Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘giochi di ruolo’

Tutto per me

lunedì, ottobre 19th, 2020

Ho papà tutto per me, da settimane. Mi prepara la colazione, mi porta a scuola ogni mattina, la sera mi coccola e chiacchieriamo e ci raccontiamo un sacco di cose. Non pensavo che l’operazione della mamma scatenasse un tale Paradiso; perché non l’abbiamo fatto prima?
Soprattutto la mattina, quello è il nostro momento. Spariamo cazzate durante colazione, e spariamo cazzate mentre ci vestiamo – sono il campione mondiale di lentezza nello scegliere e infilare i calzini, quante cazzate riusciamo a scambiarci in quel tempo dilatato! Ma specialmente, spariamo cazzate mentre papà mi porta a scuola in auto, con la sua auto.
Il nostro argomento preferito è Manu, cioè Manuele il mio migliore amico nonché compagno di classe. Ci inventiamo un sacco di storie sceme su di lui, tipo:
– compito di matematica, sulle sottrazioni. Io prendo 9, Manu prende 2. “E perché prende 2?!” chiedo io eccitato e ridacchiante, cercando di immaginare che cazzata stia per sparare papà. “Perché invece di fare le sottrazioni sul quaderno, ha sottratto la borsa alla maestra” è la risposta. Oppure:
– religione, interrogazione su Mosé. Io prendo 8, Manu prende una nota sul diario. “Come mai!?” chiedo io mentre soffoco dalla ridarella. “Che ci vuoi fare, non gli veniva in mente chi ha adottato Mosé da piccolo, allora per la rabbia ha bestemmiato”. Oppure:
– italiano, tema sull’Autunno. Io prendo 8, Manu prende 10. Papà mi ha preso in contropiede, “Ma come è possibile che ha preso 10?” chiedo sospettoso. “Perché in realtà quel giorno ha mandato a scuola il suo criceto Alfonso, al posto suo; nessuno si è accorto della differenza e Alfonso ha scritto un tema bellissimo”. Infatti per la Prima Comunione a Manuele hanno regalato un criceto che si chiama Alfonso, che è diventato subito un nuovo personaggio delle nostre storie mattutine.
Papà è una miniera inesauribile di storie sceme su Manu o su Alfonso, e quando la sera torna a ore normali – da quando mamma è convalescente, capita abbastanza spesso – le storie gliele chiedo anche durante la cena. A volte la trama viene condita con abbondanti dosi di cacca e di pipì, altre volte le storie si basano su giochi di parole, altre volte siamo al puro nonsense – queste ultime di solito sono le mie; fatto sta che ci divertiamo come matti. Certe sere mamma si arrabbia, ci chiede di smettere e teme che io vomiti la cena, da quanto parto a ridere senza riuscire più a fermarmi: tutta invida! Anzi, più che invidia sarà gelosia: il babbo è mio e me lo tengo io!

 

