Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Archivio per la categoria ‘rimedi miracolosi’

La maestra

domenica, giugno 21st, 2020

Dopo anni che il bambino viene trattato come un bambino ‘speciale’, non adatto, un sospetto disturbo dell’attenzione; dopo essere stato mandato dalla psicologa, e dopo essersi sciroppato pure la psicomotricista, ecco infine: una maestra. Una signora in pensione, 80 anni portati benissimo, in pochi incontri fa quello che nessuna figura medica privata aveva mai fatto: controlla l’impugnatura della penna, la mobilità del polso, l’equilibrio fisico, la padronanza ortografica generale, la matematica di base, la capacità di comporre testi. Il tutto con tono autorevole e sereno, senza moine o vocine o ammiccamenti da pseudo-amica: maestra chiede, bambino esegue – così va il mondo.
Una epifania! Dopo anni di figure mediche dalla voce zuccherina e l’atteggiamento mieloso, che ormai manco le principesse Disney ricorrono più a questi mezzucci, e dopo anni di giudizi sulla psicologia del bambino – la lista dei suoi impedimenti caratteriali all’apprendimento – arriva UNA MAESTRA e gli insegna. Nessuna psicologia, nessuna analisi moralista sul suo mondo mentale, solo lavoro: una dimostrazione sul campo che, se il bambino applica i metodi che gli vengono trasmessi, il suo rendimento migliora e lui può finalmente smettere di sentirsi segretamente un minorato mentale.
E pensare che dobbiamo tutto al Coronavirus. Dopo mesi di isolamento e lotte feroci per ‘sti dannati compiti, ho deciso che ci voleva una figura succedanea alle sue maestre latitanti, affinché di fronte a una figura esterna alla famiglia il pupo riprendesse a lavorare sul serio e riscoprisse di avere un cervello. Avevo chiesto proprio alle maestre se mi consigliavano qualche nome, ma senza alcun riscontro; finché un nostro amico maestro non ci ha mandati dalla mitica Maestra Lidia. Dopo i primi incontri, la maestra decreta che il bambino è come se non avesse mai fatto la prima elementare: nessuno gli ha mai insegnato a scrivere, e lui non essendo dotato non è mai riuscito a imparare. Passeremo perciò l’estate a recuperare quanto mai trasmessogli anni fa.
Di fronte a questa maestra anziana ma modernissima, al suo sostenere che i bambini debbano scoprire da soli le regole e non impararle a paperetta (la matematica, la grammatica), al suo applicare metodi pratici e coinvolgenti per aiutare i bambini a correggere le proprie carenze (il ritmo, i salti su un piede solo, la ginnastica per i polsi), al suo improvvisare le attività in base ai bisogni specifici del bambino che ha di fronte, sorgono spontanee una serie di domande:
1) perché quando il pupo anni fa ha presentato i primi problemi, è stato mandato da una psicologa e non da una maestra? Visto che la psicologa ce la siamo pagata in privato, non era meglio spendere quei soldi per una attività didattica su misura, per dare un supporto in più al bambino e aiutarlo con attività specifiche per i suoi problemi specifici, invece di lavorare sempre su un nebuloso ‘disturbo dell’attenzione’ e somministrargli schede preconfezionate per tale disturbo?
2) la somministrazione: il pupo si è trovato a ripetere a scuola schede che aveva magari già fatto mesi prima dalla psicologa, o durante la valutazione ASL. Che razza di coinvolgimento affettivo-emotivo (e quindi intellettuale) ci si può aspettare da bambini ai quali viene somministrato materiale cosiddetto didattico, come fosse mangime per polli in batteria? E intanto in base a quei pacchetti preconfezionati i bambini vengono giudicati e inseriti in una classificazione: questo sarà un vitello da macello, quella una mucca da latte.
3) perché tante figure sia mediche che educative spesso si limitano a somministrare dei compiti, a correggerli e ad usarli per dare un parere medico inesorabile, e non fanno seguire la valutazione da un lavoro ad hoc per colmare le lacune così evidenziate? Perché a una competenza mancata in uno specifico campo viene dato un giudizio che alla fine della fiera è meramente morale? Come se uno che non sa nuotare, invece di insegnargli a nuotare lo bollassero per un disturbo distrofico-motorio – e poi lo lasciano annegare.
Alla domanda nr.1 mia suocera ha dato una risposta immediata: le maestre non mandano i bambini da un’altra maestra perché sono gelose e temono il confronto. Temo proprio abbia ragione: una figura medica non è percepita come diretta concorrente, ed è quindi meglio tollerata.
Quanto alla somministrazione dei compiti, temo sia puro darwinismo: si vuole allevare una massa omogenea di impiegatini obbedienti, perciò chi è naturalmente dotato di capacità impiegatizio-compilatorie va avanti, e chi non è dotato può pure soccombere durante il percorso, non ci sono né il tempo né le risorse per aiutarli a stare al passo. In cambio, ci si aspetta che le famiglie abbiano sempre le risorse finanziare per gli psicologi e tutto il pantheon medico; la medicalizzazione del problema sottintende che esso sia ascrivibile ai soli geni del bambino (e implicitamente a quelli della sua famiglia), ed elude il sospetto che possa esserci qualche carenza nella didattica.
Nella mia profonda ingenuità, ammetto che non mi sarei mai aspettata tanta desolazione umana dalla scuola elementare.

