Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Alla grande!

domenica, maggio 17th, 2020

Finalmente solo, padrone del tempo e dello spazio: va alla grande! La mattina li vedo partire, li saluto facendo la faccia triste, l’espressione da ‘cattivi, mi lasciate tutto solo’, ma appena chiudo la porta: libertà. Libertà di chiamare in viva voce senza sentire litigi in sottofondo, di stare ore in videoconferenza senza nessuno che mi interrompa, di saltare pranzo se il lavoro lo richiede, di consumarmi anima e corpo per il mio ufficio a distanza. Questa si che è vita!
Poi la sera rientrano: lei intenerita di trovarmi a casa – dopo una vita di io che torno a ora tarda, o non torno affatto – e lui troppo stanco per rompere i coglioni. A parte quando si agita perché gioca troppo coi videogiochi, e urla e litiga, ma in quel caso non è stanchezza, non è il decadimento neurologico provocato dai videogiochi e previsto dai pediatri: è che lui è CATTIVO. Chi l’avrebbe detto, così piccolo e già così marcio. Quel bambino è una vera delusione; eppure anche sua mamma mi delude, sta in fissa con la babysitter e non lascia mai il pupo a casa tutto il giorno, col suo caro papà che non può seguirlo coi compiti e non gli controlla il tempo che sta sui videogiochi. In fondo sono tutti e due CATTIVI.
Mia moglie afferma che uscire di casa le fa bene, e che a forza di tele-lavorare sto diventando irascibile, paranoico e schizofrenico. Eppure esco ogni domenica a fare una bella scarpinata, come fa a dire che vivo chiuso in casa?! E quando mi arrabbio col bambino ho i miei buoni motivi, è lui che si comporta in modo imperdonabile mica io che m’incazzo facile. La verità è che sto molto meglio a casa da solo, e che non mi manca un cazzo – non mi mancano moglie e figlio, non mi mancano i colleghi, non mi mancano gli amici, non mi manca NESSUNO. Paranoica sarà lei, e pure cieca: come fa a non accorgersi che sto ALLA GRANDE?!

Cosa hai fatto oggi a scuola?

