ieri a letto e a digiuno tutto il giorno. In allegato ti mando la foto del mio succulento pranzo – roba cucinata davvero!, niente catering in questo ospedale, sono commossa.
In questi giorni il babbo ti ha letto Tom Sawyer, prima di addormentarti? Mannaggia gli ultimi capitoli sono i più emozionanti, volevo leggerteli io!
Come sta la tua pancia? Ti senti meglio? Spero che domani tu possa rientrare.
Stamattina non mi sono neanche lavata il petto, apposta per farti vedere i segni di pennarello che mi hanno fatto ieri, tipo mappa coi vari tagli del maiale che si vede a volte dal macellaio. La tetta operata però non potrai vederla, è coperta dalle bende e inoltre ha il drenaggio – è una sacca dove si raccoglie il sangue, nei prossimi giorni dovrai stare attento a non sederticisi sopra. Come vi ho scritto ieri, avevi ragione!: mi hanno davvero fatto una X col pennarello (tipo: qui c’è il tesoro) sulla zona di tetta da operare; ma adesso che l’hanno operata non si vede più, restano solo i segni sul lato non operato.
Spero di riabbracciarti presto, è confermato che mi dimetteranno stasera. Tieni conto che devo tenere a riposo il braccio sinistro, quindi potrò abbracciarti solo col destro.
A presto, Memma

Un anello per domarli

mercoledì, aprile 26th, 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.

Battaglie perse

sabato, novembre 8th, 2014

un genitore non molla maiMamma contro dito: vince il dito! 🙁
Com’è dura questa ripresa della scuola, questa immersione nel mondo reale e nel palinsesto didattico previsto da Regione / Provincia / Distretto ecc. La settimana scolastica sembra una parentesi inutile che separa la lezione di palestra (lunedi) da quella di musica (venerdi). I giorni di mezzo vengono riassunti dall’eterno dejà vu:
Allora, come è andata oggi a scuola?
Bene.
E cosa avete fatto di bello?
Niente.
E poi quel dito maledetto. Quasi dimenticato nel corso dell’estate, tenuto solo per favorire il pisolo del pomeriggio, ora è tornato ad essere una star: un succedaneo della cannabis sempre pronto all’uso. Torna la mattina appena sveglio, la sera davanti alla TV, mentre si rilassa sul vasino. “Se ti vedo col dito in bocca, stasera niente Peppa!” tuono io; ma sarei anche stufa di questo ruolo da gendarme nazista, mi toglie le forze e tanto ottiene poco. Forse l’atteggiamento minatorio è servito solo a far comprendere i suoi doveri al nonno, ora meno permissivo col nipotino preferito; quest’ultimo, deduco solo ora e a posteriori, deve aver trascorso parecchi pomeriggi col nonno a ciucciarsi il dito quanto gli pareva.
Mentre mi spendo lo stipendio in garze ed ogni sera gli fascio pazientemente le mani, con tutto che di notte è bravissimo e non si ciuccia il pollice neanche per sbaglio, mi dico che sarà così fino all’anno prossimo, cioé finché non smetterà di dormire il pomeriggio. A quel punto potremo togliere l’unica occasione ufficiale e tollerata per l’uso del dito, e spero che finalmente ne rimuova il ricordo e l’abitudine.
Nel frattempo cerco di trovargli alternative di vita interessanti, tipo la piscina del martedi che gli piace tanto. Ora vediamo se fargli iniziare anche il corso di ‘ginnastica’ al giovedì, con la sua ex maestra di palestra dell’anno scorso e con parecchi suoi compagni di classe (succedanei del fratello/sorella che continua a cercare). Lui è sempre operoso, non vuol mai star fermo ed è davvero difficile farlo concentrare su attività puramente intellettuali, tipo disegnare o anche solo fare giochi da seduto; e in questi mesi perfino leggere è diventata un’attività non tanto amata né cercata. Chissà se al corso di ginnastica insegnano anche a stare fermi?

