Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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E-mail dall’ospedale

martedì, settembre 15th, 2020

Ciao paperotto,
è il tuo secondo giorno di scuola e sei già a casa col classico ‘mal di pancia’?! Accidenti, spero che la mattina di ieri non ti abbia ricordato che la scuola FA SCHIFO, e che non sia questo il motivo del tuo vomito, ieri sera. È andata così male? Eppure la babysitter mi ha girato alcune foto dal tuo quaderno: hai scritto meravigliosamente!!! Chissà che fatica hai fatto, cucciolo.
Quindi oggi che farai, a casa tutto il giorno coccolato dai nonni e da tuo papà in smart working? Almeno leggi un po’ di Stef e Phere, mi raccomando.
Qua siamo in piedi solo da stamattina, ieri a letto e a digiuno tutto il giorno. In allegato ti mando la foto del mio succulento pranzo – roba cucinata davvero!, niente catering in questo ospedale, sono commossa.
In questi giorni il babbo ti ha letto Tom Sawyer, prima di addormentarti? Mannaggia gli ultimi capitoli sono i più emozionanti, volevo leggerteli io!
Come sta la tua pancia? Ti senti meglio? Spero che domani tu possa rientrare.
Stamattina non mi sono neanche lavata il petto, apposta per farti vedere i segni di pennarello che mi hanno fatto ieri, tipo mappa coi vari tagli del maiale che si vede a volte dal macellaio. La tetta operata però non potrai vederla, è coperta dalle bende e inoltre ha il drenaggio – è una sacca dove si raccoglie il sangue, nei prossimi giorni dovrai stare attento a non sederticisi sopra. Come vi ho scritto ieri, avevi ragione!: mi hanno davvero fatto una X col pennarello (tipo: qui c’è il tesoro) sulla zona di tetta da operare; ma adesso che l’hanno operata non si vede più, restano solo i segni sul lato non operato.
Spero di riabbracciarti presto, è confermato che mi dimetteranno stasera. Tieni conto che devo tenere a riposo il braccio sinistro, quindi potrò abbracciarti solo col destro.
A presto, Memma

Se son rose, fioriranno

domenica, agosto 30th, 2020

Un piccolo riepilogo delle vacanze di Ferragosto.
All’alba appena partiti, il pupo compone il motivetto che sarà il tormentone dell’estate: noia-palle, palle-noiaaaaaa… Per fortuna il babbo della creatura è già pronto, apre Audible e fa partire i libri di Johnny Rosso, la serie dedicata agli zombie: plot pretestuosi sostenuti da buona scrittura, e ottima lettura. Il pupo si placa e il viaggio neanche lo sentiamo.
Stavolta al mare portiamo il gommone gonfiabile. Immersi per ore nell’acqua cristallina – par di stare in Grecia – mai troppo fredda né troppo calda, il gommone usato nel verso dritto o in quello rovescio diventa: taxi acquatico per gite lungo la riva (“Mamma, mi porti un drinckino?”), rifugio per il riposo fetale, materassino per prendere il sole, tavola da surf da cavalcare in piedi, piattaforma per i tuffi. Perfino papà che normalmente è terrorizzato dall’acqua, sta immerso fino al collo e gioca assieme a noi: tenere il gommone lo rassicura, il colore dell’acqua e del paesaggio nell’entroterra lo incanta.
Quando non passiamo la giornata al mare, facciamo le consuete gite nei dintorni. Le visite sono accompagnate dal solito canto “Noia-palle, palle-noiaaaaaa…”, e da richieste assillanti tipo “Quando torniamo a casa?”, “Adesso possiamo tornare?”. Neanche una antica fortezza militare lo smuove da quest’anda da dodicenne videodipendente e indifferente a tutto. Poi appena rientriamo, la maestra Lidia gli fa scrivere un tema sulle vacanze ed ecco che vengono fuori i nomi e le caratteristiche di tutto quanto visitato – ricorda tutto, il nano malefico!
Durante le ferie portiamo avanti un po’ di compiti di scuola: qualche capriccio c’è ancora, ma in generale la creatura è molto più collaborativa di una volta, e la scrittura è totalmente cambiata. Ovvio che non potrà mai scrivere in modo ordinato o gradevole, ma almeno adesso lo stampatello è comprensibile, l’impugnatura della matita è stata stravolta ed oltre ad avere più controllo e mobilità del polso, ora il bambino vede quello che scrive e quindi si auto-corregge quando fa errori di ortografia. Santa maestra Lidia!
Appena torniamo riprende il lavoro con la maestra Lidia, che vuole approfittare di queste ultime settimane libere prima dell’inizio della scuola. I due lavorano sia sull’ortografia che sul metodo del riassunto, quanto sulla ginnastica – in piedi, sulle scale, su un tappeto di casa. “Vede signora, prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, per un bambino è fondamentale imparare a conoscere il proprio corpo. Solo un bambino sicuro del proprio corpo potrà trovare la forza di superare qualsiasi problema incontrerà nella vita”. Qualsiasi cosa lei proponga, il pupo esegue senza fiatare – mai un “Sono stanco” o “Mi fa male qua”, e le lezioni durano due ore! A questo punto non me ne frega più niente dell’inizio della scuola e dei futuri risultati scolastici: quello che il pupo sta imparando con la maestra Lidia, va ben oltre qualsiasi cosa la scuola potrà mai insegnargli.

