Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘lasciatemi stare’

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Questa o quella per me pari sono

mercoledì, marzo 1st, 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

Ein zwei drei

sabato, novembre 21st, 2015

soldiersCi sono vari modi per ribellarsi a una mamma che tenta di importi una disciplina ferrea e quotidiana. Io li applico tutti: gioco con qualcosa fra le mani, saltello, gironzolo, scherzo, storpio le parole, sbadiglio, mi rotolo per terra (“Sono stanco!”), mi incazzo, vado a fare la pipì. Se non fosse per le perpetue minacce di mia mamma, riuscirei effettivamente a fare niente; ma quella non demorde, si incazza, mi guarda con la faccia da assassina, sequestra giochi in cantina, e alla fine mi tocca farli ‘sti esercizi per la lingua. Ogni giorno, ogni giorno, non ne posso più!
Vero è che ora la mia ‘ci’ e la mia ‘gi’ sono portentose, dirompenti, una vera sciccheria. A scuola parlo molto di più, le maestre finalmente capiscono quel che dico, ammetto che non è male. Però mi chiedo: è proprio necessario spaccare il capello in quattro e farmi esercitare su:
Z di ‘pizza’
Z morbida di ‘zanzara’
S sibilante di ‘serpente’
S morbida di ‘asino’
Andiamo, lo capisce anche un bambino che sono la stessa lettera, e che conta solo la faccia che fai mentre pronunci la parola. E invece ogni giorno dopo cena (prima non c’è tempo) si ripetono sempre le stesse frasi: Zorro è pazzo per la sua zebra e la sua gazzella… eccetera, non ne posso più! Mamma dice che quando avrò definitivamente imparato, uscirà a ubriacarsi per festeggiare – senza di me. Ma dimentica un dettaglio: io so GIA’ parlare bene. Quindi perché infligge a me e a sé stessa questa tortura quotidiana? Tipo che le sere che ha Taiji, stacca da lavoro passa dai nonni, facciamo gli esercizi mentre si mangia un paninetto, e solo a quel punto va in palestra. Fanatica!
Pure la R mi fanno studiare. Alla visita iniziale la Rottermeir aveva ammesso che la R è la lettera meno importante, basta pronunciarla in un modo qualsiasi purché ci sia; però ora mi tartassa e mi chiede di arrotare. Ma che mi frega di arrotare se mia mamma manco è capace di pronunciarla ‘sta lettera, ed è comunque arrivata ai 40 anni e ha una vita un lavoro e tutto?
Te lo dico io dove sta il dunque: alla signorina Rottermeir piace fatturare, ha abbindolato la mamma che ora sgancia ogni settimana, e la mia pronuncia è tutta una scusa. Allora prendo la mia spada laser e SANNN SAAAAANNNN!, la libererò.
Come?, le spade laser fanno ZANNN con la Z? E io che ho detto? SANNN, tremate!

Ma io non voglio diventare grande

mercoledì, novembre 26th, 2014

Lord PandoCi deve essere un profondo qui-pro-quo. Ho mai detto che volevo diventare grande? Mi avete forse visto affrontare la bici coi pedali? Non ho MAI espresso il desiderio di diventare un medio a scuola, vi sfido a trovare una mia mail dove menzionavo la cosa.
Ma qua continuano a chiedermi di essere grande: e niente capricci, e basta col dito, e risolvi questa equazione differenziale… Ma per chi mi han preso? Ho quattro anni, QUATTRO, 4. Mi vedete? Sono alto come un pinguino, vorrà pur dire qualcosa. I pinguini sono simpatici ma non mi sembrano portati per il disegno artistico, né esempi di dizione impeccabile.
La mamma, il babbo, i nonni di qua, gli altri nonni di là, le maestre: non si salva nessuno. Solo Marco e Mirco mi capiscono. Solo Diletta mi vuole bene. Voglio andare a vivere con Elena.
Ma poi, che ne sanno loro della dura vita di un bambino medio? Mi mollano là la mattina, tornano a prendermi alle quattro del pomeriggio, e pensano che nel frattempo io abbia fatto poco più che smacchiare leopardi. Quindi chiariamo un paio di cose. Innanzitutto l’aula è piccola, non c’è più l’angolo morbido, e mi tocca fare il topo di biblioteca per prendermi un po’ di privacy dalla masnada urlante. In secondo luogo devo tenere il radar sempre acceso tipo peschereccio che segue i branchi di tonni; ma invece che seguire io devo SCAPPARE dal mio target, tenermi lontano, così non avrà modo di darmi sberle/pugni/spintoni ecc. (la forchettata in faccia dell’anno scorso è bastata, grazie, e la craniata contro il muro di quest’anno è stato un gradito remind). Infine, per quanto io voglia bene alle maestre, questo loro accanirsi nel voler a tutti i costi svolgere il programma didattico mi sembra… come dire… forse ‘sadismo’ è un termine un po’ forte… ecco, ci sono: è una gran rottura di palle.
Impegnarmi, ascoltare, pensare, dare risposte coerenti con quanto è stato chiesto, compiere atti inerenti a quanto viene detto: aò ma mi avete visto, SONO UN PINGUINO! Al massimo posso pattinare sulla pancia.
Quindi vipregovisupplicoviscongiuro, fatemi gigioneggiare coi miei amici, lasciatemi ciucciare il pollice, voglio giocare a cercare l’oro o fingere di decespugliare le aiuole per il resto della mia vita. Non distraetemi dai miei pensieri, non separatemi dal mio amico dito, non costringetemi ad affrontare il principio di realtà, BABABABABABA non vi sento non voglio sentire! Basta lasciatemi stare, altrimenti… altrimenti VI PICCHIO!

