Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Tutto quello che non ho fatto

giovedì, gennaio 12th, 2017

Cacca di pandaCi sono molte cose che non ho fatto a Hong Kong.
Non ho fatto shopping sfrenato. Nello specifico, io non possiederò mai della inutile ma stupenda cancelleria giapponese, e mia moglie non è riuscita a comprarsi neanche un semplice calendario da tavolo cinese.
Non ho gironzolato per mercatini notturni di street food.
Non ho passeggiato lungo la riva, quindi non ho potuto fotografare l’impronta nel cemento lasciata dalle mani di Stephen Chow.
Non ho passato la porta neanche a uno dei numerosissimi posticini elencati nella mia wishlist di cibo.
Non sono stato in cima al Peak.
Non ho visto neanche da lontano i Nuovi Territori.
Non ho fatto un giro in battello verso qualche isola.
Non ho gironzolato per qualche quartiere fatto di stradine e negozietti e cazzatine.
Non ho visitato neanche un tempietto taoista.
Non ho mai speso tanti soldi prima d’ora, al solo scopo di contemplare mio figlio che gioca da un parco pubblico all’altro.
Prima che partissimo, degli amici di mia moglie ci avevano chiesto: come mai portate a Hong Kong pure il piccolo, che a quest’età gli andava bene anche Rovereto? Ho trascorso una settimana a farmi questa stessa domanda, e a sentirmi una cacca. Anzi: una cacca di panda.

Viva Teseo

venerdì, agosto 19th, 2016

Pupu mollaViva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh… Mamma e papà mi prendono in giro, ma io quando sento le canzoni da spiaggia mi sembra che inneggino tutte a Teseo, l’eroe del Minotauro. Chissà perché gli dedicano le canzoni, anche quelle unza-tunza. Non me ne preoccupo e mi unisco al coro: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…
Eh sì, siamo al mare, più o meno stessa zona dall’anno scorso. Quest’anno però non c’è quello stesso caldo abominevole, e oltre al mare o piscina i vecchi mi portano a fare qualche gita nei dintorni. La prima gita è stata una bomba, ho visto due scheletri antichi e quattro mummie semi-vestite, fichissimo. Della gita di oggi non avevo tanta voglia, alla fine me la son passata grazie a una fontana con un cavallo-pesce che sputava acqua, e grazie alle chiese che sono grandi fresche e silenziose. C’era pure una cripta, dei sarcofagi, bello. Mamma e papà hanno insistito per ore affinché mi unissi a loro nella gita in trenino, io mica volevo perché pensavo che il treno ci mollava da qualche parte e poi mi toccava camminare, e invece guarda che no, si sta sempre e solo seduti, allora alla fine ho accettato, tipo che stavamo quasi per andare via quando mi sono finalmente deciso; eh va così quando mi fisso su una cosa, che devo farci. Bello il trenino, c’erano anche le cuffie per ascoltare la spiegazione; io le ho tenute a volume 13 e così han fatto anche mamma e papà, che interessante.
Per il resto il mare è molto bello, la piscina anche. Il mare fa le isolette la mattina, e le onde grandi al pomeriggio; fosse per me giocherei sempre con la pupù molla – pesco sabbia dal fondale, la lancio da qualche parte, pesco altra sabbia sul fondale e così via – ma mamma dice che sembro regredito a quando avevo due anni, mi minaccia, e alla fine mi tocca costruire con lei dei canali o piccoli castelli, per tenerla occupata. Uffa, a me piace così tanto la pupù molla… Anche in piscina faccio quasi niente: mi aggiro nell’acqua ultra-bassa con una maschera da sub più grande di me, nuoto trenta secondi nell’acqua alta col salvagente, esco dall’acqua e parlo da solo, mangio un gelato, torno nell’acqua bassa e parlo da solo là, cose così. Mi piace rilassarmi quando sono in ferie, che c’è di male? A settembre inizierò scuola, almeno in ferie voglio dimenticare di avere già sei anni, e di avere un cervello in generale.
Inoltre, detto fra noi quest’anno non girano bambini chissà che simpatici. E’ vero, c’è un gruppetto che fra pupazzi in plastica e armi giocattolo ha un patrimonio inestimabile, ogni tanto mi unisco alla guerra con loro (hanno perfino le manette giocattolo!), ma sono tutti un po’ amici e un po’ parenti, non riesco a far dei gran discorsi. Come se mi interessasse, fra l’altro: io punto al fucile e al mitragliatore, mica all’amicizia. Insomma socializzo principalmente coi miei amici immaginari o le mie battaglie mentali; d’altra parte devo pur farmela passare, visto che quest’anno l’acqua mi fa una paura barbina.
Ma se non altro verso metà mattina arriva la gnocchetta a fare ginnastica sulla spiaggia. Bella la gnocchetta, che bella invenzione la ginnastica sulla spiaggia con la musica a tutto volume: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…