Ritorno alla normalità

venerdì, giugno 26th, 2020

Mercoledì sera scorso sono salito in auto, abbiamo viaggiato di notte e siamo andati qualche giorno al mare.
PRIMO GIORNO
Mi sveglio poco dopo le 6 del mattino, come mio solito. Luogo sconosciuto, sensi all’erta. Esigo il mio regalo di compleanno: mini armi per gli ometti Lego, un sogno che si avvera. Salto la colazione, così posso restarmene sul lettone. Gioco là tutta la mattina, finché Miss Fastidio per pranzo non mi costringe a togliermi il pigiama. Non voglio andare al mare! Lasciatemi qua, nel mio regno conosciuto. Ora di metà pomeriggio un po’ mi stufo; nel frattempo Fastidio è andata a vedere la piscina del campeggio e spergiura che è proprio bella. Mi azzardo a scendere dalla mia comfort zone, costumino, due passi e ci siamo (per fortuna è molto vicina). Appena mi immergo dichiaro, con la faccia di uno che aveva dimenticato come si sorride davvero:“Non voglio andarmene mai più!!!”. Ogni tanto esco dall’acqua a farmi incoraggiare da Fastidio, ma lo ammetto, inizio a rilassarmi. Ora di cena mi concedo piadina, gonfiabili, mercatino notturno, e mi scambio messaggi vocali con Emma, la figlia di un’amica di mamma. Non vorrei mai rientrare a dormire, che bella la vita.
SECONDO GIORNO
Obbedisco a mamma-fastidio e andiamo al mare. Mi aggiro con sospetto sul bagnasciuga. C’è un banco di meduse piccole e bianche conficcate nella sabbia. C’è gente. L’acqua è fredda, ma anche invitante. Ottengo che mamma-maggiordomo venga a fare il bagno con me: io come una cozza sul mio surf di Spider Man, lei mi traina. Neanche male. Poi Fastidio ha freddo, usciamo ma dopo la pausa io voglio rientrare. Mamma vieni con me? Mamma vieni con me? Ma Fastidio non ne vuol sapere di venire con me. Intanto il mare mi chiama, Spider Man mi guarda, e io non ce la faccio più: vado e basta. Ci sono perfino altri bambini che giocano in acqua; strani esseri i bambini, mi ricordano qualcosa… Sulla strada del rientro noto il campeggio, l’area gioco comune, le casette, il cielo l’erba la vita. Chissà se Emma mi ha scritto mentre ero al mare?
Dopo pranzo chatto con Emma, “come un dodicenne”  dice Fastidio. Nel pomeriggio piscina piscina piscina! La sera gonfiabili e festa sfrenata! Non male essere in vacanza.
TERZO GIORNO
Mattina magnifica al mare, acqua come olio e temperatura ottima. Andando e tornando dal mare passiamo per l’entrata principale del campeggio, dominata da uno strepitoso castello di scivoli, tunnel e scale dove si arrampicano, attirati come mosche, tutti i bambini del campeggio. Ieri l’avevo occhieggiato, ma oggi non resisto e ci faccio un salto – chiedo però a mamma e papà che restino in zona. Dei bambini mi chiedono di giocare con loro, ma penso: e la mascherina? E il distanziamento sociale? Come vorrei che qualcuno mi avesse dato retta, e per il compleanno mi avesse regalato la maschera anti-gas – quella sì che mi avrebbe protetto. Mi unisco agli altri, ma circospetto. E’ un castello davvero figo, accoccolato sotto l’ombra dei pini marittimi dove la brezza marina rinfresca anche dentro ai tunnel: al diavolo anche il virus…
QUARTO GIORNO
Sono in vacanza. Al mare nuoto per ore, con mamma o da solo in base alle voglie. In campeggio ogni scusa è buona per fare il matto nel castello di scivoli, assieme al resto della marmaglia. In piscina trovo amici anche lì, che belli i campeggi e questa anarchia fra Nani. Peccato dover rientrare! Tanto più che in questi giorni non avevo compiti da fare, grazie al diktat della maestra Lidia “Che la vacanza sia vacanza!”. Vabbe’, domani se non altro inizia il centro estivo e potrò ricominciare.

