Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Post Taggati ‘vita da panda’

L’occhio di Sauron

giovedì, maggio 18th, 2017

Occhio di Sauron

Sono un babbo fortunato. In quanti per il loro compleanno ricevono un biglietto di auguri con l’occhio di Sauron e una battaglia fra orchi? D’altra parte, se papà trascorre l’inverno a guardare col suo bambino (mezzo film alla volta) tutto il ciclo del Signore degli Anelli e tutto il ciclo de Lo Hobbit, poi non può pretendere un biglietto pieno di sorrisi e cuoricini. Ho creato io questo mostro.
Oltre ai film, la creatura ci ha chiesto di iniziare coi libri. Almeno con quelli siamo andati in ordine: prima Lo Hobbit, e ora siamo a un terzo de Il Signore degli Anelli. Presumo non siano questi i testi di riferimento, quando i pedagoghi invitano i genitori a leggere ad alta voce ai pargoli; peccato, perché quelle astruse canzoncine e quegli assurdi nomi elfici sono un vero toccasana per l’intorpidimento cerebrale della creatura. Anche quando il pupo è in castigo e si fa tutto il weekend senza tv, il libro torna molto utile per passarsi il pomeriggio. Per fortuna la bibliotecaria ha compreso il problema e ci ha ceduto il libro a prestito praticamente semestrale.
Nel frattempo il pupo continua a nascondersi sotto alla coperta quando guarda Scooby Doo in televisione, anche alla decima volta che vede lo stesso episodio – l’entrata in scena del mostro lo spaventa sempre. Mentre gli orchi e gli uruk-hai no, quelli più sono brutti e deformi più il pupo è contento. Vai a capire.
Mia moglie pur essendo disoccupata mi pare esaurita come prima. Perseguita il pupo per ogni sciocchezza: e se non sta seduto composto, e se ci mette troppo per vestirsi, e se pronuncia male la S… mi sa che è lei l’occhio di Sauron! E poi c’è quest’aria da Anello del Potere: il pupo ora è molto meno riottoso quando c’è da fare i compiti, si risparmia le scenate quando qualcuno gli dice ‘no’, quando rientra da scherma sembra pure un bambino grande. Uno sta via qualche giorno per lavoro, e quando torna trova una famiglia quasi normale – da non crederci. Ma mia moglie resta un’esaurita: mi costringe a cambiare il pigiama quando cammina da solo, mi costringe a sistemare la pila di vestiti che ingombra la mia sedia, mi costringe a lavarmi e a sistemarmi la barba. Appena scopro dove tiene ‘sto benedetto Anello, vado a buttarlo nell’Etna.

