Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Pane al pane

giovedì, luglio 5th, 2018

A proposito di pane: devo dimagrire, ho messo su ‘na panza… Da lunedì prossimo, dieta!
Ma veniamo al dunque: ho accompagnato la moglie al colloquio di fine anno con le maestre. Era ora che intervenisse l’uomo di casa: sono affabile e morbidino, piaccio sempre alle figure di autorità. Mi è sembrato un incontro molto cordiale e costruttivo, che possiamo riassumere così: nostro figlio fa duemila errori di distrazione tanto quanto prima, scrive che è uno schifo quanto prima, ma ora che è seguito dalla psicologa va tutto bene. La psicologa è pure andata a scuola a parlare con le maestre, che quindi si sentono seguite e felici: è stata il nostro avvocato, una Fata Turchina che trasforma ogni problema in dolcezza. Mettiamoci un flag sopra: FATTO!
Dal canto suo, la psicologa ha fatto i suoi test la sua restituzione eccetera, ma alla fine sarà l’Asl a decidere se il pupo è disgrafico è disattento cronico o solo un gran paraculo. Perché a volte scrive in stampatello comprensibile, e altre volte la sua scrittura sembra la traccia lasciata da una formica ubriaca? Perché quando viaggia in macchina discute con grande capacità analitica circa il senso della vita, poi quando è ora dei compiti si impunta come un asino su cazzate, e se non ci litighi a fuoco manco legge due righe di libro né ti recita la tabellina del 4? Perché riconosce una stessa canzone di David Bowie a distanza di una settimana dal primo ascolto, ma quando gli chiedi di ripassare inglese piagnucola si agita e chiede pietà come se stessimo esigendo gesta impossibili?
Proprio non lo capisco. Certi momenti sembra ritardato, certi altri un brillantone.
Vabbé, ora vado a lavare i piatti e mentre lavo mi guardo l’ultima serie di Star Trek, che è inutile arrovellarsi sui dilemmi cosmici.

Due + uno fa tre…

venerdì, luglio 21st, 2017

lord of pandas and princess…della babysitter sono il re!
Ora, credo sia ormai palese a tutti che mia mamma è cattiva. Era a mia disposizione ogni santo giorno – a fine lezione finché andavo a scuola, a fine centro estivo quando è finita la scuola – quando di punto in bianco è tornata al lavoro. No no, bellina, non si fa. Non è giusto. E’ cattiva.
In cambio, Ada è buona. E’ anche ‘bbona, a dirla tutta – non mi formalizzo mica se ha quasi cinquanta anni più di me. Mi viene a prendere ogni giorno, mi porta a casa sua, si prende cura di me con mezzo bicchiere di Coca Cola e una ciotola di pop-corn, gioca con me, finché mamma non stacca dal nuovo lavoro e passa prendermi a casa – “Sei cattiva!” le dico appena passa la porta. Con Ada faccio pure i compiti senza dare (troppo) fastidio. D’altra parte, Ada ha un figlio adolescente e una gatta morbida e bellissima: perché mamma non mi ha mandato prima in un tale paradiso?!
Il figlio di Ada si chiama Carlo. Qualche giorno fa il papà di Carlo è passato a prenderlo per fare un giro; infatti figlio e padre non vivono assieme, Ada è separata. Quindi, se ci si può separare, come mai mamma e papà stanno ancora insieme? Ogni tanto quando mamma e papà non sono d’accordo su qualcosa chiedo a mamma: quindi ora lo lasci? Sarebbe buffo se si lasciassero – basta che io possa continuare a vivere con entrambi per vedere che succede.
Io avevo chiesto una babysitter ventenne con gli shorts, ma in fondo Ada mi piace quindi va bene così. Però mamma è cattiva, che non mi ha esaudito, e anche perché oltre ai libri per le vacanze (pieni di esercizi da babbei) mi costringe ogni giorno a leggere due paginette sugli animali. Ormai so tutto su corteggiamento, piume e alimentazione, che non devo farlo sapere ai miei amici o mi tratteranno da sfigato. Mamma ha pure ripreso a farmi la ginnastica per la lingua: dice che la mia S certi giorni è orrenda, e poi mi fa fare l’esercizio ‘fungo’ per spingere in avanti i denti sopra. Due palle. Mi tocca obbedirle, o mi lascia a pane e acqua – altro che pop-corn e Coca Cola! Mamma è proprio cattiva. Devo chiedere ad Ada se le piace leggere ad alta voce il Signore degli Anelli, che in caso mi trasferisco per sempre da lei.

