Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Il mondo salvato dai cagnolini

domenica, marzo 4th, 2018

Mamma mi odia. Papà mi preferisce Zelda. La zia ha già una figlia di suo, non posso piazzarmi da lei. Le maestre pensano che io sia un ritardato, e mi hanno mandato dalla psicologa. E allora io mi trasferisco dal nonno: ha un giardino, ha tanto amore da dedicarmi, ha una cuoca che lavora per lui (la nonna, che ora sta meglio), e specialmente HA UN CANE! Un cucciolo di cocker, due mesi appena compiuti, si chiama Whisky – come metà dei cocker, dice mamma. E’ bellissimo. E’ dolcissimo. E’ il mio cane. Forse, dopo un mese che abbraccio freneticamente il mio cane di peluche, il mio desiderio di avere un cane ha preso vita e ha generato Whisky.
Il nonno però è un po’ cattivo con Whisky. Esige che dorma nella cuccia, che non pisci sul pavimento, che non morda. Gli adulti sono perversi, se non mettono una regola su tutto si sentono male. Quando il nonno rimprovera Whisky mi arrabbio e lo difendo, e un po’ anche mi offendo, ci sto male. Perciò ogni sera che posso o nel weekend chiedo di poter stare dai nonni, per controllare che il nonno non tratti male il MIO cane.
A scuola la materia che trovo più pallosa è religione, ma l’arrivo di Whisky a casa dei nonni mi fa pensare che forse Dio esiste, e che in fondo non deve essere tanto male.

Un anello per domarli

mercoledì, aprile 26th, 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.

Questa o quella per me pari sono

mercoledì, marzo 1st, 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

Unò-due unò-due!

sabato, febbraio 21st, 2015

who wants to go to the gymLa ginnastica! Ma perché non me ne hanno parlato prima? Ma perché non lo scrivono nei manuali per il buon genitore?
Da gennaio Elio ha iniziato il corso in palestra due volte alla settimana, lunedi e giovedi, o solo il giovedi quando è fiacco e raffreddato – disturbo che d’Inverno non è così raro. Là fa lezione con la sua insegnante di psicomotricità dell’anno scorso, una adorabile nazista che riuscirebbe a cooptare i pupi anche in intricate coreografie di gruppo, tipo inaugurazione delle olimpiadi in Cina. Oltre ad essere contento – può vedere qualche suo amico anche fuori scuola e sente meno il bisogno di un fratello – il pupo è moooolto meno capriccioso, e ha iniziato:
– ad ascoltare e seguire le regole (dei giochi, e a cascata di casa)
– a contare, grazie al fatto che i numeri si usano spesso nei giochi di gruppo
– a concentrarsi di più quando gioca o legge
Per via degli orari (lavoro ancora a quell’ora), è il nonno che lo porta e lo va a prendere in palestra, e questo impegno fa bene anche a lui, lo responsabilizza e lo distoglie da quella sua dimensione da pensionato-contadino che fa le cose solo quando ne ha voglia. Si è reso conto che nel pomeriggio ci sono un sacco di nonni in giro per il paese, che portano o vanno a prendere i nipoti ad attività varie, e ha trovato una specie di orgoglio corporativo. Questo l’ha stimolato a inventarsi un ruolo di educatore: complice l’inattività invernale (la campagna dorme, fuori è freddo) si è messo a insegnare i numeri al pupo, facendolo contare o giocare con le cifre scritte. Quando a Primavera sarà passato il motozzappa, nonno e nipote potranno contare i semi seminati o le file di pomodori piantati.
Insomma eravamo passati alla palestra solo per evitare gli sbalzi termici della piscina in inverno, invece è stata un’epifania. Grazie a questa metamorfosi ormai al lavoro timbro quasi sempre in orario, evento raro fino all’anno scorso; le mattine non sono più uno psicodramma, per placare i capricci ora basta l’esca di un marshmallow. Non potevano dirmelo prima?!