Tana libera tutti

venerdì, maggio 1st, 2020

Mentre il Governo annuncia pallide e graduali riaperture, il sito “La Regione risponde” potrebbe anche intitolarsi: tana libera tutti!
Mentre mio marito prevede il tele-lavoro ancora per qualche mese (ma lui lavora per una grande azienda), il nostro titolare si aspetta che da settimana prossima rientriamo tutti. Ed io, stremata da settimane di battaglie quotidiane e urla e acrimonia reciproca, per il bene della Creatura capitolo senz’altro: ma si, torniamo in ufficio, così la Belva starà dalla babysitter la mattina e dai nonni il pomeriggio, vedrà sua cugina, riprenderà a vivere.
Certo, se Lyon si decidesse a sfornare qualche video-lezione sarei più serena. Mi sento colpevole nel rifilare la Belva alla babysitter, nello stato regredito e intrattabile nel quale si trova ora. Spero con tutto il cuore che di fronte a una estranea – per quanto la babysitter faccia ormai parte della famiglia – la Belva ridimensioni i suoi deliri di onnipotenza, e accetti il suo prosaico destino con più leggerezza = che faccia i compiti senza tante storie. Che poi, fosse un bambino dalle serie difficoltà cognitive capirei anche quel suo senso di rifiuto; ma la testa fina non gli manca, appena si applica un pochino riesce in tutto, ma perché starnazza sempre come una papera sotto attacco? Non a caso in queste settimane si è riletto spesso le vecchie strisce di Paperino: quanto si identifica nella sua irascibilità!
Spero anche che uscire di casa alleggerisca alcune tendenze regressive, come la ricerca e l’uso di giochi tipici di quando andava alla Materna: la macchinina di Paperino (vedi sopra), le rassicuranti app di quando era piccolo (le mitiche Toca Boca!). E poi, parliamo del suo amico Pallone – Palla per gli amici. Come Tom Hanks, Elio è diventato inseparabile da lei: si sposta per casa con Palla fra i piedi, se la tiene sotto la scrivania mentre simula di fare i compiti, tenta di tenerla fra i piedi anche mentre mangia. Mamma Malvagia gli ha proibito di portare Palla in cucina, lui puntualmente se ne frega e arriva con Lei, dando la stura all’ennesimo litigio. In queste settimane ho lanciato e calciato Palla innumerevoli volte, ma ovviamente al primo muro è sempre rimbalzata indietro. Certi giorni l’ho pure chiusa in armadio, perché è scientifico: poche ore senza Palla e la Belva torna più tranquilla; appena Palla-amica-alleata torna fra i suoi piedi, la Belva alza la cresta e comincia a fare richieste pindariche – sembra Macchianera: se non mi date 10 milioni di dollari faccio saltare in aria il mondo!
Ma a chi la racconto: ancora e sempre privo di un contatto visivo e frequente con le maestre, la Belva ci farà benino settimana prossima – il fascino della novità – per ripiombare nel suo mare di astio non appena avrà fatto l’abitudine alla nuova gestione famigliare. Se non altro dovrà dividere il suo astio fra me, la babysitter, i nonni e la cugina: speriamo quindi che le singole dosi siano più leggere.

