Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Se son rose, fioriranno

domenica, agosto 30th, 2020

Un piccolo riepilogo delle vacanze di Ferragosto.
All’alba appena partiti, il pupo compone il motivetto che sarà il tormentone dell’estate: noia-palle, palle-noiaaaaaa… Per fortuna il babbo della creatura è già pronto, apre Audible e fa partire i libri di Johnny Rosso, la serie dedicata agli zombie: plot pretestuosi sostenuti da buona scrittura, e ottima lettura. Il pupo si placa e il viaggio neanche lo sentiamo.
Stavolta al mare portiamo il gommone gonfiabile. Immersi per ore nell’acqua cristallina – par di stare in Grecia – mai troppo fredda né troppo calda, il gommone usato nel verso dritto o in quello rovescio diventa: taxi acquatico per gite lungo la riva (“Mamma, mi porti un drinckino?”), rifugio per il riposo fetale, materassino per prendere il sole, tavola da surf da cavalcare in piedi, piattaforma per i tuffi. Perfino papà che normalmente è terrorizzato dall’acqua, sta immerso fino al collo e gioca assieme a noi: tenere il gommone lo rassicura, il colore dell’acqua e del paesaggio nell’entroterra lo incanta.
Quando non passiamo la giornata al mare, facciamo le consuete gite nei dintorni. Le visite sono accompagnate dal solito canto “Noia-palle, palle-noiaaaaaa…”, e da richieste assillanti tipo “Quando torniamo a casa?”, “Adesso possiamo tornare?”. Neanche una antica fortezza militare lo smuove da quest’anda da dodicenne videodipendente e indifferente a tutto. Poi appena rientriamo, la maestra Lidia gli fa scrivere un tema sulle vacanze ed ecco che vengono fuori i nomi e le caratteristiche di tutto quanto visitato – ricorda tutto, il nano malefico!
Durante le ferie portiamo avanti un po’ di compiti di scuola: qualche capriccio c’è ancora, ma in generale la creatura è molto più collaborativa di una volta, e la scrittura è totalmente cambiata. Ovvio che non potrà mai scrivere in modo ordinato o gradevole, ma almeno adesso lo stampatello è comprensibile, l’impugnatura della matita è stata stravolta ed oltre ad avere più controllo e mobilità del polso, ora il bambino vede quello che scrive e quindi si auto-corregge quando fa errori di ortografia. Santa maestra Lidia!
Appena torniamo riprende il lavoro con la maestra Lidia, che vuole approfittare di queste ultime settimane libere prima dell’inizio della scuola. I due lavorano sia sull’ortografia che sul metodo del riassunto, quanto sulla ginnastica – in piedi, sulle scale, su un tappeto di casa. “Vede signora, prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, per un bambino è fondamentale imparare a conoscere il proprio corpo. Solo un bambino sicuro del proprio corpo potrà trovare la forza di superare qualsiasi problema incontrerà nella vita”. Qualsiasi cosa lei proponga, il pupo esegue senza fiatare – mai un “Sono stanco” o “Mi fa male qua”, e le lezioni durano due ore! A questo punto non me ne frega più niente dell’inizio della scuola e dei futuri risultati scolastici: quello che il pupo sta imparando con la maestra Lidia, va ben oltre qualsiasi cosa la scuola potrà mai insegnargli.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

