Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Ritorno alla normalità

scritto da La Creatura il 26 Giugno 2020

Mercoledì sera scorso sono salito in auto, abbiamo viaggiato di notte e siamo andati qualche giorno al mare.
PRIMO GIORNO
Mi sveglio poco dopo le 6 del mattino, come mio solito. Luogo sconosciuto, sensi all’erta. Esigo il mio regalo di compleanno: mini armi per gli ometti Lego, un sogno che si avvera. Salto la colazione, così posso restarmene sul lettone. Gioco là tutta la mattina, finché Miss Fastidio per pranzo non mi costringe a togliermi il pigiama. Non voglio andare al mare! Lasciatemi qua, nel mio regno conosciuto. Ora di metà pomeriggio un po’ mi stufo; nel frattempo Fastidio è andata a vedere la piscina del campeggio e spergiura che è proprio bella. Mi azzardo a scendere dalla mia comfort zone, costumino, due passi e ci siamo (per fortuna è molto vicina). Appena mi immergo dichiaro, con la faccia di uno che aveva dimenticato come si sorride davvero:“Non voglio andarmene mai più!!!”. Ogni tanto esco dall’acqua a farmi incoraggiare da Fastidio, ma lo ammetto, inizio a rilassarmi. Ora di cena mi concedo piadina, gonfiabili, mercatino notturno, e mi scambio messaggi vocali con Emma, la figlia di un’amica di mamma. Non vorrei mai rientrare a dormire, che bella la vita.
SECONDO GIORNO
Obbedisco a mamma-fastidio e andiamo al mare. Mi aggiro con sospetto sul bagnasciuga. C’è un banco di meduse piccole e bianche conficcate nella sabbia. C’è gente. L’acqua è fredda, ma anche invitante. Ottengo che mamma-maggiordomo venga a fare il bagno con me: io come una cozza sul mio surf di Spider Man, lei mi traina. Neanche male. Poi Fastidio ha freddo, usciamo ma dopo la pausa io voglio rientrare. Mamma vieni con me? Mamma vieni con me? Ma Fastidio non ne vuol sapere di venire con me. Intanto il mare mi chiama, Spider Man mi guarda, e io non ce la faccio più: vado e basta. Ci sono perfino altri bambini che giocano in acqua; strani esseri i bambini, mi ricordano qualcosa… Sulla strada del rientro noto il campeggio, l’area gioco comune, le casette, il cielo l’erba la vita. Chissà se Emma mi ha scritto mentre ero al mare?
Dopo pranzo chatto con Emma, “come un dodicenne”  dice Fastidio. Nel pomeriggio piscina piscina piscina! La sera gonfiabili e festa sfrenata! Non male essere in vacanza.
TERZO GIORNO
Mattina magnifica al mare, acqua come olio e temperatura ottima. Andando e tornando dal mare passiamo per l’entrata principale del campeggio, dominata da uno strepitoso castello di scivoli, tunnel e scale dove si arrampicano, attirati come mosche, tutti i bambini del campeggio. Ieri l’avevo occhieggiato, ma oggi non resisto e ci faccio un salto – chiedo però a mamma e papà che restino in zona. Dei bambini mi chiedono di giocare con loro, ma penso: e la mascherina? E il distanziamento sociale? Come vorrei che qualcuno mi avesse dato retta, e per il compleanno mi avesse regalato la maschera anti-gas – quella sì che mi avrebbe protetto. Mi unisco agli altri, ma circospetto. E’ un castello davvero figo, accoccolato sotto l’ombra dei pini marittimi dove la brezza marina rinfresca anche dentro ai tunnel: al diavolo anche il virus…
QUARTO GIORNO
Sono in vacanza. Al mare nuoto per ore, con mamma o da solo in base alle voglie. In campeggio ogni scusa è buona per fare il matto nel castello di scivoli, assieme al resto della marmaglia. In piscina trovo amici anche lì, che belli i campeggi e questa anarchia fra Nani. Peccato dover rientrare! Tanto più che in questi giorni non avevo compiti da fare, grazie al diktat della maestra Lidia “Che la vacanza sia vacanza!”. Vabbe’, domani se non altro inizia il centro estivo e potrò ricominciare.

