Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘parole nuove’

Questa o quella per me pari sono

mercoledì, marzo 1st, 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

Traguardi

mercoledì, marzo 2nd, 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

Cosa c’è di secondo?

venerdì, dicembre 27th, 2013

TotorobentoAh… e così, il mio tigrotto diventa grande. Evoluto. Arguto. Quadriocchiuto.
Un esempio. Sera, dopo cena mamma va in salotto a cercare il pupo: “Vieni a lavarti i denti!”. Il pupo sta fingendo di essere un leone che si mangia il nonno, perciò il nonno astutamente lo blandisce “Eh si, i leoni hanno sempre i denti ben puliti!”, ma quello ribatte “Eh no, i leoni non hanno lo spazzolino!”.
Con i suoi occhialetti arancio sembra proprio un piccolo Harry Potter, uno che le combina ma senza dirtele. Gli occhiali li porta da un mese e passa, ha un forte astigmatismo – è tutto suo papà! La teoria medica corrente (o la moda?, tocca fidarsi) è che se si insegna all’occhio a vedere benebenebene prima dei sei anni, anche da grande per vedere benebenebene ci vorranno gli occhiali, ma almeno l’ormai adulto ci vedrà; senza la correzione ante-6-anni, invece, l’adulto per quanto occhialuto non riuscirà mai più a vederci bene. Il che spiega perché quando guido e guardo mediamente lontano, scambio tronchi per cavalli o cartacce per gattini.
Poi sarà la mamma canterina e portata a modificare i testi delle canzoni (inascoltabile, sopportarla è la prova che la amo davvero!), o sarà il nonno materno che inchioda il pupo ai libri per ore, o saranno le filastrocche di Rodari che ultimamente gli leggiamo prima di dormire, fatto sta che stasera a cena ha fatto la sua prima rima: furbacchiòn / gattòn, sul testo distorto di una canzoncina cantata spesso a scuola, e che ormai conosciamo anche noi. Sniff sniff, è il mio bambino…
Col cibo poi è un gran gourmet. Si lancia sui crauti ogni volta che vengono serviti (in questi giorni non ne mancano!); adora il salmone affumicato o il salmone crudo con la wasabi; chiede gli spinaci a gran voce, e se li sbafa contento anche se abbondantemente conditi d’aglio (se lo sapesse la Pimpa…); apprezza le patate col formaggio (Asiago, Piave, stracchino) come un vero contadino; adora le uova, tanto che le mangia volentieri perfino alla coque, o all’occhio di bue (si diverte a tirar sù il rosso col pane). Ultimamente a inizio pasto la sua frase ricorrente è: cosa c’è per secondo?
E infine è tenero, giocherellone, scherzoso… Si compra la mamma con frasi tipo “Sei carina e profumata!”, e me mi compra con molto meno perché, che ci posso fare, sono un papà: esonerato da cervello e preoccupazioni – roba da mamme – io sono stato creato per intrattenere il pupo. Quindi non mi insospettisco se la filastrocca della buonanotte, la sua preferita prima di spegnere la luce, è “Il paese dei bugiardi”:
non chiamavano col suo nome nemmeno la cicoria
la bugia era obbligatoria
Papà cosa vuol dire ‘obbligatoria’?

Perché?

