Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘Cose così’

La pancia lo sa

sabato, gennaio 2nd, 2021

La mia pancia sa tutto e mi capisce.
L’estate è trascorsa un po’ tesa per gli sviluppi di mia mamma: strani gnocchi sotto-pelle in vari punti del corpo, e il sospetto che il melanoma avesse iniziato a diffondersi.
Poi tocca alla moglie, con la sua avventura ospedaliera. Settimane coi suoceri piazzati in casa, è stato impegnativo ma hanno dato una gran mano – ma è stato impegnativo!
Ora che la moglie rientra la lavoro, mia mamma è ormai notevolmente peggiorata. I medici la tirano storna, non c’è un giorno che non abbia un controllo un esame una visita una spesa in farmacia, i miei girano come birilli fra Vicenza Schio e Padova anche quando, ormai, mamma è a malapena in grado di salire e scendere dall’auto. Mia sorella riesce a starle dietro di giorno, io subentro la sera – passo sempre da loro dopo lavoro, per fare da backup e ordinare i pensieri di tutti; non è colpa mia se quando passo la porta tutti si rilassano, mettono da parte l’emotività e si sforzano di ragionare.
Poi, è andata come andata. Gli oncologi hanno smesso le loro terapie e controlli ed esami solo quando noi figli abbiamo chiesto l’assistenza domiciliare – una specie di “tana libera-tutti”. Forse il protocollo medico prevede di continuare a ‘curare’ un corpo – o simulare di farlo – finché non è il proprietario del suddetto corpo ad alzare la bandiera bianca; senza quell’ultimo atto di volontà, anche se il corpo striscia e vomita e soffre l’obbligo del medico è quello di fare ‘qualcosa’, di dare unicamente prospettive di vita. E’ stato un incubo, vedere mamma che soffriva a quel modo e ancora sperava di guarire. Alla fine se ne è andata velocemente, senza quasi rendersene conto: era appena arrivato il letto per la degenza domiciliare, e la badante per le notti non ha mai iniziato il servizio.
A quel punto mi sono dedicato a padre e sorella. Io il figlio serio e posato che porta calma e razionalità, ho continuato a passare la porta ogni sera dopo lavoro; solo che ormai prima entrava la pancia, poi dopo un po’ arrivavo anch’io. Perché quando per settimane rientri a casa tua la sera tardi, così stanco da non trovare parole per descriverlo, vedi moglie e figlio di sfuggita e mangi una cena riscaldata, a quel punto per non pensare o ti lasci distrarre da un filmetto qualsiasi trovato su Netflix / Amazon Prime, o ti immergi in tutte le serie di Star Trek, tutte le serie di West Wing, tutti gli episodi possibili e immaginabili ispirati a Maigret o Poirot o Miss Marple, e ti vanno bene perfino le produzioni francesi. E mentre occhi e orecchie si pascono di tali spettacoli, la pancia si pasce di tutto il resto – dispensa, a noi due!
Con tutto che quest’estate la dottoressa aveva detto: mi rifiuto di darti la medicina per la pressione, così giovane; prima devi dimagrire!
Ma ormai il più è alle spalle, e ho deciso: da lunedì, dieta.

L’avevo capito

lunedì, novembre 9th, 2020

Mamma e papà pensano che io sia scemo, e cieco per giunta, ma non è così. Quando la mamma qualche sera fa, mentre rientravamo in auto mi ha detto che la nonna era morta, l’avevo già capito da me. Le nostre visite frequenti, la sua salute sempre peggiore, quel trovarla scarmigliata e scontrosa, le occhiate di tutti l’uno con l’altro. Ormai sono grande, certe cose le capisco, e infatti il mio primo pensiero è andato alla cuginetta piccola – chissà come l’avrebbe presa – e a mio nonno che è rimasto solo.
Mamma mi ha spiegato che non hanno mai parlato apertamente con me circa la gravità della situazione, perché avevano paura che io poi ne domandassi direttamente alla nonna; siccome la nonna fino all’ultimo pensava di poter guarire, non volevano rischiare che io facessi domande inopportune. Nell’ultimo periodo la nonna era in stato confusionale, e forse è andata meglio così. Papà aveva capito che ormai era questione di giorni, mamma è un po’ cascata dal pero – l’eterna polla ottimista.
Io sono grande e forte, ho capito, e malgrado inizialmente fossi un po’ spaventato all’idea, ho pure avuto il coraggio di salutare il cadavere. La camera ardente è stata fatta a casa dei nonni, quindi ho avuto il tempo di guardarmi la nonna tutto il tempo che volevo, e anche più volte. Che strano vedere dei corpi che sembrano delle persone che conoscevamo, ma al tempo stesso non lo sono più. Mi spiace invece per mia cuginetta piccola, alla quale la nonna non l’hanno fatta più vedere, e alla quale hanno raccontato una storiella un po’ scema di un medico divino e che la bara è una valigia e di una clinica fra le nuvole, insomma mancavano solo i Miei Mini Pony – bah! Comunque al funerale l’ho vista serena, giocava con le sue bambole e ignorava tutto in generale – a parte me, il suo mitico cugino grande – quindi penso che ce la farà.
Ora è il nonno al quale dobbiamo pensare. Voglio andare a trovarlo ogni weekend, ha bisogno di sentirci vicini e soprattutto ha bisogno di ME. Di me e anche del mio cane, ovviamente. Ci pensiamo noi!

