Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Come prima, più di prima

mercoledì, aprile 15th, 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Depressione infantile

giovedì, febbraio 22nd, 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Un anello per domarli

mercoledì, aprile 26th, 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.

Questa o quella per me pari sono

mercoledì, marzo 1st, 2017

Shutaro MendoCredo che lo sappiano tutti, eppure trovo necessario tornare sull’argomento: la scuola è orrenda. Quando c’è matematica bisogna ascoltare la lezione, fare calcoli ed eseguire cornicette complicatissime. Con inglese bisogna ascoltare la lezione e rispondere alle domande – in inglese. A storia bisogna ascoltare la lezione e compilare la scheda. Nelle ore di geografia bisogna ascoltare la lezione e disegnare uno schema. Durante scienze dobbiamo ascoltare la lezione, poi disegnare l’animale che striscia, quello che vola, quello che nuota. In italiano bisogna fare il dettato, scrivere bene, attenersi alle righe – siamo già passati alle righe!!!, leggere ad alta voce, tenere il segno mentre leggono gli altri. Quando si fa disegno mi tocca pure colorare dentro i bordi. Schiaviste, ci spremono come limoni.
Eppure, prese privatamente, le maestre sarebbero anche simpatiche. La maestra Angela ogni tanto sfrutta la LIM per mostrarci video virali, tipo la nuova versione di “Andiamo a comandare” che ripete ossessivamente CHISSENEFRE-GAAA, o tormentoni di un tizio cinese che parla di mele. La maestra Mary è più bella di Cleopatra, ci fa fare un sacco di giochi interessanti durante ginnastica, e ha pure un inno tutto suo – la canzone “Mary Pie” dei Beatles, ogni tanto chiedo a mamma di metterla su mentre andiamo a scuola. Ma appena possono ZAC!, eccole che ti cacciano qualche nozione in testa e ti danno i compiti per il pomeriggio. Traditrici.
Ormai abbiamo quasi finito l’alfabeto, le parole si sono fatte più complesse, i dettati più lunghi, e i miei 10 più rari. Chi me lo fa fare di andare a scuola, ora che non prendo più voti strabilianti senza alcuno sforzo? Perché dovrei impegnarmi? Mamma e papà cercano di corrompermi con ogni genere di promessa – lo chiamano ‘incentivo’ – tipo le Minifigure di Lego Batman, lo Skifidol, i cartoni di Netflix; ma CHISSENEFRE-GAAA io non cederò, perché se non ho voglia, non ho voglia e basta. Tanto nel pomeriggio sono dai nonni, e da loro posso fare quello che mi pare, CHISSENEFRE-GAAA, il nonno si incazza ma poi mi perdona sempre. E se mamma o la nonna insistono le copro di insulti, che tanto a scuola ne ho imparati davvero parecchi in questi mesi. CHISSENEFRE-GAAA!

La mischia non è poi così male

mercoledì, dicembre 28th, 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Il tritatutto

sabato, novembre 5th, 2016

mangia mangia mangiaCome siamo arrivati a questo punto? Da quando è iniziata la scuola, il mondo come lo conoscevamo ci è crollato addosso, nulla è più lo stesso. La mattina tutto può diventare una mina-antiuomo: i video da guardare mentre si fa l’aerosol, cosa mangiare o non mangiare a colazione, quale dolcetto mangiare dopo colazione, lavarsi i denti, mettersi i calzini, mettersi le scarpe. L’unica cosa che va liscia è il vestirsi appena alzato, forse perché lo vesto io per non perdere tempo. E poi le cene saltate, e i ricatti nel w-end dove un momento prima sei con un pupetto simpatico, e un attimo dopo il pupetto è diventato una belva che sbava desideri assurdi per il solo gusto di dare fastidio, di sentirsi dire “no” e di incornarti con quella scusa. Un amico maestro alle elementari dice che prima di Natale non si abituano; ma chi ci arriva vivo a Natale, di questo passo?
Il nano continua a protestare che vuole tornare alla scuola materna. D’altra parte l’inizio è stato davvero tosto: scrittura in maiuscolo e minuscolo – Elio fa ancora fatica a tenere la matita in mano, quando scrive in minuscolo si imbufalisce e c’è da capirlo – e a conclusione delle vocali il primo dettato. La maestra di matematica per fortuna lavora più lentamente, per i primi tempi sta lasciando alla collega di italiano il ruolo di poliziotto cattivo. E poi scuola che vai cucina che trovi; per quanto l’azienda che cura i pasti per le elementari sia la stessa che li curava per la materna, cambia comunque la mano del cuoco e le prime settimane Elio sta mangiando malvolentieri e fatica a digerire.
Anche la sveglia alle 6:30 per poter uscire di casa alle 7:30 di certo gli dà fastidio, rispetto ai vecchi ritmi ‘arrivo quando arrivo’ tipici delle scuola materna. Una volta ero io che gli mettevo fretta per prepararsi e uscire, ero io che avevo bisogno di timbrare in orario; ora è lui quello che ‘timbra’ prima di tutti e io arrivo al lavoro in anticipo, pure col tempo di prendere un panino fresco ogni mattina per la merenda del giorno dopo.
Nel frattempo i nonni sono in super-agitazione. Il secondo giorno di scuola avevo già litigato con mia suocera perché voleva che mandassi il bambino a ripetizioni di italiano; “non deve sfigurare di fronte agli altri”, la sua motivazione. Io stessa mi altero parecchio nel w-end quando è ora di un breve ripasso, mentre suo papà tuona insulti e maledizioni tipo moralista medievale – stolti!, brucerete e soffrirete per sempre fra le fiamme infernali!, sarete per sempre dei buoni-a-nulla!
Siamo tutti impazziti. Ma forse è questo che ci salva: non ho le forze fisiche di strangolare tutti, quindi tiro avanti a testa bassa e cerco di non pensare. Che Natale arrivi presto!

