Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Manuale per hikikomori

scritto da Babbo il 31 Marzo 2020

Svegliati con calma. Resta in bagno quanto ti pare. Trovati uno o più videogiochi di quelli che metti le impostazioni poi il videogioco si gioca da solo. Mangia come e quando capita – se ti ricordi di mangiare. Vestiti a metà, tanto in videoconferenza i pantaloni del pigiama mica si vedono. Lavati i capelli per non fare figuracce coi colleghi, ma abolisci le docce per non sprecare acqua e salvaguardare il pianeta. Non cambiarti mai il pigiama. Non uscire mai di casa, che c’è il Coronavirus e non si può; inoltre l’aria fresca fa male, è scientificamente provato. Sgranocchia cose mentre lavori in salotto o mentre leggi o mentre ti uccidi di serie Netflix la sera; sono ammesse patatine, TicTac, caramelle gommose, liquirizie, cracker o grissini molto salati, e se ti senti eccentrico (e se la moglie le prepara) vanno bene anche le mele cotte. Senti i colleghi unicamente in videoconferenza o viva-voce, così hai una scusa per chiuderti in salotto e tenere fuori la Belva, o per incazzarti con la Belva se tenta di far notare la sua esistenza. Inserisci alimentari di dubbia utilità nella lista della spesa condivisa con la moglie, così smetti di sognarteli la notte. La sera addormentati in divano accanto al pupo, mentre guarda i cartoni; poi appena la mamma (finiti i mestieri) porta il pupo a letto, svegliati stappa una birra cercati del cibo, e passa la sera a riguardare serie tv anni ’90. Chi va a letto prima di mezzanotte e non si addormenta sul tavolo in cucina davanti alla Signora in Giallo, è uno sfigato. Non controllare mai i compiti della Belva, o rischi danno cerebrale permanente. Non guardare le migliaia di stampate che le maestre mandano nel weekend – fogli su fogli che secondo loro dovrebbero sostituire la didattica – o rischi danno cerebrale permanente. Evita di parlare con la Belva o con la moglie: parlare stanca. Se qualcuno tenta di fare conversazione con te, urla. Se la Belva ti urla contro, urla più forte di lui. Se il computer del lavoro ti guarda con gli occhioni da cerbiatto, dedicati a lui anche se è notte o il weekend – il mio povero cucciolo!!! Accumula nuovi gadget tecnologici con la scusa che ti servono per lavoro. Non chiamare mai i tuoi genitori per sentire come va la loro quarantena, tanto ti chiameranno loro – o te ne riferirà tua moglie. Paga a tua moglie qualche giallo in formato ebook, così nel tempo libero legge si rilassa e non ti chiede di fare conversazione. Non controllare quanto a lungo la Belva usa i videogiochi o guarda i video in camera sua – mai disturbare la Belva. Fingiti sempre occupato. Fingiti morto.