Non voglio andare a scuola

venerdì, settembre 19th, 2014

Back to school“Cara Maestra, sono al mare e non voglio tornare a scuola. Mai mai più”. Questa la letterina scritta per gioco dal pupo durante l’estate; ma allora la scuola era in secondo piano, tutto era solo vacanza. Poi, la settimana prima della scuola c’è stata la sagra del paese con le giostre, dove Marco e Mirco l’han trascinato sul calcinculo per bimbi, e lui essendo in loro compagnia non ha battuto ciglio; figuriamoci se pensava alla scuola.
Infine, durante il weekend precedente al fatidico 15 Settembre lui ci ha spiegato che non voleva tornare a scuola, e noi gli abbiam spiegato che ci sarebbe andato lo stesso. Per festeggiare la fine delle ferie domenica abbiam trovato una sagra coi gonfiabili, si è stancato per bene e fatta la giornata.
Lunedi mattina durante colazione, lui sempre civilissimo spiega che non vuole tornare a scuola. Durante il viaggio in macchina ribadisce a più riprese il concetto. Arriviamo, parcheggio e quello “Io non scendo”; ma poi scende civilmente. Ha pure accettato di restare a scuola, malgrado la scoperta che hanno cambiato aula e bagni e tutto.
“Ora di giovedi mi uccide”, pensavo, e invece è iniziato tutto martedi verso le 6, quando mi sono alzata; quelle classiche crisi che tutto è un problema, a prescindere. Avevo duemila mestieri piantati per casa, a un certo punto l’ho ignorato e sono andata a farli, il che l’ha calmato un po’. L’anno prossimo col fischio che permetto a suo padre di star via per lavoro dal lunedi al mercoledi, proprio la settimana che inizia la scuola; se il bambino sbrocca voglio essere in due, e poi se c’è il babbo per casa secondo me il pupo sbrocca meno. Non avendo altre risorse gli ho cacciato in mano una boccetta di fermenti lattici, non c’è niente di meglio per placare gli animi e far ragionare la mente. Poi a scuola, tutti civili a quel punto – Marco e Mirco santi subito!
Mercoledi l’ho dovuto prendere in braccio ancora prima di arrivare ai cancelli; non voleva mollarmi, e blandisci e bacia e abbraccia, alla fine è rimasto con Marco e Mirco. Giovedi ancora più appiccicoso, poi stamattina una sanguisuga (in maglietta gialla, perché Mirco era vestito di giallo il giorno prima).
Almeno non piange non si dimena non scalcia. Quest’anno è di una civiltà squisita, e non ha fatto scenate da mulo-che-non-si-schioda, né a casa né fuori da scuola. Per quanto durerà?

