Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Due + uno fa tre…

venerdì, luglio 21st, 2017

lord of pandas and princess…della babysitter sono il re!
Ora, credo sia ormai palese a tutti che mia mamma è cattiva. Era a mia disposizione ogni santo giorno – a fine lezione finché andavo a scuola, a fine centro estivo quando è finita la scuola – quando di punto in bianco è tornata al lavoro. No no, bellina, non si fa. Non è giusto. E’ cattiva.
In cambio, Ada è buona. E’ anche ‘bbona, a dirla tutta – non mi formalizzo mica se ha quasi cinquanta anni più di me. Mi viene a prendere ogni giorno, mi porta a casa sua, si prende cura di me con mezzo bicchiere di Coca Cola e una ciotola di pop-corn, gioca con me, finché mamma non stacca dal nuovo lavoro e passa prendermi a casa – “Sei cattiva!” le dico appena passa la porta. Con Ada faccio pure i compiti senza dare (troppo) fastidio. D’altra parte, Ada ha un figlio adolescente e una gatta morbida e bellissima: perché mamma non mi ha mandato prima in un tale paradiso?!
Il figlio di Ada si chiama Carlo. Qualche giorno fa il papà di Carlo è passato a prenderlo per fare un giro; infatti figlio e padre non vivono assieme, Ada è separata. Quindi, se ci si può separare, come mai mamma e papà stanno ancora insieme? Ogni tanto quando mamma e papà non sono d’accordo su qualcosa chiedo a mamma: quindi ora lo lasci? Sarebbe buffo se si lasciassero – basta che io possa continuare a vivere con entrambi per vedere che succede.
Io avevo chiesto una babysitter ventenne con gli shorts, ma in fondo Ada mi piace quindi va bene così. Però mamma è cattiva, che non mi ha esaudito, e anche perché oltre ai libri per le vacanze (pieni di esercizi da babbei) mi costringe ogni giorno a leggere due paginette sugli animali. Ormai so tutto su corteggiamento, piume e alimentazione, che non devo farlo sapere ai miei amici o mi tratteranno da sfigato. Mamma ha pure ripreso a farmi la ginnastica per la lingua: dice che la mia S certi giorni è orrenda, e poi mi fa fare l’esercizio ‘fungo’ per spingere in avanti i denti sopra. Due palle. Mi tocca obbedirle, o mi lascia a pane e acqua – altro che pop-corn e Coca Cola! Mamma è proprio cattiva. Devo chiedere ad Ada se le piace leggere ad alta voce il Signore degli Anelli, che in caso mi trasferisco per sempre da lei.

Questa o quella per me pari sono

mercoledì, marzo 1st, 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

Traguardi

mercoledì, marzo 2nd, 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

Battaglie perse

sabato, novembre 8th, 2014

un genitore non molla maiMamma contro dito: vince il dito! 🙁
Com’è dura questa ripresa della scuola, questa immersione nel mondo reale e nel palinsesto didattico previsto da Regione / Provincia / Distretto ecc. La settimana scolastica sembra una parentesi inutile che separa la lezione di palestra (lunedi) da quella di musica (venerdi). I giorni di mezzo vengono riassunti dall’eterno dejà vu:
Allora, come è andata oggi a scuola?
Bene.
E cosa avete fatto di bello?
Niente.
E poi quel dito maledetto. Quasi dimenticato nel corso dell’estate, tenuto solo per favorire il pisolo del pomeriggio, ora è tornato ad essere una star: un succedaneo della cannabis sempre pronto all’uso. Torna la mattina appena sveglio, la sera davanti alla TV, mentre si rilassa sul vasino. “Se ti vedo col dito in bocca, stasera niente Peppa!” tuono io; ma sarei anche stufa di questo ruolo da gendarme nazista, mi toglie le forze e tanto ottiene poco. Forse l’atteggiamento minatorio è servito solo a far comprendere i suoi doveri al nonno, ora meno permissivo col nipotino preferito; quest’ultimo, deduco solo ora e a posteriori, deve aver trascorso parecchi pomeriggi col nonno a ciucciarsi il dito quanto gli pareva.
Mentre mi spendo lo stipendio in garze ed ogni sera gli fascio pazientemente le mani, con tutto che di notte è bravissimo e non si ciuccia il pollice neanche per sbaglio, mi dico che sarà così fino all’anno prossimo, cioé finché non smetterà di dormire il pomeriggio. A quel punto potremo togliere l’unica occasione ufficiale e tollerata per l’uso del dito, e spero che finalmente ne rimuova il ricordo e l’abitudine.
Nel frattempo cerco di trovargli alternative di vita interessanti, tipo la piscina del martedi che gli piace tanto. Ora vediamo se fargli iniziare anche il corso di ‘ginnastica’ al giovedì, con la sua ex maestra di palestra dell’anno scorso e con parecchi suoi compagni di classe (succedanei del fratello/sorella che continua a cercare). Lui è sempre operoso, non vuol mai star fermo ed è davvero difficile farlo concentrare su attività puramente intellettuali, tipo disegnare o anche solo fare giochi da seduto; e in questi mesi perfino leggere è diventata un’attività non tanto amata né cercata. Chissà se al corso di ginnastica insegnano anche a stare fermi?