Agosto pupo mio non ti conosco

domenica, agosto 17th, 2014

un pesce di nome pandaUff, qua se non scrivo io il blog langue! Mamma e papà son sempre svenuti di stanchezza per colpa del lavoro. ‘Sto lavoro, e che mai sarà?
Comunque, veniamo a noi. E’ il mio primo anno di scuola da grandi, ed è la mia prima vera vacanza: mamma, cosa vuol dire ‘vacanza’? Ormai un po’ l’ho capito: son due mesi e mezzo senza la scuola e specialmente senza le maestre, che con la loro mera presenza mi costringono ad essere simpatico, collaborativo, ordinato, ed autonomo nel vestire. La parola ‘vacanza’ invece comporta che io possa essere arbitrario, volubile, disordinato e servitoriverito.
Papà, che vuol dire ‘due mesi e mezzo’? Quante puntate di Peppa Pig fanno? Quanti giri in bicicletta? Certo più di sei; forse diciotto (non so quant’è ma suona bene, suona TANTE).
Quindi ecco la cronaca della prima vacanza della mia vita. Son figlio di un informatico quindi non mi vergogno di usare i punti-elenco:
– centro estivo: tipo la scuola, ma molto più svacco. Prima settimana: mi diverto, rischio l’insolazione, il venerdi sera sono così stanco che faccio una scenata madre a tutta la famiglia (nonni inclusi), sembro posseduto. Forse si stanca troppo, concludono gli adulti. Seconda settimana: ci sono anche Marco e Mirco, i miei migliori amici, e vorrei che ogni giorno non finisse mai; a fine settimana sono un fiore, felice per giunta. Terza settimana: dove sono finiti Marco e Mirco? Se non ci sono loro, io che ci faccio qui? Odio tutti. Mammamalvagia perché mi abbandoni qui ogni mattina?, mi ti aggrappo alla gamba così capisci che mi stai spezzando il cuore. O Marco e Mirco, o morte.
– settimana di ferie all’hotel chez le nonnò:  faccio quel che mi pare, a volte arriva pure la zia ad intrattenermi. Dicono che è estate, ma  qua fa caldo ad ore alterne, piove pure ma che importa: io e il nonno siamo due lavoratori di buona volontà, qualcosa da fare la troviamo sempre. La nonna è troppo presa col suo lavoro per accorgersi di me, ALEEEEE’!
– settimana al mare con mamma e papà, nell’hotel dove vado da una vita: tempo cacca ma pazienza, basta non piova e posso unirmi alle masnade internazionali di pupi che si accalcano sulle giostrine in spiaggia; oppure giro in bici, nel seggiolino – che mica voglio far fatica. I pomeriggi la sfanghiamo di più, tutti al mare. Poi giovedi – che bella sorpresa! – arriva Gaia, mia compagna di classe dal Nido nonché amica (che io mica faccio amicizia con cani e porci, sono un selettivo); nello stesso hotel, sulla stessa spiaggia, ficoooooooooooooooo! I nostri genitori non ci vedono più, io e Gaia le combiniamo per giorni, son pure belle giornate e imparo da lei a nuotare nell’acqua alta da solo, io e il salvagente. Peccato che domenica io me ne debba andare; ma l’anno prossimo voglio una settimana intera con la mia amica Gaia. VOGLIO!
– rientro: qualche giorno col nonno, poi parto da solo coi nonni di Belluno per piazzarmi da loro. Io, da solo, con loro. Mamma e papà a casa, io non a casa. Suona tutto un po’ strano, quindi nel dubbio faccio il soldatino e-du-ca-tis-si-mo: carino simpatico obbediente, unò-due unò-due. Ogni tanto mi viene nostalgia di mamma e di casa, ma i nonni mi distraggono e per educazione mi lascio distrarre, hai mai visto che ci restano male se mi manca troppo mammina (piccolina puzzolina).
– anche mamma e papà vengono a Belluno! Settimana di festa, e riposo, e cazzeggio. Tempo ballerino quando non freddo; eppure un bagnetto nel Lago di Santa Croce l’avrei fatto lo stesso. Nei pomeriggi caldini salgo a giocare in Nevegal, con o senza l’adorato cugino grande (Oh cugino cugino / perché non vivi più vicino?), e imparo pure ad andare da solo sulla carrucola. Potrei anche imparare ad arrampicarmi sulle bizzarre giostrine al nuovo Parco del Piave, ma si fa troppa fatica preferisco sedermi sull’argine e guardare l’acqua (tanta, e torbida) che scorre.
– casa, infine: come mi è mancato il mio decespugliatore (anche chiamato ‘il palo’, che definizione prosaica). Come mi sono mancati i miei libri di Scarry. Che bello essere a casa mia e non dover più simulare simpatia ed adorabilità. Che bello tornare al MIO bar. La vacanza durerà ancora alcune settimane (mi dicono che tornerò al mare), ma comincio quasi ad essere un po’ stufo. Vorrei un po’ di routine, e i miei amici di scuola (se non altro quelli simpatici).