Viva Teseo

venerdì, agosto 19th, 2016

Pupu mollaViva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh… Mamma e papà mi prendono in giro, ma io quando sento le canzoni da spiaggia mi sembra che inneggino tutte a Teseo, l’eroe del Minotauro. Chissà perché gli dedicano le canzoni, anche quelle unza-tunza. Non me ne preoccupo e mi unisco al coro: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…
Eh sì, siamo al mare, più o meno stessa zona dall’anno scorso. Quest’anno però non c’è quello stesso caldo abominevole, e oltre al mare o piscina i vecchi mi portano a fare qualche gita nei dintorni. La prima gita è stata una bomba, ho visto due scheletri antichi e quattro mummie semi-vestite, fichissimo. Della gita di oggi non avevo tanta voglia, alla fine me la son passata grazie a una fontana con un cavallo-pesce che sputava acqua, e grazie alle chiese che sono grandi fresche e silenziose. C’era pure una cripta, dei sarcofagi, bello. Mamma e papà hanno insistito per ore affinché mi unissi a loro nella gita in trenino, io mica volevo perché pensavo che il treno ci mollava da qualche parte e poi mi toccava camminare, e invece guarda che no, si sta sempre e solo seduti, allora alla fine ho accettato, tipo che stavamo quasi per andare via quando mi sono finalmente deciso; eh va così quando mi fisso su una cosa, che devo farci. Bello il trenino, c’erano anche le cuffie per ascoltare la spiegazione; io le ho tenute a volume 13 e così han fatto anche mamma e papà, che interessante.
Per il resto il mare è molto bello, la piscina anche. Il mare fa le isolette la mattina, e le onde grandi al pomeriggio; fosse per me giocherei sempre con la pupù molla – pesco sabbia dal fondale, la lancio da qualche parte, pesco altra sabbia sul fondale e così via – ma mamma dice che sembro regredito a quando avevo due anni, mi minaccia, e alla fine mi tocca costruire con lei dei canali o piccoli castelli, per tenerla occupata. Uffa, a me piace così tanto la pupù molla… Anche in piscina faccio quasi niente: mi aggiro nell’acqua ultra-bassa con una maschera da sub più grande di me, nuoto trenta secondi nell’acqua alta col salvagente, esco dall’acqua e parlo da solo, mangio un gelato, torno nell’acqua bassa e parlo da solo là, cose così. Mi piace rilassarmi quando sono in ferie, che c’è di male? A settembre inizierò scuola, almeno in ferie voglio dimenticare di avere già sei anni, e di avere un cervello in generale.
Inoltre, detto fra noi quest’anno non girano bambini chissà che simpatici. E’ vero, c’è un gruppetto che fra pupazzi in plastica e armi giocattolo ha un patrimonio inestimabile, ogni tanto mi unisco alla guerra con loro (hanno perfino le manette giocattolo!), ma sono tutti un po’ amici e un po’ parenti, non riesco a far dei gran discorsi. Come se mi interessasse, fra l’altro: io punto al fucile e al mitragliatore, mica all’amicizia. Insomma socializzo principalmente coi miei amici immaginari o le mie battaglie mentali; d’altra parte devo pur farmela passare, visto che quest’anno l’acqua mi fa una paura barbina.
Ma se non altro verso metà mattina arriva la gnocchetta a fare ginnastica sulla spiaggia. Bella la gnocchetta, che bella invenzione la ginnastica sulla spiaggia con la musica a tutto volume: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…