Tutto quello che non ho fatto

giovedì, gennaio 12th, 2017

Cacca di pandaCi sono molte cose che non ho fatto a Hong Kong.
Non ho fatto shopping sfrenato. Nello specifico, io non possiederò mai della inutile ma stupenda cancelleria giapponese, e mia moglie non è riuscita a comprarsi neanche un semplice calendario da tavolo cinese.
Non ho gironzolato per mercatini notturni di street food.
Non ho passeggiato lungo la riva, quindi non ho potuto fotografare l’impronta nel cemento lasciata dalle mani di Stephen Chow.
Non ho passato la porta neanche a uno dei numerosissimi posticini elencati nella mia wishlist di cibo.
Non sono stato in cima al Peak.
Non ho visto neanche da lontano i Nuovi Territori.
Non ho fatto un giro in battello verso qualche isola.
Non ho gironzolato per qualche quartiere fatto di stradine e negozietti e cazzatine.
Non ho visitato neanche un tempietto taoista.
Non ho mai speso tanti soldi prima d’ora, al solo scopo di contemplare mio figlio che gioca da un parco pubblico all’altro.
Prima che partissimo, degli amici di mia moglie ci avevano chiesto: come mai portate a Hong Kong pure il piccolo, che a quest’età gli andava bene anche Rovereto? Ho trascorso una settimana a farmi questa stessa domanda, e a sentirmi una cacca. Anzi: una cacca di panda.

Si sbaglia imparando

domenica, settembre 11th, 2016

angeli-e-demoniIl pupo è ridotto come credo tutti i bambini dopo due mesi di vacanza: molesto, capriccioso, dall’attenzione volatile. Ma quando vuole è subdolamente presente a sé stesso, ecco due esempi:
1) in giugno c’era stata una manifestazione in centro storico, un pomeriggio in cui parecchie società sportive avevano fatto provare ai bambini la loro attività. Elio aveva avuto una mattina nera, e nel pomeriggio aveva gironzolato fra la folla senza degnare nulla di uno sguardo a parte il trucca-bimbi, la ginnastica artistica e la scherma. Mamma gli aveva promesso che a inizio settembre poteva provare la lezione di scherma, ma poi fra ferie e lavoro e preparativi per la scuola, chi se ne ricordava più? Fatto sta che un sabato mattina di inizio Settembre, mentre andavamo tutti assieme in bici al mercato, il nano inchioda davanti a un cartellone pubblicitario: “Guarda qui!”. Era proprio la pubblicità del corso di scherma, ha riconosciuto il disegno dal volantino visto mesi prima, e questa settimana mamma ha dovuto portarcelo.
2) facciamo la spesa al supermercato, lui mi si attacca come una patella perché vuole un regalo vuole un regalo vuole qualcosa, finché sua mamma abbaia e lo zittisce. A quel punto lui ricorda un’antica promessa, è da oltre un anno che ci andiamo dietro: vuole il fucile Nerf. Mamma gli fa notare: “No, eravamo d’accordo che ti fai il primo anno di scuola, e se la pagella della prima elementare è abbastanza buona allora arriva il fucile”.
“No lo voglio adesso”.
“Alla fine della prima…”.
“Adesso!”.
“Prima vediamo come sarà la tua pagella…”.
“Ma come” attacca a piagnucolare quello, “avevi detto che si sbaglia imparando, quindi il fucile me lo darete lo stesso no?!”. Mamma mi racconta che, ancora mesi fa, aveva spiegato al pupo come sbagliare non sia una colpa, ma anzi un’occasione importante per imparare; la classica perla di saggezza che i pupi ignorano. Ed ecco che il subdolo ricicla la perla per garantirsi un bel Nerf, anche in caso di pagella poco soddisfacente: ci ho provato, ho sbagliato, ma siccome sbagliando avrò imparato qualcosa il Nerf me lo regalate lo stesso.
“Si dice ‘sbagliando s’impara’ ” correggo il pupo mentre scoppio a ridere. Mio figlio è un gran paraculo.

