Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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La odio

domenica, ottobre 4th, 2020

Da settimane viviamo coi nonni sempre in casa. La nonna è sempre là che mi insegue: e siediti bene, e smettila di guardare video su YouTube, e comportati bene… sembra zia Polly, la zia di Tom Sawyer, che non per niente viveva nell’Ottocento. Quando finalmente nel weekend restiamo soli, io mamma e papà, quest’ultimo ogni tanto mi minaccia tipo “Attento che se non fai così e cosà, chiamo la nonna”. Vigliacco!
Nel frattempo mamma è sempre a casa. Io vado a scuola, pure col tempo pieno, mangio le schifezze della mensa, mi sbatto faccio una fatica immensa, porto a casa voti spettacolari, e intanto lei è a casa. Fa la malatina, e non ricordo mai qual è il lato dove non posso abbracciarla – ogni tanto mi guarda storto e mi chiede di stare attento, ma io DAVVERO non riesco a ricordare su quale lato sia stata operata! Anche perché prima aveva Osvaldo, una strana sacca che si portava sempre dietro per raccogliere il sangue; ora senza Osvaldo a guardarla sembra sana e normale, è difficile credere che sia stata operata. Secondo me è tutta scena, così può stare a casa a spassarsela mentre io ogni mattina vado a sgobbare.
Ma almeno si sente in colpa per questa profonda ingiustizia, e quando la sera torno a casa stanco morto e, ripeto, con voti SPETTACOLARI, mi permette di giocare più a lungo coi videogiochi, e mi permette di vedere qualche video su YouTube. Lei dice che è un premio, perché a scuola sono bravo e perché coi videogiochi non mi innervosisco e non divento rabbioso; ma secondo me è per cattiva coscienza, lo sa che non è giusto – lei tutto il giorno a casa a fare la pensionata inferma, e io tutto il giorno a scuola a farmi in quattro.
Su YouTube in questi giorni mi sto appassionando ai giochi di Mafia, grazie a Thelonegamer. Mi sono fatto spiegare da mamma cos’è il Proibizionismo, e ho scoperto che il movimento che ha portato al Proibizionismo veniva già descritto nella storia di Tom Sawyer. Ho ADORATO Tom Sawyer, quello stronzetto, e adesso mi sto facendo una cultura con Huckelberry Finn. E mi aspetto che mamma continui a leggermi un libro la sera per almeno altri dieci anni, se vuole farsi perdonare questo periodo a casa.

Se son rose, fioriranno

domenica, agosto 30th, 2020

Un piccolo riepilogo delle vacanze di Ferragosto.
All’alba appena partiti, il pupo compone il motivetto che sarà il tormentone dell’estate: noia-palle, palle-noiaaaaaa… Per fortuna il babbo della creatura è già pronto, apre Audible e fa partire i libri di Johnny Rosso, la serie dedicata agli zombie: plot pretestuosi sostenuti da buona scrittura, e ottima lettura. Il pupo si placa e il viaggio neanche lo sentiamo.
Stavolta al mare portiamo il gommone gonfiabile. Immersi per ore nell’acqua cristallina – par di stare in Grecia – mai troppo fredda né troppo calda, il gommone usato nel verso dritto o in quello rovescio diventa: taxi acquatico per gite lungo la riva (“Mamma, mi porti un drinckino?”), rifugio per il riposo fetale, materassino per prendere il sole, tavola da surf da cavalcare in piedi, piattaforma per i tuffi. Perfino papà che normalmente è terrorizzato dall’acqua, sta immerso fino al collo e gioca assieme a noi: tenere il gommone lo rassicura, il colore dell’acqua e del paesaggio nell’entroterra lo incanta.
Quando non passiamo la giornata al mare, facciamo le consuete gite nei dintorni. Le visite sono accompagnate dal solito canto “Noia-palle, palle-noiaaaaaa…”, e da richieste assillanti tipo “Quando torniamo a casa?”, “Adesso possiamo tornare?”. Neanche una antica fortezza militare lo smuove da quest’anda da dodicenne videodipendente e indifferente a tutto. Poi appena rientriamo, la maestra Lidia gli fa scrivere un tema sulle vacanze ed ecco che vengono fuori i nomi e le caratteristiche di tutto quanto visitato – ricorda tutto, il nano malefico!
Durante le ferie portiamo avanti un po’ di compiti di scuola: qualche capriccio c’è ancora, ma in generale la creatura è molto più collaborativa di una volta, e la scrittura è totalmente cambiata. Ovvio che non potrà mai scrivere in modo ordinato o gradevole, ma almeno adesso lo stampatello è comprensibile, l’impugnatura della matita è stata stravolta ed oltre ad avere più controllo e mobilità del polso, ora il bambino vede quello che scrive e quindi si auto-corregge quando fa errori di ortografia. Santa maestra Lidia!
Appena torniamo riprende il lavoro con la maestra Lidia, che vuole approfittare di queste ultime settimane libere prima dell’inizio della scuola. I due lavorano sia sull’ortografia che sul metodo del riassunto, quanto sulla ginnastica – in piedi, sulle scale, su un tappeto di casa. “Vede signora, prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, per un bambino è fondamentale imparare a conoscere il proprio corpo. Solo un bambino sicuro del proprio corpo potrà trovare la forza di superare qualsiasi problema incontrerà nella vita”. Qualsiasi cosa lei proponga, il pupo esegue senza fiatare – mai un “Sono stanco” o “Mi fa male qua”, e le lezioni durano due ore! A questo punto non me ne frega più niente dell’inizio della scuola e dei futuri risultati scolastici: quello che il pupo sta imparando con la maestra Lidia, va ben oltre qualsiasi cosa la scuola potrà mai insegnargli.