Diario

venerdì, giugno 5th, 2020

22 Maggio
Caro diario, l’altro ieri mi sono scaricato un videogame davvero fantastico. Si chiama Goat Simulator sei. E’ una capra che può fare quello che vuole, l’obiettivo è raccogliere le statuette. Il mio mondo preferito è quello della capra zombie – ma non l’ho ancora sbloccato. Domani forse lo sbloccherò.
28 Maggio
Caro diario, ieri ho tagliato l’erba di tutto il giardino dei nonni con il tosaerba. Era faticoso, ma vabbè. Ero vestito con t-shirt, pantaloni corti e ancora sudavo, sudavo. Alla fine sono stato contento di tutto il lavoro fatto.
29 Maggio
Caro diario, da grande voglio far parte della Swat, che una associazione anti-criminali. Hanno giubbotto anti-proiettile, pistola, sniper, M16, taser e manette. Mi piace perché potrò aiutare le persone. Questo è un sogno.
3 Giugno
Caro diario, questo fine settimana sono andato a prendere la bici nuova. C’era un sacco di fila, siamo arrivati alle 16:00 e ce ne siamo andati alle 18:00. La bici è verde, blu e nera. Poi ieri ho fatto un bel giro in bici con la mamma.
4 Giugno
Caro diario, ho un cane che si chiama Whisky. E’ un cocker, ha le orecchie lunghe, col pelo dal colore come il liquore whisky. Lo vizio con un biscotto al giorno. Due settimane fa l’abbiamo tosato, aveva un sacco di nodi nel pelo. L’ho soprannominato ‘talpone’.

Che calcio sia

domenica, dicembre 8th, 2019

Dopo mesi che lo chiede, ho dato retta al pupo: quest’anno niente psicologhe, niente psicomotriciste, solo sport di squadra fra maschi con allenatori maschi. Sarà l’anno del calcio.
Personalmente sono sempre stata contraria al calcio, ne ho spesso sentito parlare male: che giocano solo quelli bravi, e i brocchi (come mio figlio) sono destinati alla panchina a vita; che già agli adolescenti viene consigliato l’uso di integratori per migliorare le prestazioni; che i genitori tifosi sugli spalti a volte danno il peggio di sé. Invece grazie a un compagno di classe del Nano abbiamo scoperto questa società sportiva, piccola ma ben organizzata, in un paese vicino, dove fanno giocare i bambini per divertirsi e non per vincere. Sia i bambini, che gli allenatori, che i genitori dei bambini sono tutta gente tranquilla: il calcio al suo meglio come esperienza formativa. A me è bastato andare a prendere il Nano la prima sera: ho sentito l’allenatore richiamare il Nano con un “Guarda la partita!”, e ho subito capito che ci sarebbe stata comunione di intenti fra le maestre e l’allenatore = la creatura deve imparare a concentrarsi in quello che fa.
Il pupo sembra contento. Lavora all’aria aperta, non si lamenta del freddo, cerca di impegnarsi, aiuta sempre a mettere via l’attrezzatura a fine allenamento. Finalmente lo vedo in un ambiente di maschi, e infatti non la smena che è stanco o che non ha voglia – classico suo giustificativo con le psicologhe. Se si ferma a fare la doccia con gli altri, impara pure un sacco di canzoni-sconce-da-doccia ed esce sghignazzando; anche se per questioni di tempo ho dovuto optare per la doccia a casa, altrimenti si cenava alle 8.
Certo per me è un massacro: esco dal lavoro e aspetto mezz’ora – ormai al freddo – che finisca l’allenamento. Si arriva a casa alle sette passate, e mentre lui si fa la doccia preparo la cena. Dopo cena lotto con le scarpe, per lavare via il fango, metto a lavare la biancheria sporca e preparo la sacca per l’allenamento successivo. A sua volta la ns babysitter certi giorni deve diventare matta per far fare i compiti al pupo in tempo zero, perché da casa sua al campo ci vogliono comunque quindici minuti d’auto e non c’è poi chissà che tempo fra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento. Insomma giriamo entrambe come trottole, ma il pupo è contento e almeno non vediamo più quel faccione falso di Hitler, e compensiamo la fatica con la serenità.
Mio marito, in realtà, avrebbe mandato il pupo da Hitler anche quest’anno. Ma io ho pensato: perché mandare il bambino a psicomotricità per risolvere i suoi problemi di irascibilità e immaturità, quando il papà del bambino a 40 anni suonati a volte ha gli stessi scatti irragionevoli? Quindi o mandavo a psicomotricità anche il padre del bambino, o mandavo al diavolo le psicologhe e regalavo al bambino la serenità e le opportunità di un sano sport di squadra. Poiché la prima opzione era impraticabile, è stato naturale scegliere la seconda: viva sempre la palla rotonda!