Maggiociondoli, lillà, paulownie e tigli

lunedì, maggio 5th, 2014

flower pandaQuest’anno il tempo mi ha proprio piallato. Ricordo che erano appena fiorite le peonie, quei cespugli discreti dai fiori pastello, quando un momento dopo è esploso il colore: maggiociondoli (in Aprile!, alla faccia del nome), lillà, glicini e rose. Da una settimana è il turno delle paulownie, con quella loro aria da giganti buoni che vegliano sui dintorni; e i tigli hanno i fiori pronti, col fischio che aspetteranno Giugno per invadere l’aria col loro profumo d’estate.
O è la stagione ad essersi accavallata in un periodo più breve del solito (in ditta abbiam venduto fiumi di antistaminici), o sono io che fra malattie&co ho perso di vista lo scorrere del tempo. Quella che a Marzo era stata un’influenza, con Aprile è diventata bronchite; vai di antibiotico ed ulteriori assenze dal lavoro, col pupo che partiva la mattina e tornava la sera dopo le 21 dichiarandomi “Ti voglio bene”, da quanto poco mi vedeva. Ora di Pasqua spunta fuori una vecchia conoscenza, l’eritema nodoso: dagli anche di cortisone. Le disgrazie sembravano non avere fine. Per fortuna avevamo già programmato una settimana di ferie, e complici le brutte previsioni del tempo ci siam piazzati a Belluno, dagli altri nonni; non so se si stia meglio in un hotel a 4 stelle o in casa da propria mamma, a fare poco e niente.
Mentre cercavo di farmi una ragione che fosse già fine Aprile – che fine aveva fatto il tempo? – il Nano giocava col cugino che ormai fa la terza elementare. Da allora ragiona di più e meglio, gli ha fatto bene la compagnia di un bambino più grande.
Infine siamo tornati alla vita normale. Immaginavamo una settimana leggera visto il ponte del 1° Maggio, invece lunedi esplode la bomba: molla l’ufficio e corri a scuola, il distretto sanitario deve somministrare un antibiotico a tutti i bambini, c’è stato un caso di meningite. Recupero il bambino (che si evita la profilassi essendo stato in ferie nella settimana del possibile contagio), faccio spesa, mollo il pupo al nonno e vado ad un colloquio di lavoro; torno a stra-ore, prelevo il pupo e finalmente si rientra a casa. Solo dopo aver addormentato il pupo mio marito mi rivela che la compagna di scuola ammalatasi di meningite, è già morta. Non chiudo occhio tutta la notte.
Dài i nani per scontati, ma è vero di punto in bianco potrebbero non esserci più; è vero, ma meglio non pensarci. Pensi che la morte è più difficile da accettare qui, dove un buon tenore di vita la rende più rara e quasi invisibile, e dove c’è un enorme investimento di forze ed emozioni sui pochi bambini circolanti. Ti racconti che deve essere più facile per una donna del terzo mondo, se hai sei o sette figli fa niente se ne perdi uno per strada; ma suona una palla micidiale. Il fatto è che non ti capaciti come una pupetta bionda e simpatica possa essersene andata così, in un battibaleno, e per reazione ti coccoli tuo figlio come se non lo vedessi da una settimana, lo consumi di scherzi e tenerezze. Solo il funerale pieno di musiche e bambini placa un po’ l’irrequietezza, il parroco fa ‘tanaliberatutti!’ con grande saggezza e senso del proprio ruolo. Per fortuna esistono i riti, mi ritrovo a pensare.
Poi non resta che leccarsi le ferite e riprendere il normale tran-tran settimanale. Con le giornate lunghe, dopo cena il piccolo insiste per scendere a “giocare con le bambine”, ovvero giocare in cortile coi figli dei vicini (tutti in età da scuola elementare); pur di vedersi accordato questo svago non succhia il pollice e fa molti meno capricci. Mamma si piazza su una panchina, un po’ legge e un po’ chiacchiera con le bambine, e intanto il nano fa il cercatore d’oro come ha visto alla TV (dai nonni), trova pepite inventa storie, e non fa scenate all’ora di rientrare perché sa che se è buono stasera, si guadagnerà un’altra uscita domani. Ragionevole ed alto oltre un metro: non lo riconosco più.