Sovrastruttura

venerdì, novembre 15th, 2013

white collar pandaTorda. Tonta. Babbiolona.
Si insomma, mamma quando vuole è anche simpatica, ma mi sembra un po’ troppo succube rispetto alle figure di autorità. Se l’oculista dice che sono cecàto, devo proprio mettere gli occhiali? Se la maestra dice che sono zero autonomo nel vestire, devo proprio far la fatica di imparare a vestirmi?
Voglio dire mamma, guardami: ho due begli occhioni espressivi, sono piccolo e morbidino, non ho neanche tre anni e mezzo… alla mia età ci vuole fango giochi e felicità, ma non li vedi i cartoni di Peppa Pig? Forse che Peppa porta gli occhiali? Forse che il suo fratellino viene stressato perché si vesta da solo? Non so, che manca?, vuoi iscrivermi ad un corso di violino? O peggio ad un corso di dizione, visto che dico ‘cazzatore’ al posto di ‘cacciatore’, e ‘pessare’ al posto di ‘pescare’?
Per fortuna che almeno non vengo stressato sul disegno. “E’ fermo al girino” ha sentenziato la maestra, spiegando che il girino è lo stadio espressivo dei due anni; ma poiché mio babbo a sua volta è sempre stato un cane in disegno, almeno in questo caso mamma non si è allarmata, ma ha ribattuto “Beh aspettatevi pure girini per tutto quest’anno”. O rischiavo di venire iscritto a ripetizioni di disegno già in prima Materna!
Però un po’ la capisco, la mamma, perché anche io piano piano mi sto lasciando riprogrammare da queste maestre. Per andare in bagno c’è un protocollo ferreo, la pipì la si fa sempre da seduti – anche i maschi – stando bene attenti che il ciccio sia giù, in modo da non fare zampilli a gittata lunga tipo putto della fontana. Io sto diventando bravino, tanto che anche a casa quando mi siedo sul vasino mi ripeto come un mantra “Cicciogiù”, e controllo bene che sia così, e chiedo anche conferma alla mamma. Poi però quando siamo in giro mamma o papà mi chiedono di fare la pipì in piedi, ed io divento matto, ma non lo sanno che NON SI PUO’?! Lo hanno detto le maestre! Perciò ogni volta mamma si arrabbia, mi prende a panino e mi fa fare la pipì sospeso, “come la fanno le bambine” dice lei. Ma a me che mi frega, in questi casi le spiego che anche io sono una bambina, purché non mi faccia fare la pipì in piedi. Sono Elia, mia sorella Elia – non vedi?
Cosa? Le bambine a questa età sanno tutte già vestirsi da sole? Per carità mamma, sono un maschio.