mercoledì, settembre 18th, 2013

tare phoneChi è quel signore? – Non lo so.
Dove va? – Andrà a casa.
Perché va a casa? – E tu perché torni a casa?
Dei garage. Sono due garage. Perché sono due? – Perché non sono uno e non sono tre, quindi sono due.
E quello? Come si chiama? – Chiediglielo tu.
Chi è quella signora? – Non lo so!
E perché non lo sai? – Amore non so tutto di tutti, non sono mica Google!
Questa la passeggiata-tipo col pupetto: lui sulla bici senza pedali, il babbo che mentre arranca deve rispondere ad una gragnuola di domande idiote. Ma perché imparano a parlare? PERCHE’?
L’unica grande consolazione arriva la sera, quando – perfida – mamma chiama i genitori lontani, il pupo vuole parlarci e non li molla più, racconta cose sue o si fa raccontare di tutto, e quando nonno ci prova per la sesta volta “Allora buonanotte, eh?”, lui risponde categorico:”No”, e poi parte con qualche discorso, o si fa passare la nonna giusto per tirarla lunga. Mamma impietosita a un certo punto inizia “Elio dammi il telefono!”, e quello si alza e continua a telefonare trotterellando in corridoio, che tocca inseguirlo. Non tace mai, con tutto che in questi giorni è pure malatino. L’altra mattina non ha avuto pietà neanche del tecnico della caldaia: ne controllava l’attrezzatura, faceva commenti sulle varie fasi di lavoro, chiedeva il perché e il percome. Per fortuna è un pupo educato, faceva le sue apparizioni poi scompariva per un po’, lasciando lavorare il malcapitato che forse aveva a sua volta figli piccoli, visto come rispondeva a tono.
Per fortuna quando il gioco si fa duro, c’è sempre l’iPad. Restano insostituibili il parrucchiere TocaBoca, e le app della Fox&Sheep: magari ci giochiamo una o massimo due volte alla settimana, ma per noi padri moderni è ancora il mezzo più efficace per ammansire la belva. Almeno giocando, la smette di chiedere perché!

Winnie Pupù

giovedì, maggio 30th, 2013

Winnie PupùOk mamma è morbida e simpatica, ma ultimamente mi piace coccolare anche il mio nuovo amico, Winnie Pupù. Winnie è un orsetto simpatico, travestito da orso – chi l’ha detto che i pelouche devono avere una logica? – e che fa sempre cacca: a volte se la fa addosso, altre volte la fa in giro, giusto per dar fastidio. E’ il mio idolo, fortuna che il babbo non è mai stanco di raccontarmene le gesta.
Non fa neanche male avere un nuovo idolo, giusto per cambiare rispetto a Saetta McQueen – una settimana fa al mare trotterellavo sulla sabbia invocando “Velocità!, io sono velocità!”. Per quanto, Frank il mietitrebbia cattivo resta sempre nel mio cuore, il primo mietitrebbia non si scorda mai.
Poi in mezzo alle chiacchiere ogni tanto ci infilo un pianto greco, una di quelle scenate lunghe faticose fintissime, che appena inizi ti sei già scordato perché stai strepitando – ma ormai hai iniziato, eh, non è mica professionale smettere lì per lì, senza neanche essersi rotolato per terra, altrimenti sembra davvero che fai capricci per niente. Sarà che tutti mi stressano:”Basta quel dito in bocca”, “Perché non fai la pipì nel vasino?”, “Devi iniziare a vestirti da solo!”… tutte paranoie in vista della Materna insomma. ‘Sta Materna, che sarà mai la scuola per grandi? So tagliare l’erba, decespugliare le bordure, direi che ormai son grande no? E poi alla mia stessa materna verranno anche Marco e Mirko, i miei fratelli gemelli, perciò sarà sicuro un posto bellissimo. E se osano venire anche la Emi e Mattia, li caccerò via!