Che calcio sia

domenica, dicembre 8th, 2019

Dopo mesi che lo chiede, ho dato retta al pupo: quest’anno niente psicologhe, niente psicomotriciste, solo sport di squadra fra maschi con allenatori maschi. Sarà l’anno del calcio.
Personalmente sono sempre stata contraria al calcio, ne ho spesso sentito parlare male: che giocano solo quelli bravi, e i brocchi (come mio figlio) sono destinati alla panchina a vita; che già agli adolescenti viene consigliato l’uso di integratori per migliorare le prestazioni; che i genitori tifosi sugli spalti a volte danno il peggio di sé. Invece grazie a un compagno di classe del Nano abbiamo scoperto questa società sportiva, piccola ma ben organizzata, in un paese vicino, dove fanno giocare i bambini per divertirsi e non per vincere. Sia i bambini, che gli allenatori, che i genitori dei bambini sono tutta gente tranquilla: il calcio al suo meglio come esperienza formativa. A me è bastato andare a prendere il Nano la prima sera: ho sentito l’allenatore richiamare il Nano con un “Guarda la partita!”, e ho subito capito che ci sarebbe stata comunione di intenti fra le maestre e l’allenatore = la creatura deve imparare a concentrarsi in quello che fa.
Il pupo sembra contento. Lavora all’aria aperta, non si lamenta del freddo, cerca di impegnarsi, aiuta sempre a mettere via l’attrezzatura a fine allenamento. Finalmente lo vedo in un ambiente di maschi, e infatti non la smena che è stanco o che non ha voglia – classico suo giustificativo con le psicologhe. Se si ferma a fare la doccia con gli altri, impara pure un sacco di canzoni-sconce-da-doccia ed esce sghignazzando; anche se per questioni di tempo ho dovuto optare per la doccia a casa, altrimenti si cenava alle 8.
Certo per me è un massacro: esco dal lavoro e aspetto mezz’ora – ormai al freddo – che finisca l’allenamento. Si arriva a casa alle sette passate, e mentre lui si fa la doccia preparo la cena. Dopo cena lotto con le scarpe, per lavare via il fango, metto a lavare la biancheria sporca e preparo la sacca per l’allenamento successivo. A sua volta la ns babysitter certi giorni deve diventare matta per far fare i compiti al pupo in tempo zero, perché da casa sua al campo ci vogliono comunque quindici minuti d’auto e non c’è poi chissà che tempo fra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento. Insomma giriamo entrambe come trottole, ma il pupo è contento e almeno non vediamo più quel faccione falso di Hitler, e compensiamo la fatica con la serenità.
Mio marito, in realtà, avrebbe mandato il pupo da Hitler anche quest’anno. Ma io ho pensato: perché mandare il bambino a psicomotricità per risolvere i suoi problemi di irascibilità e immaturità, quando il papà del bambino a 40 anni suonati a volte ha gli stessi scatti irragionevoli? Quindi o mandavo a psicomotricità anche il padre del bambino, o mandavo al diavolo le psicologhe e regalavo al bambino la serenità e le opportunità di un sano sport di squadra. Poiché la prima opzione era impraticabile, è stato naturale scegliere la seconda: viva sempre la palla rotonda!

Stranger adults

domenica, maggio 19th, 2019

Io gli adulti proprio non li capisco. Queste sono la terza e la quarta psicologa che mi becco, da quando ho iniziato scuola. Che sia un gioco a chi ne colleziona di più, come le figurine dei Pokemòn? Forse ho la mamma ricca, però non le piacciono i vestiti fighi né i macchinoni, allora spende tutto in psicologhe per il suo adorato pargolo? Boh.
L’unico lato positivo delle psicologhe, questo è inconfutabile, è che per andarci esco prima da scuola e quindi perdo qualche ora, ogni settimana lo stesso giorno; è la mia piccola gioia settimanale. E forse c’è un altro lato positivo: diversamente dalla logopedista, le psicologhe non mi danno attività da praticare ogni giorno a casa con nazi-mamma; mi limito a stare con loro, le seguo col 10% della mia CPU nei loro discorsi e attività, sorrido quando mi sorridono e aspetto che il tempo passi, infine torno a casa come se non fosse successo niente. Tutto sommato è sopportabile.
Le due nuove personagge sono una tizia che fa le vocine dolci e fintissime, ma ben piazzata e che con una sberla potrebbe scagliarti in fondo alla stanza; e la sua collega bionda e carina, almeno lei carina davvero e non per finta come l’altra. Con la tipa grossa lavoro in palestra, con l’altra lavoro alla scrivania; in entrambi i casi mi spronano ad esprimere me stesso e il mio immaginario, salvo poi disgustarsi di quanto esprimo e cercare di correggermi. Tradotto: le armi fanno schifo, la guerra fa schifo, io non posso giocare a fare il Re dell’Universo. Ma non mi offendo, perché in fondo grazie a loro perdo qualche ora di scuola, e per riconoscenza cerco di farle contente come posso. Se non altro, in palestra salto e sudo e in qualche modo me la passo.
La seconda psicologa, quella dell’Asl, è convinta che lavorare con la terza e la quarta psicologa mi aiuterà ad essere meno incazzoso e ad imparare a concentrarmi in classe. Dopo un paio di mesi di attività, sinceramente né io né i miei né le maestre vedono alcuna differenza rispetto a prima; ma siccome i miei si stanno svenando per il costo esorbitante del servizio, presumo che almeno loro possano dirsi contenti – in fondo spendere soldi è quello che volevano, no?
Nel frattempo Angelo, un mio compagno di classe nonché amico, è da questo inverno che fa calcio e si trova proprio bene. Mi ha surclassato: siamo alla fine della terza elementare, ed effettivamente molti maschi stanno passando dall’amore per le armi alla passione per il calcio. A me il calcio non interessa, sono pure brocco e la palla mi fa paura, ma la massa è pur sempre la massa e se vuoi mischiarti con lei bisogna tapparsi il naso e tuffarsi. Quindi basta Minifigure Lego, ora quando chiedo un premio voglio le figurine del calcio, così a scuola possiamo scambiarci le doppie. E poi vorrei anche io andare a fare calcio con Angelo; ma temo che costi molto meno delle psicologhe, chissà se riuscirò a convincere i miei?