Pandamonium

scritto da La Creatura il 28 Marzo 2020

I got the power, Io ho Il Potere. L’inglese lo odio perché è difficile, ma quando ci vuole, ci vuole. Sono il padrone della casa. Mangio quando voglio. Studio quando voglio. Riposo quanto voglio. Mi guardo tutti i video che voglio. Yesss!
La prima settimana che mio papà ha iniziato a lavorare da casa, ho fatto il diavolo a quattro per restare a casa anche io. Io e lui, father and son. Come i film americani con padre e figlio on the road, ma fra il salotto e la cucina perché si vive chiusi in casa. Volevo dimostrare che sono un bambino grande, e ci sono cascati: mamma la mattina lascia la lista dei compiti da fare, e io la sera glieli faccio trovare fatti. Decido io quando fare cosa, ho il timer per dare una durata (20 minuti) alle mie pause di riposo. E mi sono o no comportato da bambino responsabile? Yes I have. E mamma è stata o no contenta delle mie performance? Of course. Nel weekend ho pure studiato inglese assieme a lei, I have got glasses.
Ora siamo alla seconda settimana e non serve più che io faccia il bambino grande, glielo ho già dimostrato settimana scorsa che sono grande. Fatto. Papà è sempre al telefono, occupatissimo. Vivo allo stato brado, facendo sempre e solo quello che voglio. Lui è concentrato e salta il pasto, lo salto anche io. Lui è nervoso e mi dice di andarmene, e me ne vado. Ragazzi, io sono autonomo: ho la mia stanza, la mia scrivania, il mio computer, il mio wifi. YouTube è con me. Roblox la mia guida. Il tempo non esiste, il cortile condominiale è da perdenti, io sono il re. Quante avventure mi godo fra la camera il bagno e il corridoio, coi pomeriggi che durano ere, e quando voglio mi attacco ai video tanto papà a malapena controlla se sono vivo. Le maestre, chi erano costoro?; compilo le loro schede alla come-mi-pare, tanto manco correggono niente – non si ricorderanno neanche il mio nome. La sera mamma è insoddisfatta dei compiti, ma è la solita esaurita si lamenta sempre, chi le bada? Ragazzi io sono un pro, lei una noob. I am a pro!

Quando il bambino è in vacanza

scritto da Mamma il 25 Marzo 2020

Da fine Febbraio la creatura è in vacanza. Niente scuola e nessun contatto visivo con le maestre, solo la stampa settimanale dei compiti da fare. Lui i compiti li porta a termine, ma per farli si fa tirare come un asino perché è in vacanza, riposare è un suo diritto; e poi tanto le maestre mica li controllano, ‘sti compiti.
Le prime settimane avevo attivato la stessa routine della malattia: il pupo passava la mattina dalla babysitter, il pomeriggio dai nonni, era tutto sotto controllo; il ricordo delle maestre era recente e la collaborazione abbondava. Poi un primo stadio di emergenza: con la nonna impegnata in un nuovo ciclo di cure, il pupo ha iniziato a vivere dalla babysitter vari giorni alla settimana. A quel punto e con grande amarezza ho calcolato che, se si andava avanti così, il mio intero stipendio mensile non sarebbe bastato a pagare la babysitter. Infine una mattina, all’improvviso, tana-libera-tutti: marito a casa (lui può telelavorare), e pupo che figuriamoci se accetta di uscire dalla porta se vede suo papà che colonizza il salotto.
Il problema è che la sottoscritta continua ad andare e venire dall’ufficio, anzi, il carico di lavoro non è mai stato così pesante – far funzionare tutto malgrado i cascami del coronavirus, da diventare matti. La sera quando torno prima di cucinare (o mentre cucino) devo controllare i compiti fatti, eventualmente interrogare la creatura su quanto letto e studiato. Dopo cena un po’ di relax (= due chiacchiere col marito), ma appena messo a letto il pupo bisogna preparare la lista compiti per il giorno dopo, concordare col marito cosa mangeranno a pranzo, sbrigare le normali faccende di casa (piatti, lavatrici eccetera). Quindi in ufficio si lavora di più + a casa si lavora di più – non c’è neanche più la palestra almeno una sera a settimana = è tutto uno schifo.
Nel frattempo che invidia tutte ‘ste mamme del gruppo Whatsapp piene di tempo e voglia di comunicare, che durante il giorno si dedicano ai figli mentre il nostro, sarò sincera, non so neanche come fa ad arrangiarsi tutto da solo, e a farmi pure trovare dei compiti fatti malgrado un papà quasi sempre al telefono o impegnato in urgenze. Qualche settimana fa speravo che l’Italia si sarebbe  fermata tutta per qlc settimana, come la Cina, e allora anche io avrei potuto fermarmi e riprendere fiato; e invece eccomi ancora qua, a girare come una trottola per mandare avanti ufficio e famiglia, con maestre pagate dalla Stato per mandare qualche scheda via rappresentante di classe – ma quanto gliene può fregare a un bambino di impegnarsi nei compiti, se poi a correggerlo è sempre e solo la mamma?!
Certi giorni mi sembra di essere precipitata in un incubo, poi per fortuna le forze cedono, schianto a letto e la stanchezza azzera tutto. Il giorno dopo, però, si ricomincia.