L’unico sano / è il Nano

mercoledì, marzo 19th, 2014

dinosaur crash test“E un’altra teoria cosa dice?”, chiede La Belva di punto in bianco; magari la sera finché si fa mettere il pigiama, o durante il pranzo, o a qualsiasi ora in generale. Si riferisce alle varie teorie circa l’estinzione dei dinosauri, un argomento che adora e che inizia puntualmente con questa domanda. Dei dinosauri al momento gli interessa poco, ma ‘sta cosa dell’estinzione lo prende tantissimo.
“Un’altra teoria dice che ci fu un’intensa attività vulcanica”, rispondo di solito io, il boccalone, “il cielo fu oscurato dalla polvere, e la terra diventò così fredda che tutti i dinosauri morirono di freddo.””E un’altra teoria cosa dice?”, torna alla carica quello.
“Un’altra teoria dice che la terra era diventata troppo calda, nascevano solo dinosauri femmina e così si sono estinti tutti.”
“E un’altra teoria cosa dice?”.
“Poi c’è quella teoria che dice, che siccome i bambini di dinosauro facevano troppe domande, i dinosauroni se li sono mangiati e a quel punto si sono estinti.”
“Eh eh eh”, il Nano coglie il riferimento e lo apprezza. Ne approfitto e propongo un diversivo: “Vuoi che guardiamo un po’ di Krakatoa? O come si produce l’Asiago DOP? O i Cercatori d’Oro?”. Il Nano infatti se ne strafrega dei cartoni animati, e passerebbe ore davanti ai documentari di ogni genere; almeno finché guarda quelli, tace. Purtroppo però, anche in divano davanti alla tv (o per meglio dire: YouTube visto alla tv) bisogna impegnarsi perché dopo lui interroga. “Come si fa il formaggio DOP?”, ti chiede a bruciapelo magari a colazione; “Si prende la cacca…” provo a svicolare io, ma “NO!” corregge lui, “si prende il latte della sera prima…”, e avanti. In questi casi io e mia moglie ci guardiamo, pensando a quanto eravamo imbambolati noi a questa stessa età: invece eccolo qua il Nano, neanche 4 anni e sa già cos’è la digestione, la nube piroclastica e il caglio. Che bambini grandi.
Neanche l’influenza portata a casa da mamma lo abbatte. Mia moglie passa tre giorni sempre a letto, io mi becco la-tosse-della-morte e non riesco più ad alzarmi dal divano, e ‘st’altro invece si accascia un po’ finché fa effetto la supposta, poi riparte e accende il motosega “Ora taglio il letto!”, cavandosela con un giorno di febbre. Per fortuna poi è arrivato il nonno a portarselo via, o l’avremmo strangolato e ci saremmo estinti, come i dinosauri.
Abituato a sentirlo cantare “La Montanara” o l’inno degli Alpini, il nonno la sera ce lo riporta chiedendoci, ma che nuova canzone ha imparato? E allora tu sospiri, e gli spieghi che la puntata di Ulisse “La furia dei vulcani”, che in famiglia ormai conosciamo a memoria, accompagna l’esplosione del Krakatoa con un motivetto pomposo che al pupo piace moltissimo; ce l’ha fatto cantare per giorni finché non l’ha imparato anche lui. E’ la Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak, spieghi. Il nonno, ex operaio ed attuale contadino, non ha idea di cosa dici ma se son cose che piacciono al pupo, son belle di certo.
Per fortuna ogni tanto fa i capricci, e ti consoli che in fondo hai un bambino normale. Con me spesso via per lavoro e mia moglie un po’ desperate working-woman, fa piacere che almeno un membro della famiglia sia in forma, spassoso e sempre curioso di scoprire cose nuove.

Cosa c’è di secondo?