Una certa esuberanza linguistico-comportamentale

mercoledì, gennaio 30th, 2013

non mi piace il bosco, preferivo il mare“Dai che andiamo a scuola”, “No via mamma, vado a scuola col babbo!”
(durante il viaggio) “No, di là!”, “Tesoro stiamo andando a scuola, lo sai che si va di qua”, “No, voglio andare di là, apro la porta e vado via, da solo, vado in città, ciao mamma!”.
(in vista del Nido) “Andiamo dai nonni!”, “No amore lo sai che si va a scuola, i nonni vengono a prenderti dopo pranzo”, “NOOOOOOOOOOOOOOO!”, “Allora facciamo così: io parcheggio davanti a scuola, poi ti smonto dall’auto e vai dove vuoi, va bene?”
(davanti al Nido, smontati dall’auto il pupo parte in direzione opposta al cancello) “Ciao Elio io entro a scuola, tu va pure dove preferisci”. Mi avvio tranquilla senza guardare, dopo poco sento uno scalpiccio alle spalle “Nooooo mamma, viene anche Elio”.
Stamattina è andata così, mentre l’altra mattina abbiamo assistito ad un attacco di quasi-convulsioni, perché la creatura voleva farsi l’aerosolo (=restare a casa col babbo in malattia) invece che andare a scuola. Poi chiedo alle maestre come si comporta una volta a scuola, e mi sento rispondere “Ah è come neanche averlo, è sempre così indaffarato”. Lo sgnaccamaroni sgancca i maroni solo ai parenti stretti, consola.
Il babbo si incazza e sbraita, io ignoro: finora la mia strategia paga, quella del babbo peggiora le cose e diventa una sfida fra maschietti alfa. Il babbo è conscio del problema, ma convalescente com’è (il pupo gli ha passato l’ultima malattia) fatica a trovare la lucidità e la forza fisica per una reazione più meditata. La nonna, anche lei un po’ stufa di tutti ‘sti capricci, ammette però che siamo a fine inverno, è da un pezzo che il pupo non si gode i suoi lunghi pomeriggi in orto – carriola tagliaerba pala e rastrello – perciò in fondo è comprensibile, dobbiamo solo tener duro un altro mesetto scarso.
E i pupi che non sono orto-dotati, son così tutto l’anno? 🙁

Il buon proposito per l’anno nuovo

martedì, gennaio 1st, 2013

Infine eccoci qua, la sera prima di tornare al lavoro. Mio marito spera in un malore improvviso – che chiaramente non verrà – per potersi prendere qualche giorno di mutua; io provo goffamente ad affilare le armi e a farmi coraggio, scrivendo.
Non aiuta il fatto che siano state ottime ferie: tutti d’umore algido, coccole e sdolcinatezze, col pupo che di punto in bianco compone frasi intere, coniuga i verbi – persona, tempo verbale – e insomma fa discorsi, pensa ragiona nota notifica, un vero spasso. Con che coraggio domani lascerò il tenero pupetto dai nonni, e tornerò a chiudermi in quell’ufficio odioso, dove i problemi lasciati prima di Natale saranno là, identici, ad attendermi a inizio 2013?
Altro che Taichi o ragionamenti serali col marito, qua ci vorrebbe un bel corso di formazione tipo:”Trasforma il tuo capo sfruttatore in un agnellino” o “Come sopravvivere agli stronzidioti” o ancora “Gestisci la rabbia e sfrutta quei coglioni a tuo vantaggio”. Aiuta un pochino il mio buon proposito per il 2013, un rigurgito di autostima che mi ha invasa spontaneo durante le ferie: io merito un lavoro migliore, ed anche se l’Italia è in crisi la vita continua, questo nuovo anno dovrò trascorrerlo a cercarmi un nuovo lavoro. Un rigurgito simile l’avevo avuto anni fa, quando avevo conosciuto mio marito (“Io merito un ragazzo così”), e visti gli esiti positivi perché non seguire questa nuova spinta? Certo sarà dura conciliare lavoro nuovo con prossimità geografica alla scuola del pargolo (principale bonus del lavoro attuale), ma insomma un problema alla volta, ci penseremo quando verrà l’occasione.
Nel frattempo comunque devo trovare qualche strategia di difesa: primo perché un lavoro nuovo non lo si trova domani, tanto meno di questi tempi, e secondo perché di stronzidioti è pieno il mondo. In fondo si può dire, come va di moda oggi (e tappandosi il naso), che questa sia ‘un’opportunità di crescita’: saper trattare con gli stronzidioti è pur sempre una capacità autorevole, da mettere a curriculum. Quindi incazzarsi di meno e ragionare di più, sarà questo il motto 2013.

