Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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La pancia lo sa

sabato, gennaio 2nd, 2021

La mia pancia sa tutto e mi capisce.
L’estate è trascorsa un po’ tesa per gli sviluppi di mia mamma: strani gnocchi sotto-pelle in vari punti del corpo, e il sospetto che il melanoma avesse iniziato a diffondersi.
Poi tocca alla moglie, con la sua avventura ospedaliera. Settimane coi suoceri piazzati in casa, è stato impegnativo ma hanno dato una gran mano – ma è stato impegnativo!
Ora che la moglie rientra la lavoro, mia mamma è ormai notevolmente peggiorata. I medici la tirano storna, non c’è un giorno che non abbia un controllo un esame una visita una spesa in farmacia, i miei girano come birilli fra Vicenza Schio e Padova anche quando, ormai, mamma è a malapena in grado di salire e scendere dall’auto. Mia sorella riesce a starle dietro di giorno, io subentro la sera – passo sempre da loro dopo lavoro, per fare da backup e ordinare i pensieri di tutti; non è colpa mia se quando passo la porta tutti si rilassano, mettono da parte l’emotività e si sforzano di ragionare.
Poi, è andata come andata. Gli oncologi hanno smesso le loro terapie e controlli ed esami solo quando noi figli abbiamo chiesto l’assistenza domiciliare – una specie di “tana libera-tutti”. Forse il protocollo medico prevede di continuare a ‘curare’ un corpo – o simulare di farlo – finché non è il proprietario del suddetto corpo ad alzare la bandiera bianca; senza quell’ultimo atto di volontà, anche se il corpo striscia e vomita e soffre l’obbligo del medico è quello di fare ‘qualcosa’, di dare unicamente prospettive di vita. E’ stato un incubo, vedere mamma che soffriva a quel modo e ancora sperava di guarire. Alla fine se ne è andata velocemente, senza quasi rendersene conto: era appena arrivato il letto per la degenza domiciliare, e la badante per le notti non ha mai iniziato il servizio.
A quel punto mi sono dedicato a padre e sorella. Io il figlio serio e posato che porta calma e razionalità, ho continuato a passare la porta ogni sera dopo lavoro; solo che ormai prima entrava la pancia, poi dopo un po’ arrivavo anch’io. Perché quando per settimane rientri a casa tua la sera tardi, così stanco da non trovare parole per descriverlo, vedi moglie e figlio di sfuggita e mangi una cena riscaldata, a quel punto per non pensare o ti lasci distrarre da un filmetto qualsiasi trovato su Netflix / Amazon Prime, o ti immergi in tutte le serie di Star Trek, tutte le serie di West Wing, tutti gli episodi possibili e immaginabili ispirati a Maigret o Poirot o Miss Marple, e ti vanno bene perfino le produzioni francesi. E mentre occhi e orecchie si pascono di tali spettacoli, la pancia si pasce di tutto il resto – dispensa, a noi due!
Con tutto che quest’estate la dottoressa aveva detto: mi rifiuto di darti la medicina per la pressione, così giovane; prima devi dimagrire!
Ma ormai il più è alle spalle, e ho deciso: da lunedì, dieta.