venerdì, dicembre 27th, 2013

TotorobentoAh… e così, il mio tigrotto diventa grande. Evoluto. Arguto. Quadriocchiuto.
Un esempio. Sera, dopo cena mamma va in salotto a cercare il pupo: “Vieni a lavarti i denti!”. Il pupo sta fingendo di essere un leone che si mangia il nonno, perciò il nonno astutamente lo blandisce “Eh si, i leoni hanno sempre i denti ben puliti!”, ma quello ribatte “Eh no, i leoni non hanno lo spazzolino!”.
Con i suoi occhialetti arancio sembra proprio un piccolo Harry Potter, uno che le combina ma senza dirtele. Gli occhiali li porta da un mese e passa, ha un forte astigmatismo – è tutto suo papà! La teoria medica corrente (o la moda?, tocca fidarsi) è che se si insegna all’occhio a vedere benebenebene prima dei sei anni, anche da grande per vedere benebenebene ci vorranno gli occhiali, ma almeno l’ormai adulto ci vedrà; senza la correzione ante-6-anni, invece, l’adulto per quanto occhialuto non riuscirà mai più a vederci bene. Il che spiega perché quando guido e guardo mediamente lontano, scambio tronchi per cavalli o cartacce per gattini.
Poi sarà la mamma canterina e portata a modificare i testi delle canzoni (inascoltabile, sopportarla è la prova che la amo davvero!), o sarà il nonno materno che inchioda il pupo ai libri per ore, o saranno le filastrocche di Rodari che ultimamente gli leggiamo prima di dormire, fatto sta che stasera a cena ha fatto la sua prima rima: furbacchiòn / gattòn, sul testo distorto di una canzoncina cantata spesso a scuola, e che ormai conosciamo anche noi. Sniff sniff, è il mio bambino…
Col cibo poi è un gran gourmet. Si lancia sui crauti ogni volta che vengono serviti (in questi giorni non ne mancano!); adora il salmone affumicato o il salmone crudo con la wasabi; chiede gli spinaci a gran voce, e se li sbafa contento anche se abbondantemente conditi d’aglio (se lo sapesse la Pimpa…); apprezza le patate col formaggio (Asiago, Piave, stracchino) come un vero contadino; adora le uova, tanto che le mangia volentieri perfino alla coque, o all’occhio di bue (si diverte a tirar sù il rosso col pane). Ultimamente a inizio pasto la sua frase ricorrente è: cosa c’è per secondo?
E infine è tenero, giocherellone, scherzoso… Si compra la mamma con frasi tipo “Sei carina e profumata!”, e me mi compra con molto meno perché, che ci posso fare, sono un papà: esonerato da cervello e preoccupazioni – roba da mamme – io sono stato creato per intrattenere il pupo. Quindi non mi insospettisco se la filastrocca della buonanotte, la sua preferita prima di spegnere la luce, è “Il paese dei bugiardi”:
non chiamavano col suo nome nemmeno la cicoria
la bugia era obbligatoria
Papà cosa vuol dire ‘obbligatoria’?

Un passo avanti, due passi indietro

sabato, settembre 21st, 2013

nappy endE così il grande evento: inizia la Scuola Materna.
Lui è in classe con Marco (classe rossa), Mirco è nella classe verde: hanno separato i gemelli, anche se i genitori avevano chiesto di lasciarli uniti. Boh forse alla scuola è andata bene perché Marco e Mirco sono rumeni, se avessero avuto genitori italiani mi sa che questi avrebbero fatto polemica e minacciato azioni. Perciò ora ogni mattina ci tocca contemplare il pianto dell’uno o dell’altro, ed abbiamo il cuore stretto sapendo quanto sono attaccati i due – Elio è il terzo gemello, un vero mistero come sia stato conglobato in un duo così unito.
Col pupo ci sono tutti i suoi vecchi compagni di classe, quindi oltre a Marco c’è anche la sua migliore amica e qualche altro ex. L’impressione è che ci sia stato un massiccio passaggio di informazioni, fra le maestre del Nido e quelle della Materna: visto che la classe è nuova di pacca, con uno zoccolo duro di ‘storici’ forse si assesterà prima. Le maestre sembrano simpatiche, in questi giorni di via-vai e trambusto sono sempre tranquille e tranquillizzanti, non so come fanno a seguire tutto; e credo abbiano una memoria visiva migliore dei camerieri: la prima volta che vedono un bambino e il suo genitore ZAC!, memorizzano facce nomi e attitudini come neanche Robocop.
Il pupo fa il bravo, è curioso, non piange, non rompe le scatole – non in classe, almeno. Dopo pochi giorni di inserimento ha già iniziato a chiedere quando si ferma a mangiare, e ha perfino fatto la sua prima pipì a scuola!
E qui si entra in argomento pannolino. Alla fino ho dovuto toglierglielo io, il weekend prima – quindi pochi giorni prima – l’inizio della Materna. Vai di mutande, vai di discorsi e spiegazioni, ma specialmente piazzalo sul vasino una volta ogni ora, e prima di ogni pasto, e dopo ogni pasto se non l’aveva fatto prima. Siamo stati ossessivi, lo ammetto, ma se non altro l’abbiamo stimolato all’indipendenza, perché pur di farci smettere ha iniziato a chiamarla ed a gestirsi da solo. Adora farla in piedi sul bidè, da vero uomo, mentre accanto a lui il nonno la fa nel water. E per il riposino pomeridiano, è bastata farsela addosso una volta per decidere che era più piacevole evitare, quindi da allora si sveglia asciutto.
Tutta questa virtù ha un prezzo, ovviamente. Ogni tanto afferma di essere un bambino grande, più spesso di essere un bambino piccolo. Si fa imboccare, lui che dopo il primo mese di Nido è sempre stato autonomo. Si sveglia all’alba – credo sia lo stimolo della pipì e il Super-io che gli dice di non farla, anche se di notte ha ancora il pannolino. La sera è sovra-eccitato da non si sa quale droga (credo siano le novità della Materna), salta gioca chiacchiera si dimena, non sta fermo un secondo salvo crollare addormentato di botto quando lo porti a letto, e torna in sé solo nel weekend. Sta diventando astuto nell’evitare le regole: se il nonno lo minaccia che o smette di fare il gatto sotto al tavolo, o butta fuori il gatto, il pupo dopo cena si piazza sotto al tavolo ma dichiara “Gioco al pompiere!”. E poi a casa mi fa pagare tutto quello che non sfoga in classe: capricci assurdi, scenate, e un totale rifiuto a farsi cambiare la mattina prima di andare a scuola, che dobbiamo tenerlo fermo in due per togliergli il pigiama e vestirlo.
Insomma piccoli nani crescono, a scatti avanti e e scatti indietro. Intanto per noi mamme… che faticata! Ma ne vale la pena.

