Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Un anello per domarli

scritto da Mamma il 26 Aprile 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.

Questa o quella per me pari sono

scritto da Elio il 1 Marzo 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

Tutto quello che non ho fatto

scritto da Babbo il 12 Gennaio 2017

Cacca di pandaCi sono molte cose che non ho fatto a Hong Kong.
Non ho fatto shopping sfrenato. Nello specifico, io non possiederò mai della inutile ma stupenda cancelleria giapponese, e mia moglie non è riuscita a comprarsi neanche un semplice calendario da tavolo cinese.
Non ho gironzolato per mercatini notturni di street food.
Non ho passeggiato lungo la riva, quindi non ho potuto fotografare l’impronta nel cemento lasciata dalle mani di Stephen Chow.
Non ho passato la porta neanche a uno dei numerosissimi posticini elencati nella mia wishlist di cibo.
Non sono stato in cima al Peak.
Non ho visto neanche da lontano i Nuovi Territori.
Non ho fatto un giro in battello verso qualche isola.
Non ho gironzolato per qualche quartiere fatto di stradine e negozietti e cazzatine.
Non ho visitato neanche un tempietto taoista.
Non ho mai speso tanti soldi prima d’ora, al solo scopo di contemplare mio figlio che gioca da un parco pubblico all’altro.
Prima che partissimo, degli amici di mia moglie ci avevano chiesto: come mai portate a Hong Kong pure il piccolo, che a quest’età gli andava bene anche Rovereto? Ho trascorso una settimana a farmi questa stessa domanda, e a sentirmi una cacca. Anzi: una cacca di panda.

La mischia non è poi così male

scritto da Elio il 28 Dicembre 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Il tritatutto

scritto da Mamma il 5 Novembre 2016

mangia mangia mangiaCome siamo arrivati a questo punto? Da quando è iniziata la scuola, il mondo come lo conoscevamo ci è crollato addosso, nulla è più lo stesso. La mattina tutto può diventare una mina-antiuomo: i video da guardare mentre si fa l’aerosol, cosa mangiare o non mangiare a colazione, quale dolcetto mangiare dopo colazione, lavarsi i denti, mettersi i calzini, mettersi le scarpe. L’unica cosa che va liscia è il vestirsi appena alzato, forse perché lo vesto io per non perdere tempo. E poi le cene saltate, e i ricatti nel w-end dove un momento prima sei con un pupetto simpatico, e un attimo dopo il pupetto è diventato una belva che sbava desideri assurdi per il solo gusto di dare fastidio, di sentirsi dire “no” e di incornarti con quella scusa. Un amico maestro alle elementari dice che prima di Natale non si abituano; ma chi ci arriva vivo a Natale, di questo passo?
Il nano continua a protestare che vuole tornare alla scuola materna. D’altra parte l’inizio è stato davvero tosto: scrittura in maiuscolo e minuscolo – Elio fa ancora fatica a tenere la matita in mano, quando scrive in minuscolo si imbufalisce e c’è da capirlo – e a conclusione delle vocali il primo dettato. La maestra di matematica per fortuna lavora più lentamente, per i primi tempi sta lasciando alla collega di italiano il ruolo di poliziotto cattivo. E poi scuola che vai cucina che trovi; per quanto l’azienda che cura i pasti per le elementari sia la stessa che li curava per la materna, cambia comunque la mano del cuoco e le prime settimane Elio sta mangiando malvolentieri e fatica a digerire.
Anche la sveglia alle 6:30 per poter uscire di casa alle 7:30 di certo gli dà fastidio, rispetto ai vecchi ritmi ‘arrivo quando arrivo’ tipici delle scuola materna. Una volta ero io che gli mettevo fretta per prepararsi e uscire, ero io che avevo bisogno di timbrare in orario; ora è lui quello che ‘timbra’ prima di tutti e io arrivo al lavoro in anticipo, pure col tempo di prendere un panino fresco ogni mattina per la merenda del giorno dopo.
Nel frattempo i nonni sono in super-agitazione. Il secondo giorno di scuola avevo già litigato con mia suocera perché voleva che mandassi il bambino a ripetizioni di italiano; “non deve sfigurare di fronte agli altri”, la sua motivazione. Io stessa mi altero parecchio nel w-end quando è ora di un breve ripasso, mentre suo papà tuona insulti e maledizioni tipo moralista medievale – stolti!, brucerete e soffrirete per sempre fra le fiamme infernali!, sarete per sempre dei buoni-a-nulla!
Siamo tutti impazziti. Ma forse è questo che ci salva: non ho le forze fisiche di strangolare tutti, quindi tiro avanti a testa bassa e cerco di non pensare. Che Natale arrivi presto!

