Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘quella piattola di mamma’

Quando la mente è in vacanza

martedì, agosto 28th, 2018

Pam pam pam! Trrrr-rrr ta-tatà! Voglio guardare il video della Zombie Apocalypse Mod. Poi mi riguardo la Nerf Mod. La Star Wars Mod invece mi sembra pallosa.
Che dici mamma? Le pentoline? La cibernetica? La geografia? Farnetica, è esaurita. Bisogna capirla, in fondo lei e il babbo sono tornati al lavoro, mentre io sono ancora in vacanza – pà pà pararà, come canta Rovazzi nel suo video dell’estate.
Faccio quello che voglio… Bummmmm! Crash! Ora apro tutti i bauli e mi guardo le armi una per una: l’Uzi, lo F7, il Che Cavolo (basta che spari forte!!!). Non ho idea di cosa siano tutte quelle sigle, ma ripeterle a macchinetta mi fa sentire FIGO!
Mamma sei ancora qua? Cosa sono ‘ste taschettine? Paratattica?, ma che dici?! Orografia? Questa continua a vaneggiare.
Attenti, ora sparo un uovo di zombie! O un uovo di cavallo-scheletro. O un uovo di Slime. Guardate come scavo le buche. Guardate come riempio le buche. Ora mangio tutte le carote al Villager – tiè Villager! Ora pianto del tritolo; poi faccio esplodere il tritolo. Mwah ahaaaha ah!, io sono Dio, anzi lui è me.
Cosa? Mannaggia ‘sta mamma, mi sta spiegando che non mi farà mai più giocare a Minecraft se non ripasso le tabelline. Si mamma, è importante la matematica. E certo mamma, quant’è utile l’ortografia…

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Due + uno fa tre…

venerdì, luglio 21st, 2017

lord of pandas and princess…della babysitter sono il re!
Ora, credo sia ormai palese a tutti che mia mamma è cattiva. Era a mia disposizione ogni santo giorno – a fine lezione finché andavo a scuola, a fine centro estivo quando è finita la scuola – quando di punto in bianco è tornata al lavoro. No no, bellina, non si fa. Non è giusto. E’ cattiva.
In cambio, Ada è buona. E’ anche ‘bbona, a dirla tutta – non mi formalizzo mica se ha quasi cinquanta anni più di me. Mi viene a prendere ogni giorno, mi porta a casa sua, si prende cura di me con mezzo bicchiere di Coca Cola e una ciotola di pop-corn, gioca con me, finché mamma non stacca dal nuovo lavoro e passa prendermi a casa – “Sei cattiva!” le dico appena passa la porta. Con Ada faccio pure i compiti senza dare (troppo) fastidio. D’altra parte, Ada ha un figlio adolescente e una gatta morbida e bellissima: perché mamma non mi ha mandato prima in un tale paradiso?!
Il figlio di Ada si chiama Carlo. Qualche giorno fa il papà di Carlo è passato a prenderlo per fare un giro; infatti figlio e padre non vivono assieme, Ada è separata. Quindi, se ci si può separare, come mai mamma e papà stanno ancora insieme? Ogni tanto quando mamma e papà non sono d’accordo su qualcosa chiedo a mamma: quindi ora lo lasci? Sarebbe buffo se si lasciassero – basta che io possa continuare a vivere con entrambi per vedere che succede.
Io avevo chiesto una babysitter ventenne con gli shorts, ma in fondo Ada mi piace quindi va bene così. Però mamma è cattiva, che non mi ha esaudito, e anche perché oltre ai libri per le vacanze (pieni di esercizi da babbei) mi costringe ogni giorno a leggere due paginette sugli animali. Ormai so tutto su corteggiamento, piume e alimentazione, che non devo farlo sapere ai miei amici o mi tratteranno da sfigato. Mamma ha pure ripreso a farmi la ginnastica per la lingua: dice che la mia S certi giorni è orrenda, e poi mi fa fare l’esercizio ‘fungo’ per spingere in avanti i denti sopra. Due palle. Mi tocca obbedirle, o mi lascia a pane e acqua – altro che pop-corn e Coca Cola! Mamma è proprio cattiva. Devo chiedere ad Ada se le piace leggere ad alta voce il Signore degli Anelli, che in caso mi trasferisco per sempre da lei.