Visioni dal finestrino

sabato, febbraio 15th, 2014

Panda on the trainE’ uno di quei periodi così, quando la tua vita sembra fatta di tante scene viste dal finestrino di un treno, inquadrature che sfuggono una dopo l’altra: succede di tutto, ma non fai in tempo a fissare i ricordi che stai già passando ad altro. Provo a buttar giù qualcuna di queste scene, per non dimenticare – che è poi il senso di questo blog.
Il babbo ha ripreso le sue assenze per lavoro. A volte viaggi in giornata, che riesci a vederlo dieci minuti la sera prima di strisciare a letto; altre volte viaggi di vari giorni, in viva voce sul cellulare la mattina a colazione, e poi la sera dopo cena mentre col pupo guardiamo la candela accesa nel salotto oscurato. Questa della candela è venuta fuori a me per caso, ma istigata dal pupo ed è diventata il nostro rito obbligatorio: le sere che manca papà si accende una candela, fosse anche per soli due minuti, mentre lo chiamiamo al telefono. Poi il pupo spegne la cendela, intinge felice il dito nella cera calda e va a dormire più sereno.
Mamma da parte sua, visto che le avanzava tempo (ah ah ah ah ah!), durante l’inverno ha iniziato a tradurre un romanzo cinese di Kungfu, così per ghiribizzo e senza un fine specifico nell’immediato, se non la voglia di condividere con chi mi circonda qualcosa che amo molto. Un romanzo in quattro volumi da 1200 pagine, dimensioni da Fratelli Karamazov, che a volerlo tradurre tutto finirò a 70 anni, credo. Ma son dettagli: il solo avere qualcosa sul quale spremermi le meningi, sia in cinese che in italiano, è stato uno straordinario toccasana in questi mesi di puro delirio lavorativo. Che il delirio continua, quindi quattro tomi fanno anche comodo – ce ne sarà bisogno.
Per quanto riguarda appunto il lavoro, la situazione è cambiata così tante volte in pochi mesi, ed è tuttora così traballante, che mi son giurata di scriverne con dovizia di dettagli solo quando si saranno assestate le cose. O solo quando avrò trovato un altro lavoro, e potrò scriverne con la serenità di chi non ci sarà.
Infine il pupo. Ormai un ometto, continuiamo la guerra quotidiana col suo dito in bocca. Durante Natale ho provato a spalmargli sul dito, di notte finché dormiva, un apposito preparato puteolento; il gioco ha retto perché da mesi gli dicevo: guarda che quando diventi grande il gusto cambia, e non sarà più buono. Ma è stata un’illusione durata pochi giorni, ha presto scoperto che la notte a forza di ciucciare il saporaccio passa. Se non altro si è abiutato a non ciucciare il dito di giorno, quando se gli scappa in bocca e lo rimproveri – o lo minacci – rinuncia volontariamente. Vista la cocciutaggine ora stiamo tentando con la guerra psicologica: la bici con i pedali la usano solo i bambini grandi, a Gardaland possono entrare solo i bambini grandi, e i bambini grandi non ciucciano il dito quando dormono. In qualche modo si dovrà fare, o quella Signorina Rottermeier che è la sua pediatra segherà le gambe sia a me che a lui!
Nel frattempo in disegno restiamo fermi al girino, musica e ginnastica gli piacciono da matti, e quasi ogni giorno c’è qualche novità dal mondo violento: una forchettata sulla guancia, un graffio vicino all’occhio, un morso, un non-lo-sapremo-mai. Tre bambini violenti in classe: col più grosso ormai alterna l’amore e l’odio – almeno si stanno scornando fra titani, segno che a suo modo un dialogo è in corso – gli altri li ignora o li sopporta poco, ormai stufo di segnalarne le malefatte a ‘ste povere maestre, che senza gabbiette a disposizione fanno fatica a tenerea bada la masnada di vittime e carnefici. Ma dopo le scene a colazione ed i piagniucolii per scendere dalla macchina, alla fine mi va a scuola saltellando, e quando entra lo conoscono tutti, lo salutano anche i bambini delle altre classi perciò ne deduco che gli piace andare a scuola, e che ci sta bene.
Poi se deve mettersi le scarpe da solo qua a casa, ulula strepita si dispera come se tu lo stessi squartando; ma questa è un’altra cosa.
A casa piuttosto approfondisce tematiche a lui care: i mai tramontati lavori agricoli, ed i vulcani sua nuova passione. Ormai conosciamo a memoria la puntata di Ulisse “La furia dei vulcani”: è come se il Krakatoa fosse un posto qua vicino, e le nubi piroclastiche un fenomeno che puoi vedere dalla finestra. Poi quando sabato sera provi a fargli vedere un lungometraggio animato, o il primo film di Harry Potter, parte una sirena di pianti ed urla che se passa un’assistente sociale ci toglie la creatura, immaginando chissà quali irripetibili sevizie; perché tutto ciò che non è Trattorino Rosso o un documentario – sui mietitrebbia, sui vulcani, sugli ingranaggi/riduttori/orologi – è IL MALE.