Un’estate al mare

martedì, settembre 8th, 2015

Fighting pandasQuest’anno è stato bizzarro tornare al lavoro, dopo due settimane di ferie al mare; due settimane continue, come non ci era mai più accaduto dopo la luna di miele.
Posto piccolo, mare bello, ospitati da belle persone (viva le Marche!). Il nostro resindence pareva popolato unicamente da bambini maschi di circa 5 anni, pure simpatici, e il pupo non si annoiava mai. Io e lui sempre in ammollo, la mattina mare (col salvagente il piccolo andava ovunque, preferiva stare dove non toccava), il pomeriggio piscina. Il nano è diventato molto disinvolto in acqua, tanto che l’ho già iscritto ad acquaticità in piscina, per l’inverno, in modo che non perda la passione per il galleggiamento.
Eppure, proprio il nano è stato l’unica nota stonata delle vacanze. Capricciosetto, volitivo solo per il gusto di scardinare i progetti famigliari, prono alla scena isterica pur di averla vinta. Ma soprattutto è stata dura fare la ginnastica per la lingua, come da istruzioni della logopedista. Il lecca-lecca: lingua da sotto in sù, lingua attorno al dolcetto, lingua attorno alle labbra. Siluro: lingua fuori dritta a punta. Cavallo: schioccare con la lingua. L’importante non è farli a lungo, ma farli ogni giorno, e ogni giorno la stessa lotta furibonda affinché termini gli esercizi entro un tempo decente, e non con pause eterne fra una ripetizione e l’altra, con tutto che a farli di fila durano dieci minuti.
Nelle settimane precedenti alle ferie avevo fatto leva su una minaccia terra-terra, “Se non ti impegni, il motosega giocattolo migra in cantina”, cavandomela ogni sera con 30-40 minuti di dai, avanti, ora ripeti, siediti bene, guarda la tua lingua non guardare me, ecc. Al mare ho tentato con “Si va in piscina solo dopo la ginnastica”, ma certi giorni quello passava ore a rotolarsi, saltellare, fingere di leggere, e un pomeriggio l’abbiamo pure trascorso tutto da segregati in camera. E’ stata un’agonia. La logopedista è stata molto contenta dei progressi, ma io intanto ho perso dieci anni di vita a forza di incazzature.
Ma forse è stato questo il problema, l’incazzatura. Incazzarsi è il ripiego dei deboli, i nani lo sanno e se ti incazzi capiscono di poter vincere, e rincarano la dose. Doveva mettersi un pupetto di cinque anni a spiegarmi questa regola fondamentale della vita, così utile anche sul lavoro. Alla fine sono rientrata dalle ferie con la testa sgombra, senza progetti né volontà, solo genericamente felice. Ho smesso di tradurre dal cinese ma ho ripreso a leggere la sera, un po’ di tutto e nella lingua che capita. Io e il nano ora siamo più uniti, quello sfiancante scornarci reciproco ci ha resi più solidali, quasi alleati. Più che una vacanza, mi sembra che sia stata un’esperienza mistica – per quanto dal senso a tutt’oggi oscuro. Ed ora quel che succede in azienda mi tange molto meno: c’è vita oltre quei muri, ci sono altre ditte oltre quella strada, c’è forza dentro queste vene. Se non mi ha ucciso mio figlio, di certo non ci riuscirete voi.