Battaglie perse

sabato, novembre 8th, 2014

un genitore non molla maiMamma contro dito: vince il dito! 🙁
Com’è dura questa ripresa della scuola, questa immersione nel mondo reale e nel palinsesto didattico previsto da Regione / Provincia / Distretto ecc. La settimana scolastica sembra una parentesi inutile che separa la lezione di palestra (lunedi) da quella di musica (venerdi). I giorni di mezzo vengono riassunti dall’eterno dejà vu:
Allora, come è andata oggi a scuola?
Bene.
E cosa avete fatto di bello?
Niente.
E poi quel dito maledetto. Quasi dimenticato nel corso dell’estate, tenuto solo per favorire il pisolo del pomeriggio, ora è tornato ad essere una star: un succedaneo della cannabis sempre pronto all’uso. Torna la mattina appena sveglio, la sera davanti alla TV, mentre si rilassa sul vasino. “Se ti vedo col dito in bocca, stasera niente Peppa!” tuono io; ma sarei anche stufa di questo ruolo da gendarme nazista, mi toglie le forze e tanto ottiene poco. Forse l’atteggiamento minatorio è servito solo a far comprendere i suoi doveri al nonno, ora meno permissivo col nipotino preferito; quest’ultimo, deduco solo ora e a posteriori, deve aver trascorso parecchi pomeriggi col nonno a ciucciarsi il dito quanto gli pareva.
Mentre mi spendo lo stipendio in garze ed ogni sera gli fascio pazientemente le mani, con tutto che di notte è bravissimo e non si ciuccia il pollice neanche per sbaglio, mi dico che sarà così fino all’anno prossimo, cioé finché non smetterà di dormire il pomeriggio. A quel punto potremo togliere l’unica occasione ufficiale e tollerata per l’uso del dito, e spero che finalmente ne rimuova il ricordo e l’abitudine.
Nel frattempo cerco di trovargli alternative di vita interessanti, tipo la piscina del martedi che gli piace tanto. Ora vediamo se fargli iniziare anche il corso di ‘ginnastica’ al giovedì, con la sua ex maestra di palestra dell’anno scorso e con parecchi suoi compagni di classe (succedanei del fratello/sorella che continua a cercare). Lui è sempre operoso, non vuol mai star fermo ed è davvero difficile farlo concentrare su attività puramente intellettuali, tipo disegnare o anche solo fare giochi da seduto; e in questi mesi perfino leggere è diventata un’attività non tanto amata né cercata. Chissà se al corso di ginnastica insegnano anche a stare fermi?

Incomprensioni

domenica, novembre 17th, 2013

career pandaPer fortuna che quando sei in giro, fai vita sociale, e tuo figlio ne esce come un pupetto garbato, simpatico e fantasioso, tuo marito ti guarda con gli occhioni liquidi e conclude:
cuoricinoè tutto merito tuocuoricino .
Quando poi si parla di prospettive di vita e problemi sul lavoro, quello stesso marito se ne esce con affermazioni opposte: ma che ‘tte frega, la più intelligente di famiglia sei tu, pensa alla carriera il pupo se la caverà in qualche modo.
Ma allora cosa vogliamo, in famiglia: un pupo sereno, o la moglie in carriera?
Non dico che i figli delle donne in carriera non siano sereni, è solo che di solito trovano dei riferimenti affettivi alternativi: i nonni, una baby-sitter, il cane, qualcun altro. Elio è stato molto cercato, ed ora che c’è mi dà fastidio farlo crescere a terzi, tanto più perché mi piace stare assieme a lui, è sempre tempo speso bene. Che comunque avendo io un lavoro da otto ore, una certa influenza educativa ce l’hanno anche i nonni: ma lavorando vicino a questi ultimi, almeno non devo perdere mezza giornata in viaggio prima di rivederlo la sera.
In fondo è un’equazione abbastanza semplice: nel momento in cui il padre di famiglia è spesso via per lavoro, la madre di famiglia ha bisogno di una certa prossimità geografica alla scuola del bambino, ed ai nonni che lo vanno a prendere a scuola e lo tengono finché mamma non esce dal lavoro, in modo che almeno uno dei due genitori possa fungere da punto di riferimento. Quindi mi va anche bene accontentarmi sul lavoro, pur di salvaguardare un certo equilibrio affettivo-famigliare. Mio marito invece, abituato alle lavatrici che si lavano e stendono da sole, alle camicie che scendono magicamente già stirate dal cielo, e ad un minimo di offerta culinaria serale quando rientra (tardi) dal lavoro (se rientra), pensa che tutte queste magie abbiano vita propria ed indipendente, e che anche i bambini di conseguenza siano del tutto auto-educanti. In fondo cosa vuole un pupetto, se non qualche coccola ed un sermone morale sulla vita e le cose, ogni tanto? Mamma, di cosa mai ti preoccupi?, trovati un lavoro figo e smettila di angustiarti. Tanto le lavatrici le camicie il cibo, arriveranno lo stesso – è una magia, no? – e il bambino sarà sereno e simpatico lo stesso – è nato così, no?
Beati ‘sti papà: la loro vita è davvero semplice e felice.