La maestra

scritto da Mamma il 21 Giugno 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? Ma intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione – questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata. .
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione da parte sua dimostra che il problema è ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente in quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Diario

scritto da La Creatura il 5 Giugno 2020

22 Maggio
Caro diario, l’altro ieri mi sono scaricato un videogame davvero fantastico. Si chiama Goat Simulator sei. E’ una capra che può fare quello che vuole, l’obiettivo è raccogliere le statuette. Il mio mondo preferito è quello della capra zombie – ma non l’ho ancora sbloccato. Domani forse lo sbloccherò.
28 Maggio
Caro diario, ieri ho tagliato l’erba di tutto il giardino dei nonni con il tosaerba. Era faticoso, ma vabbè. Ero vestito con t-shirt, pantaloni corti e ancora sudavo, sudavo. Alla fine sono stato contento di tutto il lavoro fatto.
29 Maggio
Caro diario, da grande voglio far parte della Swat, che una associazione anti-criminali. Hanno giubbotto anti-proiettile, pistola, sniper, M16, taser e manette. Mi piace perché potrò aiutare le persone. Questo è un sogno.
3 Giugno
Caro diario, questo fine settimana sono andato a prendere la bici nuova. C’era un sacco di fila, siamo arrivati alle 16:00 e ce ne siamo andati alle 18:00. La bici è verde, blu e nera. Poi ieri ho fatto un bel giro in bici con la mamma.
4 Giugno
Caro diario, ho un cane che si chiama Whisky. E’ un cocker, ha le orecchie lunghe, col pelo dal colore come il liquore whisky. Lo vizio con un biscotto al giorno. Due settimane fa l’abbiamo tosato, aveva un sacco di nodi nel pelo. L’ho soprannominato ‘talpone’.

Esausti ma felici

scritto da Mamma il 31 Maggio 2020

Infine, la vita sociale. Carica tutti in auto – anche il marito, che sbuffa rumorosamente da quando s’è svegliato – parti, guida e arriva a destinazione in luogo rigorosamente inter regionale. E là, dopo mesi, rivedi genitori, fratello e rispettiva famiglia. Il pupo non sta nella pelle per rivedere il cugino, e appena può si infratta con lui per giocare a Minecraft Dungeon (premio di papà a lui e a sé stesso, per essere arrivati vivi in fondo alla reclusione). Tu e il marito invece vi aggirate smarriti in casa altrui, vi sentite un po’ nudi per l’assenza di mascherina e anche un po’ inermi – com’è che si faceva a fare conversazione? Per fortuna si fa all’italiana, cibo e vino sciolgono presto le lingue e ci si scopre tutti rilassati e contenti di potersi rivedere.
E pazienza se la sera, rientrati a casa, ci si sente esausti come dopo un viaggio in diligenza durato un giorno; resta il fatto che è stato bello rivedersi, e che eravamo davvero, tutti rilassati. Dopo mesi trascorsi in casa assieme, a cucinare a vedere film a leggere, anche se abbiamo tele-lavorato tutto il tempo comunque non c’erano il calcio, il catechismo, il mio taichi, gli amici, gli impegni extra, le spese varie; idem per mia nuora, e la differenza s’è vista. Per qualche mese abbiamo tutti vissuto con ritmi più umani, e di conseguenza lo siamo diventati, più umani, cioè meno isterici e stanchi e ossessionati dagli impegni. Ma perché deve arrivare un Coronavirus e mettere in ginocchio l’economia mondiale, per poter condurre una vita più umana? Se non fosse che il pupo pagherà per tutta la vita i mesi di scuola perduti, quasi quasi ci metterei la firma.

Alla grande!

