Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Tutto per me

scritto da La Creatura il 19 Ottobre 2020

Ho papà tutto per me, da settimane. Mi prepara la colazione, mi porta a scuola ogni mattina, la sera mi coccola e chiacchieriamo e ci raccontiamo un sacco di cose. Non pensavo che l’operazione della mamma scatenasse un tale Paradiso; perché non l’abbiamo fatto prima?
Soprattutto la mattina, quello è il nostro momento. Spariamo cazzate durante colazione, e spariamo cazzate mentre ci vestiamo – sono il campione mondiale di lentezza nello scegliere e infilare i calzini, quante cazzate riusciamo a scambiarci in quel tempo dilatato! Ma specialmente, spariamo cazzate mentre papà mi porta a scuola in auto, con la sua auto.
Il nostro argomento preferito è Manu, cioè Manuele il mio migliore amico nonché compagno di classe. Ci inventiamo un sacco di storie sceme su di lui, tipo:
– compito di matematica, sulle sottrazioni. Io prendo 9, Manu prende 2. “E perché prende 2?!” chiedo io eccitato e ridacchiante, cercando di immaginare che cazzata stia per sparare papà. “Perché invece di fare le sottrazioni sul quaderno, ha sottratto la borsa alla maestra” è la risposta. Oppure:
– religione, interrogazione su Mosé. Io prendo 8, Manu prende una nota sul diario. “Come mai!?” chiedo io mentre soffoco dalla ridarella. “Che ci vuoi fare, non gli veniva in mente chi ha adottato Mosé da piccolo, allora per la rabbia ha bestemmiato”. Oppure:
– italiano, tema sull’Autunno. Io prendo 8, Manu prende 10. Papà mi ha preso in contropiede, “Ma come è possibile che ha preso 10?” chiedo sospettoso. “Perché in realtà quel giorno ha mandato a scuola il suo criceto Alfonso, al posto suo; nessuno si è accorto della differenza e Alfonso ha scritto un tema bellissimo”. Infatti per la Prima Comunione a Manuele hanno regalato un criceto che si chiama Alfonso, che è diventato subito un nuovo personaggio delle nostre storie mattutine.
Papà è una miniera inesauribile di storie sceme su Manu o su Alfonso, e quando la sera torna a ore normali – da quando mamma è convalescente, capita abbastanza spesso – le storie gliele chiedo anche durante la cena. A volte la trama viene condita con abbondanti dosi di cacca e di pipì, altre volte le storie si basano su giochi di parole, altre volte siamo al puro nonsense – queste ultime di solito sono le mie; fatto sta che ci divertiamo come matti. Certe sere mamma si arrabbia, ci chiede di smettere e teme che io vomiti la cena, da quanto parto a ridere senza riuscire più a fermarmi: tutta invida! Anzi, più che invidia sarà gelosia: il babbo è mio e me lo tengo io!

 

Nostalgia per i demogorgoni

scritto da Mamma il 16 Ottobre 2020

Dopo quattro settimane di convalescenza, il rientro al lavoro.
Il mio rientro dall’ospedale è coinciso con l’uscita dell’ultimo giallo della Galbraith: un libro provvidenzialmente lungo, che fra un pisolo e l’altro ho impiegato due settimane a leggere. Molto meglio di una anestesia, e difatti malgrado il drenaggio sempre appresso non ho mai sentito alcun dolore fisico.
Una volta tolto il drenaggio, il corpo ha iniziato a farsi sentire e l’incanto è finito. Il dolore però aiuta a capire con che forze e in che modo riprendere una vita normale, quindi pur continuando ad avere i genitori per casa a dare una enorme mano – spesa, pasti, lavaggio piatti, gestione biancheria – ho ripreso a vivere. A quel punto il libro giallo era finito, e ho iniziato un altro tipo di anestetico: ogni giorno una puntata di Stranger Things, prima e seconda serie. Io che mi lascio impressionare da tutto ho trascorso due settimane in uno stato semi-onirico di agitazione, e ogni giorno a fine puntata mi si svuotava l’intestino per la tensione; da tenerne conto, se in vecchiaia dovessi iniziare ad avere problemi di intestino pigro.
Alla quinta settimana gli anestetici erano finiti e sono rientrata al lavoro. Spaesamento, fatica fisica, la stessa disorganizzazione cronica che avevo lasciato, relazioni umane complesse fra colleghi stupendi e colleghi iene che ti pugnalano col sorriso. E immersa in quella complessità, chi l’avrebbe mai detto, fin dal primo giorno ho iniziato a provare fitte di nostalgia per i demogorgoni, specialmente per la versione demo-cani della seconda serie – fan quasi tenerezza. Mi è sembrato che perfino un demogorgone fosse una creatura onesta e apprezzabile, con la quale si può discutere, al confronto di certi colleghi paraculi che occultano la propria disorganizzazione attribuendo tutti i problemi agli altri reparti. Da domani inizierò la terza serie, magari anche solo una puntata a settimana, e mi struggerò dalla nostalgia.

