Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘grandi eventi’

Quando il bambino è in vacanza

mercoledì, marzo 25th, 2020

Da fine Febbraio la creatura è in vacanza. Niente scuola e nessun contatto visivo con le maestre, solo la stampa settimanale dei compiti da fare. Lui i compiti li porta a termine, ma per farli si fa tirare come un asino perché è in vacanza, riposare è un suo diritto; e poi tanto le maestre mica li controllano, ‘sti compiti.
Le prime settimane avevo attivato la stessa routine della malattia: il pupo passava la mattina dalla babysitter, il pomeriggio dai nonni, era tutto sotto controllo; il ricordo delle maestre era recente e la collaborazione abbondava. Poi un primo stadio di emergenza: con la nonna impegnata in un nuovo ciclo di cure, il pupo ha iniziato a vivere dalla babysitter vari giorni alla settimana. A quel punto e con grande amarezza ho calcolato che, se si andava avanti così, il mio intero stipendio mensile non sarebbe bastato a pagare la babysitter. Infine una mattina, all’improvviso, tana-libera-tutti: marito a casa (lui può telelavorare), e pupo che figuriamoci se accetta di uscire dalla porta se vede suo papà che colonizza il salotto.
Il problema è che la sottoscritta continua ad andare e venire dall’ufficio, anzi, il carico di lavoro non è mai stato così pesante – far funzionare tutto malgrado i cascami del coronavirus, da diventare matti. La sera quando torno prima di cucinare (o mentre cucino) devo controllare i compiti fatti, eventualmente interrogare la creatura su quanto letto e studiato. Dopo cena un po’ di relax (= due chiacchiere col marito), ma appena messo a letto il pupo bisogna preparare la lista compiti per il giorno dopo, concordare col marito cosa mangeranno a pranzo, sbrigare le normali faccende di casa (piatti, lavatrici eccetera). Quindi in ufficio si lavora di più + a casa si lavora di più – non c’è neanche più la palestra almeno una sera a settimana = è tutto uno schifo.
Nel frattempo che invidia tutte ‘ste mamme del gruppo Whatsapp piene di tempo e voglia di comunicare, che durante il giorno si dedicano ai figli mentre il nostro, sarò sincera, non so neanche come fa ad arrangiarsi tutto da solo, e a farmi pure trovare dei compiti fatti malgrado un papà quasi sempre al telefono o impegnato in urgenze. Qualche settimana fa speravo che l’Italia si sarebbe  fermata tutta per qlc settimana, come la Cina, e allora anche io avrei potuto fermarmi e riprendere fiato; e invece eccomi ancora qua, a girare come una trottola per mandare avanti ufficio e famiglia, con maestre pagate dalla Stato per mandare qualche scheda via rappresentante di classe – ma quanto gliene può fregare a un bambino di impegnarsi nei compiti, se poi a correggerlo è sempre e solo la mamma?!
Certi giorni mi sembra di essere precipitata in un incubo, poi per fortuna le forze cedono, schianto a letto e la stanchezza azzera tutto. Il giorno dopo, però, si ricomincia.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Il mondo salvato dai cagnolini

domenica, marzo 4th, 2018

Mamma mi odia. Papà mi preferisce Zelda. La zia ha già una figlia di suo, non posso piazzarmi da lei. Le maestre pensano che io sia un ritardato, e mi hanno mandato dalla psicologa. E allora io mi trasferisco dal nonno: ha un giardino, ha tanto amore da dedicarmi, ha una cuoca che lavora per lui (la nonna, che ora sta meglio), e specialmente HA UN CANE! Un cucciolo di cocker, due mesi appena compiuti, si chiama Whisky – come metà dei cocker, dice mamma. E’ bellissimo. E’ dolcissimo. E’ il mio cane. Forse, dopo un mese che abbraccio freneticamente il mio cane di peluche, il mio desiderio di avere un cane ha preso vita e ha generato Whisky.
Il nonno però è un po’ cattivo con Whisky. Esige che dorma nella cuccia, che non pisci sul pavimento, che non morda. Gli adulti sono perversi, se non mettono una regola su tutto si sentono male. Quando il nonno rimprovera Whisky mi arrabbio e lo difendo, e un po’ anche mi offendo, ci sto male. Perciò ogni sera che posso o nel weekend chiedo di poter stare dai nonni, per controllare che il nonno non tratti male il MIO cane.
A scuola la materia che trovo più pallosa è religione, ma l’arrivo di Whisky a casa dei nonni mi fa pensare che forse Dio esiste, e che in fondo non deve essere tanto male.