scritto da Babbo il 17 Maggio 2020

Finalmente solo, padrone del tempo e dello spazio: va alla grande! La mattina li vedo partire, li saluto facendo la faccia triste, l’espressione da ‘cattivi, mi lasciate tutto solo’, ma appena chiudo la porta: libertà. Libertà di chiamare in viva voce senza sentire litigi in sottofondo, di stare ore in videoconferenza senza nessuno che mi interrompa, di saltare pranzo se il lavoro lo richiede, di consumarmi anima e corpo per il mio ufficio a distanza. Questa si che è vita!
Poi la sera rientrano: lei intenerita di trovarmi a casa – dopo una vita di io che torno a ora tarda, o non torno affatto – e lui troppo stanco per rompere i coglioni. A parte quando si agita perché gioca troppo coi videogiochi, e urla e litiga, ma in quel caso non è stanchezza, non è il decadimento neurologico provocato dai videogiochi e previsto dai pediatri: è che lui è CATTIVO. Chi l’avrebbe detto, così piccolo e già così marcio. Quel bambino è una vera delusione; eppure anche sua mamma mi delude, sta in fissa con la babysitter e non lascia mai il pupo a casa tutto il giorno, col suo caro papà che non può seguirlo coi compiti e non gli controlla il tempo che sta sui videogiochi. In fondo sono tutti e due CATTIVI.
Mia moglie afferma che uscire di casa le fa bene, e che a forza di tele-lavorare sto diventando irascibile, paranoico e schizofrenico. Eppure esco ogni domenica a fare una bella scarpinata, come fa a dire che vivo chiuso in casa?! E quando mi arrabbio col bambino ho i miei buoni motivi, è lui che si comporta in modo imperdonabile mica io che m’incazzo facile. La verità è che sto molto meglio a casa da solo, e che non mi manca un cazzo – non mi mancano moglie e figlio, non mi mancano i colleghi, non mi mancano gli amici, non mi manca NESSUNO. Paranoica sarà lei, e pure cieca: come fa a non accorgersi che sto ALLA GRANDE?!

Parvenza di normalità

scritto da Mamma il 16 Maggio 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Tana libera tutti

scritto da Mamma il 1 Maggio 2020

Mentre il Governo annuncia pallide e graduali riaperture, il sito “La Regione risponde” potrebbe anche intitolarsi: tana libera tutti!
Mentre mio marito prevede il tele-lavoro ancora per qualche mese (ma lui lavora per una grande azienda), il nostro titolare si aspetta che da settimana prossima rientriamo tutti. Ed io, stremata da settimane di battaglie quotidiane e urla e acrimonia reciproca, per il bene della Creatura capitolo senz’altro: ma si, torniamo in ufficio, così la Belva starà dalla babysitter la mattina e dai nonni il pomeriggio, vedrà sua cugina, riprenderà a vivere.
Certo, se Lyon si decidesse a sfornare qualche video-lezione sarei più serena. Mi sento colpevole nel rifilare la Belva alla babysitter, nello stato regredito e intrattabile nel quale si trova ora. Spero con tutto il cuore che di fronte a una estranea – per quanto la babysitter faccia ormai parte della famiglia – la Belva ridimensioni i suoi deliri di onnipotenza, e accetti il suo prosaico destino con più leggerezza = che faccia i compiti senza tante storie. Che poi, fosse un bambino dalle serie difficoltà cognitive capirei anche quel suo senso di rifiuto; ma la testa fina non gli manca, appena si applica un pochino riesce in tutto, ma perché starnazza sempre come una papera sotto attacco? Non a caso in queste settimane si è riletto spesso le vecchie strisce di Paperino: quanto si identifica nella sua irascibilità!
Spero anche che uscire di casa alleggerisca alcune tendenze regressive, come la ricerca e l’uso di giochi tipici di quando andava alla Materna: la macchinina di Paperino (vedi sopra), le rassicuranti app di quando era piccolo (le mitiche Toca Boca!). E poi, parliamo del suo amico Pallone – Palla per gli amici. Come Tom Hanks, Elio è diventato inseparabile da lei: si sposta per casa con Palla fra i piedi, se la tiene sotto la scrivania mentre simula di fare i compiti, tenta di tenerla fra i piedi anche mentre mangia. Mamma Malvagia gli ha proibito di portare Palla in cucina, lui puntualmente se ne frega e arriva con Lei, dando la stura all’ennesimo litigio. In queste settimane ho lanciato e calciato Palla innumerevoli volte, ma ovviamente al primo muro è sempre rimbalzata indietro. Certi giorni l’ho pure chiusa in armadio, perché è scientifico: poche ore senza Palla e la Belva torna più tranquilla; appena Palla-amica-alleata torna fra i suoi piedi, la Belva alza la cresta e comincia a fare richieste pindariche – sembra Macchianera: se non mi date 10 milioni di dollari faccio saltare in aria il mondo!
Ma a chi la racconto: ancora e sempre privo di un contatto visivo e frequente con le maestre, la Belva ci farà benino settimana prossima – il fascino della novità – per ripiombare nel suo mare di astio non appena avrà fatto l’abitudine alla nuova gestione famigliare. Se non altro dovrà dividere il suo astio fra me, la babysitter, i nonni e la cugina: speriamo quindi che le singole dosi siano più leggere.