E’ proprio cresciuto

domenica, settembre 16th, 2018

La mattina si veste da solo. Si guarda al computer qualche video di Minecraft o EvanTube, sgranocchia un’alga, poi alle 7 viene in cucina e fa colazione in buon ordine. Va a lavarsi i denti dopo solo sei-sette volte che insistiamo in un crescendo di voci quasi incazzate, invece di rifiutarsi categoricamente di collaborare solo perché siamo a ridosso della partenza. Si mette i calzini, si mette le scarpe, scende le scale con serenità – sempre dopo sei-sette volte che ribadiamo il da farsi. E’ proprio cresciuto.
Eh lo so cosa gli ha fatto fare lo scatto di crescita: il mio regalo. Sono un papà, certe cose le capisco, perciò a fine estate gli ho regalato – un salasso! – la maglia della Juve, il numero di Ronaldo: il famoso CR7. Da allora tutti lo ammirano: alla drogheria di quartiere gli chiedono se vende la maglietta, gli juventini – anche perfetti sconosciuti per strada – gli fanno i complimenti, gli altri bambini lo invidiano e lo tengono d’occhio. Da quando gli ho regalato la maglietta la vuole sempre indossare, anche ogni giorno, e quando è proprio da lavare guai se mia moglie se la prende troppo comoda nel fare una lavatrice! Ora che è iniziata scuola, poi… Con quella maglia addosso lui si sente più forte, più grande, e a forza di sentirsi tale alla fine lo è diventato.
Mia moglie mi prende in giro, afferma che non posso giudicare un bambino dopo soli tre giorni di scuola – a orario ridotto, fra l’altro. Ma è sempre la solita cinica, non è proprio capace di vedere il lato positivo delle persone. Non capisce niente di maschi, quella!

Pane al pane

giovedì, luglio 5th, 2018

A proposito di pane: devo dimagrire, ho messo su ‘na panza… Da lunedì prossimo, dieta!
Ma veniamo al dunque: ho accompagnato la moglie al colloquio di fine anno con le maestre. Era ora che intervenisse l’uomo di casa: sono affabile e morbidino, piaccio sempre alle figure di autorità. Mi è sembrato un incontro molto cordiale e costruttivo, che possiamo riassumere così: nostro figlio fa duemila errori di distrazione tanto quanto prima, scrive che è uno schifo quanto prima, ma ora che è seguito dalla psicologa va tutto bene. La psicologa è pure andata a scuola a parlare con le maestre, che quindi si sentono seguite e felici: è stata il nostro avvocato, una Fata Turchina che trasforma ogni problema in dolcezza. Mettiamoci un flag sopra: FATTO!
Dal canto suo, la psicologa ha fatto i suoi test la sua restituzione eccetera, ma alla fine sarà l’Asl a decidere se il pupo è disgrafico è disattento cronico o solo un gran paraculo. Perché a volte scrive in stampatello comprensibile, e altre volte la sua scrittura sembra la traccia lasciata da una formica ubriaca? Perché quando viaggia in macchina discute con grande capacità analitica circa il senso della vita, poi quando è ora dei compiti si impunta come un asino su cazzate, e se non ci litighi a fuoco manco legge due righe di libro né ti recita la tabellina del 4? Perché riconosce una stessa canzone di David Bowie a distanza di una settimana dal primo ascolto, ma quando gli chiedi di ripassare inglese piagnucola si agita e chiede pietà come se stessimo esigendo gesta impossibili?
Proprio non lo capisco. Certi momenti sembra ritardato, certi altri un brillantone.
Vabbé, ora vado a lavare i piatti e mentre lavo mi guardo l’ultima serie di Star Trek, che è inutile arrovellarsi sui dilemmi cosmici.