Festa della mamma by Laverda

domenica, maggio 12th, 2013

a casa di FrankMalgrado le previsioni, finalmente una domenica di bel tempo: carica presto il pupo in auto, che si va a Marostica a vedere il castello. Sole, scarpinate, gelati e tranquillità: una gran bella mattina. Stiamo tornando quando vediamo via-vai davanti ai cancelli della Laverda, il mito di mamma – un produttore locale di macchine agricole, quella splendida distesa di mietitrebbia parcheggiata nello smisurato cortile aziendale. “Vuoi vedere che si può visitare lo stabilimento?”, ci diciamo col babbo, bava alla bocca. Ci fermiamo ma stanno chiudendo, riapriranno alle 15. A casa.
Ma ormai il pupo ha il tarlo di Frank, il mietitrebbia di Cars – ne è attratto come da tutto quello di cui ha paura – e dopo pranzo col cavolo che vuol dormire:”Andiamo a trovare Frank!”, continua a chiedere mentre saltella da una stanza all’altra. E andiamo a trovare ‘sto Frank, in fondo è un’occasione che capita solo ogni due anni, e poi mamma ha sempre sognato di presentare il curriculum a questa azienda, peccato sia lontana da casa.
E così l’ignara famigliola si avvia per il turno pomeridiano di visita in Laverda, aspettandosi la scena del mattino – qualche auto e tranquillità domenicale. Ci troviamo piombati in una ressa d’auto da Fiera del Soco, gente che parcheggia nelle vie parallele, nelle strade di campagna, a momenti dentro ai fossi, il pur grande parcheggio aziendale strapieno – perfino la Diesel sullo sfondo pare piccola piccola… Dentro il delirio: bambini, bambini, bambini, tutti in coda nervosa per salire sui mietitrebbia esposti in showroom – due macchine complete, una storica tutta manuale del ’58, e una cabina per le simulazioni – mentre nel cortile centrale puoi ammirare altri Frank in mostra, ed uno in movimento (chi lo sapeva che potessero fare tutte quelle cose?, pareva un’astronave di Guerre Stellari). Infine la coda per visitare la Produzione, quei biscioni di gente che trovi solo davanti ai Musei Vaticani, purtroppo impraticabili se devi inseguire un nano di neanche tre anni, che ha saltato il pisolo pomeridiano.
La visita quindi si è svolta così: pupetto semi-isterico che fa la fila per salire su un mietitrebbia, e quando scende (costretto a forza dal genitore) si rimette in fila per un altro mietitrebbia; fra una fila e l’altra corsa autarchica fra la folla, genitore pigliami se ti riesce! Durante la coda, svariate scene di protesta perché ad ogni bimbo che scende tocca a lui – no amore, vedi siamo dietro a questo con la maglia blu, quando scende lui solo allora tocca a noi. Babbo paziente ed impeccabile malgrado le incazzature, e gran placcatore. Mamma disperata trascorre il pomeriggio ad inseguire la creatura con cose in mano – banane, yogurt, tartine – sperando che un po’ di cibo lo faccia tornare in sé, di solito funziona; ma l’unica tregua è durata solo un’oliva ascolana.
Sì, perché oltre ad aver reso disponibile lo splendido e nuovissimo showroom, il museo, i cortili e lo stabilimento produttivo per l’occasione “Fabbriche Aperte” (http://www.turismoindustrialevicenza.it/html/news/dettaglio.php?idNews=117), la Laverda regalava pure un omaggetto ad ogni visitatore, ed offriva un buffet – chiaramente preso d’assalto da cavallette grandi e piccole. Ce ne siamo andati alle 17:30, quando finalmente il nano semi-svenuto dopo la quarta (la quinta?) mietitrebbia, e la dichiarazione “Taglio le persone” mentre era in cabina, si è lasciato portare a casa; ma a vedere il via-vai di gente, e le macchine che ancora arrivavano a quell’ora, penso che in Laverda abbiano chiuso i cancelli solo alle 20, cacciando la gente con la forza… Mi sa che perfino al negozietto aziendale non sia rimasta una sola maglietta da vendere!
Stringe il cuore essersi persi la visita alla Produzione, ma che dire, ce lo segniamo su Google Calendar e fra due anni ci saremo! (la mattina, stavolta) Una gran Festa della Mamma, non c’è che dire.

Giardinaggio compulsivo

venerdì, maggio 10th, 2013

garden pandaMa perché nessuno si fa i fatti suoi? E’ Maggio, piove o diluvia o tempesta tre giorni si ed uno no, tocca andare in giro in maniche lunghe ma basta un filo di sole e già viene un caldo rospo, al Nido ci ammaliamo come d’inverno perché usciamo poco, e poi mi stressano quando passo il pomeriggio in orto dal nonno! Ma scherziamo??? Che si facciano loro l’aerosol, che si mangino loro la merenda, che si bevano loro l’acqua, io devo cogliere l’attimo: vai di tagliaerba, vai di decespugliatore, vai di tosasiepi. Che con tutta ‘sta pioggia l’erba cresce in fretta.
Per fortuna almeno il nonno mi capisce, e mi lascia fare quello che voglio. Taglio taglio taglio, corro avanti indietro e ancora avanti e di nuovo indietro, decespuglio qua, sfrondo là, ammazza se è dura fare il contadino, e chi ha il tempo di mangiare? Tanto più che quando torno da scuola crollo spesso addormentato, e di ore utili nel pomeriggio non ne restano poi tante, sempre se non piove fra l’altro. Pioggia maledetta! Beh almeno l’altra nonna mi ha comprato un ombrellino tutto mio – bello! – così se piove nel wend posso uscire lo stesso, almeno in città non c’è la scusa del fango.
Poi la sera son stanchino, lo ammetto, magari anche un po’ isterico (avrò preso dal babbo) o garrulo (avrò preso dalla mamma), a volte salto la cena e voglio solo il divano ed un cartone animato (avrò preso dal babbo), altre volte se mi riposo con la mamma mi ripiglio, insomma ogni sera è un’opera a finale aperto. Però, mi chiedo, come fanno a non vederla? Tutta questa erba da tagliare: in giardino dal nonno, lungo le strade, nel giardino di scuola, nel giardino condominiale, in salotto e in corridoio a casa. BISOGNA tagliarla. L’erba, i fiori, tutto. BISOGNA.