Vincerò!

scritto da La Creatura il 21 Aprile 2020

Vincerò! Io non sono solo: c’è Lyon, sua morosa, i suoi amici, il suo cane.. ecco la mia vera famiglia.
Non la Signora Sotutto, e il suo ridicolo Giullare. “Fa questo, fa quello, gnè gnè gnè”: la loro giornata è fatta di ordini, di regole vuote. Io invece sono un bambino LIBERO!, mi comanda solo il cuore. E i fumetti. E i videogiochi. E il pigiama.
Che bello poltrire tutta la mattina in pigiama, crogiolarmi a letto leggendo fumetti mentre i due lavorano – CHE SFIGATI! Schiavi del computer, schiavi del telefono, schiavi delle loro regole assurde. Stai seduto così, non dire queste parole, vestiti colà, fa colazione; “La cucina è aperta dalle 7 alle 7:30, poi chiude!”, una delle tante minacce della Signora Sotutto. E poi: tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, se la porta era chiusa richiudila dopo essere entrato, spegni la luce quando esci dalla stanza, fa i compiti fa i compiti fa i compiti… NOIOSI! PEDANTI! Tutte queste regole sono una seria minaccia alle mie libertà personali. Ma che vuole da me quella?, manco fosse una maestra.
E oggi, oggi la vedranno. Mi rilasso. Mi riposo e mi diverto. Posso vivere senza colazione, e dimostrerò che si sta benone anche senza merenda e senza pranzo. Io, il libro di Lyon e il mio amico pigiama. Io, un Topolino e il mio amico cuscino. Io, un Asterix e il mio amico piumone. Altro che strisciare come una larva fra un compito e l’altro, inventarmi scuse per allungare le pause di riposo, gironzolare in corridoio giocando invece di affrontare matematica: ma perché non l’ho fatto prima?! E lei, lei minaccia di lasciarmi a digiuno se non collaboro: è davvero alla frutta, è vecchia, robe da telefilm anni ’50. La tizia è proprio una noob: non capisce che la mia anima è online, e gli youtuber sono i miei fratelli – dopo anni che le chiedo un fratello o un cane o un gatto, mi sono organizzato da solo. Mamma, ascoltami: potrai anche incatenare il mio corpo, ma non avrai mai il controllo della mia mente. Ti sembro imbozzolato a letto, in realtà sono ALTROVE. Non mi avrai mai.
Solo non ho capito una cosa: che c’è per pranzo?

Come prima, più di prima

scritto da Babbo il 15 Aprile 2020

A me sembra tutto come prima. Ok, ammetto che trovare il pranzo pronto non sia spiacevole. E anche poter lavorare concentrato, senza un folletto che entra esce entra esce entra esce dal salotto, è un bel cambiamento. Ma i rumori molesti sono raddoppiati: prima era solo la Belva, ora c’è anche Mamma Esaurita che urla contro la Belva. Per fortuna da qualche giorno i due si barricano dietro a DUE porte chiuse, le urla si sentono meno e riesco a concludere le mie conference call con un po’ più di serenità.
Sono ormai quasi due mesi che Belva non va a scuola, e gli effetti si vedono. Cattivo umore, urla facili, sempre più restìo a fare i compiti, e compiti fatti sempre peggio – o almeno così dice mia moglie. Ma soprattuto urla facili: inizia a urlare appena si alza, e le ultime urla le tira prima di andare a dormire. E’ così da quando anche mia moglie lavora da casa, e cerca di imporre un minimo di disciplina allo scandire delle ore – ma Belva non sembra aver apprezzato il cambiamento. Mia moglie sperava che pasti regolari e un minimo di attività fisica quotidiana fossero sufficienti per far tornare Belva il bambino simpatico che conoscevamo, lei e la sua fede cieca che la mens sana stia nel corpore sano. Ma non ha fatto i conti col deterioramento cerebrale che l’isolamento sociale procura sui Nani: la disgrafia regna sovrana, l’irrequietezza fisica (calcio, come ci manchi!) non permette alcuna concentrazione mentale, la latitanza delle maestre lo ha reso indifferente a ogni forma di minaccia.
Già, le maestre: ma che fine hanno fatto ‘ste maestre? Ogni settimana ci stampiamo un pacco così di foglietti ed esercizi di ripasso. Unico contatto diretto: “Se avete bisogno, scrivetemi un’email”. Già, ce lo vedo un disgrafico ostile di nove anni che scrive le mail alla maestra. Ho sempre pensato che il programma scolastico d’oggigiorno mirasse solo a sfornare un esercito di impiegatini pronti a chinare il capo, e l’opzione email-alla-maestra ne è una conferma.
Almeno però sono riuscito a farlo leggere. Gli ho comprato un fumetto ispirato ai videogiochi, e scritto dal suo idolo del momento – lo youtuber Lyon. Lui adora Lyon, sta imparando a giocare a Roblox grazie a lui, gli è simpatica perfino la morosa di Lyon, e i suoi amici, insomma ciò che Lyon fa o pensa è cosa buona e giusta. E il fumetto se l’è letto, nel senso proprio di leggere le parole, e non di sfogliare le figure come fa di solito. Nelle settimane scorse già aveva iniziato a leggere piccoli brani dai fumetti di Zerocalcare, ma con Lyon è successo il miracolo e ha letto tutto dall’inizio alla fine. Forse, invece che aspettarmi qualcosa dalle maestre dovrei chiederle a Lyon, le videolezioni.