La valutazione ASL

venerdì, gennaio 25th, 2019

E’ arrivato il nome ufficiale, il sigillo che accompagnerà la creatura per tutta la sua carriera scolastica: disgrafico. Non rimbecillito, non pigro, non assertivo-oppositivo, non disturbato nell’attenzione: semplicemente non sarà mai in grado di scrivere, e questa sua difficoltà gli ha fatto sviluppare un gran rifiuto per la scuola e per i compiti.
Siamo stati fortunati: la psicologa Asl che ha preso in carico il pupo si è rivelata molto in gamba – malgrado a mio marito non fosse minimamente piaciuta – e ci ha presentato un rapporto molto dettagliato, molto attento a tutte le componenti fisiologiche, restituendoci un quadro che sia noi come genitori sia le maestre abbiamo riconosciuto corrispondere completamente a nostro figlio. Che sollievo. Le maestre hanno spergiurato che gli verranno incontro, dosando i voti in relazione al suo disturbo piuttosto che costruendogli un piano didattico specifico; infatti secondo loro il problema del pupo è ancora lieve rispetto al disgrafico puro, che è completamente bloccato, e vogliono farlo lavorare alla pari col resto della classe per non farlo sentire diverso. O forse dovrei scrivere diverso, o ‘diverso’: per sottolineare che la diversità nasconde la parola handicap, sia nella visione delle maestre sia nella visione che il pupo ha di sé stesso, con tutto il vissuto di biasimo sociale che tale termine comporta. Diverso = sfigato, direbbero i suoi compagni di scuola.
Come genitori ci siamo precipitati a riempire di coccole la creatura, a spiegargli la situazione, ad acquistare quaderni per la scrittura facilitata. La psicologa Asl ha chiarito che l’unico futuro per il bambino sarà scrivere con la tastiera, ma per poterlo fare a scuola devono diventare davvero veloci, perciò sarà una capacità da acquisire col tempo, magari dalle medie in poi. E nel frattempo per aiutare il pupo a recuperare un po’ di attenzione e precisione in quello che fa, dovrà iniziare un percorso doppio: psicomotricità abbinata ad attività alla scrivania. Quindi riprenderemo le uscite anticipate da scuola una volta alla settimana, cambieremo psicologhe, e avanti coi lavori (e la spesa!, perché sono sempre supporti erogati da medici privati) sperando che sia la volta giusta.