Piove, Comune ladro

domenica, ottobre 28th, 2012

Sabato mattina. Piove, anzi diluvia. “Uscire, uscire, uscire!” chiede la creatura; unica opzione è andare all’ipermercato affollatissimo, giocare con le scale mobili e fare autoscontro con le numerose famiglie dotate di creature al traino; creature che a loro volta devono aver chiesto “Uscire, uscire, uscire!”. Quando la folla inizia a dare ai nervi, si scappa: e poi?
Si mangia. Si gioca, si fa il pisolo pomeridiano. Poi fortuna che il pupo sta poco bene, tocca fargli l’aerosol due volte al giorno, sia benedetto l’aerosol ed i suoi 20 minuti di video su trattori, razzi, betoniere, su come si fa il formaggio, sulla Pimpa, su Mi Scappa la Pipì Papà, tutto quel che vuoi amore.
“Tagliare erba!”. Amore diluvia, non si può tagliare l’erba quando piove. “Trattore!”. Amore neanche i trattori lavorano con la pioggia, i campi sono fango il trattore affonderebbe. “Uscire, uscire, uscire!”. Amore leggi un libro col nonno, dai…
Fortuna che viene l’ora di cena, e poi dopo cena cambio, pigiama, mettiamo a posto il salotto, bravo ora hai vinto i tuoi 20 minuti di Ponyo, a Ponyo piace il prosciutto, rilassiamoci tutti veh.
Ok il sabato è andato, e la domenica? “Uscire, uscire, uscire!”, amore fuori diluvia anche peggio di ieri, fa un freddo fotonico – è arrivato l’inverno – disegniamo qualcosa? Dai facciamo la pizza. Ora tocca all’aerosol. Ah un bel bagnetto la mattina ci voleva proprio, e alla fine ci tagliamo pure le unghie. Merenda. Giochiamo a rincorrerci per casa? CUCU’!!!, sono qui, e tu dove scappi? Dai guardiamo dalla finestra la pioggia che scende, hai visto che fuori non passa nessuno?, con ‘sto tempo da lupi… Ora facciamo la seconda lievitazione della pizza. Hai già fame?, mangia un po’ del formaggio che ci ha lasciato il nonno. Guarda la pizza che cuoce. Mangia la pizza. Ora mamma e papà finiscono di pranzare, va bene? Amore vai a dormire col babbo? Babbo non ti incazzare, dai provo ad addormentarlo io. Amore lasciamo stare, gioca qua vicino a me finché lavo i piatti, andiamo dai nonni che c’è il gatto c’è il nonno, magari ti distrai un po’ (salvo addormentarti in auto finché andiamo).
Mentre il nonno gli fa l’aerosol, mamma guadagna la prima mezz’ora di libertà della giornata. Già perché la creatura è reduce da una settimana di tosse forte, è un po’ depresso ed assuefatto alle coccole, tende a fare la cozza (“Mamma, braccio!”). Una volta libera, mamma ha finalmente il tempo di deprimersi: al lavoro è un massacro, il pupo è impegnativo, il babbo è poco a casa per gli impegni di lavoro, non si riesce mai a parlarsi senza un nano fra noi; e per giunta quei vampiri del Nido quest’anno:
1) hanno aumentato la retta del 10%. Che tenendo conto dell’imponibile di base, non è mica poco.
2) oltre a quanto sopra, la retta te la fanno pagare sempre sempre sempre, nel senso che se il pupo sta male ti chiedono il certificato medico per riammetterlo a scuola, ma al tempo stesso NON ti riconosco alcuna riduzione per l’assenza.
Questo ‘trattamento di favore’ è riservato solo a noi che veniamo da fuori comune, nel senso che fanno pagare tutto a noi per non toccare le rette di chi ha la residenza nel comune; peccato che i nonni della creatura siano residenti in comune, ed abbiano versato una tale quantità di IMU da far impallidire Monti (per dare un’idea della cifra: alcuni concittadini hanno richiesto che la loro terra agricola diventata edificabile venga riclassificata come agricola). Insomma quando mia suocera minaccia di andare dall’assessore a lamentarsi, penso che quasi quasi vado con lei. Com’è vero: piove, Comune ladro.

