Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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L’avevo capito

lunedì, novembre 9th, 2020

Mamma e papà pensano che io sia scemo, e cieco per giunta, ma non è così. Quando la mamma qualche sera fa, mentre rientravamo in auto mi ha detto che la nonna era morta, l’avevo già capito da me. Le nostre visite frequenti, la sua salute sempre peggiore, quel trovarla scarmigliata e scontrosa, le occhiate di tutti l’uno con l’altro. Ormai sono grande, certe cose le capisco, e infatti il mio primo pensiero è andato alla cuginetta piccola – chissà come l’avrebbe presa – e a mio nonno che è rimasto solo.
Mamma mi ha spiegato che non hanno mai parlato apertamente con me circa la gravità della situazione, perché avevano paura che io poi ne domandassi direttamente alla nonna; siccome la nonna fino all’ultimo pensava di poter guarire, non volevano rischiare che io facessi domande inopportune. Nell’ultimo periodo la nonna era in stato confusionale, e forse è andata meglio così. Papà aveva capito che ormai era questione di giorni, mamma è un po’ cascata dal pero – l’eterna polla ottimista.
Io sono grande e forte, ho capito, e malgrado inizialmente fossi un po’ spaventato all’idea, ho pure avuto il coraggio di salutare il cadavere. La camera ardente è stata fatta a casa dei nonni, quindi ho avuto il tempo di guardarmi la nonna tutto il tempo che volevo, e anche più volte. Che strano vedere dei corpi che sembrano delle persone che conoscevamo, ma al tempo stesso non lo sono più. Mi spiace invece per mia cuginetta piccola, alla quale la nonna non l’hanno fatta più vedere, e alla quale hanno raccontato una storiella un po’ scema di un medico divino e che la bara è una valigia e di una clinica fra le nuvole, insomma mancavano solo i Miei Mini Pony – bah! Comunque al funerale l’ho vista serena, giocava con le sue bambole e ignorava tutto in generale – a parte me, il suo mitico cugino grande – quindi penso che ce la farà.
Ora è il nonno al quale dobbiamo pensare. Voglio andare a trovarlo ogni weekend, ha bisogno di sentirci vicini e soprattutto ha bisogno di ME. Di me e anche del mio cane, ovviamente. Ci pensiamo noi!

Ho imparato

domenica, settembre 13th, 2020

Ho imparato a ballare il Sirtaki. Batto il tempo col piede, anche se solo col sinistro. So scendere le scale al contrario. Sto su una gamba sola, saldo e sicuro come un fenicottero – più o meno. Scrivo in modo sempre stentoreo, ma comprensibile, e ora che ho capito come si tiene una penna in mano riesco perfino a vedere quello che ho scritto, e a correggermi l’ortografia. Sto imparando a mettere in ordine i pensieri, per poter descrivere persone o luoghi. Sto perfino studiando come si fa a saltare la corda – ma non saprei dire se lo imparerò mai, ne dubito. In cambio ho aiutato mamma a fare il budino, per mescolare giravo il polso come ora faccio con la penna, e mamma si è sdilinquita; come si sdilinquiscono facili, ‘ste mamme.
Domani inizia la scuola: sono super contento di tornare a stare coi miei vecchi compagni di classe, ma dovrò diminuire le mie visite alla Maestra Lidia, io sarò più impegnato e lei pure, inizierà a seguire anche altri bambini. Ma sono stati mesi di grandi soddisfazioni, non voglio assolutamente smettere di vederla. La Maestra Lidia è davvero una pro!!!

La maestra

domenica, giugno 21st, 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? E intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione: questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata.
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione del problema sottintende che esso sia ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente a quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Quando il bambino è in vacanza

