Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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La mischia non è poi così male

mercoledì, dicembre 28th, 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Animaccia nera?

mercoledì, maggio 1st, 2013

crudelta involontariaUn crollo in Bangladesh, tutti quei morti. E ti ritrovi a pensare con sgomento: il primo fornitore di vestiti per il papero è l’Oviesse, e poiché tutti i vestiti per bambini Oviesse sono fatti in Bangladesh… la conclusione del sillogismo è difficile da mandare giù.
E’ l’economia di base: 100% cotone, taglio e cuciture buone, capi resistenti ai lavaggi, prezzo ottimo. Il principino deve essere vestito bene (per quanto sportivo, vista la sua propensione a macchie e rotolamenti), ma spendendo il minimo possibile; tanto più che i bambini scappano in fretta, non ha senso strapagare un capo che durerà una sola stagione, o al massimo due.
Ma questa economia di base implica anche che, mentre adorno il mio adorato figlio unico, qualcuno (in gran parte donne!) dall’altra parte del mondo lavora su turni massacranti per quattro soldi, e rischia pure di morire in un crollo. Come donna, questo pensiero mi fa arrossire – in fondo potrei esserci io al posto di quelle operaie.
Soluzioni? Difficile promettersi “Spenderò di più”: coi tempi che corrono lo stipendio mensile è una fortuna incerta (questo mese arriva, mese prossimo chissà), e nessuno può permettersi di scialacquare. Forse dovrei cominciare ad acquistare di più presso i negozi dell’usato. Un’altra soluzione sarebbe utilizzare vestiti in prestito; ma visto che mio fratello mi ha passato molto poco per i 3-4 anni, faccio fatica ad attivare le amicizie visto che in fondo per ora i soldi ci sono, e magari chiedendo vestiti in prestito li toglierei a qualcun altro che ha maggiore bisogno.
Nel frattempo se io acquisto meno, le donne in Bangladesh avranno meno ordinativi e ci sarà meno occupazione… oppure quelle donne riusciranno finalmente ad avere condizioni di lavoro migliori, ed Oviesse inizierà ad acquistare il tessile in Kenya, o in Nigeria, dove si ripeteranno ancora gli stessi problemi (in fondo non era tutto iniziato in Inghilterra a fine ‘800?). D’altra parte Oviesse potrebbe dirmi: se ti faccio pagare 20 Euro una maglietta taglia 3 anni, vieni ancora da me? Di nuovo, arrossisco…