Rotolo, l’ottavo nano

giovedì, settembre 27th, 2012

Rotolo, striscio, mi torco mi rigiro
Grido, modulo, stridulo
Spio l’effetto che fa
Nonnooooooooooo, E’ mioooooooooooooo, Babboreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
Muco e lacrimoni, palco e contorsioni
Colpa di n, x, * (ero miele tre secondi fa)
Il mestiere nel sangue e la pancia piena
Tempo non ne manca
Forza con la replica!

Oh-oh, le mie mutande sulla strada…

martedì, maggio 22nd, 2012

Tipo che da un paio di mesi a questa parte si fa cambiare solo in piedi, perché lui steso come uno sfigato di bimbo piccolo proprio non ci vuole più stare.
Tipo che la sera tira giù la casa prima di farsi mettersi il pigiama, poi si ficca a letto contento con papà che gli legge le storie – il trattore, il mietitrebbia, la ruspa -, ascolta si rilassa si diverte si accarezza la testa, insomma la cosa sembra promettente finché a un certo punto si stufa, scavalca papà e corre per casa a cercare la mamma, per farsi addormentare da lei.
Tipo che a volte, mentre mamma sta con lui in attesa che si addormenti, lui si prende il cuscino se lo mette accanto e si auto-addormenta con quello, che della mamma in fondo si può fare anche a meno.
Tipo che la mattina cerca il libro dei trattori, per fare l’aerosol accetta solo video tecnici sui trattori ed i vari accessori per i lavori nei campi, quando rientriamo la sera cerca il libro sui trattori, e la sera per addormentarsi vuole ancora ascoltare la rava e la fava su ‘sti piffero di trattori. Come Fantozzi naufrago sull’isola deserta, che ogni sera va al cinema e cosa danno di bello?, il mare… Che si legge stasera?, i trattori…
Tipo che arriva il terremoto, ti ritrovi in macchina tutti quanti alle 4 di mattina senza sapere bene che fare, e lui è tutto contento perché una volta tanto non si trova incinghiato su quel cavolo di seggiolino anzi, standoti in braccio può pure giocare col volante.
Tipo che dopo giorni di assenza suo padre torna finalmente a casa, il pupetto gli corre incontro felice gridando “Babbo!”, e noi ci grattiamo la pera perché non capiamo dove abbia imparato questa parola, che fino a ieri papà era papà mica ‘babbo’, alla toscana.
Tipo che canta “Oh-oh!” quando sa di averla combinata – gli cade un oggetto per terra, rompe qualcosa – proprio come Rainman quando commenta “Oh-oh, le mie mutande sulla strada”; che è una scena molto amata dalla mamma, che quindi deduce di usare nel quotidiano un’espressione sentita in un film oltre venti anni fa, che il pupo ha a sua volta adottato.

Goghligoghligoghli

domenica, marzo 18th, 2012

Beh i miei vecchi non si possono lamentare: son simpatico, vivace, creativo, chiacchierone e socievole. In questi giorni sto sperimentando adorabili faccette furbette che neanche Shirley Temple. Al Nido pedino i miei compagni di classe maschi (solo i non-violenti, son mica scemo), al parco socializzo con gli altri pupetti, li imito ed a modo mio ci gioco assieme. Insomma ormai sono un bambino grande, ho una vita degli amici cose da fare, manca solo qualche centimetro e potrò pure andare in bicicletta.
Quindi non so perché i miei vecchi si lamentino. Vabbé, tiro fuori tutti i giochi del mondo e poi li lascio in giro per casa, e non collaboro a mettere a posto prima di andare a nanna: ma è perché non me lo chiedono nel modo giusto. Ultimamente mangio prevalentemente in piedi invece che starmene seduto e composto, ma d’altra parte già faccio il bravo al Nido, se poi faccio il bravo anche casa non è diseducativo per nonni e genitori?, che van sempre tenuti sulle spine. Nonna si lamenta che non parlo, ma COSA DICE?! che in realtà non taccio mai: la mattina mentre andiamo al Nido faccio a mamma la telecronaca di quel che vedo fuori dal finestrino (“Goghligoghligoghli, buccica buccica”), di pomeriggio quando esco in orto col nonno non taccio un momento (“BiaBiaBiaBiaBia!”), al Nido ho una fitta vita privata coi miei amichetti (“Eeeeeeeh Aaaaaaaah!”), per non menzionare la sera quando subisso di chiacchiere mamma e papà (“Mamma!, Papà!, Papi!, Papi!, Mamma!, Tà!”). D’altra parte, col ricco vocabolario che mi ritrovo, come potrei tacere? Ormai conosco a memoria tutti i miei libretti, conosco le parti del corpo gli animali la frutta la verdura i mezzi di trasporto, so pure qualche verbo; e last but not least, uso l’iPad da solo – riconosco le icone, uso le applicazioni che voglio e le chiudo quando son stufo. Mamma può essere fiera di me: alla visita pediatrica del secondo anno farò senz’altro un figurone.