domenica, giugno 14th, 2015

Genma san 7E’ iniziata per caso. Ormai dormo via da casa almeno un paio di sere alla settimana, e quelle sere mi sento col pupo via iPad, dal mio al suo (ho avuto DAVVERO bisogno di comprarmi un iPad nuovo, per poterne lasciare uno a lui). Siccome fra stanchezza di entrambi, effetto lontananza e mamma assente (in giro per casa a fare mestieri) a volte io e lui non sappiamo bene cosa dirci, oppure siccome continuavo a fargli la domanda idiota “Cosa hai fatto oggi a scuola?” alla quale nessun bambino risponderebbe neanche sotto tortura, alla fine ha iniziato lui a fare a me la domanda idiota, e io ho iniziato a rispondere.
“Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stamattina ero in ufficio quando si è alzato un forte vento. Guardo le previsioni del tempo, e scopro che c’è una tempesta marina in arrivo, un imbuto di vento e acqua che rischia di distruggere la città. Allora spalanco le finestre dell’ufficio, e sventolando molto velocemente alcuni faldoni riesco a farla deviare verso una zona dove non ci sono case. Per un pelo! Poi stavo tornando al mio lavoro quando sento un suono strano. “Ohibò!” mi dico, e corro giù da basso. Arrivo al portone e da là cosa vedo? Laggiù nell’oceano c’è un’onda anomala, uno tsunami che sta per risalire un fiume indiano e rischia di abbattere tutto al suo passaggio. Allora soffio, e soffio, e soffio ancora finché non riesco a frenare l’onda e a salvare tutti. A questo punto sono andato al bar a farmi un caffè, perché ero un po’ stanco.
Lui ridacchia, poi torna alla carica: “Cosa hai fatto oggi a scuola?”.
Stavo camminando trascinandomi dietro la valigia, quando questa fa un balzello come se avessi preso un dosso. Non ricordavo dossi in quel punto della strada, quindi mi volto e vedo che sull’asfalto è cresciuta come una protuberanza, una specie di piccola pancia dall’aspetto curioso, che puzza di zolfo. Provo a toccarla e OUCH!, scotta! Allora guardo sul sito nazionale per il monitoraggio sismico, e scopro che negli ultimi tempi in zona ci sono state molte piccole scosse, ma gli scienziati non si spiegano il perché. Ma l’ho trovato io il motivo delle scosse: in quel punto sta per nascere un vulcano! In mezzo alla città, ma ci pensi che pericolo? Non c’era un attimo da perdere: ho aperto la valigia là in mezzo al marciapiede, ho tirato fuori i miei calzini sporchi e con quelli ho tappato la bocca del vulcano neonato. Piano piano il dosso si è sgonfiato, poi il giorno dopo ho sentito che l’Etna aveva eruttato: credo di aver bloccato un canale di sfogo, la lava è tornata indietro e la città è salva. Per cui sabato dovrai accompagnarmi in negozio, mi servono calzini nuovi.
Non soddisfatto quello insiste: “L’ultima, l’ultima! Cosa hai fatto oggi?”.
Stasera dopo cena sono rientrato in stanza, e mentre aspettavo la vostra chiamata sento un PLOP! Sarà il vicino che ha fatto cacca, penso, ma dopo un po’ sento di nuovo PLOP PLOP! E poi ancora PLOP PLOP PLOP!, sempre più fitto. Spalanco la finestra e ho conferma del mio sospetto: una delle navi da crociera attraccate al porto sta scaricando in mare la cacca dei turisti. Non si fa! Allora esco, ed agile come un gatto mi arrampico lungo la fiancata della nave incriminata, e raggiungo la cabina del Capitano. Gli dico: Capitano, ti ho scoperto, basta inquinare le acque cittadine! Ma il Capitano è sinceramente sorpreso, non gli risulta nulla di simile. Allora andiamo assieme in perlustrazione, e vediamo alcuni brutti ceffi, ma davvero brutti, che stanno scaricando in mare la cacca. Sono un gruppo terrorista che vuole ricattare la città: se non verranno chiuse tutte le scuole, il porto verrà invaso dalla cacca. Mentre il Capitano corre a chiamare la polizia mi lancio avanti e PAM!, ne stendo uno con un pugno, e SDENG!, ne prendo un altro con un calcio, e poi POF! ne tramortisco due con un colpo di pancia. Insomma faccio piazza pulita, tanto che quando arriva la polizia ho già finito, e sono già rientrato di tutta fretta in albergo perché dovevo chiamarti, poi viene tardi. Anzi ora che ci guardo è già tardi, ora di dormire! Buonanotte cucciolo.

Il sapore della libertà

domenica, agosto 24th, 2014

panda partyIl bambino è partito ieri mattina per il mare, assieme al nonno e la zia (la nonna non poteva). Da allora abbiamo fatto:
– una mattina di shopping selvaggio: frutta e verdura al mercato, caffettino al bar, una felpa per la piccola, libri libri libri, e trovato borsello nuovo per me (regalo di comple molto tardivo da parte della mogliettina). Pranzo con galletto allo spiedo e patatine.
– sesso!
– letto un libro in un giorno
– visti due film (Frozen cacca-pupù, Godzillone)
– bel giro in bicicletta per la campagna
– mia moglie ha tradotto parecchio e stirato il mondo
– io ho variamente cazzeggiato fra bagno e computer
Da domani riprende il lavoro, ma queste sere non me le ruberà nessuno. Potrei mettere in ordine quella quintalata di corrsipondenza arretrata che prende polvere in cima alla stampante, e che rischia di sfondare quest’ultima. Potrei sistemare i vestiti ammonticchiati sulla mia sedia dai tempi del Cambriano. Potrei rimettere in sesto il mio vecchio blog, per dare un senso al fatto che pago ancora oggi per quel dominio inutile. Potrei profondermi in attenzioni verso mia moglie – miao! Potrei chiamare mia mamma. Potrei leggere la Bibbia.
Oppure potrei ciondolare in divano guardando filmetti americani di zerie Z (Sharknado!), o passare le notti al computer a scaricare application inutili.
Viva la libertà!