Si sbaglia imparando

scritto da Babbo il 11 Settembre 2016

angeli-e-demoniIl pupo è ridotto come credo tutti i bambini dopo due mesi di vacanza: molesto, capriccioso, dall’attenzione volatile. Ma quando vuole è subdolamente presente a sé stesso, ecco due esempi:
1) in giugno c’era stata una manifestazione in centro storico, un pomeriggio in cui parecchie società sportive avevano fatto provare ai bambini la loro attività. Elio aveva avuto una mattina nera, e nel pomeriggio aveva gironzolato fra la folla senza degnare nulla di uno sguardo a parte il trucca-bimbi, la ginnastica artistica e la scherma. Mamma gli aveva promesso che a inizio settembre poteva provare la lezione di scherma, ma poi fra ferie e lavoro e preparativi per la scuola, chi se ne ricordava più? Fatto sta che un sabato mattina di inizio Settembre, mentre andavamo tutti assieme in bici al mercato, il nano inchioda davanti a un cartellone pubblicitario: “Guarda qui!”. Era proprio la pubblicità del corso di scherma, ha riconosciuto il disegno dal volantino visto mesi prima, e questa settimana mamma ha dovuto portarcelo.
2) facciamo la spesa al supermercato, lui mi si attacca come una patella perché vuole un regalo vuole un regalo vuole qualcosa, finché sua mamma abbaia e lo zittisce. A quel punto lui ricorda un’antica promessa, è da oltre un anno che ci andiamo dietro: vuole il fucile Nerf. Mamma gli fa notare: “No, eravamo d’accordo che ti fai il primo anno di scuola, e se la pagella della prima elementare è abbastanza buona allora arriva il fucile”.
“No lo voglio adesso”.
“Alla fine della prima…”.
“Adesso!”.
“Prima vediamo come sarà la tua pagella…”.
“Ma come” attacca a piagnucolare quello, “avevi detto che si sbaglia imparando, quindi il fucile me lo darete lo stesso no?!”. Mamma mi racconta che, ancora mesi fa, aveva spiegato al pupo come sbagliare non sia una colpa, ma anzi un’occasione importante per imparare; la classica perla di saggezza che i pupi ignorano. Ed ecco che il subdolo ricicla la perla per garantirsi un bel Nerf, anche in caso di pagella poco soddisfacente: ci ho provato, ho sbagliato, ma siccome sbagliando avrò imparato qualcosa il Nerf me lo regalate lo stesso.
“Si dice ‘sbagliando s’impara’ ” correggo il pupo mentre scoppio a ridere. Mio figlio è un gran paraculo.

