Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Esausti ma felici

domenica, maggio 31st, 2020

Infine, la vita sociale. Carica tutti in auto – anche il marito, che sbuffa rumorosamente da quando s’è svegliato – parti, guida e arriva a destinazione in luogo rigorosamente inter regionale. E là, dopo mesi, rivedi genitori, fratello e rispettiva famiglia. Il pupo non sta nella pelle per rivedere il cugino, e appena può si infratta con lui per giocare a Minecraft Dungeon (premio di papà a lui e a sé stesso, per essere arrivati vivi in fondo alla reclusione). Tu e il marito invece vi aggirate smarriti in casa altrui, vi sentite un po’ nudi per l’assenza di mascherina e anche un po’ inermi – com’è che si faceva a fare conversazione? Per fortuna si fa all’italiana, cibo e vino sciolgono presto le lingue e ci si scopre tutti rilassati e contenti di potersi rivedere.
E pazienza se la sera, rientrati a casa, ci si sente esausti come dopo un viaggio in diligenza durato un giorno; resta il fatto che è stato bello rivedersi, e che eravamo davvero, tutti rilassati. Dopo mesi trascorsi in casa assieme, a cucinare a vedere film a leggere, anche se abbiamo tele-lavorato tutto il tempo comunque non c’erano il calcio, il catechismo, il mio taichi, gli amici, gli impegni extra, le spese varie; idem per mia nuora, e la differenza s’è vista. Per qualche mese abbiamo tutti vissuto con ritmi più umani, e di conseguenza lo siamo diventati, più umani, cioè meno isterici e stanchi e ossessionati dagli impegni. Ma perché deve arrivare un Coronavirus e mettere in ginocchio l’economia mondiale, per poter condurre una vita più umana? Se non fosse che il pupo pagherà per tutta la vita i mesi di scuola perduti, quasi quasi ci metterei la firma.

Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Pandamonium

sabato, marzo 28th, 2020

I got the power, Io ho Il Potere. L’inglese lo odio perché è difficile, ma quando ci vuole, ci vuole. Sono il padrone della casa. Mangio quando voglio. Studio quando voglio. Riposo quanto voglio. Mi guardo tutti i video che voglio. Yesss!
La prima settimana che mio papà ha iniziato a lavorare da casa, ho fatto il diavolo a quattro per restare a casa anche io. Io e lui, father and son. Come i film americani con padre e figlio on the road, ma fra il salotto e la cucina perché si vive chiusi in casa. Volevo dimostrare che sono un bambino grande, e ci sono cascati: mamma la mattina lascia la lista dei compiti da fare, e io la sera glieli faccio trovare fatti. Decido io quando fare cosa, ho il timer per dare una durata (20 minuti) alle mie pause di riposo. E mi sono o no comportato da bambino responsabile? Yes I have. E mamma è stata o no contenta delle mie performance? Of course. Nel weekend ho pure studiato inglese assieme a lei, I have got glasses.
Ora siamo alla seconda settimana e non serve più che io faccia il bambino grande, glielo ho già dimostrato settimana scorsa che sono grande. Fatto. Papà è sempre al telefono, occupatissimo. Vivo allo stato brado, facendo sempre e solo quello che voglio. Lui è concentrato e salta il pasto, lo salto anche io. Lui è nervoso e mi dice di andarmene, e me ne vado. Ragazzi, io sono autonomo: ho la mia stanza, la mia scrivania, il mio computer, il mio wifi. YouTube è con me. Roblox la mia guida. Il tempo non esiste, il cortile condominiale è da perdenti, io sono il re. Quante avventure mi godo fra la camera il bagno e il corridoio, coi pomeriggi che durano ere, e quando voglio mi attacco ai video tanto papà a malapena controlla se sono vivo. Le maestre, chi erano costoro?; compilo le loro schede alla come-mi-pare, tanto manco correggono niente – non si ricorderanno neanche il mio nome. La sera mamma è insoddisfatta dei compiti, ma è la solita esaurita si lamenta sempre, chi le bada? Ragazzi io sono un pro, lei una noob. I am a pro!

Maternità 1

sabato, agosto 28th, 2010

Età pargolo: circa 2 mesi. Primo post, chissà quanti altri ne seguiranno…
Prime impressioni circa la maternità:
1) NON mi sento una mamma a 360°, tipo una che fa profonda esperienza de La Maternità. Mi sento piuttosto la mamma di Elio, esperienza abbastanza lontana dalle lettere maiuscole perché fatta di sottigliezze quotidiane, speciali e specifiche nella loro minuscolezza ma forse prosaiche se viste dalle altitudini di un valore assoluto. Sono abbastanza certa che se avessi un altro figlio sarei una mamma diversa. Inoltre non mi sono sentita mamma subito subitissimo, quelle cose da convinzione granitica e cieca dedizione, è piuttosto un imparare quotidiano, un crescere assieme al pupo.
2) I bambini ti fregano: a forza di tenerlo in braccio l’odore di tuo figlio diventa una specie di droga. Quindi se all’inizio ci si sente mamme così-così, alla lunga c’è un condizionamento olfattivo che ti rende succube alla creatura. Posso ben immaginare che i primi tempi di inserimento al Nido siano un trauma più per la mamma che per il pargolo (come descrive la mia amica Chiara). Vedremo quanto dipendente sarò io ora del sesto mese – o anche prima.
3) ti fa impazzire causa carenza di sonno, di tempo, di vita ma alla fin fine ti ritrovi sempre a contemplarlo come un’idiota gongolando: è tanto carino quando dorme!

Casa calda casa

sabato, luglio 10th, 2010

Posto nuovo e strano, luci nuove, ombre nuove. Con me padrona tetta + uomo barbuto. Uomo barbuto: scannerizzazione oggetto, tasto destro –> Crea –> Nuova Cartella –> Salva con nome: Papà. Faccio occhioni, è in mio potere.
Tetta. Caldo, sudo. Tetta. Nanne. Sudo, veglia, tetta. Caldo. Tetta, nanne.
Tetta, tetta, tetta. Caldo, sudo, tetta. Nanne, ma sudo. Sopporto. Tetta, ancora tetta.
Caldo, sudo, tetta. Tetta. Caldo. Tetta. Fame, tetta. Fame. Piango.
Tetta, poi mamma scoppia a piangere, mi archivio, nanne pesanti. Tetta. Caldo. Fame. Tetta, tetta. Fame.
Di nuovo lo scafandro, movimento, piango poi mi archivio. Posto nuovo, un altro, più fresco forse. Tetta, si ricomincia.