Torna a casa, panda

domenica, gennaio 1st, 2012

Eh eh eh, sono il genio del male. I miei vecchi stanchi morti mi portano in montagna dagli altri nonni a fare il resident nephew per qualche giorno, a papà quello schiavo del sistema gli tocca pure lavorare e torna una sera sì una no, ed io resto là con mamma facendo quel che mi pare che i nonni son zerbini peggio di papà: mangio tutto con le mani pure il brodo, spargo Lego ed ogni tipo di gioco ovunque, mi incapriccio mi incazzo batto la testa sul pavimento tanto i polli qua si impressionano, mi attacco come una cozza a mamma e la faccio vivere qualche giorno da reclusa… che soddisfazioni! Come dice papà, potrei anche cagarle sul tappeto e la nonna ancora mi difenderebbe.
Eppure, malgrado io venga viziato alla fine mi stufo, e quando mi ricaricano in macchina son pure contento di tornare alla vita normale. Tanto più che si va a Gradisca dagli amici di mamma, e allora di fronte a sconosciuti si sa che dò il mio meglio: mangio volentieri e con la posata, gioco contento e sorrido socievole, salto il pisolo pomeridiano per fare una lunga camminata – in braccio a papà o con le mie gambette ginniche – attorno al castello e poi in centro, e quando è ora di ripartire mi addormento di botto sul seggiolino, faccio quasi due ore di viaggio senza fiatare svegliandomi che siamo quasi a casa (io che di solito il seggiolino auto lo odio a morte!), poi cenetta leggera, giochi letture e mi riaddormento contento, che manco sento i botti.
Un 31 Dicembre in autostrada, che feste bizzarre mi fan fare i miei genitori! Ma tutto sommato son state buone ferie, per quanto… casa dolce casa! E casa ricca casa, visto che a Natale ho raccolto una bella messe di giochi nuovi: l’adorato bambolotto che ho voluto portarmi in ferie, la pianolina elettronica, una caterva di libretti. Mamma bofonchia che dovremo cambiar casa per farci stare tutti i miei giochi, beh basta che lei e papà lascino casa tutta a me, io ed i giochi ci staremo benone!

Io sono io

giovedì, dicembre 15th, 2011

Eccomi. Accendo le luci – ci arrivo! – salgo sui divani mi lancio dai letti, mangio e bevo da solo, mangio di tutto pure la carne masticandola pianino coi miei splendidi 3 premolari, il biberon ho dimenticato da un pezzo cos’è e faccio colazione con té, pane e marmellata come i grandi, tolgo il tappo ai pennarelli e scarabocchio a piacimento, faccio “ciao” con la mano dò un bacino alla mamma (se proprio me la sento, altrimenti una carezza), oppure mi infurio e sbatto la testa contro tutto (ma piano, non voglio farmi male son mica scemo!), piango urlo mi torco mi ritorco mi inarco, mi faccio prendere in braccio da papà tutte le volte che voglio (ma davvero TUTTEEEEEEEE!), gli scrocco pure l’iPad… ammappete, divertente essere al mondo.
Peccato ‘sta noia dei raffreddori, e il muco, e gli occhi cisposi, e le orecchie oppresse, e il respiro corto, e i sonni agitati, e i pasti lasciati a metà… ma son cose passeggere, muco o non muco l’importante è DIVERTIRSI! Che qua fra nonni e casa ho un parco giochi meglio di un pascià, per quanto nulla sia bello come svuotare i mobili della cucina – pentole, cibo, tutto.
In quel posto strano coi nanetti alieni alla fine non sono andato molto, una settimana si una no per quel che vale, ogni tanto mi diverto pure ma è a casa che SONO IL RE, bella invenzione i sudditi. Ne voglio ancora!