Traguardi

mercoledì, marzo 2nd, 2016

panda-runIl pupo cresce. Mi sembra ancora incredibile: è stato promosso dalla logopedista e abbiamo quindi finito il nostro via-vai settimanale. Ora non avrò più scuse per prendermi quelle tre ore di permesso dal lavoro; spero di non diventare un’isterica esaurita, senza quel piccolo polmone di libertà che mi spezzava la settimana. Ci resta comunque da fare una ginnastica quotidiana, per correggere quella tremenda S dentale che lo fa parlare come Duffy Duck, e per abituargli la lingua a stare in posizione un po’ più adulta, sul palato. Per quanto riguarda la R arrotata, che ha imparato benissimo, una mini-figure Lego alla settimana si è rivelata lo sprone sufficiente per fargliela usare ogni giorno, il più possibile tutto il giorno.
Grazie alla logopedia la sua pronuncia è molto più chiara, a scuola chiacchiera a raffica e si concede battute di spirito con le quali fa ridere tutti. Le maestre lo vedono molto cambiato, più partecipe e sicuro, ed è tutto fiero – ma cerca di non darlo a vedere – quando gli fanno i complimenti per la bella R.
Questa nuova disinvoltura sembra in cambio averlo precipitato in una specie di pre-adolescenza – a cinque anni?! Poiché nei giorni lavorativi siamo quasi sempre io e lui, lui ed io, col babbo che dorme fuori anche due o tre notti alla settimana o che torna solo alle 20 – 20:30, durante la settimana tutto sommato ce la passiamo, la ginnastica della lingua la fa senza farsi pregare, gli leggo libri e stiamo assieme, ma per contro ora del w-end partono le recriminazioni:
“Vuoi decidere sempre tutto tu!”
“Sei cattiva!”
“Lasciami in pace! Finiscila!”
Basta una parola perché lui risponda in tono astioso, come un vecchio intollerante verso la moglie dopo cinquanta anni di matrimonio. A volte è proprio comico, altre volte mi viene voglia di lanciarlo dalla finestra. Suppongo che durante la settimana lui sia incasellato nella routine, e quindi più prono ad accettare un certo tipo di disciplina; quando però nel w-end la presenza del babbo spezza l’equilibrio di rigore e dà un fulgido esempio di svacco maschile, il pupo si imbizzarrisce e agogna anche lui alla sua personale versione di ‘mi chiudo in cesso per ore con l’iPad senza curarmi del mondo’ (e specialmente di me).
Nel frattempo io faccio spesa, pianifico e cucino i pasti, lavo stendo stiro, tengo le public relations con le altre mamme di scuola, firmo avvisi e seguo le attività scolastiche, tengo le public relations coi suoceri che tengono il bambino dopo scuola (mentre il loro figlio diretto, padre del bambino, si fa una dose cospicua di cavoli propri), mi informo e giro per l’iscrizione alle scuole elementari. Ah, ho pure un lavoro di quaranta ore settimanali, ora che ci penso. Insomma se non avessi quella mia unica e privatissima serata libera alla settimana per fare Taichi, credo che in casa farei una strage. Ma non so se vedrò tutta intera la fine dell’inverno, a dire il vero, con due asini da tirare e spronare affinché facciano il loro nel w-end. Staremo a vedere.

Smetto quando voglio

venerdì, luglio 10th, 2015

stoned pandaOrmai sono grande, e si vede. Ad esempio: ho cinque anni. Ogni volta che posso indosso la maglietta di Spider Man. So andare sulla bici a pedali, e ho una bici GRANDISSIMA. Mamma mi ha preso gli occhiali nuovi, da grande appunto. Per il mio compleanno ho finalmente ottenuto una pistola, una vera da cowboy, che se voglio ci sono anche gli spari che si inseriscono nel tamburo e fanno PAM!
Tremate gente, arriva il bambino grande! Ta-ta-tata-ta-ta-tà!
Ora che sono grande ho avuto accesso a un dottore nuovo, il dottore delle parole. Le maestre hanno detto a mamma che parlo male, e che deve farmi curare. Perciò siamo andati assieme dal dottore delle parole, cioé il logopedista, che poi è una dottoressa chiamata Signorina Rottermeier, o qualcosa del genere. Questa ci ha spiegato che a forza di ciucciarmi il dito la mia lingua è diventata piatta, pigra e poco mobile, e per questo biascico e non so dire la C, e la G, e manco la S mi viene tanto bene (la R invece la posso storpiare a piacimento, vai a capire). Mi ha insegnato alcuni esercizi da fare durante l’estate, ogni giorno; ah ah ah!, che gran burlona questa signorina Rottermeier, figurati se mi metterò là ogni giorno a perdere tempo, io il bambino grande più figo al mondo, più forte e più coraggioso e più bravo dai tempi dei vampiri (non so cosa c’entri, ma citare i vampiri o gli zombie fa sempre tanto bambino grande).
Le maestre, che come è noto non si fanno mai gli affari loro, hanno anche spifferato a mamma che quando sono in classe mi ciuccio ancora il pollice, e ora mamma è inferocita. Ma io le ho detto: bella zio!, scialla, no problem. Io ora sono grande, ho la pistola nuova. Tengo la pistola in mano, ci vado pure a dormire, e così il dito non si infila in bocca ma resta aggrappato al grilletto. Che ci vuoi fare, noi duri cowboy così viviamo, sempre all’erta contro il nemico. Relax baby, smetto quando voglio; anzi guarda, smetti pure di fasciarmi i pollici ogni sera prima di andare a dormire, perché ho già smesso.