Io ti salverò

scritto da Mamma il 4 Aprile 2020

Una settimana fa, venerdì scorso, rientro a casa morta di stanchezza e mi ritrovo in mezzo all’Inferno: insulti che volano, urla, capricci dei piccoli e capricci dei grandi, il delirio. La furia congiunta dei due hikikomori dopo una settimana di anarchia, pasti saltati e reciproco disprezzo. Il sabato successivo ho alzato il telefono e chiamato il titolare dell’azienda dove lavoro: o mi prendevo congedo parentale, o iniziavo a lavorare da casa. Per fortuna è stata accordata la seconda opzione.
Non era una concessione così scontata, visto che settimane prima il ns tecnico informatico aveva dichiarato a tutti: non siamo strutturati per poter permettere il tele-lavoro. Io avevo preso atto, ma nelle settimane successive avevo assistito alle defezioni: prima è scomparsa tizia, dopo qualche giorno anche caia ha fatto i bagagli, alla faccia del non essere strutturati. Quindi l’azienda non era strutturata ma per alcuni si, e alla fine ho avanzato anche io la mia richiesta.
Ed ora, eccomi qui. Frastornata dal cambiamento, e in fase organizzativa. Ad esempio la mattina devo impostare il pranzo, così quando stacco nel giro di un’ora riusciamo a mangiare e costringo il pupo a fare due passi con me. Oppure il pane e latte freschi posso prenderli dal fornaio qua vicino, che apre alle 7 – e con l’occasione prendo una ciambella per la creatura. Piccoli aggiustamenti da massaia in smart working, che fa spesa solo al sabato in modo che fino al pranzo del venerdì successivo ce ne sia per tutti, e che per allora il frigo risulti semi-vuoto e pronto per il carico successivo.
Nel frattempo, mentre lavoro e passo ore al telefono in sala da stiro, controllo il pupo. Gli preparo i compiti da fare a inizio mattina, e me li faccio mostrare e li correggo mano mano che li svolge. Gli preparo la merenda. Lo riprendo se so che in quel momento dovrebbe fare matematica, eppure sento le molle del suo letto rimbalzare allegre. Passo la giornata a urlargli, dalla sala da stiro a camera sua (che per fortuna è attigua) cose come:
Cosa stai facendo?
Non dovresti fare questo?
Guarda che ti manca ancora quello, inizia.
Quand’è che finisci la pausa?
Hai finito la pausa, ora fa quell’altro.
In pausa pranzo lo costringo a fare due passi con me, e di nuovo la sera – settimana scorsa aveva perfino smesso di scendere in cortile a giocare. E faccio in modo che mangi sia a pranzo che a cena. Fra tutti questi sforzi e il fatto che le maestre, à la bonne heure!, chiedono di vedere i compiti svolti dai ragazzi, sono certa che gli scatti d’ira e il suo delirio anarchico presto si placheranno. Andrà tutto bene!