L’avevo capito

lunedì, novembre 9th, 2020

Mamma e papà pensano che io sia scemo, e cieco per giunta, ma non è così. Quando la mamma qualche sera fa, mentre rientravamo in auto mi ha detto che la nonna era morta, l’avevo già capito da me. Le nostre visite frequenti, la sua salute sempre peggiore, quel trovarla scarmigliata e scontrosa, le occhiate di tutti l’uno con l’altro. Ormai sono grande, certe cose le capisco, e infatti il mio primo pensiero è andato alla cuginetta piccola – chissà come l’avrebbe presa – e a mio nonno che è rimasto solo.
Mamma mi ha spiegato che non hanno mai parlato apertamente con me circa la gravità della situazione, perché avevano paura che io poi ne domandassi direttamente alla nonna; siccome la nonna fino all’ultimo pensava di poter guarire, non volevano rischiare che io facessi domande inopportune. Nell’ultimo periodo la nonna era in stato confusionale, e forse è andata meglio così. Papà aveva capito che ormai era questione di giorni, mamma è un po’ cascata dal pero – l’eterna polla ottimista.
Io sono grande e forte, ho capito, e malgrado inizialmente fossi un po’ spaventato all’idea, ho pure avuto il coraggio di salutare il cadavere. La camera ardente è stata fatta a casa dei nonni, quindi ho avuto il tempo di guardarmi la nonna tutto il tempo che volevo, e anche più volte. Che strano vedere dei corpi che sembrano delle persone che conoscevamo, ma al tempo stesso non lo sono più. Mi spiace invece per mia cuginetta piccola, alla quale la nonna non l’hanno fatta più vedere, e alla quale hanno raccontato una storiella un po’ scema di un medico divino e che la bara è una valigia e di una clinica fra le nuvole, insomma mancavano solo i Miei Mini Pony – bah! Comunque al funerale l’ho vista serena, giocava con le sue bambole e ignorava tutto in generale – a parte me, il suo mitico cugino grande – quindi penso che ce la farà.
Ora è il nonno al quale dobbiamo pensare. Voglio andare a trovarlo ogni weekend, ha bisogno di sentirci vicini e soprattutto ha bisogno di ME. Di me e anche del mio cane, ovviamente. Ci pensiamo noi!

E-mail dall’ospedale

martedì, settembre 15th, 2020

Ciao paperotto,
è il tuo secondo giorno di scuola e sei già a casa col classico ‘mal di pancia’?! Accidenti, spero che la mattina di ieri non ti abbia ricordato che la scuola FA SCHIFO, e che non sia questo il motivo del tuo vomito, ieri sera. È andata così male? Eppure la babysitter mi ha girato alcune foto dal tuo quaderno: hai scritto meravigliosamente!!! Chissà che fatica hai fatto, cucciolo.
Quindi oggi che farai, a casa tutto il giorno coccolato dai nonni e da tuo papà in smart working? Almeno leggi un po’ di Stef e Phere, mi raccomando.
Qua siamo in piedi solo da stamattina, ieri a letto e a digiuno tutto il giorno. In allegato ti mando la foto del mio succulento pranzo – roba cucinata davvero!, niente catering in questo ospedale, sono commossa.
In questi giorni il babbo ti ha letto Tom Sawyer, prima di addormentarti? Mannaggia gli ultimi capitoli sono i più emozionanti, volevo leggerteli io!
Come sta la tua pancia? Ti senti meglio? Spero che domani tu possa rientrare.
Stamattina non mi sono neanche lavata il petto, apposta per farti vedere i segni di pennarello che mi hanno fatto ieri, tipo mappa coi vari tagli del maiale che si vede a volte dal macellaio. La tetta operata però non potrai vederla, è coperta dalle bende e inoltre ha il drenaggio – è una sacca dove si raccoglie il sangue, nei prossimi giorni dovrai stare attento a non sederticisi sopra. Come vi ho scritto ieri, avevi ragione!: mi hanno davvero fatto una X col pennarello (tipo: qui c’è il tesoro) sulla zona di tetta da operare; ma adesso che l’hanno operata non si vede più, restano solo i segni sul lato non operato.
Spero di riabbracciarti presto, è confermato che mi dimetteranno stasera. Tieni conto che devo tenere a riposo il braccio sinistro, quindi potrò abbracciarti solo col destro.
A presto, Memma

Ho imparato

domenica, settembre 13th, 2020

Ho imparato a ballare il Sirtaki. Batto il tempo col piede, anche se solo col sinistro. So scendere le scale al contrario. Sto su una gamba sola, saldo e sicuro come un fenicottero – più o meno. Scrivo in modo sempre stentoreo, ma comprensibile, e ora che ho capito come si tiene una penna in mano riesco perfino a vedere quello che ho scritto, e a correggermi l’ortografia. Sto imparando a mettere in ordine i pensieri, per poter descrivere persone o luoghi. Sto perfino studiando come si fa a saltare la corda – ma non saprei dire se lo imparerò mai, ne dubito. In cambio ho aiutato mamma a fare il budino, per mescolare giravo il polso come ora faccio con la penna, e mamma si è sdilinquita; come si sdilinquiscono facili, ‘ste mamme.
Domani inizia la scuola: sono super contento di tornare a stare coi miei vecchi compagni di classe, ma dovrò diminuire le mie visite alla Maestra Lidia, io sarò più impegnato e lei pure, inizierà a seguire anche altri bambini. Ma sono stati mesi di grandi soddisfazioni, non voglio assolutamente smettere di vederla. La Maestra Lidia è davvero una pro!!!