I requisiti

venerdì, gennaio 25th, 2013

just not fitLo vedo che mamma è preoccupata. Dopo lavoro viene a prendermi più tardi, e nel weekend mi porta a visitare questi posti nuovi, che somigliano un po’ a scuola mia ma che non sono scuola mia. Da quanto ho capito, l’anno prossimo non andrò ad una scuola ma a TRE: tante sono quelle dove verrò iscritto. Bene, così ogni mattina potrò decidere dove voglio andare. Mamma dice che tocca fare così perché non ho i requisiti: bisogna trovare una scuola vicino ai nonni, dove loro son comodi a venirmi a prendere, ma essendo io un “fuori-comune” (mamma lo dice guardinga, come fosse una parolaccia) in qualsiasi graduatoria sarò sempre l’ultimo della lista.
D’altra parte, anche io: ho entrambi i genitori che lavorano lontani da dove abitiamo; ho entrambi i genitori in vita, e non sono separati; non ho almeno una sorella o un fratello che già frequenta la materna o le elementari o le medie nello stesso comprensorio; non ho un fratello gemello; non sono portatore di handicap; non vengo da una famiglia indigente, nel senso che non facciamo la fame totale secondo la Dichiarazione ISE; non ho almeno cinque anni. Praticamente, non sono nessuno! Come ha riassunto il Dirigente Scolastico: chi ha i requisiti è abbastanza sicuro di entrare, chi non li ha…
Puntini puntini. Boh, ma secondo loro dopo due anni di Nido (un bel Nido entusiasmante, che ti diverti ne combini e trovi i tuoi amici del cuore), se fra le materne nei dintorni dei nonni non c’è posto per uno sporco “fuori-comune”, poi dovrò restarmene a casa senza poter proseguire la scuola? Trasecolo (mia mamma trascolora, quando ci pensa). O devo costringere mia mamma a licenziarsi, così può iscrivermi alla materna di quartiere, dove verrò ammesso e dove lei verrà a prendermi dopo aver atteso a casa che passino le ore? Certo, l’alternativa sarebbe iscrivermi in quartiere poi mollarmi a scuola dalle 8 alle 18 – le 18 ad essere ottimisti; oppure a scuola dalle 8 alle 16 e poi varie ore con una baby-sitter. Ma che razza di vita sarebbe?
Resta sempre l’alternativa alla cinese: i miei genitori dovrebbero registrarmi come residente a casa dei nonni. In fondo basta rinunciare alla patria potestà… e che sarebbe, tanto qua comando io!!!