Incomprensioni

domenica, novembre 17th, 2013

career pandaPer fortuna che quando sei in giro, fai vita sociale, e tuo figlio ne esce come un pupetto garbato, simpatico e fantasioso, tuo marito ti guarda con gli occhioni liquidi e conclude:
cuoricinoè tutto merito tuocuoricino .
Quando poi si parla di prospettive di vita e problemi sul lavoro, quello stesso marito se ne esce con affermazioni opposte: ma che ‘tte frega, la più intelligente di famiglia sei tu, pensa alla carriera il pupo se la caverà in qualche modo.
Ma allora cosa vogliamo, in famiglia: un pupo sereno, o la moglie in carriera?
Non dico che i figli delle donne in carriera non siano sereni, è solo che di solito trovano dei riferimenti affettivi alternativi: i nonni, una baby-sitter, il cane, qualcun altro. Elio è stato molto cercato, ed ora che c’è mi dà fastidio farlo crescere a terzi, tanto più perché mi piace stare assieme a lui, è sempre tempo speso bene. Che comunque avendo io un lavoro da otto ore, una certa influenza educativa ce l’hanno anche i nonni: ma lavorando vicino a questi ultimi, almeno non devo perdere mezza giornata in viaggio prima di rivederlo la sera.
In fondo è un’equazione abbastanza semplice: nel momento in cui il padre di famiglia è spesso via per lavoro, la madre di famiglia ha bisogno di una certa prossimità geografica alla scuola del bambino, ed ai nonni che lo vanno a prendere a scuola e lo tengono finché mamma non esce dal lavoro, in modo che almeno uno dei due genitori possa fungere da punto di riferimento. Quindi mi va anche bene accontentarmi sul lavoro, pur di salvaguardare un certo equilibrio affettivo-famigliare. Mio marito invece, abituato alle lavatrici che si lavano e stendono da sole, alle camicie che scendono magicamente già stirate dal cielo, e ad un minimo di offerta culinaria serale quando rientra (tardi) dal lavoro (se rientra), pensa che tutte queste magie abbiano vita propria ed indipendente, e che anche i bambini di conseguenza siano del tutto auto-educanti. In fondo cosa vuole un pupetto, se non qualche coccola ed un sermone morale sulla vita e le cose, ogni tanto? Mamma, di cosa mai ti preoccupi?, trovati un lavoro figo e smettila di angustiarti. Tanto le lavatrici le camicie il cibo, arriveranno lo stesso – è una magia, no? – e il bambino sarà sereno e simpatico lo stesso – è nato così, no?
Beati ‘sti papà: la loro vita è davvero semplice e felice.

Sovrastruttura

venerdì, novembre 15th, 2013

white collar pandaTorda. Tonta. Babbiolona.
Si insomma, mamma quando vuole è anche simpatica, ma mi sembra un po’ troppo succube rispetto alle figure di autorità. Se l’oculista dice che sono cecàto, devo proprio mettere gli occhiali? Se la maestra dice che sono zero autonomo nel vestire, devo proprio far la fatica di imparare a vestirmi?
Voglio dire mamma, guardami: ho due begli occhioni espressivi, sono piccolo e morbidino, non ho neanche tre anni e mezzo… alla mia età ci vuole fango giochi e felicità, ma non li vedi i cartoni di Peppa Pig? Forse che Peppa porta gli occhiali? Forse che il suo fratellino viene stressato perché si vesta da solo? Non so, che manca?, vuoi iscrivermi ad un corso di violino? O peggio ad un corso di dizione, visto che dico ‘cazzatore’ al posto di ‘cacciatore’, e ‘pessare’ al posto di ‘pescare’?
Per fortuna che almeno non vengo stressato sul disegno. “E’ fermo al girino” ha sentenziato la maestra, spiegando che il girino è lo stadio espressivo dei due anni; ma poiché mio babbo a sua volta è sempre stato un cane in disegno, almeno in questo caso mamma non si è allarmata, ma ha ribattuto “Beh aspettatevi pure girini per tutto quest’anno”. O rischiavo di venire iscritto a ripetizioni di disegno già in prima Materna!
Però un po’ la capisco, la mamma, perché anche io piano piano mi sto lasciando riprogrammare da queste maestre. Per andare in bagno c’è un protocollo ferreo, la pipì la si fa sempre da seduti – anche i maschi – stando bene attenti che il ciccio sia giù, in modo da non fare zampilli a gittata lunga tipo putto della fontana. Io sto diventando bravino, tanto che anche a casa quando mi siedo sul vasino mi ripeto come un mantra “Cicciogiù”, e controllo bene che sia così, e chiedo anche conferma alla mamma. Poi però quando siamo in giro mamma o papà mi chiedono di fare la pipì in piedi, ed io divento matto, ma non lo sanno che NON SI PUO’?! Lo hanno detto le maestre! Perciò ogni volta mamma si arrabbia, mi prende a panino e mi fa fare la pipì sospeso, “come la fanno le bambine” dice lei. Ma a me che mi frega, in questi casi le spiego che anche io sono una bambina, purché non mi faccia fare la pipì in piedi. Sono Elia, mia sorella Elia – non vedi?
Cosa? Le bambine a questa età sanno tutte già vestirsi da sole? Per carità mamma, sono un maschio.