Viva Teseo

scritto da Elio il 19 Agosto 2016

Pupu mollaViva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh… Mamma e papà mi prendono in giro, ma io quando sento le canzoni da spiaggia mi sembra che inneggino tutte a Teseo, l’eroe del Minotauro. Chissà perché gli dedicano le canzoni, anche quelle unza-tunza. Non me ne preoccupo e mi unisco al coro: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…
Eh sì, siamo al mare, più o meno stessa zona dall’anno scorso. Quest’anno però non c’è quello stesso caldo abominevole, e oltre al mare o piscina i vecchi mi portano a fare qualche gita nei dintorni. La prima gita è stata una bomba, ho visto due scheletri antichi e quattro mummie semi-vestite, fichissimo. Della gita di oggi non avevo tanta voglia, alla fine me la son passata grazie a una fontana con un cavallo-pesce che sputava acqua, e grazie alle chiese che sono grandi fresche e silenziose. C’era pure una cripta, dei sarcofagi, bello. Mamma e papà hanno insistito per ore affinché mi unissi a loro nella gita in trenino, io mica volevo perché pensavo che il treno ci mollava da qualche parte e poi mi toccava camminare, e invece guarda che no, si sta sempre e solo seduti, allora alla fine ho accettato, tipo che stavamo quasi per andare via quando mi sono finalmente deciso; eh va così quando mi fisso su una cosa, che devo farci. Bello il trenino, c’erano anche le cuffie per ascoltare la spiegazione; io le ho tenute a volume 13 e così han fatto anche mamma e papà, che interessante.
Per il resto il mare è molto bello, la piscina anche. Il mare fa le isolette la mattina, e le onde grandi al pomeriggio; fosse per me giocherei sempre con la pupù molla – pesco sabbia dal fondale, la lancio da qualche parte, pesco altra sabbia sul fondale e così via – ma mamma dice che sembro regredito a quando avevo due anni, mi minaccia, e alla fine mi tocca costruire con lei dei canali o piccoli castelli, per tenerla occupata. Uffa, a me piace così tanto la pupù molla… Anche in piscina faccio quasi niente: mi aggiro nell’acqua ultra-bassa con una maschera da sub più grande di me, nuoto trenta secondi nell’acqua alta col salvagente, esco dall’acqua e parlo da solo, mangio un gelato, torno nell’acqua bassa e parlo da solo là, cose così. Mi piace rilassarmi quando sono in ferie, che c’è di male? A settembre inizierò scuola, almeno in ferie voglio dimenticare di avere già sei anni, e di avere un cervello in generale.
Inoltre, detto fra noi quest’anno non girano bambini chissà che simpatici. E’ vero, c’è un gruppetto che fra pupazzi in plastica e armi giocattolo ha un patrimonio inestimabile, ogni tanto mi unisco alla guerra con loro (hanno perfino le manette giocattolo!), ma sono tutti un po’ amici e un po’ parenti, non riesco a far dei gran discorsi. Come se mi interessasse, fra l’altro: io punto al fucile e al mitragliatore, mica all’amicizia. Insomma socializzo principalmente coi miei amici immaginari o le mie battaglie mentali; d’altra parte devo pur farmela passare, visto che quest’anno l’acqua mi fa una paura barbina.
Ma se non altro verso metà mattina arriva la gnocchetta a fare ginnastica sulla spiaggia. Bella la gnocchetta, che bella invenzione la ginnastica sulla spiaggia con la musica a tutto volume: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…

Il piccolo Anakin

scritto da Elio il 22 Giugno 2016

Panda AnakinMamma dice che è stata un’idea sua, ma sta mentendo. IO sono un fan sfegatato di Anakin Skywalker, e IO ho avuto l’idea di farmi crescere un ciuffo di capelli in modo da riuscire a farmi, in futuro, il treccino spenzolino che tanto piace a quella gran gnocchetta di Padme. Ah, Padme, col top e l’ombelico fuori… I film di Star Wars mi fanno sostanzialmente paura, ma per l’episodio sulla guerra dei cloni ho fatto un’eccezione, là c’è Padme piuttosto svestita e non la si può mica perdere.
E poi credo d’essere un po’ jedi anch’io, modestamente. Ho imparato a pronunciare correttamente la Z in una terra dove questa lettera non esiste: va a xugare, sta xitto, da un bacio allo xio, tutto così. Ho imparato ad arrotare la R esercitandomi con mia mamma che invece di R dice V (vicovdati di metteve a posto i giochi!). Se non sono poteri straordinari questi.
Poi leggo le menti e posso condizionare il pensiero altrui. Mi è bastato promettere che sarei stato bravo – in uno spazio e tempo indefiniti – e il babbo si è comprato il Millennium Falcon della Lego, se l’è montato tutto da solo e poi me l’ha lasciato per giocarci, anzi me lo lascia ogni giorno per giocarci, basta ripetergli il mantra “E’ tuo, certo che è tuo, me lo stai solo prestando”. Manco mi strangola se abbiamo perso Han Solo in mezzo ai miei tremila ometti Lego fatti a pezzi.
E la spada da jedi? Ho anche quella, anzi due: rossa mono-lama, o bianca bi-lame tipo Darth Maul. E si illumina davvero! Alla mal parata ho anche una katana di legno con fodero, uno spadino corto di cartone (con scudo), un palo, uno spazzettone per pavimenti, un numero indefinito di rametti (se mamma non me li butta via), e ogni tanto esco in giroscale a prendere un ombrello. Mi mancano solo i raggi luminosi che escono dalle mani, ma li sostituisco con un eloquio colorito quando qualcuno mi fa incazzare. Sono un vero jedi.
Poi pazienza se Anakin da grande diventa Darth Vader, anzi meglio, perché il tizio con la maschera e il mantello è davvero fico, magari potessi essere così sicuro di me, uno che incute rispetto e timore. Ci devo lavorare. Tanto si sa che Darth/Anakin sotto sotto è un buono e non fa male ai bambini, o a suo figlio, altrimenti col cavolo che la Disney si comprava i diritti. Darth Vader non passerà mai di moda; e tanto quando son stufo di giocarci resta sempre il Ninja Verde. Ninjaaaa….  GO!