Agosto pupo mio non ti conosco

domenica, agosto 17th, 2014

un pesce di nome pandaUff, qua se non scrivo io il blog langue! Mamma e papà son sempre svenuti di stanchezza per colpa del lavoro. ‘Sto lavoro, e che mai sarà?
Comunque, veniamo a noi. E’ il mio primo anno di scuola da grandi, ed è la mia prima vera vacanza: mamma, cosa vuol dire ‘vacanza’? Ormai un po’ l’ho capito: son due mesi e mezzo senza la scuola e specialmente senza le maestre, che con la loro mera presenza mi costringono ad essere simpatico, collaborativo, ordinato, ed autonomo nel vestire. La parola ‘vacanza’ invece comporta che io possa essere arbitrario, volubile, disordinato e servitoriverito.
Papà, che vuol dire ‘due mesi e mezzo’? Quante puntate di Peppa Pig fanno? Quanti giri in bicicletta? Certo più di sei; forse diciotto (non so quant’è ma suona bene, suona TANTE).
Quindi ecco la cronaca della prima vacanza della mia vita. Son figlio di un informatico quindi non mi vergogno di usare i punti-elenco:
– centro estivo: tipo la scuola, ma molto più svacco. Prima settimana: mi diverto, rischio l’insolazione, il venerdi sera sono così stanco che faccio una scenata madre a tutta la famiglia (nonni inclusi), sembro posseduto. Forse si stanca troppo, concludono gli adulti. Seconda settimana: ci sono anche Marco e Mirco, i miei migliori amici, e vorrei che ogni giorno non finisse mai; a fine settimana sono un fiore, felice per giunta. Terza settimana: dove sono finiti Marco e Mirco? Se non ci sono loro, io che ci faccio qui? Odio tutti. Mammamalvagia perché mi abbandoni qui ogni mattina?, mi ti aggrappo alla gamba così capisci che mi stai spezzando il cuore. O Marco e Mirco, o morte.
– settimana di ferie all’hotel chez le nonnò:  faccio quel che mi pare, a volte arriva pure la zia ad intrattenermi. Dicono che è estate, ma  qua fa caldo ad ore alterne, piove pure ma che importa: io e il nonno siamo due lavoratori di buona volontà, qualcosa da fare la troviamo sempre. La nonna è troppo presa col suo lavoro per accorgersi di me, ALEEEEE’!
– settimana al mare con mamma e papà, nell’hotel dove vado da una vita: tempo cacca ma pazienza, basta non piova e posso unirmi alle masnade internazionali di pupi che si accalcano sulle giostrine in spiaggia; oppure giro in bici, nel seggiolino – che mica voglio far fatica. I pomeriggi la sfanghiamo di più, tutti al mare. Poi giovedi – che bella sorpresa! – arriva Gaia, mia compagna di classe dal Nido nonché amica (che io mica faccio amicizia con cani e porci, sono un selettivo); nello stesso hotel, sulla stessa spiaggia, ficoooooooooooooooo! I nostri genitori non ci vedono più, io e Gaia le combiniamo per giorni, son pure belle giornate e imparo da lei a nuotare nell’acqua alta da solo, io e il salvagente. Peccato che domenica io me ne debba andare; ma l’anno prossimo voglio una settimana intera con la mia amica Gaia. VOGLIO!
– rientro: qualche giorno col nonno, poi parto da solo coi nonni di Belluno per piazzarmi da loro. Io, da solo, con loro. Mamma e papà a casa, io non a casa. Suona tutto un po’ strano, quindi nel dubbio faccio il soldatino e-du-ca-tis-si-mo: carino simpatico obbediente, unò-due unò-due. Ogni tanto mi viene nostalgia di mamma e di casa, ma i nonni mi distraggono e per educazione mi lascio distrarre, hai mai visto che ci restano male se mi manca troppo mammina (piccolina puzzolina).
– anche mamma e papà vengono a Belluno! Settimana di festa, e riposo, e cazzeggio. Tempo ballerino quando non freddo; eppure un bagnetto nel Lago di Santa Croce l’avrei fatto lo stesso. Nei pomeriggi caldini salgo a giocare in Nevegal, con o senza l’adorato cugino grande (Oh cugino cugino / perché non vivi più vicino?), e imparo pure ad andare da solo sulla carrucola. Potrei anche imparare ad arrampicarmi sulle bizzarre giostrine al nuovo Parco del Piave, ma si fa troppa fatica preferisco sedermi sull’argine e guardare l’acqua (tanta, e torbida) che scorre.
– casa, infine: come mi è mancato il mio decespugliatore (anche chiamato ‘il palo’, che definizione prosaica). Come mi sono mancati i miei libri di Scarry. Che bello essere a casa mia e non dover più simulare simpatia ed adorabilità. Che bello tornare al MIO bar. La vacanza durerà ancora alcune settimane (mi dicono che tornerò al mare), ma comincio quasi ad essere un po’ stufo. Vorrei un po’ di routine, e i miei amici di scuola (se non altro quelli simpatici).