Mannaggia ‘a Nick Drake

lunedì, novembre 19th, 2012

Sera, stacco il lavoro e passo a prendere il pupo dai nonni. Sono le 6, lui prima mi fa le feste poi si arrampica sul seggiolone, si infila dentro e dichiara “Mangiare ‘a nonni”. “Tesoro non c’è niente di pronto”- “Mangiare ‘a nonni!” – “Guarda che i nonni mangiano più tardi” – “MANGIARE ‘A NONNIIIII!”. La creatura si decide ad uscire dal seggiolone solo di fronte all’evidenza del gas freddo: nessuna pentola in preparazione, vabbé dai andiamo a casa con la mamma, forza che voglio mangiare.
Sulla strada del ritorno lui spia il gioco delle luci notturne, mamma ascolta 6 Gradi di Separazione su Radio3 e c’è pace nel mondo – e nell’abitacolo – finché lui chiede CHITARRA!
Amore senti che bella musica stanno mandando, c’è una chitarra anche qui…
CHITARRAAAAAAA!
E per l’ennesima volta alla mamma tocca mettere su il CD preferito della creatura, già ascoltato varie decine di volte e che mi esce un po’ dalle orecchie: ‘Pink Moon’ di Nick Drake. Che in fondo dovrei baciarmi le mani, gli altri bimbi torturano i genitori con ore ed ore de “Il caffè della Beppina”, ma insomma almeno un po’ di radio la sera me la ascolterei volentieri.
Sabato scorso il babbo gli ha comprato una tromba giocattolo, gli piace tanto e scorrazza felice per casa coi suoi PI-PI PO-PO: speriamo di poter passare almeno a Rava…

La dura realtà

domenica, settembre 23rd, 2012

Con tutto che con un pupo in casa c’è sempre poco tempo, quando a fine estate mi prendo finalmente alcune sere per scrivere qualche mail decente, e riprendere i contatti con le migliori amiche in giro per il mondo, il responso è abbastanza chiaro: a distanza di un mese hanno risposto solo le amiche con figli, o che vorrebbero averne a breve. Ne deduco che diventare mamme significa diventare noiose, o interessanti solo per altre mamme – ci-ciao, resto del mondo! A questo punto potrei smettere di affannarmi a leggiucchiare questo e quello, rubando anche solo 10 minuti ogni momento possibile, se il risultato di questo sforzo culturale è che comunque sono ‘na palla.
Nel frattempo la creaturina, dopo un’estate così impegnativa e ricca di sfide sociali, ha un periodo di egotismo spinto ed al Nido è tutto suo, e picchia e morde a tutto spiano. A due anni è già riuscito a farsi mettere in castigo dalla maestra!, la maestra più buona e dolce del mondo, fra l’altro, quindi deve averla proprio combinata. In questi giorni non si parla d’altro, discorsi ed occhiate fra me e la nonna, sempre con lui presente, che si vede capisce tutto e si vede che ci sta pensando, a quel che combina. Speriamo che basti il buon senso, e che sia solo un periodo; l’anno scorso ironeggiavo su un suo compagno di classe che chiamavo Paolo Picchiatore (per distinguerlo dagli altri Paolo), ed ora per la legge del contrappasso il picchiatore me lo trovo in casa. Che vergogna…
Forse stimola l’aggressività anche la scarsa capacità dialettica, visto che la creatura capisce tutto (sempre se ha voglia d’ascoltare, si intende) ma è ancora un mezzo distrastro nel parlare, si spiega per parole singole e pure biascicate, i verbi solo all’infinito, la frase non sappiamo ancora cos’è. Suppongo perciò che, quando non gli vengono le parole, meni. Spero che se non perderà la cattiva abitudine col buon senso, incontri almeno qualcuno bravo a difendersi: se a seguito di una sberla ricevesse un camion in testa, ci penserebbe due volte prima di fare ancora il prepotente.