I bambini mi danno fastidio

venerdì, ottobre 4th, 2013

furibondoSono stato impeccabile. Ho dato tempo al tempo, ho dato fiducia, mi sono mimetizzato con la tappezzeria. L’anno scorso andavo a scuola, mi piaceva molto, adoravo le maestre, quest’anno la scuola è diversa ma non importa, mi fido di mamma e poi se anche Marco e Mirco sono qua, è giusto che ci sia anch’io.
Ma analizziamo i fatti:
1) Mirco non è neanche in classe mia, ho dovuto attaccarmi come una cozza al solo Marco.
2) ci sono bambini OVUNQUE.
3) la mattina mamma non può mollarmi nella mia splendida aula deserta, ma devo stare con la bolgia infernale e aspettare che la maestra ci porti in classe. IO SCHIACCIO TUTTI. A casa il mio gioco preferito è diventato passare per ore lo schiacciasassi sul tappeto di casa, fatalità.
4) c’è un casino assoluto. Tizi che corrono e ti travolgono, nani urlanti, ma da dove arrivano tutti questi incivili??! Noi ex del Nido siamo sconvolti e atterriti. Con me quest’anno sono entrati un sacco di pupi nuovi, ora che le maestre prendono il controllo saremo già laureati.
5) una mattina ero così furibondo che mamma mi mollasse in quell’infermo, che ho pure menato la maestra e dato calci alla porta, insomma mi son fatto sentire eh.
6) unica pausa di pace: l’altro giorno i miei compagni di classe sono usciti assieme per fare religione, ed io son rimasto in classe con la maestra tutta per me, i libri tutti per me, ah ragazzi questa sì che è vita!
Poi però oggi, mamma era venuta a prendermi dopo pranzo, e ho visto tutti quei bambini in fila pronti ad uscire in giardino, loro si fermavano a scuola a divertirsi e dormire mentre io tornavo a casa con mamma, insomma m’è salita un’invidia, un livore… Urlando e scalciando ho fatto notare a mamma questa ingiustizia, e mamma ha spergiurato che settimana prossima posso dormire anche io a scuola; poi mi ha trascinato via come un sacco di patate, non capisco perché.

Istinto di autoconservazione

venerdì, luglio 5th, 2013

biking pandasSe ti lanci perché ti lanci, se stai fermo perché stai fermo… Valli a capire ‘sti adulti. Nonna si spaventa anche quando faccio le scale, poi pretende che io pedali per ore su quel colosso che è il trattore giocattolo, alla faccia del giocattolo. Il babbo va in panico se mi arrampico sui primi pioli di una scala, poi si lamenta che non ho ancora imparato a spingermi da solo in altalena. Mi vogliono scavezzacollo o prudente?, che si decidano.
Per me, dopo un anno che trascuro la bici senza pedali – salvo qualche tentativo-lampo, della serie o sono bravo subito o mollo – sono partito, ed ora ci dormirei sopra. Bello lanciarsi nelle discesine ed alzare i piedi, assaporando il pericolo del bilico veloce. Ogni sera dopo cena mi faccio un giro, accompagnato da mamma o papà che devono camminare in fretta per starmi dietro, ah ah che buffi col fiatone. Son bravo, son grande.
L’altalena invece, continuo a preferire quella per pupi piccoli, così comoda e riposante – è un sostituto del passeggino. Su quella per grandi ci sto seduto e riesco a non cadere, basta che mamma mi spinga, ma mi fa ancora paura. Diletta, la nostra dirimpettaia che ha un anno più di me, l’altro giorno si dondolava veloce ed allegra sull’altalena condominiale – al suo fianco mamma mi spingeva con prudenza –  e mi ha avvisato:”Se non ti spinge la mamma, vai più veloce!”. Prossima destinazione: gambe sù, gambe giù, gambe sù…

Centro di gravità permanente

giovedì, novembre 1st, 2012

… “Pensa che l’altro pomeriggio alle 5 è salito da solo in seggiolone, si è piazzato là e mi ha ordinato col dito NONNA ELVIRA FARE MANGIARE!, e si è pure innervosito perché ci mettevo un po’ a prepararne” … “E prima a tavola era là che prospettava a tutti TAGLIARE CAPELLI, e allora io gli ho chiesto ‘Ma anche la zia Manuela deve tagliarsi i capelli?’ e lui NOOOOOOOO” … “L’altra sera, mentre lo addormentava, sua mamma mi ha istruito dalla camera circa cosa scaldarmi per cena, e subito dopo anche lui mi grida BABBO SCALDARE PIZZA!” … “Ieri pomeriggio era in divano col gatto in braccio, nel senso che lo teneva stretto e non lo lasciava andare: gli mostrava i libri, sfogliava le pagine e gli raccontava le storie” … “Si lui è così: magari è stanco e nervoso, poi dopo mangiato parte ed è tutto un’idea e un gioco, ha un’ottima resa a stomaco pieno” … “E hai visto prima, che sguardo mi ha lanciato? E’ raro che un bambino della sua età abbia già quelle espressioni… ah mamma preparati, questo qua da grande sarà un rubacuori!” … “Ultimamente ripete così spesso le parole che sente, che a volte io e mamma ci mettiamo a chiamare ‘Eco, ecooooo!’, e lui dietro a sua volta ECO, ECOOOOO!” …
Boh, ma è normale che una famiglia si riunisca in un giorno di ferie e trascorra la giornata a contemplare un nano, scambiarsi aneddoti, commentare le sue gesta, ascoltarlo come fosse l’oracolo? Voglio dire, tutta la fatica di diventare adulti per poi ridursi a QUESTO? Dove sono andate quelle belle conversazioni di calcio, caccia, politica nazionale e degrado comunale? Non dovrei essere io a imparare da loro, e non viceversa?
Mamma a momenti si slogava la mandibola a forza di sbadigli, lei che mi è sempre alle calcagna non ne poteva più di sentir parlare di me, in mia presenza per giunta.
Ah ma vedrete, se continua così prima o poi vi mollo un bel caccone in mezzo al salotto, e a quel punto sarò ancora l’adorabile figlioletto/nipotino? Immagino già il caccone prelevato con deferenza, seccato al sole e distribuito ai parenti per ricordo…