Cosa hai fatto oggi a scuola?

domenica, giugno 14th, 2015

Genma san 7E’ iniziata per caso. Ormai dormo via da casa almeno un paio di sere alla settimana, e quelle sere mi sento col pupo via iPad, dal mio al suo (ho avuto DAVVERO bisogno di comprarmi un iPad nuovo, per poterne lasciare uno a lui). Siccome fra stanchezza di entrambi, effetto lontananza e mamma assente (in giro per casa a fare mestieri) a volte io e lui non sappiamo bene cosa dirci, oppure siccome continuavo a fargli la domanda idiota “Cosa hai fatto oggi a scuola?” alla quale nessun bambino risponderebbe neanche sotto tortura, alla fine ha iniziato lui a fare a me la domanda idiota, e io ho iniziato a rispondere.
“Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stamattina ero in ufficio quando si è alzato un forte vento. Guardo le previsioni del tempo, e scopro che c’è una tempesta marina in arrivo, un imbuto di vento e acqua che rischia di distruggere la città. Allora spalanco le finestre dell’ufficio, e sventolando molto velocemente alcuni faldoni riesco a farla deviare verso una zona dove non ci sono case. Per un pelo! Poi stavo tornando al mio lavoro quando sento un suono strano. “Ohibò!” mi dico, e corro giù da basso. Arrivo al portone e da là cosa vedo? Laggiù nell’oceano c’è un’onda anomala, uno tsunami che sta per risalire un fiume indiano e rischia di abbattere tutto al suo passaggio. Allora soffio, e soffio, e soffio ancora finché non riesco a frenare l’onda e a salvare tutti. A questo punto sono andato al bar a farmi un caffè, perché ero un po’ stanco.
Lui ridacchia, poi torna alla carica: “Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stavo camminando trascinandomi dietro la valigia, quando questa fa un balzello come se avessi preso un dosso. Non ricordavo dossi in quel punto della strada, quindi mi volto e vedo che sull’asfalto è cresciuta come una protuberanza, una specie di piccola pancia dall’aspetto curioso, che puzza di zolfo. Provo a toccarla e OUCH!, scotta! Allora guardo sul sito nazionale per il monitoraggio sismico, e scopro che negli ultimi tempi in zona ci sono state molte piccole scosse, ma gli scienziati non si spiegano il perché. Ma l’ho trovato io il motivo delle scosse: in quel punto sta per nascere un vulcano! In mezzo alla città, ma ci pensi che pericolo? Non c’era un attimo da perdere: ho aperto la valigia là in mezzo al marciapiede, ho tirato fuori i miei calzini sporchi e con quelli ho tappato la bocca del vulcano neonato. Piano piano il dosso si è sgonfiato, poi il giorno dopo ho sentito che l’Etna aveva eruttato: credo di aver bloccato un canale di sfogo, la lava è tornata indietro e la città è salva. Per cui sabato dovrai accompagnarmi in negozio, mi servono calzini nuovi.
Non soddisfatto quello insiste: “L’ultima, l’ultima! Cosa hai fatto oggi?”.
Stasera dopo cena sono rientrato in stanza, e mentre aspettavo la vostra chiamata sento un PLOP! Sarà il vicino che ha fatto cacca, penso, ma dopo un po’ sento di nuovo PLOP PLOP! E poi ancora PLOP PLOP PLOP!, sempre più fitto. Spalanco la finestra e ho conferma del mio sospetto: una delle navi da crociera attraccate al porto sta scaricando in mare la cacca dei turisti. Non si fa! Allora esco, ed agile come un gatto mi arrampico lungo la fiancata della nave incriminata, e raggiungo la cabina del Capitano. Gli dico: Capitano, ti ho scoperto, basta inquinare le acque cittadine! Ma il Capitano è sinceramente sorpreso, non gli risulta nulla di simile. Allora andiamo assieme in perlustrazione, e vediamo alcuni brutti ceffi, ma davvero brutti, che stanno scaricando in mare la cacca. Sono un gruppo terrorista che vuole ricattare la città: se non verranno chiuse tutte le scuole, il porto verrà invaso dalla cacca. Mentre il Capitano corre a chiamare la polizia mi lancio avanti e PAM!, ne stendo uno con un pugno, e SDENG!, ne prendo un altro con un calcio, e poi POF! ne tramortisco due con un colpo di pancia. Insomma faccio piazza pulita, tanto che quando arriva la polizia ho già finito, e sono già rientrato di tutta fretta in albergo perché dovevo chiamarti, poi viene tardi. Anzi ora che ci guardo è già tardi, ora di dormire! Buonanotte cucciolo.