La odio

scritto da La Creatura il 4 Ottobre 2020

Da settimane viviamo coi nonni sempre in casa. La nonna è sempre là che mi insegue: e siediti bene, e smettila di guardare video su YouTube, e comportati bene… sembra zia Polly, la zia di Tom Sawyer, che non per niente viveva nell’Ottocento. Quando finalmente nel weekend restiamo soli, io mamma e papà, quest’ultimo ogni tanto mi minaccia tipo “Attento che se non fai così e cosà, chiamo la nonna”. Vigliacco!
Nel frattempo mamma è sempre a casa. Io vado a scuola, pure col tempo pieno, mangio le schifezze della mensa, mi sbatto faccio una fatica immensa, porto a casa voti spettacolari, e intanto lei è a casa. Fa la malatina, e non ricordo mai qual è il lato dove non posso abbracciarla – ogni tanto mi guarda storto e mi chiede di stare attento, ma io DAVVERO non riesco a ricordare su quale lato sia stata operata! Anche perché prima aveva Osvaldo, una strana sacca che si portava sempre dietro per raccogliere il sangue; ora senza Osvaldo a guardarla sembra sana e normale, è difficile credere che sia stata operata. Secondo me è tutta scena, così può stare a casa a spassarsela mentre io ogni mattina vado a sgobbare.
Ma almeno si sente in colpa per questa profonda ingiustizia, e quando la sera torno a casa stanco morto e, ripeto, con voti SPETTACOLARI, mi permette di giocare più a lungo coi videogiochi, e mi permette di vedere qualche video su YouTube. Lei dice che è un premio, perché a scuola sono bravo e perché coi videogiochi non mi innervosisco e non divento rabbioso; ma secondo me è per cattiva coscienza, lo sa che non è giusto – lei tutto il giorno a casa a fare la pensionata inferma, e io tutto il giorno a scuola a farmi in quattro.
Su YouTube in questi giorni mi sto appassionando ai giochi di Mafia, grazie a Thelonegamer. Mi sono fatto spiegare da mamma cos’è il Proibizionismo, e ho scoperto che il movimento che ha portato al Proibizionismo veniva già descritto nella storia di Tom Sawyer. Ho ADORATO Tom Sawyer, quello stronzetto, e adesso mi sto facendo una cultura con Huckelberry Finn. E mi aspetto che mamma continui a leggermi un libro la sera per almeno altri dieci anni, se vuole farsi perdonare questo periodo a casa.

E-mail dall’ospedale

scritto da Mamma il 15 Settembre 2020

Ciao paperotto,
è il tuo secondo giorno di scuola e sei già a casa col classico ‘mal di pancia’?! Accidenti, spero che la mattina di ieri non ti abbia ricordato che la scuola FA SCHIFO, e che non sia questo il motivo del tuo vomito, ieri sera. È andata così male? Eppure la babysitter mi ha girato alcune foto dal tuo quaderno: hai scritto meravigliosamente!!! Chissà che fatica hai fatto, cucciolo.
Quindi oggi che farai, a casa tutto il giorno coccolato dai nonni e da tuo papà in smart working? Almeno leggi un po’ di Stef e Phere, mi raccomando.
Qua siamo in piedi solo da stamattina, ieri a letto e a digiuno tutto il giorno. In allegato ti mando la foto del mio succulento pranzo – roba cucinata davvero!, niente catering in questo ospedale, sono commossa.
In questi giorni il babbo ti ha letto Tom Sawyer, prima di addormentarti? Mannaggia gli ultimi capitoli sono i più emozionanti, volevo leggerteli io!
Come sta la tua pancia? Ti senti meglio? Spero che domani tu possa rientrare.
Stamattina non mi sono neanche lavata il petto, apposta per farti vedere i segni di pennarello che mi hanno fatto ieri, tipo mappa coi vari tagli del maiale che si vede a volte dal macellaio. La tetta operata però non potrai vederla, è coperta dalle bende e inoltre ha il drenaggio – è una sacca dove si raccoglie il sangue, nei prossimi giorni dovrai stare attento a non sederticisi sopra. Come vi ho scritto ieri, avevi ragione!: mi hanno davvero fatto una X col pennarello (tipo: qui c’è il tesoro) sulla zona di tetta da operare; ma adesso che l’hanno operata non si vede più, restano solo i segni sul lato non operato.
Spero di riabbracciarti presto, è confermato che mi dimetteranno stasera. Tieni conto che devo tenere a riposo il braccio sinistro, quindi potrò abbracciarti solo col destro.
A presto, Memma