L’occhio di Sauron

giovedì, maggio 18th, 2017

Occhio di Sauron

Sono un babbo fortunato. In quanti per il loro compleanno ricevono un biglietto di auguri con l’occhio di Sauron e una battaglia fra orchi? D’altra parte, se papà trascorre l’inverno a guardare col suo bambino (mezzo film alla volta) tutto il ciclo del Signore degli Anelli e tutto il ciclo de Lo Hobbit, poi non può pretendere un biglietto pieno di sorrisi e cuoricini. Ho creato io questo mostro.
Oltre ai film, la creatura ci ha chiesto di iniziare coi libri. Almeno con quelli siamo andati in ordine: prima Lo Hobbit, e ora siamo a un terzo de Il Signore degli Anelli. Presumo non siano questi i testi di riferimento, quando i pedagoghi invitano i genitori a leggere ad alta voce ai pargoli; peccato, perché quelle astruse canzoncine e quegli assurdi nomi elfici sono un vero toccasana per l’intorpidimento cerebrale della creatura. Anche quando il pupo è in castigo e si fa tutto il weekend senza tv, il libro torna molto utile per passarsi il pomeriggio. Per fortuna la bibliotecaria ha compreso il problema e ci ha ceduto il libro a prestito praticamente semestrale.
Nel frattempo il pupo continua a nascondersi sotto alla coperta quando guarda Scooby Doo in televisione, anche alla decima volta che vede lo stesso episodio – l’entrata in scena del mostro lo spaventa sempre. Mentre gli orchi e gli uruk-hai no, quelli più sono brutti e deformi più il pupo è contento. Vai a capire.
Mia moglie pur essendo disoccupata mi pare esaurita come prima. Perseguita il pupo per ogni sciocchezza: e se non sta seduto composto, e se ci mette troppo per vestirsi, e se pronuncia male la S… mi sa che è lei l’occhio di Sauron! E poi c’è quest’aria da Anello del Potere: il pupo ora è molto meno riottoso quando c’è da fare i compiti, si risparmia le scenate quando qualcuno gli dice ‘no’, quando rientra da scherma sembra pure un bambino grande. Uno sta via qualche giorno per lavoro, e quando torna trova una famiglia quasi normale – da non crederci. Ma mia moglie resta un’esaurita: mi costringe a cambiare il pigiama quando cammina da solo, mi costringe a sistemare la pila di vestiti che ingombra la mia sedia, mi costringe a lavarmi e a sistemarmi la barba. Appena scopro dove tiene ‘sto benedetto Anello, vado a buttarlo nell’Etna.

Non voglio andare a scuola

venerdì, settembre 19th, 2014

Back to school“Cara Maestra, sono al mare e non voglio tornare a scuola. Mai mai più”. Questa la letterina scritta per gioco dal pupo durante l’estate; ma allora la scuola era in secondo piano, tutto era solo vacanza. Poi, la settimana prima della scuola c’è stata la sagra del paese con le giostre, dove Marco e Mirco l’han trascinato sul calcinculo per bimbi, e lui essendo in loro compagnia non ha battuto ciglio; figuriamoci se pensava alla scuola.
Infine, durante il weekend precedente al fatidico 15 Settembre lui ci ha spiegato che non voleva tornare a scuola, e noi gli abbiam spiegato che ci sarebbe andato lo stesso. Per festeggiare la fine delle ferie domenica abbiam trovato una sagra coi gonfiabili, si è stancato per bene e fatta la giornata.
Lunedi mattina durante colazione, lui sempre civilissimo spiega che non vuole tornare a scuola. Durante il viaggio in macchina ribadisce a più riprese il concetto. Arriviamo, parcheggio e quello “Io non scendo”; ma poi scende civilmente. Ha pure accettato di restare a scuola, malgrado la scoperta che hanno cambiato aula e bagni e tutto.
“Ora di giovedi mi uccide”, pensavo, e invece è iniziato tutto martedi verso le 6, quando mi sono alzata; quelle classiche crisi che tutto è un problema, a prescindere. Avevo duemila mestieri piantati per casa, a un certo punto l’ho ignorato e sono andata a farli, il che l’ha calmato un po’. L’anno prossimo col fischio che permetto a suo padre di star via per lavoro dal lunedi al mercoledi, proprio la settimana che inizia la scuola; se il bambino sbrocca voglio essere in due, e poi se c’è il babbo per casa secondo me il pupo sbrocca meno. Non avendo altre risorse gli ho cacciato in mano una boccetta di fermenti lattici, non c’è niente di meglio per placare gli animi e far ragionare la mente. Poi a scuola, tutti civili a quel punto – Marco e Mirco santi subito!
Mercoledi l’ho dovuto prendere in braccio ancora prima di arrivare ai cancelli; non voleva mollarmi, e blandisci e bacia e abbraccia, alla fine è rimasto con Marco e Mirco. Giovedi ancora più appiccicoso, poi stamattina una sanguisuga (in maglietta gialla, perché Mirco era vestito di giallo il giorno prima).
Almeno non piange non si dimena non scalcia. Quest’anno è di una civiltà squisita, e non ha fatto scenate da mulo-che-non-si-schioda, né a casa né fuori da scuola. Per quanto durerà?