Agosto pupo mio non ti conosco

domenica, agosto 17th, 2014

un pesce di nome pandaUff, qua se non scrivo io il blog langue! Mamma e papà son sempre svenuti di stanchezza per colpa del lavoro. ‘Sto lavoro, e che mai sarà?
Comunque, veniamo a noi. E’ il mio primo anno di scuola da grandi, ed è la mia prima vera vacanza: mamma, cosa vuol dire ‘vacanza’? Ormai un po’ l’ho capito: son due mesi e mezzo senza la scuola e specialmente senza le maestre, che con la loro mera presenza mi costringono ad essere simpatico, collaborativo, ordinato, ed autonomo nel vestire. La parola ‘vacanza’ invece comporta che io possa essere arbitrario, volubile, disordinato e servitoriverito.
Papà, che vuol dire ‘due mesi e mezzo’? Quante puntate di Peppa Pig fanno? Quanti giri in bicicletta? Certo più di sei; forse diciotto (non so quant’è ma suona bene, suona TANTE).
Quindi ecco la cronaca della prima vacanza della mia vita. Son figlio di un informatico quindi non mi vergogno di usare i punti-elenco:
– centro estivo: tipo la scuola, ma molto più svacco. Prima settimana: mi diverto, rischio l’insolazione, il venerdi sera sono così stanco che faccio una scenata madre a tutta la famiglia (nonni inclusi), sembro posseduto. Forse si stanca troppo, concludono gli adulti. Seconda settimana: ci sono anche Marco e Mirco, i miei migliori amici, e vorrei che ogni giorno non finisse mai; a fine settimana sono un fiore, felice per giunta. Terza settimana: dove sono finiti Marco e Mirco? Se non ci sono loro, io che ci faccio qui? Odio tutti. Mammamalvagia perché mi abbandoni qui ogni mattina?, mi ti aggrappo alla gamba così capisci che mi stai spezzando il cuore. O Marco e Mirco, o morte.
– settimana di ferie all’hotel chez le nonnò:  faccio quel che mi pare, a volte arriva pure la zia ad intrattenermi. Dicono che è estate, ma  qua fa caldo ad ore alterne, piove pure ma che importa: io e il nonno siamo due lavoratori di buona volontà, qualcosa da fare la troviamo sempre. La nonna è troppo presa col suo lavoro per accorgersi di me, ALEEEEE’!
– settimana al mare con mamma e papà, nell’hotel dove vado da una vita: tempo cacca ma pazienza, basta non piova e posso unirmi alle masnade internazionali di pupi che si accalcano sulle giostrine in spiaggia; oppure giro in bici, nel seggiolino – che mica voglio far fatica. I pomeriggi la sfanghiamo di più, tutti al mare. Poi giovedi – che bella sorpresa! – arriva Gaia, mia compagna di classe dal Nido nonché amica (che io mica faccio amicizia con cani e porci, sono un selettivo); nello stesso hotel, sulla stessa spiaggia, ficoooooooooooooooo! I nostri genitori non ci vedono più, io e Gaia le combiniamo per giorni, son pure belle giornate e imparo da lei a nuotare nell’acqua alta da solo, io e il salvagente. Peccato che domenica io me ne debba andare; ma l’anno prossimo voglio una settimana intera con la mia amica Gaia. VOGLIO!
– rientro: qualche giorno col nonno, poi parto da solo coi nonni di Belluno per piazzarmi da loro. Io, da solo, con loro. Mamma e papà a casa, io non a casa. Suona tutto un po’ strano, quindi nel dubbio faccio il soldatino e-du-ca-tis-si-mo: carino simpatico obbediente, unò-due unò-due. Ogni tanto mi viene nostalgia di mamma e di casa, ma i nonni mi distraggono e per educazione mi lascio distrarre, hai mai visto che ci restano male se mi manca troppo mammina (piccolina puzzolina).
– anche mamma e papà vengono a Belluno! Settimana di festa, e riposo, e cazzeggio. Tempo ballerino quando non freddo; eppure un bagnetto nel Lago di Santa Croce l’avrei fatto lo stesso. Nei pomeriggi caldini salgo a giocare in Nevegal, con o senza l’adorato cugino grande (Oh cugino cugino / perché non vivi più vicino?), e imparo pure ad andare da solo sulla carrucola. Potrei anche imparare ad arrampicarmi sulle bizzarre giostrine al nuovo Parco del Piave, ma si fa troppa fatica preferisco sedermi sull’argine e guardare l’acqua (tanta, e torbida) che scorre.
– casa, infine: come mi è mancato il mio decespugliatore (anche chiamato ‘il palo’, che definizione prosaica). Come mi sono mancati i miei libri di Scarry. Che bello essere a casa mia e non dover più simulare simpatia ed adorabilità. Che bello tornare al MIO bar. La vacanza durerà ancora alcune settimane (mi dicono che tornerò al mare), ma comincio quasi ad essere un po’ stufo. Vorrei un po’ di routine, e i miei amici di scuola (se non altro quelli simpatici).