Cosa c’è di secondo?

venerdì, dicembre 27th, 2013

TotorobentoAh… e così, il mio tigrotto diventa grande. Evoluto. Arguto. Quadriocchiuto.
Un esempio. Sera, dopo cena mamma va in salotto a cercare il pupo: “Vieni a lavarti i denti!”. Il pupo sta fingendo di essere un leone che si mangia il nonno, perciò il nonno astutamente lo blandisce “Eh si, i leoni hanno sempre i denti ben puliti!”, ma quello ribatte “Eh no, i leoni non hanno lo spazzolino!”.
Con i suoi occhialetti arancio sembra proprio un piccolo Harry Potter, uno che le combina ma senza dirtele. Gli occhiali li porta da un mese e passa, ha un forte astigmatismo – è tutto suo papà! La teoria medica corrente (o la moda?, tocca fidarsi) è che se si insegna all’occhio a vedere benebenebene prima dei sei anni, anche da grande per vedere benebenebene ci vorranno gli occhiali, ma almeno l’ormai adulto ci vedrà; senza la correzione ante-6-anni, invece, l’adulto per quanto occhialuto non riuscirà mai più a vederci bene. Il che spiega perché quando guido e guardo mediamente lontano, scambio tronchi per cavalli o cartacce per gattini.
Poi sarà la mamma canterina e portata a modificare i testi delle canzoni (inascoltabile, sopportarla è la prova che la amo davvero!), o sarà il nonno materno che inchioda il pupo ai libri per ore, o saranno le filastrocche di Rodari che ultimamente gli leggiamo prima di dormire, fatto sta che stasera a cena ha fatto la sua prima rima: furbacchiòn / gattòn, sul testo distorto di una canzoncina cantata spesso a scuola, e che ormai conosciamo anche noi. Sniff sniff, è il mio bambino…
Col cibo poi è un gran gourmet. Si lancia sui crauti ogni volta che vengono serviti (in questi giorni non ne mancano!); adora il salmone affumicato o il salmone crudo con la wasabi; chiede gli spinaci a gran voce, e se li sbafa contento anche se abbondantemente conditi d’aglio (se lo sapesse la Pimpa…); apprezza le patate col formaggio (Asiago, Piave, stracchino) come un vero contadino; adora le uova, tanto che le mangia volentieri perfino alla coque, o all’occhio di bue (si diverte a tirar sù il rosso col pane). Ultimamente a inizio pasto la sua frase ricorrente è: cosa c’è per secondo?
E infine è tenero, giocherellone, scherzoso… Si compra la mamma con frasi tipo “Sei carina e profumata!”, e me mi compra con molto meno perché, che ci posso fare, sono un papà: esonerato da cervello e preoccupazioni – roba da mamme – io sono stato creato per intrattenere il pupo. Quindi non mi insospettisco se la filastrocca della buonanotte, la sua preferita prima di spegnere la luce, è “Il paese dei bugiardi”:
non chiamavano col suo nome nemmeno la cicoria
la bugia era obbligatoria
Papà cosa vuol dire ‘obbligatoria’?

Ode al lettone

lunedì, dicembre 31st, 2012

Il lettone, che invenzione! Quando la testa corre al lavoro, il lettone è l’unico vero ristoro. Il Capodanno perfetto è stare tutti e tre assieme a letto. Non è poi così male fare il papà, e se il pupo nel sonno ti sbatte i piedi in faccia, che mai sarà? Scordiamo pianti e capricci (di adulti e piccini), di sera siam tutti più buoni e al diavolo anche il cenone – c’è il lettone.