Il tritatutto

sabato, novembre 5th, 2016

mangia mangia mangiaCome siamo arrivati a questo punto? Da quando è iniziata la scuola, il mondo come lo conoscevamo ci è crollato addosso, nulla è più lo stesso. La mattina tutto può diventare una mina-antiuomo: i video da guardare mentre si fa l’aerosol, cosa mangiare o non mangiare a colazione, quale dolcetto mangiare dopo colazione, lavarsi i denti, mettersi i calzini, mettersi le scarpe. L’unica cosa che va liscia è il vestirsi appena alzato, forse perché lo vesto io per non perdere tempo. E poi le cene saltate, e i ricatti nel w-end dove un momento prima sei con un pupetto simpatico, e un attimo dopo il pupetto è diventato una belva che sbava desideri assurdi per il solo gusto di dare fastidio, di sentirsi dire “no” e di incornarti con quella scusa. Un amico maestro alle elementari dice che prima di Natale non si abituano; ma chi ci arriva vivo a Natale, di questo passo?
Il nano continua a protestare che vuole tornare alla scuola materna. D’altra parte l’inizio è stato davvero tosto: scrittura in maiuscolo e minuscolo – Elio fa ancora fatica a tenere la matita in mano, quando scrive in minuscolo si imbufalisce e c’è da capirlo – e a conclusione delle vocali il primo dettato. La maestra di matematica per fortuna lavora più lentamente, per i primi tempi sta lasciando alla collega di italiano il ruolo di poliziotto cattivo. E poi scuola che vai cucina che trovi; per quanto l’azienda che cura i pasti per le elementari sia la stessa che li curava per la materna, cambia comunque la mano del cuoco e le prime settimane Elio sta mangiando malvolentieri e fatica a digerire.
Anche la sveglia alle 6:30 per poter uscire di casa alle 7:30 di certo gli dà fastidio, rispetto ai vecchi ritmi ‘arrivo quando arrivo’ tipici delle scuola materna. Una volta ero io che gli mettevo fretta per prepararsi e uscire, ero io che avevo bisogno di timbrare in orario; ora è lui quello che ‘timbra’ prima di tutti e io arrivo al lavoro in anticipo, pure col tempo di prendere un panino fresco ogni mattina per la merenda del giorno dopo.
Nel frattempo i nonni sono in super-agitazione. Il secondo giorno di scuola avevo già litigato con mia suocera perché voleva che mandassi il bambino a ripetizioni di italiano; “non deve sfigurare di fronte agli altri”, la sua motivazione. Io stessa mi altero parecchio nel w-end quando è ora di un breve ripasso, mentre suo papà tuona insulti e maledizioni tipo moralista medievale – stolti!, brucerete e soffrirete per sempre fra le fiamme infernali!, sarete per sempre dei buoni-a-nulla!
Siamo tutti impazziti. Ma forse è questo che ci salva: non ho le forze fisiche di strangolare tutti, quindi tiro avanti a testa bassa e cerco di non pensare. Che Natale arrivi presto!