I pompieri

sabato, dicembre 5th, 2015

I PompieriIo lo sapevo. Lo sapevo che in fondo al suo cuoricino, da qualche parte, mio figlio era umano. Quindi mentre stasera mia moglie si sorprendeva, si rallegrava, io invece ero tranquillo, io me l’aspettavo che sarebbe successo. Io sapevo.
Gli unici film mai visti dal Nano in vita sua erano stati:
Cars
Madagascar
Inside Out
I primi due li vedeva da piccolo, ma saranno almeno due anni che non ne vuole più sapere; è infatti entrato nel tunnel del ‘fa paura’. Cosa fa paura? TUTTO.
Inside Out l’ha visto al cinema con noi, dopo che l’ho opportunamente e ripetutamente adescato col trailer di Rabbia che spacca tutto con una sedia. In questo caso c’erano troppi testimoni, ha sopportato la visione stoicamente e si è dedicato all’incentivo – i popcorn.
A scuola, a spezzoni, hanno visto Wall-E e gli è quasi piaciuto. Poi quando sono passati al Re Leone, la creatura ha discusso con sua mamma quali tecniche applicare per evitare visioni indesiderate; che se qualcosa fa paura non esiste proprio che lui la guardi, fanculo anche le maestre.
A casa nostra il tormentone di papà non è “Chiamo il Babau” quanto “Guarda che se non fai il bravo metto su Harry Potter”. Che vita culturalmente grama, quanti sabati sera sprecati a promettere popcorn e visioni tutti assieme stretti sul divano, per poi ridursi io al computer, la moglie a lavare i piatti e lui a flipparsi il solito dvd di Shaun The Sheep. Tipo Fantozzi sull’isola deserta: che bello, anche stasera al ‘cinema’ danno il mare… ancora il mare…Insomma per quanto riguarda la fiction (i documentari naturalistico-industriali non sono mai mancati) non si riusciva mai ad andare oltre Shaun The Sheep o Masha & Orso. Finché stasera è accaduto quel che sapevo doveva accadere: abbiamo visto un film tutti assieme, alla tv.
La TV!, che cosa di una volta, con tutto che la accendiamo una volta al mese. Il miracolo è accaduto con ‘I Pompieri’ di Neri Parenti, iniziato alle 19 su una rete minore, trovato per caso facendo zapping. Abbiamo cenato in salotto per non spezzare l’incanto. Mia moglie si è persa in elucubrazioni intellettuali, tipo le similitudini fra la comicità anni ’80 e la testa di un pupo di cinque anni. Io invece credo che il film gli sia piaciuto perché c’erano i pompieri – figure di sicuro appeal su un maschio di quell’età – e dei bravi comici: abbastanza bravi da farti ridere, abbastanza comici da sottintendere che era tutto finto. E quell’ignorante di mia moglie manco l’aveva mai visto, ‘I pompieri’!
Da qui a fargli vedere ‘Guerre Stellari’ (almeno il primo!) ce ne passa, ma sono certo che questo sia solo l’inizio.

Cosa hai fatto oggi a scuola?