E’ proprio cresciuto

scritto da Babbo il 16 Settembre 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Quando la mente è in vacanza

scritto da La Creatura il 28 Agosto 2018

Pam pam pam! Trrrr-rrr ta-tatà! Voglio guardare il video della Zombie Apocalypse Mod. Poi mi riguardo la Nerf Mod. La Star Wars Mod invece mi sembra pallosa.
Che dici mamma? Le pentoline? La cibernetica? La geografia? Farnetica, è esaurita. Bisogna capirla, in fondo lei e il babbo sono tornati al lavoro, mentre io sono ancora in vacanza – pà pà pararà, come canta Rovazzi nel suo video dell’estate.
Faccio quello che voglio… Bummmmm! Crash! Ora apro tutti i bauli e mi guardo le armi una per una: l’Uzi, lo F7, il Che Cavolo (basta che spari forte!!!). Non ho idea di cosa siano tutte quelle sigle, ma ripeterle a macchinetta mi fa sentire FIGO!
Mamma sei ancora qua? Cosa sono ‘ste taschettine? Paratattica?, ma che dici?! Orografia? Questa continua a vaneggiare.
Attenti, ora sparo un uovo di zombie! O un uovo di cavallo-scheletro. O un uovo di Slime. Guardate come scavo le buche. Guardate come riempio le buche. Ora mangio tutte le carote al Villager – tiè Villager! Ora pianto del tritolo; poi faccio esplodere il tritolo. Mwah ahaaaha ah!, io sono Dio, anzi lui è me.
Cosa? Mannaggia ‘sta mamma, mi sta spiegando che non mi farà mai più giocare a Minecraft se non ripasso le tabelline. Si mamma, è importante la matematica. E certo mamma, quant’è utile l’ortografia…

Pane al pane

scritto da Babbo il 5 Luglio 2018

A proposito di pane: devo dimagrire, ho messo su ‘na panza… Da lunedì prossimo, dieta!
Ma veniamo al dunque: ho accompagnato la moglie al colloquio di fine anno con le maestre. Era ora che intervenisse l’uomo di casa: sono affabile e morbidino, piaccio sempre alle figure di autorità. Mi è sembrato un incontro molto cordiale e costruttivo, che possiamo riassumere così: nostro figlio fa duemila errori di distrazione tanto quanto prima, scrive che è uno schifo quanto prima, ma ora che è seguito dalla psicologa va tutto bene. La psicologa è pure andata a scuola a parlare con le maestre, che quindi si sentono seguite e felici: è stata il nostro avvocato, una Fata Turchina che trasforma ogni problema in dolcezza. Mettiamoci un flag sopra: FATTO!
Dal canto suo, la psicologa ha fatto i suoi test la sua restituzione eccetera, ma alla fine sarà l’Asl a decidere se il pupo è disgrafico è disattento cronico o solo un gran paraculo. Perché a volte scrive in stampatello comprensibile, e altre volte la sua scrittura sembra la traccia lasciata da una formica ubriaca? Perché quando viaggia in macchina discute con grande capacità analitica circa il senso della vita, poi quando è ora dei compiti si impunta come un asino su cazzate, e se non ci litighi a fuoco manco legge due righe di libro né ti recita la tabellina del 4? Perché riconosce una stessa canzone di David Bowie a distanza di una settimana dal primo ascolto, ma quando gli chiedi di ripassare inglese piagnucola si agita e chiede pietà come se stessimo esigendo gesta impossibili?
Proprio non lo capisco. Certi momenti sembra ritardato, certi altri un brillantone.
Vabbé, ora vado a lavare i piatti e mentre lavo mi guardo l’ultima serie di Star Trek, che è inutile arrovellarsi sui dilemmi cosmici.