I bambini mi danno fastidio

venerdì, ottobre 4th, 2013

furibondoSono stato impeccabile. Ho dato tempo al tempo, ho dato fiducia, mi sono mimetizzato con la tappezzeria. L’anno scorso andavo a scuola, mi piaceva molto, adoravo le maestre, quest’anno la scuola è diversa ma non importa, mi fido di mamma e poi se anche Marco e Mirco sono qua, è giusto che ci sia anch’io.
Ma analizziamo i fatti:
1) Mirco non è neanche in classe mia, ho dovuto attaccarmi come una cozza al solo Marco.
2) ci sono bambini OVUNQUE.
3) la mattina mamma non può mollarmi nella mia splendida aula deserta, ma devo stare con la bolgia infernale e aspettare che la maestra ci porti in classe. IO SCHIACCIO TUTTI. A casa il mio gioco preferito è diventato passare per ore lo schiacciasassi sul tappeto di casa, fatalità.
4) c’è un casino assoluto. Tizi che corrono e ti travolgono, nani urlanti, ma da dove arrivano tutti questi incivili??! Noi ex del Nido siamo sconvolti e atterriti. Con me quest’anno sono entrati un sacco di pupi nuovi, ora che le maestre prendono il controllo saremo già laureati.
5) una mattina ero così furibondo che mamma mi mollasse in quell’infermo, che ho pure menato la maestra e dato calci alla porta, insomma mi son fatto sentire eh.
6) unica pausa di pace: l’altro giorno i miei compagni di classe sono usciti assieme per fare religione, ed io son rimasto in classe con la maestra tutta per me, i libri tutti per me, ah ragazzi questa sì che è vita!
Poi però oggi, mamma era venuta a prendermi dopo pranzo, e ho visto tutti quei bambini in fila pronti ad uscire in giardino, loro si fermavano a scuola a divertirsi e dormire mentre io tornavo a casa con mamma, insomma m’è salita un’invidia, un livore… Urlando e scalciando ho fatto notare a mamma questa ingiustizia, e mamma ha spergiurato che settimana prossima posso dormire anche io a scuola; poi mi ha trascinato via come un sacco di patate, non capisco perché.

Perché?

mercoledì, settembre 18th, 2013

tare phoneChi è quel signore? – Non lo so.
Dove va? – Andrà a casa.
Perché va a casa? – E tu perché torni a casa?
Dei garage. Sono due garage. Perché sono due? – Perché non sono uno e non sono tre, quindi sono due.
E quello? Come si chiama? – Chiediglielo tu.
Chi è quella signora? – Non lo so!
E perché non lo sai? – Amore non so tutto di tutti, non sono mica Google!
Questa la passeggiata-tipo col pupetto: lui sulla bici senza pedali, il babbo che mentre arranca deve rispondere ad una gragnuola di domande idiote. Ma perché imparano a parlare? PERCHE’?
L’unica grande consolazione arriva la sera, quando – perfida – mamma chiama i genitori lontani, il pupo vuole parlarci e non li molla più, racconta cose sue o si fa raccontare di tutto, e quando nonno ci prova per la sesta volta “Allora buonanotte, eh?”, lui risponde categorico:”No”, e poi parte con qualche discorso, o si fa passare la nonna giusto per tirarla lunga. Mamma impietosita a un certo punto inizia “Elio dammi il telefono!”, e quello si alza e continua a telefonare trotterellando in corridoio, che tocca inseguirlo. Non tace mai, con tutto che in questi giorni è pure malatino. L’altra mattina non ha avuto pietà neanche del tecnico della caldaia: ne controllava l’attrezzatura, faceva commenti sulle varie fasi di lavoro, chiedeva il perché e il percome. Per fortuna è un pupo educato, faceva le sue apparizioni poi scompariva per un po’, lasciando lavorare il malcapitato che forse aveva a sua volta figli piccoli, visto come rispondeva a tono.
Per fortuna quando il gioco si fa duro, c’è sempre l’iPad. Restano insostituibili il parrucchiere TocaBoca, e le app della Fox&Sheep: magari ci giochiamo una o massimo due volte alla settimana, ma per noi padri moderni è ancora il mezzo più efficace per ammansire la belva. Almeno giocando, la smette di chiedere perché!