Aironi e calure

martedì, agosto 21st, 2012

Poi un giorno torni a valle, riprendi il lavoro e sembra tutto un po’ irreale: la calura, gli orari un po’ elastici, le strade vuote, il cervello che un po’ è ripartito ma un po’ anche no, zanzare grosse come aquiloni e il fiume secco e verde dalle alghe, col greto affollato di aironi bianchi fra i quali spicca un airone cinerino alto come me (beh non ci vuol molto), che sembra là a guardia del branco e se ti avvicini gracchia di disappunto, plana via piccato e si piazza su un ramo alto poco più avanti, tipo avvoltoio dalle zampe lunghe.
Nel frattempo il marito traffica fra arretrati di Rat-man e la Wii (è ancora in fase compensatoria, vedremo quanto ci metterà a tornare ai normali livelli di esaurimento), mentre il pupo ha finalmente e davvero iniziato le sue ferie: nonni, libertà, tagliaerba, gatto cane orto pala, erba tagliare tutto, Elio taglia erba, erba alta, trattore… e soprattutto, nessun nano malefico che gli ruba i giochi! Qua è tutto suo – nonni inclusi – e può infine godersi qualche settimana di viziaggio spinto, per riprendere le forze e prepararsi al secondo anno di Nido, che in fondo mancano solo due settimane.
Nel frattempo sto ancora sudando con due lavatrici al giorno (sempre sia lodato chi inventò la lavatrice, in montagna ci siamo dovuti portare proprio tutto), e un armadio che esplode di roba da stirare. Con ‘sto caldo! In questi frangenti non è neanche male essere sotto ammortizzazione sociale, cioè avere un orario da sei ore e quaranta minuti al giorno e poterlo rispettare (in tempi normali abbondano invece permanenze e prolungamenti ufficiosi); un po’ di tempo in più infatti aiuta a far mente locale, per ricordarsi chi siamo e come si fa a vivere coi ritmi della normalità schiavesca.
Bisogna poi riabituarsi a non avere più il nano attorno tutto il giorno, e vederlo solo mattina e sera. Perché resta ancora un essere adorabile, morbidino, profumato, poi adesso che chiacchiera e impara come una spugna è un vero giocattolo. Insomma non è mica male poter stare tutto il giorno con la creatura, ed in queste settimane ce la siamo proprio goduta – suo papà a volte pareva la sua guardia del corpo, la sua ombra…
Ieri sera di punto in bianco, dopo la doccia, il pupo ha simulato le ferie appena trascorse, o per meglio dire la sua parte preferita – l’ascensore: ora a che piano si va?, “Zero” (il pupo preme pulsante immaginario sulla piastrella e fa tutti rumori ed i movimenti da ascensore), e cosa facciamo?, “Mangiare”, e poi a che piano andiamo?, “Uno” (e via di nuovo la scenetta dell’ascensore), e cosa facciamo?, “Dormire”, e avanti così. Durante le ferie oltre a molti verbi abbiamo imparato anche a prenderci in giro, lui chiama “Mamma!” tutto mieloso e con la faccetta angelica, ed io gli rispondo un “Elioooo” flautatissimo, con la bocca a cuore – e sghignazziamo. Ma come faremo a stare lontani da uno spasso così???