Traguardi

scritto da Mamma il 2 Marzo 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

I pompieri

scritto da Babbo il 5 Dicembre 2015

I PompieriIo lo sapevo. Lo sapevo che in fondo al suo cuoricino, da qualche parte, mio figlio era umano. Quindi mentre stasera mia moglie si sorprendeva, si rallegrava, io invece ero tranquillo, io me l’aspettavo che sarebbe successo. Io sapevo.
Gli unici film mai visti dal Nano in vita sua erano stati:
Cars
Madagascar
Inside Out
I primi due li vedeva da piccolo, ma saranno almeno due anni che non ne vuole più sapere; è infatti entrato nel tunnel del ‘fa paura’. Cosa fa paura? TUTTO.
Inside Out l’ha visto al cinema con noi, dopo che l’ho opportunamente e ripetutamente adescato col trailer di Rabbia che spacca tutto con una sedia. In questo caso c’erano troppi testimoni, ha sopportato la visione stoicamente e si è dedicato all’incentivo – i popcorn.
A scuola, a spezzoni, hanno visto Wall-E e gli è quasi piaciuto. Poi quando sono passati al Re Leone, la creatura ha discusso con sua mamma quali tecniche applicare per evitare visioni indesiderate; che se qualcosa fa paura non esiste proprio che lui la guardi, fanculo anche le maestre.
A casa nostra il tormentone di papà non è “Chiamo il Babau” quanto “Guarda che se non fai il bravo metto su Harry Potter”. Che vita culturalmente grama, quanti sabati sera sprecati a promettere popcorn e visioni tutti assieme stretti sul divano, per poi ridursi io al computer, la moglie a lavare i piatti e lui a flipparsi il solito dvd di Shaun The Sheep. Tipo Fantozzi sull’isola deserta: che bello, anche stasera al ‘cinema’ danno il mare… ancora il mare…Insomma per quanto riguarda la fiction (i documentari naturalistico-industriali non sono mai mancati) non si riusciva mai ad andare oltre Shaun The Sheep o Masha & Orso. Finché stasera è accaduto quel che sapevo doveva accadere: abbiamo visto un film tutti assieme, alla tv.
La TV!, che cosa di una volta, con tutto che la accendiamo una volta al mese. Il miracolo è accaduto con ‘I Pompieri’ di Neri Parenti, iniziato alle 19 su una rete minore, trovato per caso facendo zapping. Abbiamo cenato in salotto per non spezzare l’incanto. Mia moglie si è persa in elucubrazioni intellettuali, tipo le similitudini fra la comicità anni ’80 e la testa di un pupo di cinque anni. Io invece credo che il film gli sia piaciuto perché c’erano i pompieri – figure di sicuro appeal su un maschio di quell’età – e dei bravi comici: abbastanza bravi da farti ridere, abbastanza comici da sottintendere che era tutto finto. E quell’ignorante di mia moglie manco l’aveva mai visto, ‘I pompieri’!
Da qui a fargli vedere ‘Guerre Stellari’ (almeno il primo!) ce ne passa, ma sono certo che questo sia solo l’inizio.