Giardinaggio compulsivo

venerdì, maggio 10th, 2013

garden pandaMa perché nessuno si fa i fatti suoi? E’ Maggio, piove o diluvia o tempesta tre giorni si ed uno no, tocca andare in giro in maniche lunghe ma basta un filo di sole e già viene un caldo rospo, al Nido ci ammaliamo come d’inverno perché usciamo poco, e poi mi stressano quando passo il pomeriggio in orto dal nonno! Ma scherziamo??? Che si facciano loro l’aerosol, che si mangino loro la merenda, che si bevano loro l’acqua, io devo cogliere l’attimo: vai di tagliaerba, vai di decespugliatore, vai di tosasiepi. Che con tutta ‘sta pioggia l’erba cresce in fretta.
Per fortuna almeno il nonno mi capisce, e mi lascia fare quello che voglio. Taglio taglio taglio, corro avanti indietro e ancora avanti e di nuovo indietro, decespuglio qua, sfrondo là, ammazza se è dura fare il contadino, e chi ha il tempo di mangiare? Tanto più che quando torno da scuola crollo spesso addormentato, e di ore utili nel pomeriggio non ne restano poi tante, sempre se non piove fra l’altro. Pioggia maledetta! Beh almeno l’altra nonna mi ha comprato un ombrellino tutto mio – bello! – così se piove nel wend posso uscire lo stesso, almeno in città non c’è la scusa del fango.
Poi la sera son stanchino, lo ammetto, magari anche un po’ isterico (avrò preso dal babbo) o garrulo (avrò preso dalla mamma), a volte salto la cena e voglio solo il divano ed un cartone animato (avrò preso dal babbo), altre volte se mi riposo con la mamma mi ripiglio, insomma ogni sera è un’opera a finale aperto. Però, mi chiedo, come fanno a non vederla? Tutta questa erba da tagliare: in giardino dal nonno, lungo le strade, nel giardino di scuola, nel giardino condominiale, in salotto e in corridoio a casa. BISOGNA tagliarla. L’erba, i fiori, tutto. BISOGNA.

Bracciore babbore

venerdì, dicembre 28th, 2012

Oooooh, questa si che è una vacanza! Perseguitato dal raffreddore, mi accoccolo a volontà fra le braccia del babbo, sempre a mia disposizione, e lo costringo a dormire interi pomeriggi e notti assieme a me. Mamma dice che sembriamo una coppia di orsetti, d’altra parte siamo uomini o panda?
Io sono stanco, stufo di tutto, assillato da ‘sto naso che un momento cola come un fiume, e il momento dopo è tappato ermetico e impermeabile al respiro. I nonni volevano vedermi e spupazzarmi e farmi fare vita sociale natalizia, ma io non ho voglia di nessunoooooo di nienteeeeee voglio sol restare a casa mia, cazzeggiare e tormentare il babbo. Che bello il babbo, così morbido peloso e rassicurante.
Unica eccezione: IL TRATTORE! Il nonno è matto, per Natale mi ha regalato un trattore vero, di quelli grandi grossi coi pedali, tutto verde marca Claas (la marca preferita del babbo). Comunque un pomeriggio sù e giù da un trattore non si può certo definire vita sociale, eh. Io il mio naso il mio trattore. Io casa mia le mie ferie il mio babbo.
Belle le ferie, speriamo non finiscano mai!