Non molto forte, ma incredibilmente vicino

domenica, settembre 6th, 2020

Dopo anni di alti e bassi della suocera, la malattia bussa anche alla nostra porta. Il ricovero è previsto fra una settimana, alla creatura diamo spiegazioni sommarie: mamma non ci sarà per un paio di notti, un piccolo intervento. Il fatto è oscurato dall’imminente inizio della scuola, dalle precauzioni per il coronavirus previste dal dirigente scolastico – poche e vaghe – nonché da un netto peggioramento della suocera, la cui malattia è partita alla conquista del corpo e nessun dottore, a questo punto, sa più come fermarla.
Dopo mesi di meditazioni con me stessa, anche prima che il mio scenario di salute peggiorasse, ero giunta alla conclusione di non essere davvero spaventata all’idea di un mio fine vita, quanto dall’idea del Nano solo soletto, senza una super-mamma a guardargli le spalle – soprattutto per la sua disgrafia e tutto quel che ne consegue. Non riuscivo ad accettare l’idea della malattia, senza sciogliere il nodo dell’angoscia: chi si sarebbe preso cura del bambino?
Certo, ho un marito e qualcosa può fare anche lui. Ma dopo anni di gestione quasi esclusiva – io lo porto a scuola, io lo porto dalla pediatra, io gli compro i vestiti li lavo li stiro, io ogni mattina gli scelgo i vestiti, io gli punto sempre il timer (implacabile) quando usa i videogiochi, io ogni sera controllo il diario e i quaderni per vedere come ha lavorato a scuola, io ogni mattina gli preparo la merenda, io la nazista chiedo e ottengo disciplina, io lo porto dal dentista e dall’oculista, io trovo una babysitter e gestisco i rapporti con lei, io gli cucino, io gli leggo un libro ogni sera prima di dormire – mi manca il fiato al pensiero che possa restare senza tutto questo. Da una parte la vanagloria della mamma che si sente indispensabile; dall’altra penso a un’amica con un caro amico orfano, e con un orfano per secondo marito: sostiene che gli orfani siano diversi, lo senti che hanno un vuoto e senti la loro tensione per il perenne tentativo di colmarlo.
Il tutto è complicato proprio da mio marito: ha già la pressione alta, ed è nipote di un nonno morto d’infarto a 52 anni, mentre andava in bicicletta. Allegriaaaaa!
Qualche tempo fa, infine, il loop delle mie sere angosciate – mi sono arrovellata per mesi! – si è interrotto. Un pensiero folle: faccio testamento, scrivo nero su bianco che in caso sia io che mio marito mancassimo prima dei 21 anni della creatura, nomino quale tutore legale una coppia di amici di famiglia, nostri coetanei, senza figli, assennati e simpatici ma soprattutto dotati di grande affetto umano. E ciò mi basta, perché so che quando c’è l’affetto, poi da là in poi si può costruire qualsiasi cosa.
E così, mi sono fatta trovare preparata agli eventi successivi a quella scelta. Il testamento è pronto, ora finalmente potrò concentrarmi su altro. C’è ancora tanto da fare!

La maestra

domenica, giugno 21st, 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? E intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione: questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata.
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione del problema sottintende che esso sia ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente a quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Vincerò!