La Grande Abbuffata

domenica, agosto 19th, 2012

Un po’ infidi, mamma e papà. Affettuosi, simpatici, ma infidi.
Tutto è iniziato con una gita dal nonno: doveva essere una visita alla chitarra ed al pianoforte dell’altro nonno – e qualche coccola al nonno medesimo, lo concedo – e invece ho dovuto giocare con mio cugino, che ha 7 anni e ha già fatto la prima elementare. E’ un cugino simpatico, tranquillo e giocattolone, ma poi oltre a lui al parco in montagna c’erano sempre altri bambini sconosciuti, insomma a volte mi innervosivo. Fortuna che c’erano trattori dappertutto, e balle di fieno, ho giocato anche attorno a una ruspa ho guidato un trattore senza cabina sono stato sul pianale di un rimorchio per le balle. Si insomma una vacanza di discreto interesse, a queste condizioni si può anche socializzare e alla fine ho pure imparato il nome del cugino – Da’e – oltre a due aggettivi di importanza FON-DA-MEN-TA-LE: brutto (per mio cugino o papà), e brutta (per mia mamma, quando mi fa imbufalire per le solite futilità). Son pure diventato bravo a riconoscere i colori: azzurro verde giallo rosso nero.
Poi qualche giorno a casa per riprendere le forze e… montagna di nuovo! Stavolta mamma e papà di “cugini” me ne han fatto trovare non uno, ma nomila decinaia di miliaia: alti bassi maschi femmine grandi piccoli, UN CAOOOOOOOS! Che a volte mi trovavo da solo in mezzo alla masnada, mi fregavano la macchinina mi rubavano la ruspa, uno stress tale che ho iniziato a menare, e mordere, poi arrivava mamma o papà che mi portavano via e mi facevano il predicozzo, ma ragazzi scusate come pretendete che sopravviva un nano come me in mezzo a quella bolgia infernale, se non picchiando tutti? E allora mordevo pure mamma e papà, ecco.
Poi a ben vedere, tiro sberle che sembro Enrico La Talpa con Lupo Alberto, che volete che succeda? Alla peggio Francesco mi spatacca una ruspa in fronte, cosa che ha effettivamente fatto e che male fotonico, a quel punto. Allora dopo qualche giorno ho provato a cambiare tattica, vedevo il nemico in arrivo mi mettevo di spalle, poi placcavo tipo pallacanestro allontanando il nemico col culo, così nessuno poteva incolparmi che son manesco. Ma poi, stanco per una camminata o strangolato dalla fame arrivava comunque il momento in cui DOVEVO menare, ero fuori di me. Una vacanza impegnativa, anche se alla fine ho imparato a difendermi e i bambini grandi non riuscivano più a rubarmi la macchinetta, né con la forza né coi discorsi falsi – ‘sti pupi di 6 anni sembran tutti venditori di auto usate, ti intortano con la loro loquela e se riescono ti vendono pure degli orrendi braccialetti, pussa via! Impulsivo si ma mona no, mi son pur fatto un anno di Nido per qualcosa.
Ed è quindi con immenso sollievo che siamo atterrati di nuovo dai nonni, trattore gatto cane nonno nonno nonno, orto tagliaerba spazio aperto giochi tutti MIEI MIEI MIEI, nessuno me li ruba silenzio attenzioni PER ME ME ME, ah finalmente si ragiona. E chissenefrega se fa un caldo rospo e in montagna si stava meglio: son stato bravo, ho sopportato due settimane di socialità intensa, quindi ora finalmente lasciatemi godere ‘ste meritate vacanze!