Sniff sniff

martedì, luglio 30th, 2013

passano le stagioniE così i primi due anni di Nido sono andati. Puff! Domani dovrò salutare le maestre: come faremo senza di loro?
Sono state brave maestre non solo per il piccolo, ma anche per noi: tipo quando pensavi che tuo figlio fosse psicopatico / isterico / ritardato / violento, bastava una parola con la maestra e ridimensionavi tutto, capendo che i pupi in fondo sono così, vanno a periodi. Le maestre del Nido sono proprio bravissime, come faremo ad abituarci alle maestre della Materna? Le immagino come tante Signorine Rottermeier, brrr…
Già, la Materna. La mamma di un ex compagno di Elio, Ruggero, che ha iniziato la Materna l’anno scorso, mi ha spiegato che a fine Agosto riceveremo via posta La Convocazione, ovvero l’invito alla riunione preparatoria – che si svolgerà solo una settimana prima l’inizio lezioni! In quella sede ci verranno comunicate:
– date dell’anno scolastico
– modalità dell’inserimento nuovi iscritti
– materiali personali del piccolo da reperire/organizzare in quei pochi giorni
– orari della struttura. Tipo la mamma di Ruggero, che l’aveva iscritto l’anno scorso per questione di orari, non sa se nell’anno a venire gli orari verranno mantenuti – ci sono le risorse? – e lo scoprirà solo una settimana prima dell’inizio scuola. Se accetteranno i pupi solo dopo le 8 del mattino che dovrà fare, cambiare lavoro?!
Insomma benvenuti alla Materna, altro che l’organizzazione svizzera del Nido…
Un altro “Sniff!” va alla mia insegnante di Taichi, che è approdata in Cina per la prima volta in vita sua. Per lei è una grande avventura, e per me un grande intorcolamento di budella, che in Cina non ci torno ormai da cinque anni – abbastanza per non riconoscere più i posti dove hai vissuto, dati quei ritmi forsennati di evoluzione urbanistica. Cerco di affogare la nostalgia nei romanzi di kungfu (il genere wuxia), da una parte spiacendomi che la mia insegnante non sappia il cinese, e non possa quindi leggere queste meraviglie, e dall’altra meditando che se mai mi troverò a casa disoccupata, mi metterò a tradurre questa roba in italiano: in fondo i libri sono molto più interessanti dei film che ultimamente van tanto di moda.
E così mi è venuta voglia di essere disoccupata, e di mandare a quel paese il mio lavoro del piffero; ma forse non ci sarà neanche bisogno di scelte drastiche, più probabile che ci coleremo a picco da soli. Probabilmente avrò giusto il tempo di terminare il romanzo (son pur sempre quattro volumi), e mi ritroverò tutto il tempo per tradurlo!