La Grande Abbuffata

domenica, agosto 19th, 2012

Un po’ infidi, mamma e papà. Affettuosi, simpatici, ma infidi.
Tutto è iniziato con una gita dal nonno: doveva essere una visita alla chitarra ed al pianoforte dell’altro nonno – e qualche coccola al nonno medesimo, lo concedo – e invece ho dovuto giocare con mio cugino, che ha 7 anni e ha già fatto la prima elementare. E’ un cugino simpatico, tranquillo e giocattolone, ma poi oltre a lui al parco in montagna c’erano sempre altri bambini sconosciuti, insomma a volte mi innervosivo. Fortuna che c’erano trattori dappertutto, e balle di fieno, ho giocato anche attorno a una ruspa ho guidato un trattore senza cabina sono stato sul pianale di un rimorchio per le balle. Si insomma una vacanza di discreto interesse, a queste condizioni si può anche socializzare e alla fine ho pure imparato il nome del cugino – Da’e – oltre a due aggettivi di importanza FON-DA-MEN-TA-LE: brutto (per mio cugino o papà), e brutta (per mia mamma, quando mi fa imbufalire per le solite futilità). Son pure diventato bravo a riconoscere i colori: azzurro verde giallo rosso nero.
Poi qualche giorno a casa per riprendere le forze e… montagna di nuovo! Stavolta mamma e papà di “cugini” me ne han fatto trovare non uno, ma nomila decinaia di miliaia: alti bassi maschi femmine grandi piccoli, UN CAOOOOOOOS! Che a volte mi trovavo da solo in mezzo alla masnada, mi fregavano la macchinina mi rubavano la ruspa, uno stress tale che ho iniziato a menare, e mordere, poi arrivava mamma o papà che mi portavano via e mi facevano il predicozzo, ma ragazzi scusate come pretendete che sopravviva un nano come me in mezzo a quella bolgia infernale, se non picchiando tutti? E allora mordevo pure mamma e papà, ecco.
Poi a ben vedere, tiro sberle che sembro Enrico La Talpa con Lupo Alberto, che volete che succeda? Alla peggio Francesco mi spatacca una ruspa in fronte, cosa che ha effettivamente fatto e che male fotonico, a quel punto. Allora dopo qualche giorno ho provato a cambiare tattica, vedevo il nemico in arrivo mi mettevo di spalle, poi placcavo tipo pallacanestro allontanando il nemico col culo, così nessuno poteva incolparmi che son manesco. Ma poi, stanco per una camminata o strangolato dalla fame arrivava comunque il momento in cui DOVEVO menare, ero fuori di me. Una vacanza impegnativa, anche se alla fine ho imparato a difendermi e i bambini grandi non riuscivano più a rubarmi la macchinetta, né con la forza né coi discorsi falsi – ‘sti pupi di 6 anni sembran tutti venditori di auto usate, ti intortano con la loro loquela e se riescono ti vendono pure degli orrendi braccialetti, pussa via! Impulsivo si ma mona no, mi son pur fatto un anno di Nido per qualcosa.
Ed è quindi con immenso sollievo che siamo atterrati di nuovo dai nonni, trattore gatto cane nonno nonno nonno, orto tagliaerba spazio aperto giochi tutti MIEI MIEI MIEI, nessuno me li ruba silenzio attenzioni PER ME ME ME, ah finalmente si ragiona. E chissenefrega se fa un caldo rospo e in montagna si stava meglio: son stato bravo, ho sopportato due settimane di socialità intensa, quindi ora finalmente lasciatemi godere ‘ste meritate vacanze!