Centro di gravità permanente

giovedì, novembre 1st, 2012

… “Pensa che l’altro pomeriggio alle 5 è salito da solo in seggiolone, si è piazzato là e mi ha ordinato col dito NONNA ELVIRA FARE MANGIARE!, e si è pure innervosito perché ci mettevo un po’ a prepararne” … “E prima a tavola era là che prospettava a tutti TAGLIARE CAPELLI, e allora io gli ho chiesto ‘Ma anche la zia Manuela deve tagliarsi i capelli?’ e lui NOOOOOOOO” … “L’altra sera, mentre lo addormentava, sua mamma mi ha istruito dalla camera circa cosa scaldarmi per cena, e subito dopo anche lui mi grida BABBO SCALDARE PIZZA!” … “Ieri pomeriggio era in divano col gatto in braccio, nel senso che lo teneva stretto e non lo lasciava andare: gli mostrava i libri, sfogliava le pagine e gli raccontava le storie” … “Si lui è così: magari è stanco e nervoso, poi dopo mangiato parte ed è tutto un’idea e un gioco, ha un’ottima resa a stomaco pieno” … “E hai visto prima, che sguardo mi ha lanciato? E’ raro che un bambino della sua età abbia già quelle espressioni… ah mamma preparati, questo qua da grande sarà un rubacuori!” … “Ultimamente ripete così spesso le parole che sente, che a volte io e mamma ci mettiamo a chiamare ‘Eco, ecooooo!’, e lui dietro a sua volta ECO, ECOOOOO!” …
Boh, ma è normale che una famiglia si riunisca in un giorno di ferie e trascorra la giornata a contemplare un nano, scambiarsi aneddoti, commentare le sue gesta, ascoltarlo come fosse l’oracolo? Voglio dire, tutta la fatica di diventare adulti per poi ridursi a QUESTO? Dove sono andate quelle belle conversazioni di calcio, caccia, politica nazionale e degrado comunale? Non dovrei essere io a imparare da loro, e non viceversa?
Mamma a momenti si slogava la mandibola a forza di sbadigli, lei che mi è sempre alle calcagna non ne poteva più di sentir parlare di me, in mia presenza per giunta.
Ah ma vedrete, se continua così prima o poi vi mollo un bel caccone in mezzo al salotto, e a quel punto sarò ancora l’adorabile figlioletto/nipotino? Immagino già il caccone prelevato con deferenza, seccato al sole e distribuito ai parenti per ricordo…

Elio, il nonno e trattorino blu

martedì, giugno 12th, 2012

C’era una volta un trattorino blu, che percorreva la strada lungo il fiume. Poco prima del Ponte dei Tacchini, cos’è cosa non è, esce tutto un gran fumo nero dal motore e trattorino blu si ferma. “Aiuto, aiuto!”, grida disperato. Il nonno che era in orto a curare le piante di pomodoro, sente il richiamo e si precipita a vedere che succede. “Povero trattorino blu!” esclama rendendosi conto della situazione; “aspetta, forse posso aiutarti”. Il nonno torna in casa, prende i suoi attrezzi e raggiunge trattorino blu. Smonta il cofano, trac! trac! trac! toglie un pezzo, zszszszszs ne salda un altro, sistema qua aggiusta là, alla fine trattorino blu può ripartire.
“Grazie nonno!” esclama trattorino blu commosso, “sei stato molto buono con me, posso restare qui a vivere con te? Ti aiuterò nel lavoro dei campi e in tutto quello che ti serve”.
Il nonno fu molto felice dalla proposta, ma a quel punto aveva un problema: come poteva voler bene a trattorino blu? Lui infatti voleva già bene a Elio, doveva voler bene a Elio o a trattorino blu? Pensa che ti pensa, alla fine decise di voler bene a trattorino blu, e si dimenticò di Elio.

SCHERZO!

Il nonno voleva bene a tutti e due, e da allora il nonno, Elio e trattorino blu vissero sempre assieme, ed affrontarono mille avventure.