Ho imparato

scritto da La Creatura il 13 Settembre 2020

Ho imparato a ballare il Sirtaki. Batto il tempo col piede, anche se solo col sinistro. So scendere le scale al contrario. Sto su una gamba sola, saldo e sicuro come un fenicottero – più o meno. Scrivo in modo sempre stentoreo, ma comprensibile, e ora che ho capito come si tiene una penna in mano riesco perfino a vedere quello che ho scritto, e a correggermi l’ortografia. Sto imparando a mettere in ordine i pensieri, per poter descrivere persone o luoghi. Sto perfino studiando come si fa a saltare la corda – ma non saprei dire se lo imparerò mai, ne dubito. In cambio ho aiutato mamma a fare il budino, per mescolare giravo il polso come ora faccio con la penna, e mamma si è sdilinquita; come si sdilinquiscono facili, ‘ste mamme.
Domani inizia la scuola: sono super contento di tornare a stare coi miei vecchi compagni di classe, ma dovrò diminuire le mie visite alla Maestra Lidia, io sarò più impegnato e lei pure, inizierà a seguire anche altri bambini. Ma sono stati mesi di grandi soddisfazioni, non voglio assolutamente smettere di vederla. La Maestra Lidia è davvero una pro!!!

Non molto forte, ma incredibilmente vicino

scritto da Mamma il 6 Settembre 2020

Dopo anni di alti e bassi della suocera, la malattia bussa anche alla nostra porta. Il ricovero è previsto fra una settimana, alla creatura diamo spiegazioni sommarie: mamma non ci sarà per un paio di notti, un piccolo intervento. Il fatto è oscurato dall’imminente inizio della scuola, dalle precauzioni per il coronavirus previste dal dirigente scolastico – poche e vaghe – nonché da un netto peggioramento della suocera, la cui malattia è partita alla conquista del corpo e nessun dottore, a questo punto, sa più come fermarla.
Dopo mesi di meditazioni con me stessa, anche prima che il mio scenario di salute peggiorasse, ero giunta alla conclusione di non essere davvero spaventata all’idea di un mio fine vita, quanto dall’idea del Nano solo soletto, senza una super-mamma a guardargli le spalle – soprattutto per la sua disgrafia e tutto quel che ne consegue. Non riuscivo ad accettare l’idea della malattia, senza sciogliere il nodo dell’angoscia: chi si sarebbe preso cura del bambino?
Certo, ho un marito e qualcosa può fare anche lui. Ma dopo anni di gestione quasi esclusiva – io lo porto a scuola, io lo porto dalla pediatra, io gli compro i vestiti li lavo li stiro, io ogni mattina gli scelgo i vestiti, io gli punto sempre il timer (implacabile) quando usa i videogiochi, io ogni sera controllo il diario e i quaderni per vedere come ha lavorato a scuola, io ogni mattina gli preparo la merenda, io la nazista chiedo e ottengo disciplina, io lo porto dal dentista e dall’oculista, io trovo una babysitter e gestisco i rapporti con lei, io gli cucino, io gli leggo un libro ogni sera prima di dormire – mi manca il fiato al pensiero che possa restare senza tutto questo. Da una parte la vanagloria della mamma che si sente indispensabile; dall’altra penso a un’amica con un caro amico orfano, e con un orfano per secondo marito: sostiene che gli orfani siano diversi, lo senti che hanno un vuoto e senti la loro tensione per il perenne tentativo di colmarlo.
Il tutto è complicato proprio da mio marito: ha già la pressione alta, ed è nipote di un nonno morto d’infarto a 52 anni, mentre andava in bicicletta. Allegriaaaaa!
Qualche tempo fa, infine, il loop delle mie sere angosciate – mi sono arrovellata per mesi! – si è interrotto. Un pensiero folle: faccio testamento, scrivo nero su bianco che in caso sia io che mio marito mancassimo prima dei 21 anni della creatura, nomino quale tutore legale una coppia di amici di famiglia, nostri coetanei, senza figli, assennati e simpatici ma soprattutto dotati di grande affetto umano. E ciò mi basta, perché so che quando c’è l’affetto, poi da là in poi si può costruire qualsiasi cosa.
E così, mi sono fatta trovare preparata agli eventi successivi a quella scelta. Il testamento è pronto, ora finalmente potrò concentrarmi su altro. C’è ancora tanto da fare!