domenica, giugno 14th, 2015

Genma san 7E’ iniziata per caso. Ormai dormo via da casa almeno un paio di sere alla settimana, e quelle sere mi sento col pupo via iPad, dal mio al suo (ho avuto DAVVERO bisogno di comprarmi un iPad nuovo, per poterne lasciare uno a lui). Siccome fra stanchezza di entrambi, effetto lontananza e mamma assente (in giro per casa a fare mestieri) a volte io e lui non sappiamo bene cosa dirci, oppure siccome continuavo a fargli la domanda idiota “Cosa hai fatto oggi a scuola?” alla quale nessun bambino risponderebbe neanche sotto tortura, alla fine ha iniziato lui a fare a me la domanda idiota, e io ho iniziato a rispondere.
“Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stamattina ero in ufficio quando si è alzato un forte vento. Guardo le previsioni del tempo, e scopro che c’è una tempesta marina in arrivo, un imbuto di vento e acqua che rischia di distruggere la città. Allora spalanco le finestre dell’ufficio, e sventolando molto velocemente alcuni faldoni riesco a farla deviare verso una zona dove non ci sono case. Per un pelo! Poi stavo tornando al mio lavoro quando sento un suono strano. “Ohibò!” mi dico, e corro giù da basso. Arrivo al portone e da là cosa vedo? Laggiù nell’oceano c’è un’onda anomala, uno tsunami che sta per risalire un fiume indiano e rischia di abbattere tutto al suo passaggio. Allora soffio, e soffio, e soffio ancora finché non riesco a frenare l’onda e a salvare tutti. A questo punto sono andato al bar a farmi un caffè, perché ero un po’ stanco.
Lui ridacchia, poi torna alla carica: “Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stavo camminando trascinandomi dietro la valigia, quando questa fa un balzello come se avessi preso un dosso. Non ricordavo dossi in quel punto della strada, quindi mi volto e vedo che sull’asfalto è cresciuta come una protuberanza, una specie di piccola pancia dall’aspetto curioso, che puzza di zolfo. Provo a toccarla e OUCH!, scotta! Allora guardo sul sito nazionale per il monitoraggio sismico, e scopro che negli ultimi tempi in zona ci sono state molte piccole scosse, ma gli scienziati non si spiegano il perché. Ma l’ho trovato io il motivo delle scosse: in quel punto sta per nascere un vulcano! In mezzo alla città, ma ci pensi che pericolo? Non c’era un attimo da perdere: ho aperto la valigia là in mezzo al marciapiede, ho tirato fuori i miei calzini sporchi e con quelli ho tappato la bocca del vulcano neonato. Piano piano il dosso si è sgonfiato, poi il giorno dopo ho sentito che l’Etna aveva eruttato: credo di aver bloccato un canale di sfogo, la lava è tornata indietro e la città è salva. Per cui sabato dovrai accompagnarmi in negozio, mi servono calzini nuovi.
Non soddisfatto quello insiste: “L’ultima, l’ultima! Cosa hai fatto oggi?”.
Stasera dopo cena sono rientrato in stanza, e mentre aspettavo la vostra chiamata sento un PLOP! Sarà il vicino che ha fatto cacca, penso, ma dopo un po’ sento di nuovo PLOP PLOP! E poi ancora PLOP PLOP PLOP!, sempre più fitto. Spalanco la finestra e ho conferma del mio sospetto: una delle navi da crociera attraccate al porto sta scaricando in mare la cacca dei turisti. Non si fa! Allora esco, ed agile come un gatto mi arrampico lungo la fiancata della nave incriminata, e raggiungo la cabina del Capitano. Gli dico: Capitano, ti ho scoperto, basta inquinare le acque cittadine! Ma il Capitano è sinceramente sorpreso, non gli risulta nulla di simile. Allora andiamo assieme in perlustrazione, e vediamo alcuni brutti ceffi, ma davvero brutti, che stanno scaricando in mare la cacca. Sono un gruppo terrorista che vuole ricattare la città: se non verranno chiuse tutte le scuole, il porto verrà invaso dalla cacca. Mentre il Capitano corre a chiamare la polizia mi lancio avanti e PAM!, ne stendo uno con un pugno, e SDENG!, ne prendo un altro con un calcio, e poi POF! ne tramortisco due con un colpo di pancia. Insomma faccio piazza pulita, tanto che quando arriva la polizia ho già finito, e sono già rientrato di tutta fretta in albergo perché dovevo chiamarti, poi viene tardi. Anzi ora che ci guardo è già tardi, ora di dormire! Buonanotte cucciolo.

