Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Alla grande!

scritto da Babbo il 17 Maggio 2020

Finalmente solo, padrone del tempo e dello spazio: va alla grande! La mattina li vedo partire, li saluto facendo la faccia triste, l’espressione da ‘cattivi, mi lasciate tutto solo’, ma appena chiudo la porta: libertà. Libertà di chiamare in viva voce senza sentire litigi in sottofondo, di stare ore in videoconferenza senza nessuno che mi interrompa, di saltare pranzo se il lavoro lo richiede, di consumarmi anima e corpo per il mio ufficio a distanza. Questa si che è vita!
Poi la sera rientrano: lei intenerita di trovarmi a casa – dopo una vita di io che torno a ora tarda, o non torno affatto – e lui troppo stanco per rompere i coglioni. A parte quando si agita perché gioca troppo coi videogiochi, e urla e litiga, ma in quel caso non è stanchezza, non è il decadimento neurologico provocato dai videogiochi e previsto dai pediatri: è che lui è CATTIVO. Chi l’avrebbe detto, così piccolo e già così marcio. Quel bambino è una vera delusione; eppure anche sua mamma mi delude, sta in fissa con la babysitter e non lascia mai il pupo a casa tutto il giorno, col suo caro papà che non può seguirlo coi compiti e non gli controlla il tempo che sta sui videogiochi. In fondo sono tutti e due CATTIVI.
Mia moglie afferma che uscire di casa le fa bene, e che a forza di tele-lavorare sto diventando irascibile, paranoico e schizofrenico. Eppure esco ogni domenica a fare una bella scarpinata, come fa a dire che vivo chiuso in casa?! E quando mi arrabbio col bambino ho i miei buoni motivi, è lui che si comporta in modo imperdonabile mica io che m’incazzo facile. La verità è che sto molto meglio a casa da solo, e che non mi manca un cazzo – non mi mancano moglie e figlio, non mi mancano i colleghi, non mi mancano gli amici, non mi manca NESSUNO. Paranoica sarà lei, e pure cieca: come fa a non accorgersi che sto ALLA GRANDE?!

Parvenza di normalità

scritto da Mamma il 16 Maggio 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Tana libera tutti

scritto da Mamma il 1 Maggio 2020

Mentre il Governo annuncia pallide e graduali riaperture, il sito “La Regione risponde” potrebbe anche intitolarsi: tana libera tutti!
Mentre mio marito prevede il tele-lavoro ancora per qualche mese (ma lui lavora per una grande azienda), il nostro titolare si aspetta che da settimana prossima rientriamo tutti. Ed io, stremata da settimane di battaglie quotidiane e urla e acrimonia reciproca, per il bene della Creatura capitolo senz’altro: ma si, torniamo in ufficio, così la Belva starà dalla babysitter la mattina e dai nonni il pomeriggio, vedrà sua cugina, riprenderà a vivere.
Certo, se Lyon si decidesse a sfornare qualche video-lezione sarei più serena. Mi sento colpevole nel rifilare la Belva alla babysitter, nello stato regredito e intrattabile nel quale si trova ora. Spero con tutto il cuore che di fronte a una estranea – per quanto la babysitter faccia ormai parte della famiglia – la Belva ridimensioni i suoi deliri di onnipotenza, e accetti il suo prosaico destino con più leggerezza = che faccia i compiti senza tante storie. Che poi, fosse un bambino dalle serie difficoltà cognitive capirei anche quel suo senso di rifiuto; ma la testa fina non gli manca, appena si applica un pochino riesce in tutto, ma perché starnazza sempre come una papera sotto attacco? Non a caso in queste settimane si è riletto spesso le vecchie strisce di Paperino: quanto si identifica nella sua irascibilità!
Spero anche che uscire di casa alleggerisca alcune tendenze regressive, come la ricerca e l’uso di giochi tipici di quando andava alla Materna: la macchinina di Paperino (vedi sopra), le rassicuranti app di quando era piccolo (le mitiche Toca Boca!). E poi, parliamo del suo amico Pallone – Palla per gli amici. Come Tom Hanks, Elio è diventato inseparabile da lei: si sposta per casa con Palla fra i piedi, se la tiene sotto la scrivania mentre simula di fare i compiti, tenta di tenerla fra i piedi anche mentre mangia. Mamma Malvagia gli ha proibito di portare Palla in cucina, lui puntualmente se ne frega e arriva con Lei, dando la stura all’ennesimo litigio. In queste settimane ho lanciato e calciato Palla innumerevoli volte, ma ovviamente al primo muro è sempre rimbalzata indietro. Certi giorni l’ho pure chiusa in armadio, perché è scientifico: poche ore senza Palla e la Belva torna più tranquilla; appena Palla-amica-alleata torna fra i suoi piedi, la Belva alza la cresta e comincia a fare richieste pindariche – sembra Macchianera: se non mi date 10 milioni di dollari faccio saltare in aria il mondo!
Ma a chi la racconto: ancora e sempre privo di un contatto visivo e frequente con le maestre, la Belva ci farà benino settimana prossima – il fascino della novità – per ripiombare nel suo mare di astio non appena avrà fatto l’abitudine alla nuova gestione famigliare. Se non altro dovrà dividere il suo astio fra me, la babysitter, i nonni e la cugina: speriamo quindi che le singole dosi siano più leggere.