Sovrastruttura

venerdì, novembre 15th, 2013

white collar pandaTorda. Tonta. Babbiolona.
Si insomma, mamma quando vuole è anche simpatica, ma mi sembra un po’ troppo succube rispetto alle figure di autorità. Se l’oculista dice che sono cecàto, devo proprio mettere gli occhiali? Se la maestra dice che sono zero autonomo nel vestire, devo proprio far la fatica di imparare a vestirmi?
Voglio dire mamma, guardami: ho due begli occhioni espressivi, sono piccolo e morbidino, non ho neanche tre anni e mezzo… alla mia età ci vuole fango giochi e felicità, ma non li vedi i cartoni di Peppa Pig? Forse che Peppa porta gli occhiali? Forse che il suo fratellino viene stressato perché si vesta da solo? Non so, che manca?, vuoi iscrivermi ad un corso di violino? O peggio ad un corso di dizione, visto che dico ‘cazzatore’ al posto di ‘cacciatore’, e ‘pessare’ al posto di ‘pescare’?
Per fortuna che almeno non vengo stressato sul disegno. “E’ fermo al girino” ha sentenziato la maestra, spiegando che il girino è lo stadio espressivo dei due anni; ma poiché mio babbo a sua volta è sempre stato un cane in disegno, almeno in questo caso mamma non si è allarmata, ma ha ribattuto “Beh aspettatevi pure girini per tutto quest’anno”. O rischiavo di venire iscritto a ripetizioni di disegno già in prima Materna!
Però un po’ la capisco, la mamma, perché anche io piano piano mi sto lasciando riprogrammare da queste maestre. Per andare in bagno c’è un protocollo ferreo, la pipì la si fa sempre da seduti – anche i maschi – stando bene attenti che il ciccio sia giù, in modo da non fare zampilli a gittata lunga tipo putto della fontana. Io sto diventando bravino, tanto che anche a casa quando mi siedo sul vasino mi ripeto come un mantra “Cicciogiù”, e controllo bene che sia così, e chiedo anche conferma alla mamma. Poi però quando siamo in giro mamma o papà mi chiedono di fare la pipì in piedi, ed io divento matto, ma non lo sanno che NON SI PUO’?! Lo hanno detto le maestre! Perciò ogni volta mamma si arrabbia, mi prende a panino e mi fa fare la pipì sospeso, “come la fanno le bambine” dice lei. Ma a me che mi frega, in questi casi le spiego che anche io sono una bambina, purché non mi faccia fare la pipì in piedi. Sono Elia, mia sorella Elia – non vedi?
Cosa? Le bambine a questa età sanno tutte già vestirsi da sole? Per carità mamma, sono un maschio.

I bambini mi danno fastidio

venerdì, ottobre 4th, 2013

furibondoSono stato impeccabile. Ho dato tempo al tempo, ho dato fiducia, mi sono mimetizzato con la tappezzeria. L’anno scorso andavo a scuola, mi piaceva molto, adoravo le maestre, quest’anno la scuola è diversa ma non importa, mi fido di mamma e poi se anche Marco e Mirco sono qua, è giusto che ci sia anch’io.
Ma analizziamo i fatti:
1) Mirco non è neanche in classe mia, ho dovuto attaccarmi come una cozza al solo Marco.
2) ci sono bambini OVUNQUE.
3) la mattina mamma non può mollarmi nella mia splendida aula deserta, ma devo stare con la bolgia infernale e aspettare che la maestra ci porti in classe. IO SCHIACCIO TUTTI. A casa il mio gioco preferito è diventato passare per ore lo schiacciasassi sul tappeto di casa, fatalità.
4) c’è un casino assoluto. Tizi che corrono e ti travolgono, nani urlanti, ma da dove arrivano tutti questi incivili??! Noi ex del Nido siamo sconvolti e atterriti. Con me quest’anno sono entrati un sacco di pupi nuovi, ora che le maestre prendono il controllo saremo già laureati.
5) una mattina ero così furibondo che mamma mi mollasse in quell’infermo, che ho pure menato la maestra e dato calci alla porta, insomma mi son fatto sentire eh.
6) unica pausa di pace: l’altro giorno i miei compagni di classe sono usciti assieme per fare religione, ed io son rimasto in classe con la maestra tutta per me, i libri tutti per me, ah ragazzi questa sì che è vita!
Poi però oggi, mamma era venuta a prendermi dopo pranzo, e ho visto tutti quei bambini in fila pronti ad uscire in giardino, loro si fermavano a scuola a divertirsi e dormire mentre io tornavo a casa con mamma, insomma m’è salita un’invidia, un livore… Urlando e scalciando ho fatto notare a mamma questa ingiustizia, e mamma ha spergiurato che settimana prossima posso dormire anche io a scuola; poi mi ha trascinato via come un sacco di patate, non capisco perché.

Istinto di autoconservazione

venerdì, luglio 5th, 2013

biking pandasSe ti lanci perché ti lanci, se stai fermo perché stai fermo… Valli a capire ‘sti adulti. Nonna si spaventa anche quando faccio le scale, poi pretende che io pedali per ore su quel colosso che è il trattore giocattolo, alla faccia del giocattolo. Il babbo va in panico se mi arrampico sui primi pioli di una scala, poi si lamenta che non ho ancora imparato a spingermi da solo in altalena. Mi vogliono scavezzacollo o prudente?, che si decidano.
Per me, dopo un anno che trascuro la bici senza pedali – salvo qualche tentativo-lampo, della serie o sono bravo subito o mollo – sono partito, ed ora ci dormirei sopra. Bello lanciarsi nelle discesine ed alzare i piedi, assaporando il pericolo del bilico veloce. Ogni sera dopo cena mi faccio un giro, accompagnato da mamma o papà che devono camminare in fretta per starmi dietro, ah ah che buffi col fiatone. Son bravo, son grande.
L’altalena invece, continuo a preferire quella per pupi piccoli, così comoda e riposante – è un sostituto del passeggino. Su quella per grandi ci sto seduto e riesco a non cadere, basta che mamma mi spinga, ma mi fa ancora paura. Diletta, la nostra dirimpettaia che ha un anno più di me, l’altro giorno si dondolava veloce ed allegra sull’altalena condominiale – al suo fianco mamma mi spingeva con prudenza –  e mi ha avvisato:”Se non ti spinge la mamma, vai più veloce!”. Prossima destinazione: gambe sù, gambe giù, gambe sù…