mercoledì, marzo 25th, 2020

Da fine Febbraio la creatura è in vacanza. Niente scuola e nessun contatto visivo con le maestre, solo la stampa settimanale dei compiti da fare. Lui i compiti li porta a termine, ma per farli si fa tirare come un asino perché è in vacanza, riposare è un suo diritto; e poi tanto le maestre mica li controllano, ‘sti compiti.
Le prime settimane avevo attivato la stessa routine della malattia: il pupo passava la mattina dalla babysitter, il pomeriggio dai nonni, era tutto sotto controllo; il ricordo delle maestre era recente e la collaborazione abbondava. Poi un primo stadio di emergenza: con la nonna impegnata in un nuovo ciclo di cure, il pupo ha iniziato a vivere dalla babysitter vari giorni alla settimana. A quel punto e con grande amarezza ho calcolato che, se si andava avanti così, il mio intero stipendio mensile non sarebbe bastato a pagare la babysitter. Infine una mattina, all’improvviso, tana-libera-tutti: marito a casa (lui può telelavorare), e pupo che figuriamoci se accetta di uscire dalla porta se vede suo papà che colonizza il salotto.
Il problema è che la sottoscritta continua ad andare e venire dall’ufficio, anzi, il carico di lavoro non è mai stato così pesante – far funzionare tutto malgrado i cascami del coronavirus, da diventare matti. La sera quando torno prima di cucinare (o mentre cucino) devo controllare i compiti fatti, eventualmente interrogare la creatura su quanto letto e studiato. Dopo cena un po’ di relax (= due chiacchiere col marito), ma appena messo a letto il pupo bisogna preparare la lista compiti per il giorno dopo, concordare col marito cosa mangeranno a pranzo, sbrigare le normali faccende di casa (piatti, lavatrici eccetera). Quindi in ufficio si lavora di più + a casa si lavora di più – non c’è neanche più la palestra almeno una sera a settimana = è tutto uno schifo.
Nel frattempo che invidia tutte ‘ste mamme del gruppo Whatsapp piene di tempo e voglia di comunicare, che durante il giorno si dedicano ai figli mentre il nostro, sarò sincera, non so neanche come fa ad arrangiarsi tutto da solo, e a farmi pure trovare dei compiti fatti malgrado un papà quasi sempre al telefono o impegnato in urgenze. Qualche settimana fa speravo che l’Italia si sarebbe  fermata tutta per qlc settimana, come la Cina, e allora anche io avrei potuto fermarmi e riprendere fiato; e invece eccomi ancora qua, a girare come una trottola per mandare avanti ufficio e famiglia, con maestre pagate dalla Stato per mandare qualche scheda via rappresentante di classe – ma quanto gliene può fregare a un bambino di impegnarsi nei compiti, se poi a correggerlo è sempre e solo la mamma?!
Certi giorni mi sembra di essere precipitata in un incubo, poi per fortuna le forze cedono, schianto a letto e la stanchezza azzera tutto. Il giorno dopo, però, si ricomincia.

La valutazione ASL

venerdì, gennaio 25th, 2019

E’ arrivato il nome ufficiale, il sigillo che accompagnerà la creatura per tutta la sua carriera scolastica: disgrafico. Non rimbecillito, non pigro, non assertivo-oppositivo, non disturbato nell’attenzione: semplicemente non sarà mai in grado di scrivere, e questa sua difficoltà gli ha fatto sviluppare un gran rifiuto per la scuola e per i compiti.
Siamo stati fortunati: la psicologa Asl che ha preso in carico il pupo si è rivelata molto in gamba – malgrado a mio marito non fosse minimamente piaciuta – e ci ha presentato un rapporto molto dettagliato, molto attento a tutte le componenti fisiologiche, restituendoci un quadro che sia noi come genitori sia le maestre abbiamo riconosciuto corrispondere completamente a nostro figlio. Che sollievo. Le maestre hanno spergiurato che gli verranno incontro, dosando i voti in relazione al suo disturbo piuttosto che costruendogli un piano didattico specifico; infatti secondo loro il problema del pupo è ancora lieve rispetto al disgrafico puro, che è completamente bloccato, e vogliono farlo lavorare alla pari col resto della classe per non farlo sentire diverso. O forse dovrei scrivere diverso, o ‘diverso’: per sottolineare che la diversità nasconde la parola handicap, sia nella visione delle maestre sia nella visione che il pupo ha di sé stesso, con tutto il vissuto di biasimo sociale che tale termine comporta. Diverso = sfigato, direbbero i suoi compagni di scuola.
Come genitori ci siamo precipitati a riempire di coccole la creatura, a spiegargli la situazione, ad acquistare quaderni per la scrittura facilitata. La psicologa Asl ha chiarito che l’unico futuro per il bambino sarà scrivere con la tastiera, ma per poterlo fare a scuola devono diventare davvero veloci, perciò sarà una capacità da acquisire col tempo, magari dalle medie in poi. E nel frattempo per aiutare il pupo a recuperare un po’ di attenzione e precisione in quello che fa, dovrà iniziare un percorso doppio: psicomotricità abbinata ad attività alla scrivania. Quindi riprenderemo le uscite anticipate da scuola una volta alla settimana, cambieremo psicologhe, e avanti coi lavori (e la spesa!, perché sono sempre supporti erogati da medici privati) sperando che sia la volta giusta.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Il mondo salvato dai cagnolini