Maggiociondoli, lillà, paulownie e tigli

lunedì, maggio 5th, 2014

flower pandaQuest’anno il tempo mi ha proprio piallato. Ricordo che erano appena fiorite le peonie, quei cespugli discreti dai fiori pastello, quando un momento dopo è esploso il colore: maggiociondoli (in Aprile!, alla faccia del nome), lillà, glicini e rose. Da una settimana è il turno delle paulownie, con quella loro aria da giganti buoni che vegliano sui dintorni; e i tigli hanno i fiori pronti, col fischio che aspetteranno Giugno per invadere l’aria col loro profumo d’estate.
O è la stagione ad essersi accavallata in un periodo più breve del solito (in ditta abbiam venduto fiumi di antistaminici), o sono io che fra malattie&co ho perso di vista lo scorrere del tempo. Quella che a Marzo era stata un’influenza, con Aprile è diventata bronchite; vai di antibiotico ed ulteriori assenze dal lavoro, col pupo che partiva la mattina e tornava la sera dopo le 21 dichiarandomi “Ti voglio bene”, da quanto poco mi vedeva. Ora di Pasqua spunta fuori una vecchia conoscenza, l’eritema nodoso: dagli anche di cortisone. Le disgrazie sembravano non avere fine. Per fortuna avevamo già programmato una settimana di ferie, e complici le brutte previsioni del tempo ci siam piazzati a Belluno, dagli altri nonni; non so se si stia meglio in un hotel a 4 stelle o in casa da propria mamma, a fare poco e niente.
Mentre cercavo di farmi una ragione che fosse già fine Aprile – che fine aveva fatto il tempo? – il Nano giocava col cugino che ormai fa la terza elementare. Da allora ragiona di più e meglio, gli ha fatto bene la compagnia di un bambino più grande.
Infine siamo tornati alla vita normale. Immaginavamo una settimana leggera visto il ponte del 1° Maggio, invece lunedi esplode la bomba: molla l’ufficio e corri a scuola, il distretto sanitario deve somministrare un antibiotico a tutti i bambini, c’è stato un caso di meningite. Recupero il bambino (che si evita la profilassi essendo stato in ferie nella settimana del possibile contagio), faccio spesa, mollo il pupo al nonno e vado ad un colloquio di lavoro; torno a stra-ore, prelevo il pupo e finalmente si rientra a casa. Solo dopo aver addormentato il pupo mio marito mi rivela che la compagna di scuola ammalatasi di meningite, è già morta. Non chiudo occhio tutta la notte.
Dài i nani per scontati, ma è vero di punto in bianco potrebbero non esserci più; è vero, ma meglio non pensarci. Pensi che la morte è più difficile da accettare qui, dove un buon tenore di vita la rende più rara e quasi invisibile, e dove c’è un enorme investimento di forze ed emozioni sui pochi bambini circolanti. Ti racconti che deve essere più facile per una donna del terzo mondo, se hai sei o sette figli fa niente se ne perdi uno per strada; ma suona una palla micidiale. Il fatto è che non ti capaciti come una pupetta bionda e simpatica possa essersene andata così, in un battibaleno, e per reazione ti coccoli tuo figlio come se non lo vedessi da una settimana, lo consumi di scherzi e tenerezze. Solo il funerale pieno di musiche e bambini placa un po’ l’irrequietezza, il parroco fa ‘tanaliberatutti!’ con grande saggezza e senso del proprio ruolo. Per fortuna esistono i riti, mi ritrovo a pensare.
Poi non resta che leccarsi le ferite e riprendere il normale tran-tran settimanale. Con le giornate lunghe, dopo cena il piccolo insiste per scendere a “giocare con le bambine”, ovvero giocare in cortile coi figli dei vicini (tutti in età da scuola elementare); pur di vedersi accordato questo svago non succhia il pollice e fa molti meno capricci. Mamma si piazza su una panchina, un po’ legge e un po’ chiacchiera con le bambine, e intanto il nano fa il cercatore d’oro come ha visto alla TV (dai nonni), trova pepite inventa storie, e non fa scenate all’ora di rientrare perché sa che se è buono stasera, si guadagnerà un’altra uscita domani. Ragionevole ed alto oltre un metro: non lo riconosco più.