Here comes the sun

scritto da Mamma il 15 Maggio 2018

Alla fine è arrivata la pediatra, nostro sole. Ha emesso su richiesta la sua impegnativa per l’intervento psicologico in privato, al quale ricorrere subito come esatto dalle maestre; mi ha spiegato come funziona la valutazione Asl e quali siano le pratiche necessarie, e quale carta vada chiesta alle maestre – le quali oltre a non consegnarmi alcuna carta, non si sono sprecate a dare alcun chiarimento circa la prassi ufficiale seguita in questi casi; ha dato il suo consiglio fondamentale, “Signora per carità vada dalla psicologa che le indicano le maestre”, riferendo di casi drammatici quando lo psicologo scelto dalla famiglia non sia reputato affidabile da parte delle maestre; e ha infine dato un giudizio molto consolatorio, nel sentire il quadro di un bambino depresso sostenuto dalla psicologa di qua e dal cane di là: “Ho molta fiducia nel cane”.
Il pupo nel frattempo sta un pelo meglio. Ha fatto almeno quattro o cinque weekend lontano da noi, ritirato nella casa di campagna a farsi viziare e a sperimentare dal vivo cosa significhi un quattrozampe vivace e affettuoso da domare, e sta tornando più normale. Restano una serie di comportamenti regressivi, ma mi sembra che volere bene al cane gli stia insegnando a volere bene a se stesso. Con la psicologa si comporta molto bene – per fortuna è una ragazza molto affettiva ed empatica; il sabato si lotta meno per i compiti, sa che appena sono finiti può correre dai nonni, e poi domenica ferie. La domenica mattina passiamo a prenderlo dai nonni e andiamo tutti assieme a cazzeggiare in piscina, condividiamo un po’ di serenità acquatica. I risultati scolastici sono ancora molto altalenanti ma a volte va un po’ meglio, e con la baby sitter lavora piuttosto bene. Non credo sia l’uscita da un tunnel, credo piuttosto sia l’inizio di un percorso, ma almeno i rapporti umani si stanno ricucendo. Se son panda, fioriranno.

Il mondo salvato dai cagnolini

scritto da La Creatura il 4 Marzo 2018

Mamma mi odia. Papà mi preferisce Zelda. La zia ha già una figlia di suo, non posso piazzarmi da lei. Le maestre pensano che io sia un ritardato, e mi hanno mandato dalla psicologa. E allora io mi trasferisco dal nonno: ha un giardino, ha tanto amore da dedicarmi, ha una cuoca che lavora per lui (la nonna, che ora sta meglio), e specialmente HA UN CANE! Un cucciolo di cocker, due mesi appena compiuti, si chiama Whisky – come metà dei cocker, dice mamma. E’ bellissimo. E’ dolcissimo. E’ il mio cane. Forse, dopo un mese che abbraccio freneticamente il mio cane di peluche, il mio desiderio di avere un cane ha preso vita e ha generato Whisky.
Il nonno però è un po’ cattivo con Whisky. Esige che dorma nella cuccia, che non pisci sul pavimento, che non morda. Gli adulti sono perversi, se non mettono una regola su tutto si sentono male. Quando il nonno rimprovera Whisky mi arrabbio e lo difendo, e un po’ anche mi offendo, ci sto male. Perciò ogni sera che posso o nel weekend chiedo di poter stare dai nonni, per controllare che il nonno non tratti male il MIO cane.
A scuola la materia che trovo più pallosa è religione, ma l’arrivo di Whisky a casa dei nonni mi fa pensare che forse Dio esiste, e che in fondo non deve essere tanto male.

Depressione infantile

scritto da Mamma il 22 Febbraio 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

scritto da La Creatura il 4 Febbraio 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!