Il decalogo di babbo panda

lunedì, marzo 12th, 2012

In questi giorni di vita un po’ grama, in quei pochi minuti che mi restano per il pensiero originale meditavo questo decalogo:
1. io sono papà, e ce la posso fare.
2. non avrò altro fulcro di vita all’infuori del mio piccolo. Nel conto però non va incluso il tempo dedicato a computer, iPad, iPhone, Kindle, e a stare chiuso in bagno a fare la cacca leggendo notizie su Google Reader, o Topolino, o cercando online app gratuite per bambini. Inoltre avrei anche una vita sentimentale con mia moglie, quando riusciamo a vederci e parlarci per più di dieci minuti consecutivi.
3. il piccolo non dovrà mai chiamare suo papà invano. Visto che durante la settimana ci sono poco, durante il week-end papà sarà il suo zerbino, il suo mezzo di trasporto, il suo pelouche consolatore, il suo maggiordomo addormentatore, tutto.
4. devo cercare di non lavorare nel week-end, o pupo e moglie potrebbero aversene a male, ed io potrei fare una morte giapponese da superlavoro (karoshi!) se continuo così.
5. devo sentire i miei ogni tanto, e non scomparire per settimane e poi farmi vivo solo per scroccare un pasto di carnazza ai ferri. In fondo mi tengono il pupo ogni pomeriggio, o il giorno intero se è malato, ed a volte lo tengono pure a dormire; poi finisce che mia mamma fa una testa così a mia moglie, e mia moglie è paziente ma quando s’incazza meglio non tornare a casa.
6. guai a mettere a posto in casa. Se prendo l’ultimo biscotto dalla confezione, la confezione vuota va abbandonata in cima al tavolo; se mi cambio, i vestiti sporchi vanno lasciati in cima alla sedia della camera finché l’accumulo non diventa alto come me; se sto via per lavoro, l’iPad deve avere batteria bassa così si spegne durante l’uso e il pupetto ha una crisi isterica per il dispiacere. Ultimamente sono troppo assente da casa, se non semino qualche traccia ingombrante del mio passaggio finisce che i due amanti nani si dimenticano di me.
7. mio figlio è più importante degli sms del mio capo – per quanto spassosi.
8. quando mi chiudo in bagno a fare la cacca, meglio non starci oltre 20 minuti o la belva nana là fuori sfonda la porta e viene a prendermi con le unghie.
9. non devo dire falsa testimonianza: i figli degli altri son simpatici carini e tutto quanto, ma mio figlio è senz’altro IL PIU’ BELLOOOOOOOOOOO!
10. i giochi del pupo sono suoi, non devo attaccarmici e giocarci io smettendo di badare a lui. Però la pianolina è davvero una figata, mi son pure scaricato lo spartito di “Guerre Stellari”…