La maestra

domenica, giugno 21st, 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? E intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione: questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata.
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione del problema sottintende che esso sia ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente a quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Come prima, più di prima

mercoledì, aprile 15th, 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

La valutazione ASL

venerdì, gennaio 25th, 2019

E’ arrivato il nome ufficiale, il sigillo che accompagnerà la creatura per tutta la sua carriera scolastica: disgrafico. Non rimbecillito, non pigro, non assertivo-oppositivo, non disturbato nell’attenzione: semplicemente non sarà mai in grado di scrivere, e questa sua difficoltà gli ha fatto sviluppare un gran rifiuto per la scuola e per i compiti.
Siamo stati fortunati: la psicologa Asl che ha preso in carico il pupo si è rivelata molto in gamba – malgrado a mio marito non fosse minimamente piaciuta – e ci ha presentato un rapporto molto dettagliato, molto attento a tutte le componenti fisiologiche, restituendoci un quadro che sia noi come genitori sia le maestre abbiamo riconosciuto corrispondere completamente a nostro figlio. Che sollievo. Le maestre hanno spergiurato che gli verranno incontro, dosando i voti in relazione al suo disturbo piuttosto che costruendogli un piano didattico specifico; infatti secondo loro il problema del pupo è ancora lieve rispetto al disgrafico puro, che è completamente bloccato, e vogliono farlo lavorare alla pari col resto della classe per non farlo sentire diverso. O forse dovrei scrivere diverso, o ‘diverso’: per sottolineare che la diversità nasconde la parola handicap, sia nella visione delle maestre sia nella visione che il pupo ha di sé stesso, con tutto il vissuto di biasimo sociale che tale termine comporta. Diverso = sfigato, direbbero i suoi compagni di scuola.
Come genitori ci siamo precipitati a riempire di coccole la creatura, a spiegargli la situazione, ad acquistare quaderni per la scrittura facilitata. La psicologa Asl ha chiarito che l’unico futuro per il bambino sarà scrivere con la tastiera, ma per poterlo fare a scuola devono diventare davvero veloci, perciò sarà una capacità da acquisire col tempo, magari dalle medie in poi. E nel frattempo per aiutare il pupo a recuperare un po’ di attenzione e precisione in quello che fa, dovrà iniziare un percorso doppio: psicomotricità abbinata ad attività alla scrivania. Quindi riprenderemo le uscite anticipate da scuola una volta alla settimana, cambieremo psicologhe, e avanti coi lavori (e la spesa!, perché sono sempre supporti erogati da medici privati) sperando che sia la volta giusta.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Depressione infantile

giovedì, febbraio 22nd, 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Un anello per domarli

mercoledì, aprile 26th, 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.