Vuole

domenica, ottobre 26th, 2014

RespectVuole gli orsetti gommosi (tre). Vuole vedere la Peppa Pig. Dopo aver visto l’ultima puntata della Pimpa (questa è l’ultima, d’accordo?), vuole vederne un’altra. Vuole sempre aver ragione. Vuole andare dal nonno; anzi vuole VIVERE col nonno, stare con lui tutto il giorno così si evita scuola. Vuole che io torni presto da Trieste e conta i giorni (cucciolo). Vuole che io me ne vada via a Trieste (bastardo). Vuole un altro Vitamino, pur avendo già Mr. Bananito; Elena ha la fragola, quindi anche lui deve avere la fragola. Vuole portarsi il suo amico Palo a scuola, dal nonno, in macchina: il giocattolo milleusi, il giocattolo geniale, un palo. Al pomeriggio del weekend vuole dormire con me sul lettone purché di traverso, cioé stesi con testa e piedi verso i lati. La sera vuole dormire con la mamma; viene accontentato, tanto ultimamente lei dorme in piedi. Vuole fare una gita di un weekend con esplicita richiesta di dormire fuori il sabato, destinazione: Belluno / Trieste / Vicenza / *. Vuole fare colazione al bar. Vuole il gelato (mango e liquirizia; yogurt; nocciola; pistacchio; il gusto scelto da sua mamma; e panna, panna, vuole panna). Vuole la pasta in bianco con un po’ d’olio e assolutamente neanche una molecola di formaggio grana (deve essere una nuova religione). Vuole contare: tre, quattro, cinque, dieciordici. Vuole vedere sua zia. Vuole un fratellino, anzi due, già grandi come Marco e Mirco e che si chiamino Marco e Mirco. Vuole cercare l’oro con Marco e Mirco. Vuole gridare come un’aquila ogni volta che gli pare. Vuole usare la bici senza pedali fino a dodici anni, coi pedali si fa troppa fatica son cose da proletari. Vuole che dipingiamo il salotto di rosso. Vuole il ciuffo blu. Vuole leccarci in faccia, come un cane: al babbo grande leccata grande, alla mamma media leccata media, come vuole il teorema grande-medio-piccolo di Riccioli d’Oro. Vuole che gli legga il libro sui vulcani prima di andare a dormire. Vuole che gli faccia il solletico. Vuole che lo si usi come impasto per la pizza; poi vuole essere lui ad usarmi come impasto per la pizza. Vuole mangiare uovo un giorno si e l’altro pure. Vuole invitare Marco e Mirco a dormire da noi. Vuole un fratello (l’ho già detto?), ovvero un essere carino e simpatico come George il fratello di Peppa. Vuole giocare con l’iPad. Vuole lo yogurt coi croccantini visto in pubblicità. Vuole mangiare salsiccie e polenta. Vuole vedere cosa faccio al computer – lasciami in pace! Vuole scrivere al comput
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Il sapore della libertà

domenica, agosto 24th, 2014

panda partyIl bambino è partito ieri mattina per il mare, assieme al nonno e la zia (la nonna non poteva). Da allora abbiamo fatto:
– una mattina di shopping selvaggio: frutta e verdura al mercato, caffettino al bar, una felpa per la piccola, libri libri libri, e trovato borsello nuovo per me (regalo di comple molto tardivo da parte della mogliettina). Pranzo con galletto allo spiedo e patatine.
– sesso!
– letto un libro in un giorno
– visti due film (Frozen cacca-pupù, Godzillone)
– bel giro in bicicletta per la campagna
– mia moglie ha tradotto parecchio e stirato il mondo
– io ho variamente cazzeggiato fra bagno e computer
Da domani riprende il lavoro, ma queste sere non me le ruberà nessuno. Potrei mettere in ordine quella quintalata di corrsipondenza arretrata che prende polvere in cima alla stampante, e che rischia di sfondare quest’ultima. Potrei sistemare i vestiti ammonticchiati sulla mia sedia dai tempi del Cambriano. Potrei rimettere in sesto il mio vecchio blog, per dare un senso al fatto che pago ancora oggi per quel dominio inutile. Potrei profondermi in attenzioni verso mia moglie – miao! Potrei chiamare mia mamma. Potrei leggere la Bibbia.
Oppure potrei ciondolare in divano guardando filmetti americani di zerie Z (Sharknado!), o passare le notti al computer a scaricare application inutili.
Viva la libertà!