Piccole gioie di famiglia

domenica, marzo 17th, 2013

panda awardsPreso! Preso! Preso!
Coi suoi due magrissimi punti, malgrado macchiato di non appartenere al Comune, il pupo è stato ammesso alla Scuola Materna del nostro cuore! Il Santo Protettore dei Panda ci ha visto ed ci ha messo lo zampone, altrimenti non si spiega. Il commento unanime delle nonne è stato:”Ma quanta fortuna ha vostro figlio?!”
L’anno del Nido si erano liberati molti posti, e siamo passati per il rotto della cuffia – lui era il terzo degli esclusi. Quest’anno dalla Materna prescelta usciranno oltre 60 bambini, e il nostro pandino si è candidato 58esimo quindi E’ DENTRO! Quando l’ho letto ero incredula, ho perfino disturbato l’impiegata della Segreteria affinché mi confermasse la cosa – mi ha guardata con una certa compassione. Mi sono concessa una pausa pranzo extra e sono passata dai nonni a riferire la notizia, trovando il pupo che annodava il gatto per farsela passare, dopo una settimana lontano da scuola per infreddatura. La sera stessa siamo andati dritti all’alimentari di fiducia, a prendere qualche prelibatezza per festeggiare, ed è tutto il weekend che ci abbuffiamo come idrovore: viva il papero, viva la scuola, viva il laboratorio musicale la palestrina il giardino le lezioni di matematica, la nostra futura scuola spacca.
Poi dovremo comunque passare un’estate di fatiche, perché ‘sto pupo proprio non ne vuole sapere di arrangiarsi con cacca e pipì, gliene frega poco di vestirsi o svestirsi da solo (è sempre troppo indaffarato per badare ai vestiti, la mattina uscirebbe in pigiama), è bravo a soffiarsi il naso ma non gliene frega di tenersi un fazzoletto appresso. Ma che sarà mai, quando sai che la creatura è in una buona scuola ora, e per i prossimi tre anni andrà in un’altra buona scuola? Fra l’altro molti suoi attuali compagni di classe andranno a quella stessa scuola, quindi il cambiamento non dovrebbe essere traumatizzante; inoltre il suo Nido attuale è collegato alla Materna, e con la bella stagione i nuovi iscritti verranno portati a più riprese in visita alla futura scuola.
Che sospiro di sollievo: fatta anche questa!

I requisiti

venerdì, gennaio 25th, 2013

just not fitLo vedo che mamma è preoccupata. Dopo lavoro viene a prendermi più tardi, e nel weekend mi porta a visitare questi posti nuovi, che somigliano un po’ a scuola mia ma che non sono scuola mia. Da quanto ho capito, l’anno prossimo non andrò ad una scuola ma a TRE: tante sono quelle dove verrò iscritto. Bene, così ogni mattina potrò decidere dove voglio andare. Mamma dice che tocca fare così perché non ho i requisiti: bisogna trovare una scuola vicino ai nonni, dove loro son comodi a venirmi a prendere, ma essendo io un “fuori-comune” (mamma lo dice guardinga, come fosse una parolaccia) in qualsiasi graduatoria sarò sempre l’ultimo della lista.
D’altra parte, anche io: ho entrambi i genitori che lavorano lontani da dove abitiamo; ho entrambi i genitori in vita, e non sono separati; non ho almeno una sorella o un fratello che già frequenta la materna o le elementari o le medie nello stesso comprensorio; non ho un fratello gemello; non sono portatore di handicap; non vengo da una famiglia indigente, nel senso che non facciamo la fame totale secondo la Dichiarazione ISE; non ho almeno cinque anni. Praticamente, non sono nessuno! Come ha riassunto il Dirigente Scolastico: chi ha i requisiti è abbastanza sicuro di entrare, chi non li ha…
Puntini puntini. Boh, ma secondo loro dopo due anni di Nido (un bel Nido entusiasmante, che ti diverti ne combini e trovi i tuoi amici del cuore), se fra le materne nei dintorni dei nonni non c’è posto per uno sporco “fuori-comune”, poi dovrò restarmene a casa senza poter proseguire la scuola? Trasecolo (mia mamma trascolora, quando ci pensa). O devo costringere mia mamma a licenziarsi, così può iscrivermi alla materna di quartiere, dove verrò ammesso e dove lei verrà a prendermi dopo aver atteso a casa che passino le ore? Certo, l’alternativa sarebbe iscrivermi in quartiere poi mollarmi a scuola dalle 8 alle 18 – le 18 ad essere ottimisti; oppure a scuola dalle 8 alle 16 e poi varie ore con una baby-sitter. Ma che razza di vita sarebbe?
Resta sempre l’alternativa alla cinese: i miei genitori dovrebbero registrarmi come residente a casa dei nonni. In fondo basta rinunciare alla patria potestà… e che sarebbe, tanto qua comando io!!!