Vincerò!

scritto da La Creatura il 21 Aprile 2020

Vincerò! Io non sono solo: c’è Lyon, sua morosa, i suoi amici, il suo cane.. ecco la mia vera famiglia.
Non la Signora Sotutto, e il suo ridicolo Giullare. “Fa questo, fa quello, gnè gnè gnè”: la loro giornata è fatta di ordini, di regole vuote. Io invece sono un bambino LIBERO!, mi comanda solo il cuore. E i fumetti. E i videogiochi. E il pigiama.
Che bello poltrire tutta la mattina in pigiama, crogiolarmi a letto leggendo fumetti mentre i due lavorano – CHE SFIGATI! Schiavi del computer, schiavi del telefono, schiavi delle loro regole assurde. Stai seduto così, non dire queste parole, vestiti colà, fa colazione; “La cucina è aperta dalle 7 alle 7:30, poi chiude!”, una delle tante minacce della Signora Sotutto. E poi: tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, se la porta era chiusa richiudila dopo essere entrato, spegni la luce quando esci dalla stanza, fa i compiti fa i compiti fa i compiti… NOIOSI! PEDANTI! Tutte queste regole sono una seria minaccia alle mie libertà personali. Ma che vuole da me quella?, manco fosse una maestra.
E oggi, oggi la vedranno. Mi rilasso. Mi riposo e mi diverto. Posso vivere senza colazione, e dimostrerò che si sta benone anche senza merenda e senza pranzo. Io, il libro di Lyon e il mio amico pigiama. Io, un Topolino e il mio amico cuscino. Io, un Asterix e il mio amico piumone. Altro che strisciare come una larva fra un compito e l’altro, inventarmi scuse per allungare le pause di riposo, gironzolare in corridoio giocando invece di affrontare matematica: ma perché non l’ho fatto prima?! E lei, lei minaccia di lasciarmi a digiuno se non collaboro: è davvero alla frutta, è vecchia, robe da telefilm anni ’50. La tizia è proprio una noob: non capisce che la mia anima è online, e gli youtuber sono i miei fratelli – dopo anni che le chiedo un fratello o un cane o un gatto, mi sono organizzato da solo. Mamma, ascoltami: potrai anche incatenare il mio corpo, ma non avrai mai il controllo della mia mente. Ti sembro imbozzolato a letto, in realtà sono ALTROVE. Non mi avrai mai.
Solo non ho capito una cosa: che c’è per pranzo?

Come prima, più di prima

scritto da Babbo il 15 Aprile 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

Io ti salverò

scritto da Mamma il 4 Aprile 2020

Una settimana fa, venerdì scorso, rientro a casa morta di stanchezza e mi ritrovo in mezzo all’Inferno: insulti che volano, urla, capricci dei piccoli e capricci dei grandi, il delirio. La furia congiunta dei due hikikomori dopo una settimana di anarchia, pasti saltati e reciproco disprezzo. Il sabato successivo ho alzato il telefono e chiamato il titolare dell’azienda dove lavoro: o mi prendevo congedo parentale, o iniziavo a lavorare da casa. Per fortuna è stata accordata la seconda opzione.
Non era una concessione così scontata, visto che settimane prima il ns tecnico informatico aveva dichiarato a tutti: non siamo strutturati per poter permettere il tele-lavoro. Io avevo preso atto, ma nelle settimane successive avevo assistito alle defezioni: prima è scomparsa tizia, dopo qualche giorno anche caia ha fatto i bagagli, alla faccia del non essere strutturati. Quindi l’azienda non era strutturata ma per alcuni si, e alla fine ho avanzato anche io la mia richiesta.
Ed ora, eccomi qui. Frastornata dal cambiamento, e in fase organizzativa. Ad esempio la mattina devo impostare il pranzo, così quando stacco nel giro di un’ora riusciamo a mangiare e costringo il pupo a fare due passi con me. Oppure il pane e latte freschi posso prenderli dal fornaio qua vicino, che apre alle 7 – e con l’occasione prendo una ciambella per la creatura. Piccoli aggiustamenti da massaia in smart working, che fa spesa solo al sabato in modo che fino al pranzo del venerdì successivo ce ne sia per tutti, e che per allora il frigo risulti semi-vuoto e pronto per il carico successivo.
Nel frattempo, mentre lavoro e passo ore al telefono in sala da stiro, controllo il pupo. Gli preparo i compiti da fare a inizio mattina, e me li faccio mostrare e li correggo mano mano che li svolge. Gli preparo la merenda. Lo riprendo se so che in quel momento dovrebbe fare matematica, eppure sento le molle del suo letto rimbalzare allegre. Passo la giornata a urlargli, dalla sala da stiro a camera sua (che per fortuna è attigua) cose come:
Cosa stai facendo?
Non dovresti fare questo?
Guarda che ti manca ancora quello, inizia.
Quand’è che finisci la pausa?
Hai finito la pausa, ora fa quell’altro.
In pausa pranzo lo costringo a fare due passi con me, e di nuovo la sera – settimana scorsa aveva perfino smesso di scendere in cortile a giocare. E faccio in modo che mangi sia a pranzo che a cena. Fra tutti questi sforzi e il fatto che le maestre, à la bonne heure!, chiedono di vedere i compiti svolti dai ragazzi, sono certa che gli scatti d’ira e il suo delirio anarchico presto si placheranno. Andrà tutto bene!