Mannaggia ‘a Nick Drake

lunedì, novembre 19th, 2012

Sera, stacco il lavoro e passo a prendere il pupo dai nonni. Sono le 6, lui prima mi fa le feste poi si arrampica sul seggiolone, si infila dentro e dichiara “Mangiare ‘a nonni”. “Tesoro non c’è niente di pronto”- “Mangiare ‘a nonni!” – “Guarda che i nonni mangiano più tardi” – “MANGIARE ‘A NONNIIIII!”. La creatura si decide ad uscire dal seggiolone solo di fronte all’evidenza del gas freddo: nessuna pentola in preparazione, vabbé dai andiamo a casa con la mamma, forza che voglio mangiare.
Sulla strada del ritorno lui spia il gioco delle luci notturne, mamma ascolta 6 Gradi di Separazione su Radio3 e c’è pace nel mondo – e nell’abitacolo – finché lui chiede CHITARRA!
Amore senti che bella musica stanno mandando, c’è una chitarra anche qui…
CHITARRAAAAAAA!
E per l’ennesima volta alla mamma tocca mettere su il CD preferito della creatura, già ascoltato varie decine di volte e che mi esce un po’ dalle orecchie: ‘Pink Moon’ di Nick Drake. Che in fondo dovrei baciarmi le mani, gli altri bimbi torturano i genitori con ore ed ore de “Il caffè della Beppina”, ma insomma almeno un po’ di radio la sera me la ascolterei volentieri.
Sabato scorso il babbo gli ha comprato una tromba giocattolo, gli piace tanto e scorrazza felice per casa coi suoi PI-PI PO-PO: speriamo di poter passare almeno a Rava…