Taglio! Tutto!

giovedì, dicembre 13th, 2012

Tagliare! Erba!
Ma no, d’inverno la terra dorme (ssssst!), e l’erba non cresce. Allora cosa taglio? La cacca! Cioè, la carta. Datemi un foglio di carta e vi solleverò il mondo, oltre a garantire dieci-venti minuti di quiete totale. Il mio regno per una forbice. Tagliare i pechelli (che sarebbero i capelli). Tagliare la barba. Taglio! Tutto!
Mi piace questa dimensione da bambino evoluto, due concetti in croce riesco pure ad esprimerli e mi piace ascoltare quel che mi viene detto, quando ho voglia di ascoltare chiaramente. E non toglietemi le favole di papà (il babbo è magicamente diventato papà o papiiiiiiiiii, con la vocina smorfiosa: ma non chiedetemi perché).
C’è la favola dell’ascensore Verdino, umile ascensore ospedaliero che aspira a volare in cielo, e che alla fine ci riesce davvero grazie al suo padre/creatore dal forte accento tedesco, tipo che si chiama Einz Kleinz o cose del genere, giurerei che il babbo ogni volta lo pronuncia in modo diverso, di proposito. Oppure c’è la storia di Elio che va in banca con il babbo, per depositare i propri soldi (così tanti che non ci stanno nel salvadanaio), e gli impiegati della banca sono tutti lupi, che ogni tre per due mi annusano per sentire se odoro da maialino, e alla fine i soldi se li tengono e vogliono anche i soldi di papà, ma il babbo investe il suo stipendio in cipolle e sconfigge i lupi-banchieri.
Insomma me la passo. Ogni tanto mi attacco a mamma come una cozza, ma fa parte del percorso evolutivo – lo dicono anche Google e la Maestra Luciana. Il manuale prevede che verso i sei anni io diventi l’ombra del babbo (papiiiiiiiiiiii!), quindi il babbo ora si sta godendo le sue serate libere, ma aspetta aspetta che divento grande…
E nel frattempo taglio!, tutto!

Aironi e calure

martedì, agosto 21st, 2012

Poi un giorno torni a valle, riprendi il lavoro e sembra tutto un po’ irreale: la calura, gli orari un po’ elastici, le strade vuote, il cervello che un po’ è ripartito ma un po’ anche no, zanzare grosse come aquiloni e il fiume secco e verde dalle alghe, col greto affollato di aironi bianchi fra i quali spicca un airone cinerino alto come me (beh non ci vuol molto), che sembra là a guardia del branco e se ti avvicini gracchia di disappunto, plana via piccato e si piazza su un ramo alto poco più avanti, tipo avvoltoio dalle zampe lunghe.
Nel frattempo il marito traffica fra arretrati di Rat-man e la Wii (è ancora in fase compensatoria, vedremo quanto ci metterà a tornare ai normali livelli di esaurimento), mentre il pupo ha finalmente e davvero iniziato le sue ferie: nonni, libertà, tagliaerba, gatto cane orto pala, erba tagliare tutto, Elio taglia erba, erba alta, trattore… e soprattutto, nessun nano malefico che gli ruba i giochi! Qua è tutto suo – nonni inclusi – e può infine godersi qualche settimana di viziaggio spinto, per riprendere le forze e prepararsi al secondo anno di Nido, che in fondo mancano solo due settimane.
Nel frattempo sto ancora sudando con due lavatrici al giorno (sempre sia lodato chi inventò la lavatrice, in montagna ci siamo dovuti portare proprio tutto), e un armadio che esplode di roba da stirare. Con ‘sto caldo! In questi frangenti non è neanche male essere sotto ammortizzazione sociale, cioè avere un orario da sei ore e quaranta minuti al giorno e poterlo rispettare (in tempi normali abbondano invece permanenze e prolungamenti ufficiosi); un po’ di tempo in più infatti aiuta a far mente locale, per ricordarsi chi siamo e come si fa a vivere coi ritmi della normalità schiavesca.
Bisogna poi riabituarsi a non avere più il nano attorno tutto il giorno, e vederlo solo mattina e sera. Perché resta ancora un essere adorabile, morbidino, profumato, poi adesso che chiacchiera e impara come una spugna è un vero giocattolo. Insomma non è mica male poter stare tutto il giorno con la creatura, ed in queste settimane ce la siamo proprio goduta – suo papà a volte pareva la sua guardia del corpo, la sua ombra…
Ieri sera di punto in bianco, dopo la doccia, il pupo ha simulato le ferie appena trascorse, o per meglio dire la sua parte preferita – l’ascensore: ora a che piano si va?, “Zero” (il pupo preme pulsante immaginario sulla piastrella e fa tutti rumori ed i movimenti da ascensore), e cosa facciamo?, “Mangiare”, e poi a che piano andiamo?, “Uno” (e via di nuovo la scenetta dell’ascensore), e cosa facciamo?, “Dormire”, e avanti così. Durante le ferie oltre a molti verbi abbiamo imparato anche a prenderci in giro, lui chiama “Mamma!” tutto mieloso e con la faccetta angelica, ed io gli rispondo un “Elioooo” flautatissimo, con la bocca a cuore – e sghignazziamo. Ma come faremo a stare lontani da uno spasso così???