Manuale per hikikomori

scritto da Babbo il 31 Marzo 2020

Svegliati con calma. Resta in bagno quanto ti pare. Trovati uno o più videogiochi di quelli che metti le impostazioni poi il videogioco si gioca da solo. Mangia come e quando capita – se ti ricordi di mangiare. Vestiti a metà, tanto in videoconferenza i pantaloni del pigiama mica si vedono. Lavati i capelli per non fare figuracce coi colleghi, ma abolisci le docce per non sprecare acqua e salvaguardare il pianeta. Non cambiarti mai il pigiama. Non uscire mai di casa, che c’è il Coronavirus e non si può; inoltre l’aria fresca fa male, è scientificamente provato. Sgranocchia cose mentre lavori in salotto o mentre leggi o mentre ti uccidi di serie Netflix la sera; sono ammesse patatine, TicTac, caramelle gommose, liquirizie, cracker o grissini molto salati, e se ti senti eccentrico (e se la moglie le prepara) vanno bene anche le mele cotte. Senti i colleghi unicamente in videoconferenza o viva-voce, così hai una scusa per chiuderti in salotto e tenere fuori la Belva, o per incazzarti con la Belva se tenta di far notare la sua esistenza. Inserisci alimentari di dubbia utilità nella lista della spesa condivisa con la moglie, così smetti di sognarteli la notte. La sera addormentati in divano accanto al pupo, mentre guarda i cartoni; poi appena la mamma (finiti i mestieri) porta il pupo a letto, svegliati stappa una birra cercati del cibo, e passa la sera a riguardare serie tv anni ’90. Chi va a letto prima di mezzanotte e non si addormenta sul tavolo in cucina davanti alla Signora in Giallo, è uno sfigato. Non controllare mai i compiti della Belva, o rischi danno cerebrale permanente. Non guardare le migliaia di stampate che le maestre mandano nel weekend – fogli su fogli che secondo loro dovrebbero sostituire la didattica – o rischi danno cerebrale permanente. Evita di parlare con la Belva o con la moglie: parlare stanca. Se qualcuno tenta di fare conversazione con te, urla. Se la Belva ti urla contro, urla più forte di lui. Se il computer del lavoro ti guarda con gli occhioni da cerbiatto, dedicati a lui anche se è notte o il weekend – il mio povero cucciolo!!! Accumula nuovi gadget tecnologici con la scusa che ti servono per lavoro. Non chiamare mai i tuoi genitori per sentire come va la loro quarantena, tanto ti chiameranno loro – o te ne riferirà tua moglie. Paga a tua moglie qualche giallo in formato ebook, così nel tempo libero legge si rilassa e non ti chiede di fare conversazione. Non controllare quanto a lungo la Belva usa i videogiochi o guarda i video in camera sua – mai disturbare la Belva. Fingiti sempre occupato. Fingiti morto.