Nano Party

martedì, marzo 3rd, 2015

il compleanno del panda 2E’ iniziato tutto a inizio Dicembre, col compleanno di Edorardo. Edoardo è carino, cortese, sa già contare oltre il 100 e a casa gioca con mamma a riconoscere le lettere. Ovviamente è un Grande, ed è l’idolo dei suoi compagni di classe.
Edoardo ha festeggiato il suo compleanno con una festa aperta a tutta la classe, tenuta in un parco giochi attrezzato per lo svago delle creature nane. Si sono divertiti tutti tantissimo. Nel frattempo i papà scolavano birra e parlavano di cose da uomini, mentre le mamme si incrociavano per parlare – novità! – di bambini: malattie, sviluppi cognitivi, passioni, abitudini alimentari. Con un grafico e una statistica, questi incontri fra mamme non sarebbero tanto diversi dalle tavole rotonde fra pediatri; viene da chiedersi se le mamme abbiano una vita.
Ma insomma questa cosa del festone collettivo è piaciuta, e ora di Marzo è venuto il turno di Nicoletta, e ora di Aprile sarà il turno di Giorgia. Gli inviti stampati un mese prima, l’affitto di una sala esterna per poter contenere tutti, l’arrivo dei pupi con la relativa pioggia di regali, i clown per l’animazione, il buffet, i bicchieri sui quali scrivere il nome, il refilling di patatine, i babbi che sbevacciano le mamme che si confrontano. E mentre li vedi scalmanarsi in queste feste nanesche ti chiedi: ma ora dei dodici anni che si fa, un mega ricevimento tipo matrimonio indiano? E per i diciotto anni, il walzer a Vienna con l’orchestra da cento elementi? Per fortuna a fine festa mi è venuto lo scrupolo di chiedere alla mamma di Nicoletta: ma non è una faticaccia immane? E lei ha risposto decisa: eh si, io l’ho avvertita che questo è l’ultimo anno, dall’anno prossimo festa a casa e solo con qualche amichetta. Mi sono sentita più normale.
Ed è mica semplice andare a queste feste. Intanto il festeggiato deve essere simpatico al pupo. Poi bisogna scegliere un regalo; io sarei una che va per i libri, ma la cosa è fattibile solo se il bambino/a in questione ha una passione specifica, tipo: i dinosauri. Ho però scoperto che le bambine a questa età hanno più interessi manual-estetici che intellettuali, quindi… che fare? Per fortuna una cara amica ha una figlia di quell’età: chiamo lei e mi faccio consigliare, vai di penne con l’inchiostro glitter e profumato (bleargh).
Mica le capisco tanto le bambine d’oggi. Tipo che la torta di compleanno di Nicoletta era ispirata a Violetta, l’ultimo vaccone Disney adorata dalle ragazzine. Violetta alla materna?! La mamma di Nicoletta mi ha spiegato che Violetta non si può guardare, permesso solo ascoltare e cantare le canzoni, e malgrado questo la pupa è già appassionata. Per quali misteriosi canali affabulatori si trasmette la vacchitudine? Al confronto la Principessa Elsa è da intellettuali.
Ma tornando allo svolgimento del festino, il Nano come suo solito all’inizio ha fatto la carta-da-parati, poi ha ingranato e si è divertito come un pazzo, correndo avanti e indietro per circa tre ore. Quest’anno sono una bella classe, i pupi sono diventati più uniti grazie alla defezione di due violenti su tre. Elio faceva parte dei quattro autarchici che per tutto il tempo hanno ignorato i clown e si sono autogestiti il divertimento, e che ora di metà festa si sono trascinati dietro qualche altro compagno desideroso di autogestione. Lui e il violento superstite (che per tutta la durata della festa si è comportato benissimo) erano gli inseguitori, e gli altri si facevano inseguire o sparare. Gran parte degli autonomisti erano bambini grandi, ma quando i clown hanno finito si sono uniti anche i medi, l’anarchia è diventata totale e si sono divertiti tutti lo stesso, anche senza nessuno che organizzasse il divertimento; alla fine vestirli e trascinarli a casa è stata una faticaccia, abbiamo dovuto praticamente estirparli. Non capirò mai perché alcuni genitori trovino necessario intrattenere i pupi, a me sembrano bravissimi a intrattenersi da soli!