La Grande Abbuffata

domenica, agosto 19th, 2012

Un po’ infidi, mamma e papà. Affettuosi, simpatici, ma infidi.
Tutto è iniziato con una gita dal nonno: doveva essere una visita alla chitarra ed al pianoforte dell’altro nonno – e qualche coccola al nonno medesimo, lo concedo – e invece ho dovuto giocare con mio cugino, che ha 7 anni e ha già fatto la prima elementare. E’ un cugino simpatico, tranquillo e giocattolone, ma poi oltre a lui al parco in montagna c’erano sempre altri bambini sconosciuti, insomma a volte mi innervosivo. Fortuna che c’erano trattori dappertutto, e balle di fieno, ho giocato anche attorno a una ruspa ho guidato un trattore senza cabina sono stato sul pianale di un rimorchio per le balle. Si insomma una vacanza di discreto interesse, a queste condizioni si può anche socializzare e alla fine ho pure imparato il nome del cugino – Da’e – oltre a due aggettivi di importanza FON-DA-MEN-TA-LE: brutto (per mio cugino o papà), e brutta (per mia mamma, quando mi fa imbufalire per le solite futilità). Son pure diventato bravo a riconoscere i colori: azzurro verde giallo rosso nero.
Poi qualche giorno a casa per riprendere le forze e… montagna di nuovo! Stavolta mamma e papà di “cugini” me ne han fatto trovare non uno, ma nomila decinaia di miliaia: alti bassi maschi femmine grandi piccoli, UN CAOOOOOOOS! Che a volte mi trovavo da solo in mezzo alla masnada, mi fregavano la macchinina mi rubavano la ruspa, uno stress tale che ho iniziato a menare, e mordere, poi arrivava mamma o papà che mi portavano via e mi facevano il predicozzo, ma ragazzi scusate come pretendete che sopravviva un nano come me in mezzo a quella bolgia infernale, se non picchiando tutti? E allora mordevo pure mamma e papà, ecco.
Poi a ben vedere, tiro sberle che sembro Enrico La Talpa con Lupo Alberto, che volete che succeda? Alla peggio Francesco mi spatacca una ruspa in fronte, cosa che ha effettivamente fatto e che male fotonico, a quel punto. Allora dopo qualche giorno ho provato a cambiare tattica, vedevo il nemico in arrivo mi mettevo di spalle, poi placcavo tipo pallacanestro allontanando il nemico col culo, così nessuno poteva incolparmi che son manesco. Ma poi, stanco per una camminata o strangolato dalla fame arrivava comunque il momento in cui DOVEVO menare, ero fuori di me. Una vacanza impegnativa, anche se alla fine ho imparato a difendermi e i bambini grandi non riuscivano più a rubarmi la macchinetta, né con la forza né coi discorsi falsi – ‘sti pupi di 6 anni sembran tutti venditori di auto usate, ti intortano con la loro loquela e se riescono ti vendono pure degli orrendi braccialetti, pussa via! Impulsivo si ma mona no, mi son pur fatto un anno di Nido per qualcosa.
Ed è quindi con immenso sollievo che siamo atterrati di nuovo dai nonni, trattore gatto cane nonno nonno nonno, orto tagliaerba spazio aperto giochi tutti MIEI MIEI MIEI, nessuno me li ruba silenzio attenzioni PER ME ME ME, ah finalmente si ragiona. E chissenefrega se fa un caldo rospo e in montagna si stava meglio: son stato bravo, ho sopportato due settimane di socialità intensa, quindi ora finalmente lasciatemi godere ‘ste meritate vacanze!