L’occhio di Sauron

giovedì, maggio 18th, 2017

Occhio di Sauron

Sono un babbo fortunato. In quanti per il loro compleanno ricevono un biglietto di auguri con l’occhio di Sauron e una battaglia fra orchi? D’altra parte, se papà trascorre l’inverno a guardare col suo bambino (mezzo film alla volta) tutto il ciclo del Signore degli Anelli e tutto il ciclo de Lo Hobbit, poi non può pretendere un biglietto pieno di sorrisi e cuoricini. Ho creato io questo mostro.
Oltre ai film, la creatura ci ha chiesto di iniziare coi libri. Almeno con quelli siamo andati in ordine: prima Lo Hobbit, e ora siamo a un terzo de Il Signore degli Anelli. Presumo non siano questi i testi di riferimento, quando i pedagoghi invitano i genitori a leggere ad alta voce ai pargoli; peccato, perché quelle astruse canzoncine e quegli assurdi nomi elfici sono un vero toccasana per l’intorpidimento cerebrale della creatura. Anche quando il pupo è in castigo e si fa tutto il weekend senza tv, il libro torna molto utile per passarsi il pomeriggio. Per fortuna la bibliotecaria ha compreso il problema e ci ha ceduto il libro a prestito praticamente semestrale.
Nel frattempo il pupo continua a nascondersi sotto alla coperta quando guarda Scooby Doo in televisione, anche alla decima volta che vede lo stesso episodio – l’entrata in scena del mostro lo spaventa sempre. Mentre gli orchi e gli uruk-hai no, quelli più sono brutti e deformi più il pupo è contento. Vai a capire.
Mia moglie pur essendo disoccupata mi pare esaurita come prima. Perseguita il pupo per ogni sciocchezza: e se non sta seduto composto, e se ci mette troppo per vestirsi, e se pronuncia male la S… mi sa che è lei l’occhio di Sauron! E poi c’è quest’aria da Anello del Potere: il pupo ora è molto meno riottoso quando c’è da fare i compiti, si risparmia le scenate quando qualcuno gli dice ‘no’, quando rientra da scherma sembra pure un bambino grande. Uno sta via qualche giorno per lavoro, e quando torna trova una famiglia quasi normale – da non crederci. Ma mia moglie resta un’esaurita: mi costringe a cambiare il pigiama quando cammina da solo, mi costringe a sistemare la pila di vestiti che ingombra la mia sedia, mi costringe a lavarmi e a sistemarmi la barba. Appena scopro dove tiene ‘sto benedetto Anello, vado a buttarlo nell’Etna.

Il piccolo Anakin

mercoledì, giugno 22nd, 2016

Panda AnakinMamma dice che è stata un’idea sua, ma sta mentendo. IO sono un fan sfegatato di Anakin Skywalker, e IO ho avuto l’idea di farmi crescere un ciuffo di capelli in modo da riuscire a farmi, in futuro, il treccino spenzolino che tanto piace a quella gran gnocchetta di Padme. Ah, Padme, col top e l’ombelico fuori… I film di Star Wars mi fanno sostanzialmente paura, ma per l’episodio sulla guerra dei cloni ho fatto un’eccezione, là c’è Padme piuttosto svestita e non la si può mica perdere.
E poi credo d’essere un po’ jedi anch’io, modestamente. Ho imparato a pronunciare correttamente la Z in una terra dove questa lettera non esiste: va a xugare, sta xitto, da un bacio allo xio, tutto così. Ho imparato ad arrotare la R esercitandomi con mia mamma che invece di R dice V (vicovdati di metteve a posto i giochi!). Se non sono poteri straordinari questi.
Poi leggo le menti e posso condizionare il pensiero altrui. Mi è bastato promettere che sarei stato bravo – in uno spazio e tempo indefiniti – e il babbo si è comprato il Millennium Falcon della Lego, se l’è montato tutto da solo e poi me l’ha lasciato per giocarci, anzi me lo lascia ogni giorno per giocarci, basta ripetergli il mantra “E’ tuo, certo che è tuo, me lo stai solo prestando”. Manco mi strangola se abbiamo perso Han Solo in mezzo ai miei tremila ometti Lego fatti a pezzi.
E la spada da jedi? Ho anche quella, anzi due: rossa mono-lama, o bianca bi-lame tipo Darth Maul. E si illumina davvero! Alla mal parata ho anche una katana di legno con fodero, uno spadino corto di cartone (con scudo), un palo, uno spazzettone per pavimenti, un numero indefinito di rametti (se mamma non me li butta via), e ogni tanto esco in giroscale a prendere un ombrello. Mi mancano solo i raggi luminosi che escono dalle mani, ma li sostituisco con un eloquio colorito quando qualcuno mi fa incazzare. Sono un vero jedi.
Poi pazienza se Anakin da grande diventa Darth Vader, anzi meglio, perché il tizio con la maschera e il mantello è davvero fico, magari potessi essere così sicuro di me, uno che incute rispetto e timore. Ci devo lavorare. Tanto si sa che Darth/Anakin sotto sotto è un buono e non fa male ai bambini, o a suo figlio, altrimenti col cavolo che la Disney si comprava i diritti. Darth Vader non passerà mai di moda; e tanto quando son stufo di giocarci resta sempre il Ninja Verde. Ninjaaaa….  GO!