Se son rose, fioriranno

scritto da Mamma il 30 Agosto 2020

Un piccolo riepilogo delle vacanze di Ferragosto.
All’alba appena partiti, il pupo compone il motivetto che sarà il tormentone dell’estate: noia-palle, palle-noiaaaaaa… Per fortuna il babbo della creatura è già pronto, apre Audible e fa partire i libri di Johnny Rosso, la serie dedicata agli zombie: plot pretestuosi sostenuti da buona scrittura, e ottima lettura. Il pupo si placa e il viaggio neanche lo sentiamo.
Stavolta al mare portiamo il gommone gonfiabile. Immersi per ore nell’acqua cristallina – par di stare in Grecia – mai troppo fredda né troppo calda, il gommone usato nel verso dritto o in quello rovescio diventa: taxi acquatico per gite lungo la riva (“Mamma, mi porti un drinckino?”), rifugio per il riposo fetale, materassino per prendere il sole, tavola da surf da cavalcare in piedi, piattaforma per i tuffi. Perfino papà che normalmente è terrorizzato dall’acqua, sta immerso fino al collo e gioca assieme a noi: tenere il gommone lo rassicura, il colore dell’acqua e del paesaggio nell’entroterra lo incanta.
Quando non passiamo la giornata al mare, facciamo le consuete gite nei dintorni. Le visite sono accompagnate dal solito canto “Noia-palle, palle-noiaaaaaa…”, e da richieste assillanti tipo “Quando torniamo a casa?”, “Adesso possiamo tornare?”. Neanche una antica fortezza militare lo smuove da quest’anda da dodicenne videodipendente e indifferente a tutto. Poi appena rientriamo, la maestra Lidia gli fa scrivere un tema sulle vacanze ed ecco che vengono fuori i nomi e le caratteristiche di tutto quanto visitato – ricorda tutto, il nano malefico!
Durante le ferie portiamo avanti un po’ di compiti di scuola: qualche capriccio c’è ancora, ma in generale la creatura è molto più collaborativa di una volta, e la scrittura è totalmente cambiata. Ovvio che non potrà mai scrivere in modo ordinato o gradevole, ma almeno adesso lo stampatello è comprensibile, l’impugnatura della matita è stata stravolta ed oltre ad avere più controllo e mobilità del polso, ora il bambino vede quello che scrive e quindi si auto-corregge quando fa errori di ortografia. Santa maestra Lidia!
Appena torniamo riprende il lavoro con la maestra Lidia, che vuole approfittare di queste ultime settimane libere prima dell’inizio della scuola. I due lavorano sia sull’ortografia che sul metodo del riassunto, quanto sulla ginnastica – in piedi, sulle scale, su un tappeto di casa. “Vede signora, prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, per un bambino è fondamentale imparare a conoscere il proprio corpo. Solo un bambino sicuro del proprio corpo potrà trovare la forza di superare qualsiasi problema incontrerà nella vita”. Qualsiasi cosa lei proponga, il pupo esegue senza fiatare – mai un “Sono stanco” o “Mi fa male qua”, e le lezioni durano due ore! A questo punto non me ne frega più niente dell’inizio della scuola e dei futuri risultati scolastici: quello che il pupo sta imparando con la maestra Lidia, va ben oltre qualsiasi cosa la scuola potrà mai insegnargli.