Centro di gravità permanente

giovedì, novembre 1st, 2012

… “Pensa che l’altro pomeriggio alle 5 è salito da solo in seggiolone, si è piazzato là e mi ha ordinato col dito NONNA ELVIRA FARE MANGIARE!, e si è pure innervosito perché ci mettevo un po’ a prepararne” … “E prima a tavola era là che prospettava a tutti TAGLIARE CAPELLI, e allora io gli ho chiesto ‘Ma anche la zia Manuela deve tagliarsi i capelli?’ e lui NOOOOOOOO” … “L’altra sera, mentre lo addormentava, sua mamma mi ha istruito dalla camera circa cosa scaldarmi per cena, e subito dopo anche lui mi grida BABBO SCALDARE PIZZA!” … “Ieri pomeriggio era in divano col gatto in braccio, nel senso che lo teneva stretto e non lo lasciava andare: gli mostrava i libri, sfogliava le pagine e gli raccontava le storie” … “Si lui è così: magari è stanco e nervoso, poi dopo mangiato parte ed è tutto un’idea e un gioco, ha un’ottima resa a stomaco pieno” … “E hai visto prima, che sguardo mi ha lanciato? E’ raro che un bambino della sua età abbia già quelle espressioni… ah mamma preparati, questo qua da grande sarà un rubacuori!” … “Ultimamente ripete così spesso le parole che sente, che a volte io e mamma ci mettiamo a chiamare ‘Eco, ecooooo!’, e lui dietro a sua volta ECO, ECOOOOO!” …
Boh, ma è normale che una famiglia si riunisca in un giorno di ferie e trascorra la giornata a contemplare un nano, scambiarsi aneddoti, commentare le sue gesta, ascoltarlo come fosse l’oracolo? Voglio dire, tutta la fatica di diventare adulti per poi ridursi a QUESTO? Dove sono andate quelle belle conversazioni di calcio, caccia, politica nazionale e degrado comunale? Non dovrei essere io a imparare da loro, e non viceversa?
Mamma a momenti si slogava la mandibola a forza di sbadigli, lei che mi è sempre alle calcagna non ne poteva più di sentir parlare di me, in mia presenza per giunta.
Ah ma vedrete, se continua così prima o poi vi mollo un bel caccone in mezzo al salotto, e a quel punto sarò ancora l’adorabile figlioletto/nipotino? Immagino già il caccone prelevato con deferenza, seccato al sole e distribuito ai parenti per ricordo…

Social Networking V.0

sabato, settembre 29th, 2012

Dove V sta per “alla veneta”.
Con l’occasione di scroccare una cena al ns centro di formazione, venerdi sera esco di casa invece di rintanarmi in bagno. Sul lavoro accadono cose che manco una telenovela, quindi meglio guardarsi attorno ed incontrare altri informatici, per sentire che succede al mondo. Chiacchiere a tavola, ricevo conferma che la mia azienda non è l’unica a praticare il management creativo, poi tutti al bar a parlare di… figli, come delle mamme qualsiasi.
Certo che se perfino gli informatici fanno social networking al bar, è la prova finale che i social network istituzionali sono UNA C…TA PAZZESCA (per citare Fantozzi).
Torno alla 1:00, poi alle 6:45 nel buio della casa esplode la richiesta:”PANE! BURRO!”. Fortuna che in questi casi esistono le mogli, io voglio dormireeee… Quando mi alzo vengo a scoprire che anche la creatura ha fatto vita sociale, la sera prima: mamma se l’è portato dietro a una cena intima fra colleghe e ha fatto un figurone, a parte le timidezze iniziali poi il pupo è stato bravissimo, simpatico, sorrisoni, qualche discorso e pure un bacio spontaneo finale alla padrona di casa. Ma soprattutto, alle 9 di sera (e con la cena delle 7 in pancia) ha attaccato sereno le fettuccine ai funghi e la tagliata di mamma! Si sarà addormentato alle 23 e il giorno dopo si sveglia all’alba per chiedere colazione, ma gli diamo da mangiare a ‘sta creatura???