Unò-due unò-due!

sabato, febbraio 21st, 2015

who wants to go to the gymLa ginnastica! Ma perché non me ne hanno parlato prima? Ma perché non lo scrivono nei manuali per il buon genitore?
Da gennaio Elio ha iniziato il corso in palestra due volte alla settimana, lunedi e giovedi, o solo il giovedi quando è fiacco e raffreddato – disturbo che d’Inverno non è così raro. Là fa lezione con la sua insegnante di psicomotricità dell’anno scorso, una adorabile nazista che riuscirebbe a cooptare i pupi anche in intricate coreografie di gruppo, tipo inaugurazione delle olimpiadi in Cina. Oltre ad essere contento – può vedere qualche suo amico anche fuori scuola e sente meno il bisogno di un fratello – il pupo è moooolto meno capriccioso, e ha iniziato:
– ad ascoltare e seguire le regole (dei giochi, e a cascata di casa)
– a contare, grazie al fatto che i numeri si usano spesso nei giochi di gruppo
– a concentrarsi di più quando gioca o legge
Per via degli orari (lavoro ancora a quell’ora), è il nonno che lo porta e lo va a prendere in palestra, e questo impegno fa bene anche a lui, lo responsabilizza e lo distoglie da quella sua dimensione da pensionato-contadino che fa le cose solo quando ne ha voglia. Si è reso conto che nel pomeriggio ci sono un sacco di nonni in giro per il paese, che portano o vanno a prendere i nipoti ad attività varie, e ha trovato una specie di orgoglio corporativo. Questo l’ha stimolato a inventarsi un ruolo di educatore: complice l’inattività invernale (la campagna dorme, fuori è freddo) si è messo a insegnare i numeri al pupo, facendolo contare o giocare con le cifre scritte. Quando a Primavera sarà passato il motozzappa, nonno e nipote potranno contare i semi seminati o le file di pomodori piantati.
Insomma eravamo passati alla palestra solo per evitare gli sbalzi termici della piscina in inverno, invece è stata un’epifania. Grazie a questa metamorfosi ormai al lavoro timbro quasi sempre in orario, evento raro fino all’anno scorso; le mattine non sono più uno psicodramma, per placare i capricci ora basta l’esca di un marshmallow. Non potevano dirmelo prima?!

Il maialino Tippy

giovedì, agosto 29th, 2013

pig and panda(sulle note de “Il coniglietto Tippy”)
Il Maialino Tippy
voleva fare pippi
ma non c’era il bagno
e allora la fa per strada
tumpiti-tumpiti-tum
Lui tira fuori il ciccio
e fa un getto di piscio
ma poi arriva il vigile
che gli dà la multa
Il maialino dice
ho una brutta malattia
ma il vigile risponde
mi dia il certificato medico
tumpiti-tumpiti-tum
Son soddisfazioni quando improvvisi una canzone scema, al pupo piace e comincia a cantarla più volte al giorno, memorizza il testo e la canta anche dai nonni… Sarà il suo esorcismo per l’imminente inizio della Materna, e relativo abbandono del pannolino. Beh tanto al pannolino ci penserà mia moglie, mentre io mi occupo dell’entertainment terapeutico – alla canzone di solito segue la scenetta: il vigile gli dà la multa, lui si mangia la multa, il babbo-vigile lo mette in prigione, lui inonda di pipì la cella e fa pure la cacca, e varianti ad libitum.