Ritorno alla normalità

scritto da La Creatura il 26 Giugno 2020

Mercoledì sera scorso sono salito in auto, abbiamo viaggiato di notte e siamo andati qualche giorno al mare.
PRIMO GIORNO
Mi sveglio poco dopo le 6 del mattino, come mio solito. Luogo sconosciuto, sensi all’erta. Esigo il mio regalo di compleanno: mini armi per gli ometti Lego, un sogno che si avvera. Salto la colazione, così posso restarmene sul lettone. Gioco là tutta la mattina, finché Miss Fastidio per pranzo non mi costringe a togliermi il pigiama. Non voglio andare al mare! Lasciatemi qua, nel mio regno conosciuto. Ora di metà pomeriggio un po’ mi stufo; nel frattempo Fastidio è andata a vedere la piscina del campeggio e spergiura che è proprio bella. Mi azzardo a scendere dalla mia comfort zone, costumino, due passi e ci siamo (per fortuna è molto vicina). Appena mi immergo dichiaro, con la faccia di uno che aveva dimenticato come si sorride davvero:“Non voglio andarmene mai più!!!”. Ogni tanto esco dall’acqua a farmi incoraggiare da Fastidio, ma lo ammetto, inizio a rilassarmi. Ora di cena mi concedo piadina, gonfiabili, mercatino notturno, e mi scambio messaggi vocali con Emma, la figlia di un’amica di mamma. Non vorrei mai rientrare a dormire, che bella la vita.
SECONDO GIORNO
Obbedisco a mamma-fastidio e andiamo al mare. Mi aggiro con sospetto sul bagnasciuga. C’è un banco di meduse piccole e bianche conficcate nella sabbia. C’è gente. L’acqua è fredda, ma anche invitante. Ottengo che mamma-maggiordomo venga a fare il bagno con me: io come una cozza sul mio surf di Spider Man, lei mi traina. Neanche male. Poi Fastidio ha freddo, usciamo ma dopo la pausa io voglio rientrare. Mamma vieni con me? Mamma vieni con me? Ma Fastidio non ne vuol sapere di venire con me. Intanto il mare mi chiama, Spider Man mi guarda, e io non ce la faccio più: vado e basta. Ci sono perfino altri bambini che giocano in acqua; strani esseri i bambini, mi ricordano qualcosa… Sulla strada del rientro noto il campeggio, l’area gioco comune, le casette, il cielo l’erba la vita. Chissà se Emma mi ha scritto mentre ero al mare?
Dopo pranzo chatto con Emma, “come un dodicenne”  dice Fastidio. Nel pomeriggio piscina piscina piscina! La sera gonfiabili e festa sfrenata! Non male essere in vacanza.
TERZO GIORNO
Mattina magnifica al mare, acqua come olio e temperatura ottima. Andando e tornando dal mare passiamo per l’entrata principale del campeggio, dominata da uno strepitoso castello di scivoli, tunnel e scale dove si arrampicano, attirati come mosche, tutti i bambini del campeggio. Ieri l’avevo occhieggiato, ma oggi non resisto e ci faccio un salto – chiedo però a mamma e papà che restino in zona. Dei bambini mi chiedono di giocare con loro, ma penso: e la mascherina? E il distanziamento sociale? Come vorrei che qualcuno mi avesse dato retta, e per il compleanno mi avesse regalato la maschera anti-gas – quella sì che mi avrebbe protetto. Mi unisco agli altri, ma circospetto. E’ un castello davvero figo, accoccolato sotto l’ombra dei pini marittimi dove la brezza marina rinfresca anche dentro ai tunnel: al diavolo anche il virus…
QUARTO GIORNO
Sono in vacanza. Al mare nuoto per ore, con mamma o da solo in base alle voglie. In campeggio ogni scusa è buona per fare il matto nel castello di scivoli, assieme al resto della marmaglia. In piscina trovo amici anche lì, che belli i campeggi e questa anarchia fra Nani. Peccato dover rientrare! Tanto più che in questi giorni non avevo compiti da fare, grazie al diktat della maestra Lidia “Che la vacanza sia vacanza!”. Vabbe’, domani se non altro inizia il centro estivo e potrò ricominciare.

La maestra

scritto da Mamma il 21 Giugno 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? E intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione: questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata.
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione del problema sottintende che esso sia ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente a quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Diario

scritto da La Creatura il 5 Giugno 2020

22 Maggio
Caro diario, l’altro ieri mi sono scaricato un videogame davvero fantastico. Si chiama Goat Simulator sei. E’ una capra che può fare quello che vuole, l’obiettivo è raccogliere le statuette. Il mio mondo preferito è quello della capra zombie – ma non l’ho ancora sbloccato. Domani forse lo sbloccherò.
28 Maggio
Caro diario, ieri ho tagliato l’erba di tutto il giardino dei nonni con il tosaerba. Era faticoso, ma vabbè. Ero vestito con t-shirt, pantaloni corti e ancora sudavo, sudavo. Alla fine sono stato contento di tutto il lavoro fatto.
29 Maggio
Caro diario, da grande voglio far parte della Swat, che una associazione anti-criminali. Hanno giubbotto anti-proiettile, pistola, sniper, M16, taser e manette. Mi piace perché potrò aiutare le persone. Questo è un sogno.
3 Giugno
Caro diario, questo fine settimana sono andato a prendere la bici nuova. C’era un sacco di fila, siamo arrivati alle 16:00 e ce ne siamo andati alle 18:00. La bici è verde, blu e nera. Poi ieri ho fatto un bel giro in bici con la mamma.
4 Giugno
Caro diario, ho un cane che si chiama Whisky. E’ un cocker, ha le orecchie lunghe, col pelo dal colore come il liquore whisky. Lo vizio con un biscotto al giorno. Due settimane fa l’abbiamo tosato, aveva un sacco di nodi nel pelo. L’ho soprannominato ‘talpone’.