Traguardi

mercoledì, marzo 2nd, 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

I pompieri

sabato, dicembre 5th, 2015

I PompieriIo lo sapevo. Lo sapevo che in fondo al suo cuoricino, da qualche parte, mio figlio era umano. Quindi mentre stasera mia moglie si sorprendeva, si rallegrava, io invece ero tranquillo, io me l’aspettavo che sarebbe successo. Io sapevo.
Gli unici film mai visti dal Nano in vita sua erano stati:
Cars
Madagascar
Inside Out
I primi due li vedeva da piccolo, ma saranno almeno due anni che non ne vuole più sapere; è infatti entrato nel tunnel del ‘fa paura’. Cosa fa paura? TUTTO.
Inside Out l’ha visto al cinema con noi, dopo che l’ho opportunamente e ripetutamente adescato col trailer di Rabbia che spacca tutto con una sedia. In questo caso c’erano troppi testimoni, ha sopportato la visione stoicamente e si è dedicato all’incentivo – i popcorn.
A scuola, a spezzoni, hanno visto Wall-E e gli è quasi piaciuto. Poi quando sono passati al Re Leone, la creatura ha discusso con sua mamma quali tecniche applicare per evitare visioni indesiderate; che se qualcosa fa paura non esiste proprio che lui la guardi, fanculo anche le maestre.
A casa nostra il tormentone di papà non è “Chiamo il Babau” quanto “Guarda che se non fai il bravo metto su Harry Potter”. Che vita culturalmente grama, quanti sabati sera sprecati a promettere popcorn e visioni tutti assieme stretti sul divano, per poi ridursi io al computer, la moglie a lavare i piatti e lui a flipparsi il solito dvd di Shaun The Sheep. Tipo Fantozzi sull’isola deserta: che bello, anche stasera al ‘cinema’ danno il mare… ancora il mare…Insomma per quanto riguarda la fiction (i documentari naturalistico-industriali non sono mai mancati) non si riusciva mai ad andare oltre Shaun The Sheep o Masha & Orso. Finché stasera è accaduto quel che sapevo doveva accadere: abbiamo visto un film tutti assieme, alla tv.
La TV!, che cosa di una volta, con tutto che la accendiamo una volta al mese. Il miracolo è accaduto con ‘I Pompieri’ di Neri Parenti, iniziato alle 19 su una rete minore, trovato per caso facendo zapping. Abbiamo cenato in salotto per non spezzare l’incanto. Mia moglie si è persa in elucubrazioni intellettuali, tipo le similitudini fra la comicità anni ’80 e la testa di un pupo di cinque anni. Io invece credo che il film gli sia piaciuto perché c’erano i pompieri – figure di sicuro appeal su un maschio di quell’età – e dei bravi comici: abbastanza bravi da farti ridere, abbastanza comici da sottintendere che era tutto finto. E quell’ignorante di mia moglie manco l’aveva mai visto, ‘I pompieri’!
Da qui a fargli vedere ‘Guerre Stellari’ (almeno il primo!) ce ne passa, ma sono certo che questo sia solo l’inizio.

Smetto quando voglio

venerdì, luglio 10th, 2015

stoned pandaOrmai sono grande, e si vede. Ad esempio: ho cinque anni. Ogni volta che posso indosso la maglietta di Spider Man. So andare sulla bici a pedali, e ho una bici GRANDISSIMA. Mamma mi ha preso gli occhiali nuovi, da grande appunto. Per il mio compleanno ho finalmente ottenuto una pistola, una vera da cowboy, che se voglio ci sono anche gli spari che si inseriscono nel tamburo e fanno PAM!
Tremate gente, arriva il bambino grande! Ta-ta-tata-ta-ta-tà!
Ora che sono grande ho avuto accesso a un dottore nuovo, il dottore delle parole. Le maestre hanno detto a mamma che parlo male, e che deve farmi curare. Perciò siamo andati assieme dal dottore delle parole, cioé il logopedista, che poi è una dottoressa chiamata Signorina Rottermeier, o qualcosa del genere. Questa ci ha spiegato che a forza di ciucciarmi il dito la mia lingua è diventata piatta, pigra e poco mobile, e per questo biascico e non so dire la C, e la G, e manco la S mi viene tanto bene (la R invece la posso storpiare a piacimento, vai a capire). Mi ha insegnato alcuni esercizi da fare durante l’estate, ogni giorno; ah ah ah!, che gran burlona questa signorina Rottermeier, figurati se mi metterò là ogni giorno a perdere tempo, io il bambino grande più figo al mondo, più forte e più coraggioso e più bravo dai tempi dei vampiri (non so cosa c’entri, ma citare i vampiri o gli zombie fa sempre tanto bambino grande).
Le maestre, che come è noto non si fanno mai gli affari loro, hanno anche spifferato a mamma che quando sono in classe mi ciuccio ancora il pollice, e ora mamma è inferocita. Ma io le ho detto: bella zio!, scialla, no problem. Io ora sono grande, ho la pistola nuova. Tengo la pistola in mano, ci vado pure a dormire, e così il dito non si infila in bocca ma resta aggrappato al grilletto. Che ci vuoi fare, noi duri cowboy così viviamo, sempre all’erta contro il nemico. Relax baby, smetto quando voglio; anzi guarda, smetti pure di fasciarmi i pollici ogni sera prima di andare a dormire, perché ho già smesso.