Droghe

sabato, luglio 16th, 2011

Mio marito dice che non voglio più bene al pupo, perché non aggiorno più il suo blog. Eh già, perché in fondo una mamma deve solo svegliarsi all’alba, nutrire la creatura, portarla dai nonni, andare al lavoro, ingurgitare il pranzo in mezz’ora, lavorare ancora, andare a far la spesa, recuperare il pupo e portarlo a casa, cenare il pupo (e cenare coi suoi avanzi), intrattenerlo/stancarlo finché non torna il babbo o finché non è ora di metterlo a nanna, infine addormentarlo o mettere a posto la casa a seconda dei turni. A quel punto della sera, che di solito sono le 22:30 o giù di lì, secondo papà una mamma dovrebbe essere scoppiettante di idee da immortalare in un blog. Sarà che papà lo trova sempre il tempo di leggere le notizie in Internet e darsi alla cultura, gli uomini hanno quella tecnica raffinatissima di scomparire all’improvviso e li ritrovi in cesso ore dopo, con le gambe indolenzite dal water e, loro sì, la testa scoppiettante di idee e nozioni fornite dal ritiro gastro-spirituale. Mamma invece è scema, alle 22:30 si concede giusto questi dieci minuti di meditazione alla va-come-va, poi doccia (i papà fan la doccia al mattino, mentre mamma bada al pupo) e finalmente letto, venti minuti di letture – le tanto agognate! – poi nanne da encefalogramma piatto.
Ma che si usa per reggere questi ritmi di vita avvilente? Mesi fa usavo la cardio-aspirina, che però sarebbe meglio evitare quindi ho ripiegato sull’Omega3, e sulla meditazione fai-da-te. Qualche droga bisogna pure usarla, per sopravvivere. Mio marito sta iniziando con World of Warcraft, essenzialmente perché non ha voglia di estrarre la PS2 dal cassetto e collegare i cavi alla TV; e poi lui tanto ha l’iPad.
Ma a proposito di droghe, il patatino ormai è una meraviglia. Cammina e trottola ovunque, svuota stipetti, adora allungarsi per acchiappare oggetti in alto, chiacchiera volentieri con mitraglie di sillabe incomprensibili (un ba-ba-bababa-ba che a volte sembra uno scatman), capisce parole e reagisce di conseguenza… che quotidiana avventura! I nonni lo adorano, e lui sfrutta il nonno come mezzo di locomozione personale. Sa farsi capire ed è già molto volitivo – sa bene cosa vuole: a che gli serve imparare a parlare?
E’ lui la droga dei nonni. Della nonna, più che altro, visto che il nonno ha il pupo sempre addosso – o sempre attorno finché cura l’orto o il prato – e quando riesce a sbolognarlo tira un sospiro di sollievo. La nonna lo ingozza di cibo, a costo di inseguirlo mentre gioca per la stanza (lo sa che è sbagliato eppure lo fa lo stesso), e lo vorrebbe cicciobomba come li vedi nelle pubblicità; al tempo stesso lo trova bellissimo così com’è, cioé molto più magro di quelli alla TV – ah le nonne! La nonna continua a chiedere di lasciarlo a dormire da loro più spesso, “così riposate” è la scusa ufficiale, ed effettivamente mercoledi scorso ho ceduto, io avevo la riunione per l’inserimento al Nido mentre papà al solito finisce tardi col lavoro, ma che vuota poi la casa senza il patatino! Credo che d’ora in poi lo lascerò a dormire fuori con maggiore parsimonia, è stato triste esser svegliati dalla sveglia e non dai suoi “Ah? Eh?” di simpatia alle 6 del mattino. Mai più senza patatino!

Un bambino grande

sabato, giugno 18th, 2011

Il pupo ha quasi un anno, e per un impegno di lavoro che mi porta lontano lo lasciamo una notte dai nonni, la sua prima notte fuori casa e la mia prima notte lontana dai suoi piedini – sigh. Quando ritorno dalla trasferta il papero ha iniziato a camminare da solo, senza neanche un dito di supporto: semplicemente, ogni tanto molla la presa di chi lo sta accompagnando e trotterella felice da solo. A me che non lo vedo da due giorni sembra già grandissimo, con un’espressione seria furbetta ed autocosciente come se avesse già cinque anni.
Con tutto che all’inizio sembrava avrebbe camminato prestissimo, visto quanto amava tirarsi sù sulle gambine già da piccolo piccolo; e invece dopo aver imparato a gattonare – abbastanza tardi, rispetto agli altri bambini – per un periodo sembrava essersi dimenticato della possibilità bipede, tutto felice di godersi la sua nuova indipendenza quadrupede. Poi ieri per la prima volta cammina da solo… Sembra già lanciato verso l’indipendenza: come mamma da una parte sono molto fiera, dall’altra già mi manca – mai contente, ‘ste mamme.
Unica nota dolente: il papero non è stato preso al Nido, siamo in lista d’attesa. Col carattere zingaresco e sociale che ha, mi spiace moltissimo perché gli sarebbe piaciuto; e ci tocca “augurare” disgrazie ai bambini prima di noi, nella speranza di un ripescaggio – brutto da dire, ma è la nuda verità-di-pancia. Comunque se ne riparlerà questo inverno; nel frattempo si prestano i nonni, che da fine Giugno lavoreranno a tempo pieno visto che riprenderò le otto ore. Per parafrasare il Puffo Quattrocchi: IO ODIO IL PRINCIPIO DI REALTA’!