Pandamonium

scritto da La Creatura il 28 Marzo 2020

I got the power, Io ho Il Potere. L’inglese lo odio perché è difficile, ma quando ci vuole, ci vuole. Sono il padrone della casa. Mangio quando voglio. Studio quando voglio. Riposo quanto voglio. Mi guardo tutti i video che voglio. Yesss!
La prima settimana che mio papà ha iniziato a lavorare da casa, ho fatto il diavolo a quattro per restare a casa anche io. Io e lui, father and son. Come i film americani con padre e figlio on the road, ma fra il salotto e la cucina perché si vive chiusi in casa. Volevo dimostrare che sono un bambino grande, e ci sono cascati: mamma la mattina lascia la lista dei compiti da fare, e io la sera glieli faccio trovare fatti. Decido io quando fare cosa, ho il timer per dare una durata (20 minuti) alle mie pause di riposo. E mi sono o no comportato da bambino responsabile? Yes I have. E mamma è stata o no contenta delle mie performance? Of course. Nel weekend ho pure studiato inglese assieme a lei, I have got glasses.
Ora siamo alla seconda settimana e non serve più che io faccia il bambino grande, glielo ho già dimostrato settimana scorsa che sono grande. Fatto. Papà è sempre al telefono, occupatissimo. Vivo allo stato brado, facendo sempre e solo quello che voglio. Lui è concentrato e salta il pasto, lo salto anche io. Lui è nervoso e mi dice di andarmene, e me ne vado. Ragazzi, io sono autonomo: ho la mia stanza, la mia scrivania, il mio computer, il mio wifi. YouTube è con me. Roblox la mia guida. Il tempo non esiste, il cortile condominiale è da perdenti, io sono il re. Quante avventure mi godo fra la camera il bagno e il corridoio, coi pomeriggi che durano ere, e quando voglio mi attacco ai video tanto papà a malapena controlla se sono vivo. Le maestre, chi erano costoro?; compilo le loro schede alla come-mi-pare, tanto manco correggono niente – non si ricorderanno neanche il mio nome. La sera mamma è insoddisfatta dei compiti, ma è la solita esaurita si lamenta sempre, chi le bada? Ragazzi io sono un pro, lei una noob. I am a pro!

Quando il bambino è in vacanza

scritto da Mamma il 25 Marzo 2020

Da fine Febbraio la creatura è in vacanza. Niente scuola e nessun contatto visivo con le maestre, solo la stampa settimanale dei compiti da fare. Lui i compiti li porta a termine, ma per farli si fa tirare come un asino perché è in vacanza, riposare è un suo diritto; e poi tanto le maestre mica li controllano, ‘sti compiti.
Le prime settimane avevo attivato la stessa routine della malattia: il pupo passava la mattina dalla babysitter, il pomeriggio dai nonni, era tutto sotto controllo; il ricordo delle maestre era recente e la collaborazione abbondava. Poi un primo stadio di emergenza: con la nonna impegnata in un nuovo ciclo di cure, il pupo ha iniziato a vivere dalla babysitter vari giorni alla settimana. A quel punto e con grande amarezza ho calcolato che, se si andava avanti così, il mio intero stipendio mensile non sarebbe bastato a pagare la babysitter. Infine una mattina, all’improvviso, tana-libera-tutti: marito a casa (lui può telelavorare), e pupo che figuriamoci se accetta di uscire dalla porta se vede suo papà che colonizza il salotto.
Il problema è che la sottoscritta continua ad andare e venire dall’ufficio, anzi, il carico di lavoro non è mai stato così pesante – far funzionare tutto malgrado i cascami del coronavirus, da diventare matti. La sera quando torno prima di cucinare (o mentre cucino) devo controllare i compiti fatti, eventualmente interrogare la creatura su quanto letto e studiato. Dopo cena un po’ di relax (= due chiacchiere col marito), ma appena messo a letto il pupo bisogna preparare la lista compiti per il giorno dopo, concordare col marito cosa mangeranno a pranzo, sbrigare le normali faccende di casa (piatti, lavatrici eccetera). Quindi in ufficio si lavora di più + a casa si lavora di più – non c’è neanche più la palestra almeno una sera a settimana = è tutto uno schifo.
Nel frattempo che invidia tutte ‘ste mamme del gruppo Whatsapp piene di tempo e voglia di comunicare, che durante il giorno si dedicano ai figli mentre il nostro, sarò sincera, non so neanche come fa ad arrangiarsi tutto da solo, e a farmi pure trovare dei compiti fatti malgrado un papà quasi sempre al telefono o impegnato in urgenze. Qualche settimana fa speravo che l’Italia si sarebbe  fermata tutta per qlc settimana, come la Cina, e allora anche io avrei potuto fermarmi e riprendere fiato; e invece eccomi ancora qua, a girare come una trottola per mandare avanti ufficio e famiglia, con maestre pagate dalla Stato per mandare qualche scheda via rappresentante di classe – ma quanto gliene può fregare a un bambino di impegnarsi nei compiti, se poi a correggerlo è sempre e solo la mamma?!
Certi giorni mi sembra di essere precipitata in un incubo, poi per fortuna le forze cedono, schianto a letto e la stanchezza azzera tutto. Il giorno dopo, però, si ricomincia.

E’ proprio cresciuto

scritto da Babbo il 16 Settembre 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!