L’unico sano / è il Nano

mercoledì, marzo 19th, 2014

dinosaur crash test“E un’altra teoria cosa dice?”, chiede La Belva di punto in bianco; magari la sera finché si fa mettere il pigiama, o durante il pranzo, o a qualsiasi ora in generale. Si riferisce alle varie teorie circa l’estinzione dei dinosauri, un argomento che adora e che inizia puntualmente con questa domanda. Dei dinosauri al momento gli interessa poco, ma ‘sta cosa dell’estinzione lo prende tantissimo.
“Un’altra teoria dice che ci fu un’intensa attività vulcanica”, rispondo di solito io, il boccalone, “il cielo fu oscurato dalla polvere, e la terra diventò così fredda che tutti i dinosauri morirono di freddo.””E un’altra teoria cosa dice?”, torna alla carica quello.
“Un’altra teoria dice che la terra era diventata troppo calda, nascevano solo dinosauri femmina e così si sono estinti tutti.”
“E un’altra teoria cosa dice?”.
“Poi c’è quella teoria che dice, che siccome i bambini di dinosauro facevano troppe domande, i dinosauroni se li sono mangiati e a quel punto si sono estinti.”
“Eh eh eh”, il Nano coglie il riferimento e lo apprezza. Ne approfitto e propongo un diversivo: “Vuoi che guardiamo un po’ di Krakatoa? O come si produce l’Asiago DOP? O i Cercatori d’Oro?”. Il Nano infatti se ne strafrega dei cartoni animati, e passerebbe ore davanti ai documentari di ogni genere; almeno finché guarda quelli, tace. Purtroppo però, anche in divano davanti alla tv (o per meglio dire: YouTube visto alla tv) bisogna impegnarsi perché dopo lui interroga. “Come si fa il formaggio DOP?”, ti chiede a bruciapelo magari a colazione; “Si prende la cacca…” provo a svicolare io, ma “NO!” corregge lui, “si prende il latte della sera prima…”, e avanti. In questi casi io e mia moglie ci guardiamo, pensando a quanto eravamo imbambolati noi a questa stessa età: invece eccolo qua il Nano, neanche 4 anni e sa già cos’è la digestione, la nube piroclastica e il caglio. Che bambini grandi.
Neanche l’influenza portata a casa da mamma lo abbatte. Mia moglie passa tre giorni sempre a letto, io mi becco la-tosse-della-morte e non riesco più ad alzarmi dal divano, e ‘st’altro invece si accascia un po’ finché fa effetto la supposta, poi riparte e accende il motosega “Ora taglio il letto!”, cavandosela con un giorno di febbre. Per fortuna poi è arrivato il nonno a portarselo via, o l’avremmo strangolato e ci saremmo estinti, come i dinosauri.
Abituato a sentirlo cantare “La Montanara” o l’inno degli Alpini, il nonno la sera ce lo riporta chiedendoci, ma che nuova canzone ha imparato? E allora tu sospiri, e gli spieghi che la puntata di Ulisse “La furia dei vulcani”, che in famiglia ormai conosciamo a memoria, accompagna l’esplosione del Krakatoa con un motivetto pomposo che al pupo piace moltissimo; ce l’ha fatto cantare per giorni finché non l’ha imparato anche lui. E’ la Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak, spieghi. Il nonno, ex operaio ed attuale contadino, non ha idea di cosa dici ma se son cose che piacciono al pupo, son belle di certo.
Per fortuna ogni tanto fa i capricci, e ti consoli che in fondo hai un bambino normale. Con me spesso via per lavoro e mia moglie un po’ desperate working-woman, fa piacere che almeno un membro della famiglia sia in forma, spassoso e sempre curioso di scoprire cose nuove.

Il maialino Tippy

giovedì, agosto 29th, 2013

pig and panda(sulle note de “Il coniglietto Tippy”)
Il Maialino Tippy
voleva fare pippi
ma non c’era il bagno
e allora la fa per strada
tumpiti-tumpiti-tum
Lui tira fuori il ciccio
e fa un getto di piscio
ma poi arriva il vigile
che gli dà la multa
Il maialino dice
ho una brutta malattia
ma il vigile risponde
mi dia il certificato medico
tumpiti-tumpiti-tum
Son soddisfazioni quando improvvisi una canzone scema, al pupo piace e comincia a cantarla più volte al giorno, memorizza il testo e la canta anche dai nonni… Sarà il suo esorcismo per l’imminente inizio della Materna, e relativo abbandono del pannolino. Beh tanto al pannolino ci penserà mia moglie, mentre io mi occupo dell’entertainment terapeutico – alla canzone di solito segue la scenetta: il vigile gli dà la multa, lui si mangia la multa, il babbo-vigile lo mette in prigione, lui inonda di pipì la cella e fa pure la cacca, e varianti ad libitum.