Elio, il nonno e trattorino blu

martedì, giugno 12th, 2012

C’era una volta un trattorino blu, che percorreva la strada lungo il fiume. Poco prima del Ponte dei Tacchini, cos’è cosa non è, esce tutto un gran fumo nero dal motore e trattorino blu si ferma. “Aiuto, aiuto!”, grida disperato. Il nonno che era in orto a curare le piante di pomodoro, sente il richiamo e si precipita a vedere che succede. “Povero trattorino blu!” esclama rendendosi conto della situazione; “aspetta, forse posso aiutarti”. Il nonno torna in casa, prende i suoi attrezzi e raggiunge trattorino blu. Smonta il cofano, trac! trac! trac! toglie un pezzo, zszszszszs ne salda un altro, sistema qua aggiusta là, alla fine trattorino blu può ripartire.
“Grazie nonno!” esclama trattorino blu commosso, “sei stato molto buono con me, posso restare qui a vivere con te? Ti aiuterò nel lavoro dei campi e in tutto quello che ti serve”.
Il nonno fu molto felice dalla proposta, ma a quel punto aveva un problema: come poteva voler bene a trattorino blu? Lui infatti voleva già bene a Elio, doveva voler bene a Elio o a trattorino blu? Pensa che ti pensa, alla fine decise di voler bene a trattorino blu, e si dimenticò di Elio.

SCHERZO!

Il nonno voleva bene a tutti e due, e da allora il nonno, Elio e trattorino blu vissero sempre assieme, ed affrontarono mille avventure.

Torna a casa, panda

domenica, gennaio 1st, 2012

Eh eh eh, sono il genio del male. I miei vecchi stanchi morti mi portano in montagna dagli altri nonni a fare il resident nephew per qualche giorno, a papà quello schiavo del sistema gli tocca pure lavorare e torna una sera sì una no, ed io resto là con mamma facendo quel che mi pare che i nonni son zerbini peggio di papà: mangio tutto con le mani pure il brodo, spargo Lego ed ogni tipo di gioco ovunque, mi incapriccio mi incazzo batto la testa sul pavimento tanto i polli qua si impressionano, mi attacco come una cozza a mamma e la faccio vivere qualche giorno da reclusa… che soddisfazioni! Come dice papà, potrei anche cagarle sul tappeto e la nonna ancora mi difenderebbe.
Eppure, malgrado io venga viziato alla fine mi stufo, e quando mi ricaricano in macchina son pure contento di tornare alla vita normale. Tanto più che si va a Gradisca dagli amici di mamma, e allora di fronte a sconosciuti si sa che dò il mio meglio: mangio volentieri e con la posata, gioco contento e sorrido socievole, salto il pisolo pomeridiano per fare una lunga camminata – in braccio a papà o con le mie gambette ginniche – attorno al castello e poi in centro, e quando è ora di ripartire mi addormento di botto sul seggiolino, faccio quasi due ore di viaggio senza fiatare svegliandomi che siamo quasi a casa (io che di solito il seggiolino auto lo odio a morte!), poi cenetta leggera, giochi letture e mi riaddormento contento, che manco sento i botti.
Un 31 Dicembre in autostrada, che feste bizzarre mi fan fare i miei genitori! Ma tutto sommato son state buone ferie, per quanto… casa dolce casa! E casa ricca casa, visto che a Natale ho raccolto una bella messe di giochi nuovi: l’adorato bambolotto che ho voluto portarmi in ferie, la pianolina elettronica, una caterva di libretti. Mamma bofonchia che dovremo cambiar casa per farci stare tutti i miei giochi, beh basta che lei e papà lascino casa tutta a me, io ed i giochi ci staremo benone!