Scusa se sono il babbo

mercoledì, giugno 26th, 2013

dimenticatoE’ bello prendersi una settimana di ferie, tutti e tre assieme al mare, finalmente. Vita di famiglia, fatta di tante piccole soddisfazioni, e sembran piccole ma poi, vuoi mettere, son cose che ti tengono in piedi quando la vita si fa dura, son cose che restano eh.
Tipo quando tuo figlio passa la mattina a seguire il giardiniere, mentre taglia l’erba nel parco dell’hotel: prima vedi ‘sto armadio d’uomo col suo tagliaerba super-professional, poi a debita distanza arriva il nanetto, sempre dietro ma senza dar fastidio. Gli altri bambini dell’hotel a tratti si uniscono al gruppo e fanno una piccola coda di nani – beh gli altri son tutti più grandi, a dire il vero – ma solo il nostro è preciso, si tiene ben dietro e non dà mai fastidio, gli altri – principianti! – sono ora avanti ora indietro, un po’ fra i piedi a dirla tutta, e si vede che il giardiniere taglierebbe anche loro non fosse che si stufano presto, e passano ad altro. Mentre il Nano sempre dietro, non molla, e sai che gli frega degli altri bambini.
Nel frattempo mamma e papà potrebbero anche essere morti, che importa. Quella fastidiosa di mia moglie ne approfitta per leggere, io mi rodo a bordo campo. Per fortuna del Nano, la temperatura non è poi così eccelsa e non c’è fretta di andare in spiaggia, poi mentre pedina il giardiniere digerisce la colazione (un uovo sodo!), e ci evitiamo la congestione in spiaggia – che poi chi lo spiega alle nonne.
Quando il giardiniere ha finito, il pupo ti fa notare che è bravo come il nonno Dino, come dire: io sono il babbo e non sono il nonno Dino, voglio dire somiglio a mio padre ma non ho il tagliaerba. Poi spunta anche il nome di Gustavo Bressan, il nostro vicino di casa che si prende cura del giardino condominiale – si amore, è bravissimo anche Gustavo Bressan. Avevo sperato di far colpo sulla creatura con Farming Simulator, ma ho l’ennesima riprova che di fronte a questi colossi del giardinaggio divento l’Uomo Invisibile.
Ciao piccino, ti ricordi quel tizio un po’ peloso che vive con te e la mamma? Ecco, sono io!

Ma si certo, a fine estate torniamo qui qualche giorno e ci sarà anche il nonno Osvaldo, che bello.

Senape e vecchi merletti

giovedì, aprile 25th, 2013

scary pandaMia moglie dice che ultimamente mi ammalo spesso, chiaro segno che dovrei cambiar lavoro. Le donne capiscono sempre tutto loro, eh.
Comunque la tizia ha fatto comodo, l’altra sera mentre seduto in divano credevo di morire. Dolori di stomaco, formicolio a mani e piedi, sembrava che stesse tutto per finire in quel momento; poi per istinto mi sono steso e la cosa si è ridimensionata, abbiamo disdetto la chiamata al 118. Quello del 118 comunque ha ipotizzato che, dati sesso ed età, potevano essere sintomi da stress – anche quelli del Pronto Intervento capiscono sempre tutto loro, eh.
Più tardi, mia moglie controllando in Internet ha diagnosticato “congestione”, ed io guardandomi nella coscienza ho diagnosticato “intossicazione alimentare”: e poi faccio una testa così a lei, quando mangia ravioli scaduti da due giorni…
Ammirevole l’aplomb della creatura mentre il padre rischiava di morire: non mi ha cagato di striscio, salvo ordinarmi “Babbo siediti” (=tirati sù e fammi posto) quando voleva mettersi in divano, per vedere la sua puntata serale di Trattorino Rosso.
Alla fine, col veleno che non andava sù da una parte né giù dall’altra, a mia mamma è venuta l’idea della cara, vecchia boule d’acqua calda, ed oggi sono un altro. Tutto come in un giallo: c’è quasi scappato il morto, e chi è l’assassino? A mia moglie ho promesso un anello, se non rivelerà il segreto.