Bracciore babbore

venerdì, dicembre 28th, 2012

Oooooh, questa si che è una vacanza! Perseguitato dal raffreddore, mi accoccolo a volontà fra le braccia del babbo, sempre a mia disposizione, e lo costringo a dormire interi pomeriggi e notti assieme a me. Mamma dice che sembriamo una coppia di orsetti, d’altra parte siamo uomini o panda?
Io sono stanco, stufo di tutto, assillato da ‘sto naso che un momento cola come un fiume, e il momento dopo è tappato ermetico e impermeabile al respiro. I nonni volevano vedermi e spupazzarmi e farmi fare vita sociale natalizia, ma io non ho voglia di nessunoooooo di nienteeeeee voglio sol restare a casa mia, cazzeggiare e tormentare il babbo. Che bello il babbo, così morbido peloso e rassicurante.
Unica eccezione: IL TRATTORE! Il nonno è matto, per Natale mi ha regalato un trattore vero, di quelli grandi grossi coi pedali, tutto verde marca Claas (la marca preferita del babbo). Comunque un pomeriggio sù e giù da un trattore non si può certo definire vita sociale, eh. Io il mio naso il mio trattore. Io casa mia le mie ferie il mio babbo.
Belle le ferie, speriamo non finiscano mai!

Il ragno

mercoledì, novembre 7th, 2012

Di tutto. Sul lavoro mi sta succedendo davvero di tutto.
Presente quei film su un complotto, dove la morsa di sordide macchinazioni stritola lentamente l’ignaro eroe? Quei film fatti di sguardi, dialoghi evasivi ed atmosfere ansiogene? O quei thriller dove la musica acida che scatta su una scena banale – un tizio prende l’ascensore, un tizio mangia in mensa – ti fa sobbalzare sulla sedia più di un assassino con l’ascia in mano? Ecco, benvenuti all’Inferno, questa è la mia vita lavorativa: la macchinazione c’è, i colpi d’ascia pure, e la Cavalleria chissà dov’è finita, lo sfascio è autorizzato e nessuno difende nessuno.
Quote societarie. CDA. Organigrammi rivoluzionati nel giro di un pomeriggio, senza alcun preavviso alle persone coinvolte. Idioti potenti che da bravi idioti fanno il lavoro sporco, mentre quelli furbi nel buio li lasciano fare e al tempo stesso ne programmano l’epurazione – sempre troppo tardi, fatalità. Ed io in mezzo come una pallina da flipper.
C’ho provato. A resistere, a farmi forza, a tessere alleanze, a galleggiare, a barcamenarmi, a sopportare, a chiudermi in risposte di prassi, a censurare mail che avrei voluto scrivere, a guardare in prospettiva, a sperare per il meglio, a capire chi sono i burattini e chi i burattinai. Mi sono sforzato, ho continuato a dare il meglio come se non fosse successo niente: per non cadere di stile, per dimostrare che sono migliore. A costo di incazzarmi con mio figlio, di ignorare mia moglie, perché un uomo vero è sul lavoro che dimostra chi è, la famiglia è uno sfondo bucolico per il weekend mica vita vera.
Perciò son diventato un ragno. Prima un raffreddore epocale, poi la tosse, e mia moglie a scassare la minchia che il mio corpo stava cercando un modo per collassare, le donne san sempre tutto loro. Poi questa settimana il dolore alla spalla, la tizia consiglia di stare a casa ma io non le bado, guarda va già meglio vado al lavoro anche oggi, lasciami stare. Finché oggi il tracollo, non so neanche come son riuscito a guidare fino a casa, e poi letto e un dolore atroce a spalla collo braccio schiena, che non so bene neanche io in che posizione mettermi. Son diventato proprio un bel ragno, tutto rattrappito dolorante è un problema anche pisciare, soffro ad alzarmi e soffro a stendermi. Mia moglie ha scovato un antidolorifico che aveva usato per la periartrite, speriamo faccia qualcosa.
Così domani torno a lavorare…