Respect my authority!

domenica, agosto 14th, 2011

Io sono Dio! Respect my authority! Datemi da mangiare ORA !!! Prendetemi in braccio ADESSO !!!
Eh eh eh, spassoso vedere gli altri nonni al mio servizio, son proprio bravo nell’addestramento nonni. Ah si sta bene qua in montagna, ho sempre una fame bestia ed ingoio di tutto, anche fusilli interi; mamma dice che faccio cacconi che sembran bugazze di mucca, cos’è una bugazza?, non trovo questa parola in Wikipedia.
Passato il mega-raffreddore delle settimane scorse, finalmente mi godo delle ferie senza caldo né umido né sudate, e mangio, e ho ben 4 servi sempre a disposizione – resident servi, quella scroccona di mamma si è piazzata a casa dei suoi genitori ed io sono L’IMPERATORE DEL MONDO! Solo ogni tanto passa a trovarci quel bambino biondo ed evoluto, pare sia mio cugino, fa cose molto interessanti e gli sto incollato come la sua ombra, o a volte al suo confronto mi sento uno sfigato e mi allontano, però poi mi riavvicino e ricomincio a copiarlo, le cose da cugini insomma. Lui non ha fratelli minori e ne voleva uno, perciò mi sopporta e ogni tanto mi frega i giochi altre volte mi porta i suoi; e poi è bravissimo a salire e scendere dallo scivolo, che figo mio cugino grande.
Io cammino indefesso dalla mattina alla sera, il solito insomma, solo che qua casa dei nonni è più grande di quella di mamma e papà, e piena dei giochi del cugino, insomma loro non lo sanno ma per tutte ‘ste meraviglie avrebbero dovuto farmi pagare il biglietto AH AH AH AH! Il vitto è vario ed abbondante, le coccole perpetue, l’entertainement medio-buono (non mancano i parchi, gli animaletti, le brioche dei bar, altri bambini da spiare); e poi c’è Massimo l’orso di pelouche più alto di me, ah che delizia stendermi su di lui col mio dito in bocca, e riposarmi e meditare sul senso delle cose e della pancia piena!
Adoro le ferie.

Pesci e schiavi

mercoledì, maggio 25th, 2011

Il mare!
Ah che meraviglia rotolarsi nella sabbia come un maialino, mangiarmela mentre mi succhio il dito – i baffi di sabbia! – camminare fra le onde, sedermi sul bagnasciuga e farmi colpire dagli spruzzi! Ancora ancora ancora ancora ancora!
E poi le scale dell’albergo da fare sù e giù trecento volte al giorno, l’ascensore con vista-mondo, e i dolci pisoli in bicicletta col viso accarezzato dal vento, le giacche colorate dei camerieri ai pasti, la fontana coi giochi d’acqua e l’illuminazione notturna, gli altri bambini, i coloratissimi negozi di abbigliamento…
Poi pazienza se per godermi tutto questo devo sopportare quei due schiavi sempre addosso, e mangia questo e cammina di là, e sali in passeggino (MARAMEO!) e aspetta qui, e fatti lavare e gioca un attimo per conto tuo. Specialmente lo schiavo barbuto, non mi ha mollato un secondo! mi toccava fargli pure le coccole per farlo contento; simpatico, ma quando si torna dai nonni?

“Mamma!”