Devo sempre fare tutto io

lunedì, maggio 18th, 2015

panda bikerUn giorno qualcuno dovrà spiegarmi a cosa servono i genitori.
E’ praticamente da un anno che si ingegnano per farmi andare sulla bici a pedali, e a farmi abbandonare la mia adorata bici senza pedali, compagna di una vita. Prima ci hanno provato con l’antica biciclettina di una cugina lontana (mai conosciuta): il babbo ha gonfiato le ruote, la mamma l’ha portata dal biciclettaro a regolare il freno, poi si aspettavano che ci saltassi sopra e partissi. Mai degnata di uno sguardo.
Quindi si son fatti prestare dal vicino (parliamo dell’estate scorsa!) una bici propedeutica: niente freni, ma pedali che vanno sia avanti che indietro. Me l’hanno proposta ogni santo weekend e ogni tanto, tipo una volta ogni tre mesi, l’ho pure usata per dieci minuti consecutivi, loro dietro a tenermi mentre io provavo a pedalare e a non schiantarmi. Cosa non si fa per far contenti i vecchi. Solo che nel frattempo sono cresciuto, pedalando su quella bici mi trovavo le ginocchia sotto al mento e con la Primavera non ho più voluto saperne.
Finché ieri pomeriggio, giornata dal tempo così così, una di quelle domeniche da grattarsi la pancia tutto il giorno, abbiam suonato alla porta di fronte e mi son portato Diletta in cortile, perché non c’erano Bambine da basso e non avevo voglia di giocare da solo. Mamma si è eclissata con la scusa di un po’ di spesa. Non so neanche come sono finito a cavallo della bici cuginesca, fatto sta che sono partito e sono andato. Babbo aveva i lucciconi agli occhi e mi faceva i video col cellulare. Poi è arrivata mamma, anche lei con una faccia da caramella gommosa: “Amore sei bravissimo, posso darti un bacione?”. “Dopo!” le ho ingiunto mentre sfrecciavo sul mio mezzo da una parte all’altra del cortile. Intanto Diletta cercava di capire il proprio equilibrio con la mia bici senza pedali, povera, lei ancora incatenata alla bici con le rotelle.
E’ una bici bassina, quindi sono ancora comodo a frenare coi piedi. Questa cosa di frenare con le mani la trovo un po’ astrusa, ma mi farò. Nel frattempo mamma si comporta come se avessi resuscitato Lazzaro, è tutta uno zucchero, e credo abbia avvisato anche gli alieni che suo figlio ha imparato ad andare sulla bici coi pedali. E come gran finale, questo pomeriggio io e il nonno abbiamo fatto un blitz a un negozio sportivo, e mi sono scelto una bici tutta mia nuova fiammante, sportiva, una di quelle da bambino grande – anche se ha le rotelle, ma mi sento più sicuro con le rotelle a cavallo di un mezzo così alto. Stasera ho voluto a tutti i costi portarla a casa, nel senso che volevo portarmela IN casa ma poi mamma mi ha convinto a lasciarla in garage. L’ho già detto che è una bici sportiva? La bici di mamma non è così bella, e neanche quella di papà. Domani sera quando rientriamo voglio farci un giro, sulla mia bici sportiva.
Insomma sull’utilità dei nonni non c’è da dubitare, ma a cosa servano i genitori non l’ho ancora capito: io a pedalare ho imparato da solo.

Il sapore della libertà

domenica, agosto 24th, 2014

panda partyIl bambino è partito ieri mattina per il mare, assieme al nonno e la zia (la nonna non poteva). Da allora abbiamo fatto:
– una mattina di shopping selvaggio: frutta e verdura al mercato, caffettino al bar, una felpa per la piccola, libri libri libri, e trovato borsello nuovo per me (regalo di comple molto tardivo da parte della mogliettina). Pranzo con galletto allo spiedo e patatine.
– sesso!
– letto un libro in un giorno
– visti due film (Frozen cacca-pupù, Godzillone)
– bel giro in bicicletta per la campagna
– mia moglie ha tradotto parecchio e stirato il mondo
– io ho variamente cazzeggiato fra bagno e computer
Da domani riprende il lavoro, ma queste sere non me le ruberà nessuno. Potrei mettere in ordine quella quintalata di corrsipondenza arretrata che prende polvere in cima alla stampante, e che rischia di sfondare quest’ultima. Potrei sistemare i vestiti ammonticchiati sulla mia sedia dai tempi del Cambriano. Potrei rimettere in sesto il mio vecchio blog, per dare un senso al fatto che pago ancora oggi per quel dominio inutile. Potrei profondermi in attenzioni verso mia moglie – miao! Potrei chiamare mia mamma. Potrei leggere la Bibbia.
Oppure potrei ciondolare in divano guardando filmetti americani di zerie Z (Sharknado!), o passare le notti al computer a scaricare application inutili.
Viva la libertà!