Visioni dal finestrino

sabato, febbraio 15th, 2014

Panda on the trainE’ uno di quei periodi così, quando la tua vita sembra fatta di tante scene viste dal finestrino di un treno, inquadrature che sfuggono una dopo l’altra: succede di tutto, ma non fai in tempo a fissare i ricordi che stai già passando ad altro. Provo a buttar giù qualcuna di queste scene, per non dimenticare – che è poi il senso di questo blog.
Il babbo ha ripreso le sue assenze per lavoro. A volte viaggi in giornata, che riesci a vederlo dieci minuti la sera prima di strisciare a letto; altre volte viaggi di vari giorni, in viva voce sul cellulare la mattina a colazione, e poi la sera dopo cena mentre col pupo guardiamo la candela accesa nel salotto oscurato. Questa della candela è venuta fuori a me per caso, ma istigata dal pupo ed è diventata il nostro rito obbligatorio: le sere che manca papà si accende una candela, fosse anche per soli due minuti, mentre lo chiamiamo al telefono. Poi il pupo spegne la cendela, intinge felice il dito nella cera calda e va a dormire più sereno.
Mamma da parte sua, visto che le avanzava tempo (ah ah ah ah ah!), durante l’inverno ha iniziato a tradurre un romanzo cinese di Kungfu, così per ghiribizzo e senza un fine specifico nell’immediato, se non la voglia di condividere con chi mi circonda qualcosa che amo molto. Un romanzo in quattro volumi da 1200 pagine, dimensioni da Fratelli Karamazov, che a volerlo tradurre tutto finirò a 70 anni, credo. Ma son dettagli: il solo avere qualcosa sul quale spremermi le meningi, sia in cinese che in italiano, è stato uno straordinario toccasana in questi mesi di puro delirio lavorativo. Che il delirio continua, quindi quattro tomi fanno anche comodo – ce ne sarà bisogno.
Per quanto riguarda appunto il lavoro, la situazione è cambiata così tante volte in pochi mesi, ed è tuttora così traballante, che mi son giurata di scriverne con dovizia di dettagli solo quando si saranno assestate le cose. O solo quando avrò trovato un altro lavoro, e potrò scriverne con la serenità di chi non ci sarà.
Infine il pupo. Ormai un ometto, continuiamo la guerra quotidiana col suo dito in bocca. Durante Natale ho provato a spalmargli sul dito, di notte finché dormiva, un apposito preparato puteolento; il gioco ha retto perché da mesi gli dicevo: guarda che quando diventi grande il gusto cambia, e non sarà più buono. Ma è stata un’illusione durata pochi giorni, ha presto scoperto che la notte a forza di ciucciare il saporaccio passa. Se non altro si è abiutato a non ciucciare il dito di giorno, quando se gli scappa in bocca e lo rimproveri – o lo minacci – rinuncia volontariamente. Vista la cocciutaggine ora stiamo tentando con la guerra psicologica: la bici con i pedali la usano solo i bambini grandi, a Gardaland possono entrare solo i bambini grandi, e i bambini grandi non ciucciano il dito quando dormono. In qualche modo si dovrà fare, o quella Signorina Rottermeier che è la sua pediatra segherà le gambe sia a me che a lui!
Nel frattempo in disegno restiamo fermi al girino, musica e ginnastica gli piacciono da matti, e quasi ogni giorno c’è qualche novità dal mondo violento: una forchettata sulla guancia, un graffio vicino all’occhio, un morso, un non-lo-sapremo-mai. Tre bambini violenti in classe: col più grosso ormai alterna l’amore e l’odio – almeno si stanno scornando fra titani, segno che a suo modo un dialogo è in corso – gli altri li ignora o li sopporta poco, ormai stufo di segnalarne le malefatte a ‘ste povere maestre, che senza gabbiette a disposizione fanno fatica a tenerea bada la masnada di vittime e carnefici. Ma dopo le scene a colazione ed i piagniucolii per scendere dalla macchina, alla fine mi va a scuola saltellando, e quando entra lo conoscono tutti, lo salutano anche i bambini delle altre classi perciò ne deduco che gli piace andare a scuola, e che ci sta bene.
Poi se deve mettersi le scarpe da solo qua a casa, ulula strepita si dispera come se tu lo stessi squartando; ma questa è un’altra cosa.
A casa piuttosto approfondisce tematiche a lui care: i mai tramontati lavori agricoli, ed i vulcani sua nuova passione. Ormai conosciamo a memoria la puntata di Ulisse “La furia dei vulcani”: è come se il Krakatoa fosse un posto qua vicino, e le nubi piroclastiche un fenomeno che puoi vedere dalla finestra. Poi quando sabato sera provi a fargli vedere un lungometraggio animato, o il primo film di Harry Potter, parte una sirena di pianti ed urla che se passa un’assistente sociale ci toglie la creatura, immaginando chissà quali irripetibili sevizie; perché tutto ciò che non è Trattorino Rosso o un documentario – sui mietitrebbia, sui vulcani, sugli ingranaggi/riduttori/orologi – è IL MALE.