domenica, maggio 1st, 2011

La mia assenza da questo blog (il post precedente è di fine Febbraio!!!) dà una buona idea di quanto il pargolo sia diventato impegnativo, con le sue perlustrazioni indefesse sia fuori che dentro casa: non lo si può lasciar solo un attimo o tende a mettersi in pericolo in molteplici modi, e se mentre sei con lui ti metti a far dell’altro ce l’hai subito addosso, che vuol ciucciare il tuo altro…
Ma andiamo con ordine: 1) gattona come un forsennato 2) spinge, tirona, perlustra fori, ficca in bocca, strappa 3) osserva attentamente le cause e gli effetti = bella l’acqua per giocare, ma è il rubinetto che comanda e bisogna imparare ad aprirlo; bella la luce da guardare, ma è l’interruttore che comanda e bisogna imparare a farlo scattare 4) da un paio di settimane qualsiasi scusa è buona per farsi prendere le mani e camminare (o trottare) ovunque con ausilio di terzi 5) ieri sera sono rientrata da fuori, lui mi è corso incontro gattonando e quando mi ha raggiunta ha chiamato “Mamma!”.
Sarei ancora tutta sciolta per il punto 5 (un’emozione cretina ma irresistibile), se non fosse che nel frattempo il papero ha chiamato “mamma” molte altre presenze: il papà, l’amato bidet (dove gioca con l’acqua), varie. Oggi poi un intero pomeriggio di BRRRRRRR – siam rientrati nella normalità.
Figlio sano bellissimo simpaticissimo, lo adoro, ma venerdi scorso mi son trovata a chiedere ad una collega:”A che età si ricomincia ad avere una vita?”. Secondo la collega, bisogna aspettare che faccia i tre anni e vada alla materna, a quel punto sarà un po’ più autonomo e sua mamma potrà respirare; a me basterebbe non schiantare a letto così presto la sera, e non dover strappare al sonno (con le unghie!) quei venti minuti di vita cerebrale necessari per leggere qualcosa, e per poter chiudere gli occhi con la sensazione che anche oggi un pochino s’è vissuto. Perché fra lavoro e pupo e spesa e casa e marito, la vita intellettuale è diventata un lusso praticato con fatica dopo le 22 o le 22:30 – ho arretrati da leggere perfino di Topolino, figuriamoci il resto! Ovviamente non ho più tempo per praticare il Taichi a casa, vado a lezione una volta a settimana (col marito che fa salti mortali per tornare dal lavoro abbastanza presto e darmi il cambio, bontà sua) e spero che l’insegnante non mi defenestri perché faccio pietà.
Eh, però ha detto “Mamma”…
Domenica scorsa abbiamo sperimentato il primo viaggio in auto di due ore, giungendo alla conclusione che:
– dobbiamo cambiar macchina: la nostra ha il sedile centrale convesso, che quindi non può essere usato per il seggiolino del pupo. Il pupo legato al seggiolino laterale vede poco fuori, e diventa presto rabbioso;
– venisse un accidente agli aggeggi per la sicurezza dei pupi in auto: dopo mezz’ora legato senza poter gattonare, stare in piedi e combinarne, il pargoletto diventa una furia;
– si può viaggiare solo con pupo dormiente, quindi gli unici orari di partenza possibili diventano: 1. ore 9:00 dopo la merenda mattutina (di solito il pupo ci piazza un pisolo di minimo un’ora) 2. ore 13:30-14 (secondo ed ultimo pisolo della creatura). Visto che i rientri pomeridiani di solito si fanno partendo dopo le 16, i rientri pomeridiani sono un calvario.
L’unico problema ormai alle spalle è il cibo: basta cacciargli in bocca qualsiasi cosa che stiamo mangiando anche noi, purché masticabile per lui (spuntati due incisivi superiori), ed è buono tutto. Le pappe le mangia ancora, ma a patto che durante il pasto degli adulti arrivi un congruo numero di extra. Agli omogeneizzati preferisce le polpette della nonna, alla ricotta preferisce l’asiago.
In generale la sensazione è che basta voltar l’occhio, e domani va già militare.

Casa calda casa

sabato, luglio 10th, 2010

Posto nuovo e strano, luci nuove, ombre nuove. Con me padrona tetta + uomo barbuto. Uomo barbuto: scannerizzazione oggetto, tasto destro –> Crea –> Nuova Cartella –> Salva con nome: Papà. Faccio occhioni, è in mio potere.
Tetta. Caldo, sudo. Tetta. Nanne. Sudo, veglia, tetta. Caldo. Tetta, nanne.
Tetta, tetta, tetta. Caldo, sudo, tetta. Nanne, ma sudo. Sopporto. Tetta, ancora tetta.
Caldo, sudo, tetta. Tetta. Caldo. Tetta. Fame, tetta. Fame. Piango.
Tetta, poi mamma scoppia a piangere, mi archivio, nanne pesanti. Tetta. Caldo. Fame. Tetta, tetta. Fame.
Di nuovo lo scafandro, movimento, piango poi mi archivio. Posto nuovo, un altro, più fresco forse. Tetta, si ricomincia.