domenica, marzo 4th, 2018

Mamma mi odia. Papà mi preferisce Zelda. La zia ha già una figlia di suo, non posso piazzarmi da lei. Le maestre pensano che io sia un ritardato, e mi hanno mandato dalla psicologa. E allora io mi trasferisco dal nonno: ha un giardino, ha tanto amore da dedicarmi, ha una cuoca che lavora per lui (la nonna, che ora sta meglio), e specialmente HA UN CANE! Un cucciolo di cocker, due mesi appena compiuti, si chiama Whisky – come metà dei cocker, dice mamma. E’ bellissimo. E’ dolcissimo. E’ il mio cane. Forse, dopo un mese che abbraccio freneticamente il mio cane di peluche, il mio desiderio di avere un cane ha preso vita e ha generato Whisky.
Il nonno però è un po’ cattivo con Whisky. Esige che dorma nella cuccia, che non pisci sul pavimento, che non morda. Gli adulti sono perversi, se non mettono una regola su tutto si sentono male. Quando il nonno rimprovera Whisky mi arrabbio e lo difendo, e un po’ anche mi offendo, ci sto male. Perciò ogni sera che posso o nel weekend chiedo di poter stare dai nonni, per controllare che il nonno non tratti male il MIO cane.
A scuola la materia che trovo più pallosa è religione, ma l’arrivo di Whisky a casa dei nonni mi fa pensare che forse Dio esiste, e che in fondo non deve essere tanto male.

Il tritatutto

sabato, novembre 5th, 2016

mangia mangia mangiaCome siamo arrivati a questo punto? Da quando è iniziata la scuola, il mondo come lo conoscevamo ci è crollato addosso, nulla è più lo stesso. La mattina tutto può diventare una mina-antiuomo: i video da guardare mentre si fa l’aerosol, cosa mangiare o non mangiare a colazione, quale dolcetto mangiare dopo colazione, lavarsi i denti, mettersi i calzini, mettersi le scarpe. L’unica cosa che va liscia è il vestirsi appena alzato, forse perché lo vesto io per non perdere tempo. E poi le cene saltate, e i ricatti nel w-end dove un momento prima sei con un pupetto simpatico, e un attimo dopo il pupetto è diventato una belva che sbava desideri assurdi per il solo gusto di dare fastidio, di sentirsi dire “no” e di incornarti con quella scusa. Un amico maestro alle elementari dice che prima di Natale non si abituano; ma chi ci arriva vivo a Natale, di questo passo?
Il nano continua a protestare che vuole tornare alla scuola materna. D’altra parte l’inizio è stato davvero tosto: scrittura in maiuscolo e minuscolo – lui fa ancora fatica a tenere la matita in mano, quando scrive in minuscolo si imbufalisce e c’è da capirlo – e a conclusione delle vocali il primo dettato. La maestra di matematica per fortuna lavora più lentamente, per i primi tempi sta lasciando alla collega di italiano il ruolo di poliziotto cattivo. E poi scuola che vai cucina che trovi; per quanto l’azienda che cura i pasti per le elementari sia la stessa che li curava per la materna, cambia comunque la mano del cuoco e le prime settimane il pupo sta mangiando malvolentieri e fatica a digerire.
Anche la sveglia alle 6:30 per poter uscire di casa alle 7:30 di certo gli dà fastidio, rispetto ai vecchi ritmi ‘arrivo quando arrivo’ tipici delle scuola materna. Una volta ero io che gli mettevo fretta per prepararsi e uscire, ero io che avevo bisogno di timbrare in orario; ora è lui quello che ‘timbra’ prima di tutti e io arrivo al lavoro in anticipo, pure col tempo di prendere un panino fresco ogni mattina per la merenda del giorno dopo.
Nel frattempo i nonni sono in super-agitazione. Il secondo giorno di scuola avevo già litigato con mia suocera perché voleva che mandassi il bambino a ripetizioni di italiano; “non deve sfigurare di fronte agli altri”, la sua motivazione. Io stessa mi altero parecchio nel w-end quando è ora di un breve ripasso, mentre suo papà tuona insulti e maledizioni tipo moralista medievale tipo stolti !, meritate di bruciare e soffrire tra le fiamme dell’Inferno !, sarete per sempre dei buoni-a-nulla!
Siamo tutti impazziti. Ma forse è questo che ci salva: non ho le forze fisiche di strangolare tutti, quindi tiro avanti a testa bassa e cerco di non pensare. Che Natale arrivi presto!