martedì, aprile 21st, 2020

Vincerò! Io non sono solo: c’è Lyon, sua morosa, i suoi amici, il suo cane.. ecco la mia vera famiglia.
Non la Signora Sotutto, e il suo ridicolo Giullare. “Fa questo, fa quello, gnè gnè gnè”: la loro giornata è fatta di ordini, di regole vuote. Io invece sono un bambino LIBERO!, mi comanda solo il cuore. E i fumetti. E i videogiochi. E il pigiama.
Che bello poltrire tutta la mattina in pigiama, crogiolarmi a letto leggendo fumetti mentre i due lavorano – CHE SFIGATI! Schiavi del computer, schiavi del telefono, schiavi delle loro regole assurde. Stai seduto così, non dire queste parole, vestiti colà, fa colazione; “La cucina è aperta dalle 7 alle 7:30, poi chiude!”, una delle tante minacce della Signora Sotutto. E poi: tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, se la porta era chiusa richiudila dopo essere entrato, spegni la luce quando esci dalla stanza, fa i compiti fa i compiti fa i compiti… NOIOSI! PEDANTI! Tutte queste regole sono una seria minaccia alle mie libertà personali. Ma che vuole da me quella?, manco fosse una maestra.
E oggi, oggi la vedranno. Mi rilasso. Mi riposo e mi diverto. Posso vivere senza colazione, e dimostrerò che si sta benone anche senza merenda e senza pranzo. Io, il libro di Lyon e il mio amico pigiama. Io, un Topolino e il mio amico cuscino. Io, un Asterix e il mio amico piumone. Altro che strisciare come una larva fra un compito e l’altro, inventarmi scuse per allungare le pause di riposo, gironzolare in corridoio giocando invece di affrontare matematica: ma perché non l’ho fatto prima?! E lei, lei minaccia di lasciarmi a digiuno se non collaboro: è davvero alla frutta, è vecchia, robe da telefilm anni ’50. La tizia è proprio una noob: non capisce che la mia anima è online, e gli youtuber sono i miei fratelli – dopo anni che le chiedo un fratello o un cane o un gatto, mi sono organizzato da solo. Mamma, ascoltami: potrai anche incatenare il mio corpo, ma non avrai mai il controllo della mia mente. Ti sembro imbozzolato a letto, in realtà sono ALTROVE. Non mi avrai mai.
Solo non ho capito una cosa: che c’è per pranzo?

Come prima, più di prima

mercoledì, aprile 15th, 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

La valutazione ASL

venerdì, gennaio 25th, 2019

E’ arrivato il nome ufficiale, il sigillo che accompagnerà la creatura per tutta la sua carriera scolastica: disgrafico. Non rimbecillito, non pigro, non assertivo-oppositivo, non disturbato nell’attenzione: semplicemente non sarà mai in grado di scrivere, e questa sua difficoltà gli ha fatto sviluppare un gran rifiuto per la scuola e per i compiti.
Siamo stati fortunati: la psicologa Asl che ha preso in carico il pupo si è rivelata molto in gamba – malgrado a mio marito non fosse minimamente piaciuta – e ci ha presentato un rapporto molto dettagliato, molto attento a tutte le componenti fisiologiche, restituendoci un quadro che sia noi come genitori sia le maestre abbiamo riconosciuto corrispondere completamente a nostro figlio. Che sollievo. Le maestre hanno spergiurato che gli verranno incontro, dosando i voti in relazione al suo disturbo piuttosto che costruendogli un piano didattico specifico; infatti secondo loro il problema del pupo è ancora lieve rispetto al disgrafico puro, che è completamente bloccato, e vogliono farlo lavorare alla pari col resto della classe per non farlo sentire diverso. O forse dovrei scrivere diverso, o ‘diverso’: per sottolineare che la diversità nasconde la parola handicap, sia nella visione delle maestre sia nella visione che il pupo ha di sé stesso, con tutto il vissuto di biasimo sociale che tale termine comporta. Diverso = sfigato, direbbero i suoi compagni di scuola.
Come genitori ci siamo precipitati a riempire di coccole la creatura, a spiegargli la situazione, ad acquistare quaderni per la scrittura facilitata. La psicologa Asl ha chiarito che l’unico futuro per il bambino sarà scrivere con la tastiera, ma per poterlo fare a scuola devono diventare davvero veloci, perciò sarà una capacità da acquisire col tempo, magari dalle medie in poi. E nel frattempo per aiutare il pupo a recuperare un po’ di attenzione e precisione in quello che fa, dovrà iniziare un percorso doppio: psicomotricità abbinata ad attività alla scrivania. Quindi riprenderemo le uscite anticipate da scuola una volta alla settimana, cambieremo psicologhe, e avanti coi lavori (e la spesa!, perché sono sempre supporti erogati da medici privati) sperando che sia la volta giusta.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!