Taglio! Tutto!

giovedì, dicembre 13th, 2012

Tagliare! Erba!
Ma no, d’inverno la terra dorme (ssssst!), e l’erba non cresce. Allora cosa taglio? La cacca! Cioè, la carta. Datemi un foglio di carta e vi solleverò il mondo, oltre a garantire dieci-venti minuti di quiete totale. Il mio regno per una forbice. Tagliare i pechelli (che sarebbero i capelli). Tagliare la barba. Taglio! Tutto!
Mi piace questa dimensione da bambino evoluto, due concetti in croce riesco pure ad esprimerli e mi piace ascoltare quel che mi viene detto, quando ho voglia di ascoltare chiaramente. E non toglietemi le favole di papà (il babbo è magicamente diventato papà o papiiiiiiiiii, con la vocina smorfiosa: ma non chiedetemi perché).
C’è la favola dell’ascensore Verdino, umile ascensore ospedaliero che aspira a volare in cielo, e che alla fine ci riesce davvero grazie al suo padre/creatore dal forte accento tedesco, tipo che si chiama Einz Kleinz o cose del genere, giurerei che il babbo ogni volta lo pronuncia in modo diverso, di proposito. Oppure c’è la storia di Elio che va in banca con il babbo, per depositare i propri soldi (così tanti che non ci stanno nel salvadanaio), e gli impiegati della banca sono tutti lupi, che ogni tre per due mi annusano per sentire se odoro da maialino, e alla fine i soldi se li tengono e vogliono anche i soldi di papà, ma il babbo investe il suo stipendio in cipolle e sconfigge i lupi-banchieri.
Insomma me la passo. Ogni tanto mi attacco a mamma come una cozza, ma fa parte del percorso evolutivo – lo dicono anche Google e la Maestra Luciana. Il manuale prevede che verso i sei anni io diventi l’ombra del babbo (papiiiiiiiiiiii!), quindi il babbo ora si sta godendo le sue serate libere, ma aspetta aspetta che divento grande…
E nel frattempo taglio!, tutto!

Social Networking V.0

sabato, settembre 29th, 2012

Dove V sta per “alla veneta”.
Con l’occasione di scroccare una cena al ns centro di formazione, venerdi sera esco di casa invece di rintanarmi in bagno. Sul lavoro accadono cose che manco una telenovela, quindi meglio guardarsi attorno ed incontrare altri informatici, per sentire che succede al mondo. Chiacchiere a tavola, ricevo conferma che la mia azienda non è l’unica a praticare il management creativo, poi tutti al bar a parlare di… figli, come delle mamme qualsiasi.
Certo che se perfino gli informatici fanno social networking al bar, è la prova finale che i social network istituzionali sono UNA C…TA PAZZESCA (per citare Fantozzi).
Torno alla 1:00, poi alle 6:45 nel buio della casa esplode la richiesta:”PANE! BURRO!”. Fortuna che in questi casi esistono le mogli, io voglio dormireeee… Quando mi alzo vengo a scoprire che anche la creatura ha fatto vita sociale, la sera prima: mamma se l’è portato dietro a una cena intima fra colleghe e ha fatto un figurone, a parte le timidezze iniziali poi il pupo è stato bravissimo, simpatico, sorrisoni, qualche discorso e pure un bacio spontaneo finale alla padrona di casa. Ma soprattutto, alle 9 di sera (e con la cena delle 7 in pancia) ha attaccato sereno le fettuccine ai funghi e la tagliata di mamma! Si sarà addormentato alle 23 e il giorno dopo si sveglia all’alba per chiedere colazione, ma gli diamo da mangiare a ‘sta creatura???