Maggiociondoli, lillà, paulownie e tigli

lunedì, maggio 5th, 2014

flower pandaQuest’anno il tempo mi ha proprio piallato. Ricordo che erano appena fiorite le peonie, quei cespugli discreti dai fiori pastello, quando un momento dopo è esploso il colore: maggiociondoli (in Aprile!, alla faccia del nome), lillà, glicini e rose. Da una settimana è il turno delle paulownie, con quella loro aria da giganti buoni che vegliano sui dintorni; e i tigli hanno i fiori pronti, col fischio che aspetteranno Giugno per invadere l’aria col loro profumo d’estate.
O è la stagione ad essersi accavallata in un periodo più breve del solito (in ditta abbiam venduto fiumi di antistaminici), o sono io che fra malattie&co ho perso di vista lo scorrere del tempo. Quella che a Marzo era stata un’influenza, con Aprile è diventata bronchite; vai di antibiotico ed ulteriori assenze dal lavoro, col pupo che partiva la mattina e tornava la sera dopo le 21 dichiarandomi “Ti voglio bene”, da quanto poco mi vedeva. Ora di Pasqua spunta fuori una vecchia conoscenza, l’eritema nodoso: dagli anche di cortisone. Le disgrazie sembravano non avere fine. Per fortuna avevamo già programmato una settimana di ferie, e complici le brutte previsioni del tempo ci siam piazzati a Belluno, dagli altri nonni; non so se si stia meglio in un hotel a 4 stelle o in casa da propria mamma, a fare poco e niente.
Mentre cercavo di farmi una ragione che fosse già fine Aprile – che fine aveva fatto il tempo? – il Nano giocava col cugino che ormai fa la terza elementare. Da allora ragiona di più e meglio, gli ha fatto bene la compagnia di un bambino più grande.
Infine siamo tornati alla vita normale. Immaginavamo una settimana leggera visto il ponte del 1° Maggio, invece lunedi esplode la bomba: molla l’ufficio e corri a scuola, il distretto sanitario deve somministrare un antibiotico a tutti i bambini, c’è stato un caso di meningite. Recupero il bambino (che si evita la profilassi essendo stato in ferie nella settimana del possibile contagio), faccio spesa, mollo il pupo al nonno e vado ad un colloquio di lavoro; torno a stra-ore, prelevo il pupo e finalmente si rientra a casa. Solo dopo aver addormentato il pupo mio marito mi rivela che la compagna di scuola ammalatasi di meningite, è già morta. Non chiudo occhio tutta la notte.
Dài i nani per scontati, ma è vero di punto in bianco potrebbero non esserci più; è vero, ma meglio non pensarci. Pensi che la morte è più difficile da accettare qui, dove un buon tenore di vita la rende più rara e quasi invisibile, e dove c’è un enorme investimento di forze ed emozioni sui pochi bambini circolanti. Ti racconti che deve essere più facile per una donna del terzo mondo, se hai sei o sette figli fa niente se ne perdi uno per strada; ma suona una palla micidiale. Il fatto è che non ti capaciti come una pupetta bionda e simpatica possa essersene andata così, in un battibaleno, e per reazione ti coccoli tuo figlio come se non lo vedessi da una settimana, lo consumi di scherzi e tenerezze. Solo il funerale pieno di musiche e bambini placa un po’ l’irrequietezza, il parroco fa ‘tanaliberatutti!’ con grande saggezza e senso del proprio ruolo. Per fortuna esistono i riti, mi ritrovo a pensare.
Poi non resta che leccarsi le ferite e riprendere il normale tran-tran settimanale. Con le giornate lunghe, dopo cena il piccolo insiste per scendere a “giocare con le bambine”, ovvero giocare in cortile coi figli dei vicini (tutti in età da scuola elementare); pur di vedersi accordato questo svago non succhia il pollice e fa molti meno capricci. Mamma si piazza su una panchina, un po’ legge e un po’ chiacchiera con le bambine, e intanto il nano fa il cercatore d’oro come ha visto alla TV (dai nonni), trova pepite inventa storie, e non fa scenate all’ora di rientrare perché sa che se è buono stasera, si guadagnerà un’altra uscita domani. Ragionevole ed alto oltre un metro: non lo riconosco più.