Mamtozzi

martedì, ottobre 11th, 2011

Succede tutto contemporaneamente:
1)  inserimento al Nido: il pupo non ama venir abbandonato in mezzo alla masnada di nanetti alieni, e protesta in modo veemente. Poi l’unico giorno che quasi quasi si è pure divertito, tira su un bel febbrone e trascorre a casa i seguenti giorni dell’inserimento;
2) una cara collega agra di tutto decide di mollare, ed il di lei lavoro, visto che tanto l’operatività è un complotto dei comunisti o una posa da comunali, viene diviso fra chi resta. Tempo per il passaggio di consegne non ce n’è, visto che sono parecchio impegnata dal punto 1 e, quando riesco a lavorare, tendo a portare avanti le urgenze già di mia competenza;
3) i suoceri si prendono una settimana di ferie dopo anni che non lasciavano casa, ed ovviamente i punti 1 e 2 accadono proprio durante questa loro vacanza: quindi essendo l’inserimento al Nido semi-fallimentare, resto a casa col pupo non avendo nessun altro che me lo guarda, e non posso neanche andare a lavorare quelle poche ore.
Eccomi son io, mamtozzi la Fantozzi in gonnella.
Oggi e ieri pensavo, chiusa in casa con pupo febbricitante da consolare: quando il marito è triste si fa coccolare dalla moglie, quando il pupo è triste si fa coccolare dalla mamma, ma quando la mamma è sconsolata ed esaurita da chi cazzo va? Che il marito è sempre al lavoro ed ora che è tornato la mamma è troppo stanca per parlare; ed ormai l’età è un po’ troppo avanzata per correre a mia volta dalla mamma. Che vita grama.
Spero solo che nei prossimi giorni migliori, visto che cognata e marito si sono offerti volontari di darmi il turno col pupo per un giorno a testa – o per le ore che riusciranno a sopportare, è già qualcosa. Stamattina preferivo restare a casa con mio figlio piuttosto che andare al lavoro, ora di sera devo dire che preferisco viceversa, è dura passare un giorno chiusi in casa tu e lui sempre assieme – io e te, te ed io… tanto che ad un certo punto del pomeriggio mi ha presa per mano e mi ha accompagnata alla porta d’entrata, e ha provato ad aprirla infilando le dita fra muro e battente come dire: andiamo via!!!
Di contro, ad attendermi fuori da quella porta c’è  un ambiente di lavoro deterioratosi a livelli inimmaginabili, che certo non invoglia alla dedizione ed al sacrificio: la ditta sta morendo ad una lentezza esasperante, tipo malato terminale cui nessuno fa la cortesia di staccare l’alimentazione forzata, e non è che l’eroismo di quattro impiegati sfigati possa fermare una malattia inesorabile, tanto più quando la dirigenza se ne frega di piaghe da decubito e problemi cardiaci. Visto che al momento ho un’urgenza di vita alta 84cm o giù di lì, credo proprio che applicherò lo sprone del mio oroscopo ovvero mi ispirerò al motto: io ci provo ad essere diplomatico, solo che ogni tanto mi esce uno pterodattilo dalla bocca.

‘St’altra

mercoledì, giugno 22nd, 2011

Uff, che fatica essere figli! Non solo devi lasciarti accudire vestire e sfamare, e divertire tutti coi tuoi versi buffi e le tue espolorazioni, ma ti tocca pure star dietro alle sottigliezze psicologiche… Ad esempio, prendi ‘st’altra: non mi vede una sera, quando torna le faccio la sorpresa che so cavarmela da solo, e invece che festeggiare e prenotarsi due settimane di turismo in Cina per conto proprio eccola là, contenta ma preoccupata assieme – si vede che è un po’ tirata. Che palle le mamme!!! E allora io, che sono buono, la assecondo e cerco sempre le sue coccole, quando sono con lei rinuncio a camminare da solo ma resto appeso al suo dito, chiedo spesso di esser preso in braccio – e lei tracchete! mi prende subito… niente niente cucina pure con me in braccio, eh si che ormai son quasi dieci chili d’ometto, mica più un ragnino come da neonato.
Con tutto che io avrei il mio bel da fare durante il giorno: giocare con l’annaffiatoio dell’orto, far la corte al secchio in metallo di nonno, tentare di intrufolarmi nel box del cane, sgranare mollette colorate, salire e scendere scale, aprire e chiudere porte ed ante, alzare ed abbassare coperchi… mi faccio la mia vita e le mie cose finché ‘st’altra è al lavoro, poi nel pomeriggio me la trovo davanti con gli occhioni liquidi e bisognevoli, e mi tocca mollar tutto per farmi far coccole o – peggio – portarmela dietro! Non esiste un protocollo che tuteli la privacy dei pupetti? Chiederò allo schiavo barbuto di controllare in Internet.