Traguardi

mercoledì, marzo 2nd, 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

I pompieri

sabato, dicembre 5th, 2015

I PompieriIo lo sapevo. Lo sapevo che in fondo al suo cuoricino, da qualche parte, mio figlio era umano. Quindi mentre stasera mia moglie si sorprendeva, si rallegrava, io invece ero tranquillo, io me l’aspettavo che sarebbe successo. Io sapevo.
Gli unici film mai visti dal Nano in vita sua erano stati:
Cars
Madagascar
Inside Out
I primi due li vedeva da piccolo, ma saranno almeno due anni che non ne vuole più sapere; è infatti entrato nel tunnel del ‘fa paura’. Cosa fa paura? TUTTO.
Inside Out l’ha visto al cinema con noi, dopo che l’ho opportunamente e ripetutamente adescato col trailer di Rabbia che spacca tutto con una sedia. In questo caso c’erano troppi testimoni, ha sopportato la visione stoicamente e si è dedicato all’incentivo – i popcorn.
A scuola, a spezzoni, hanno visto Wall-E e gli è quasi piaciuto. Poi quando sono passati al Re Leone, la creatura ha discusso con sua mamma quali tecniche applicare per evitare visioni indesiderate; che se qualcosa fa paura non esiste proprio che lui la guardi, fanculo anche le maestre.
A casa nostra il tormentone di papà non è “Chiamo il Babau” quanto “Guarda che se non fai il bravo metto su Harry Potter”. Che vita culturalmente grama, quanti sabati sera sprecati a promettere popcorn e visioni tutti assieme stretti sul divano, per poi ridursi io al computer, la moglie a lavare i piatti e lui a flipparsi il solito dvd di Shaun The Sheep. Tipo Fantozzi sull’isola deserta: che bello, anche stasera al ‘cinema’ danno il mare… ancora il mare…Insomma per quanto riguarda la fiction (i documentari naturalistico-industriali non sono mai mancati) non si riusciva mai ad andare oltre Shaun The Sheep o Masha & Orso. Finché stasera è accaduto quel che sapevo doveva accadere: abbiamo visto un film tutti assieme, alla tv.
La TV!, che cosa di una volta, con tutto che la accendiamo una volta al mese. Il miracolo è accaduto con ‘I Pompieri’ di Neri Parenti, iniziato alle 19 su una rete minore, trovato per caso facendo zapping. Abbiamo cenato in salotto per non spezzare l’incanto. Mia moglie si è persa in elucubrazioni intellettuali, tipo le similitudini fra la comicità anni ’80 e la testa di un pupo di cinque anni. Io invece credo che il film gli sia piaciuto perché c’erano i pompieri – figure di sicuro appeal su un maschio di quell’età – e dei bravi comici: abbastanza bravi da farti ridere, abbastanza comici da sottintendere che era tutto finto. E quell’ignorante di mia moglie manco l’aveva mai visto, ‘I pompieri’!
Da qui a fargli vedere ‘Guerre Stellari’ (almeno il primo!) ce ne passa, ma sono certo che questo sia solo l’inizio.