Unò-due unò-due!

sabato, febbraio 21st, 2015

who wants to go to the gymLa ginnastica! Ma perché non me ne hanno parlato prima? Ma perché non lo scrivono nei manuali per il buon genitore?
Da gennaio Elio ha iniziato il corso in palestra due volte alla settimana, lunedi e giovedi, o solo il giovedi quando è fiacco e raffreddato – disturbo che d’Inverno non è così raro. Là fa lezione con la sua insegnante di psicomotricità dell’anno scorso, una adorabile nazista che riuscirebbe a cooptare i pupi anche in intricate coreografie di gruppo, tipo inaugurazione delle olimpiadi in Cina. Oltre ad essere contento – può vedere qualche suo amico anche fuori scuola e sente meno il bisogno di un fratello – il pupo è moooolto meno capriccioso, e ha iniziato:
– ad ascoltare e seguire le regole (dei giochi, e a cascata di casa)
– a contare, grazie al fatto che i numeri si usano spesso nei giochi di gruppo
– a concentrarsi di più quando gioca o legge
Per via degli orari (lavoro ancora a quell’ora), è il nonno che lo porta e lo va a prendere in palestra, e questo impegno fa bene anche a lui, lo responsabilizza e lo distoglie da quella sua dimensione da pensionato-contadino che fa le cose solo quando ne ha voglia. Si è reso conto che nel pomeriggio ci sono un sacco di nonni in giro per il paese, che portano o vanno a prendere i nipoti ad attività varie, e ha trovato una specie di orgoglio corporativo. Questo l’ha stimolato a inventarsi un ruolo di educatore: complice l’inattività invernale (la campagna dorme, fuori è freddo) si è messo a insegnare i numeri al pupo, facendolo contare o giocare con le cifre scritte. Quando a Primavera sarà passato il motozzappa, nonno e nipote potranno contare i semi seminati o le file di pomodori piantati.
Insomma eravamo passati alla palestra solo per evitare gli sbalzi termici della piscina in inverno, invece è stata un’epifania. Grazie a questa metamorfosi ormai al lavoro timbro quasi sempre in orario, evento raro fino all’anno scorso; le mattine non sono più uno psicodramma, per placare i capricci ora basta l’esca di un marshmallow. Non potevano dirmelo prima?!

A più miti consigli

giovedì, gennaio 31st, 2013

angelo o demoneSicché stasera, mentre in auto con mamma si tornava a casa per cena, come ogni sera, stavo facendo la mia solita privata pantomima – nello specifico, piangevo e strillavo e minacciavo di aprire la portiera, per cause assolute come “Di là!” o “Fare la spesa!” – finché a un certo punto, non ricordo come, mi ritrovo mamma al mio fianco (orpo!, ma allora chi guida?), e guardando meglio mi accorgo che siamo fermi, in mezzo al niente.
“Finché non ti calmi, io non guido” fa quella. “Sai è pericoloso guidare da nervosi, con una sirena che ti urla nelle orecchie. Aspetto qua che ti calmi un po’, tanto non ci corre dietro nessuno”.
Io avevo addosso una bella rincorsa di urla e strepiti, e in più il pilota automatico è duro da disinserire (lo stesso comando che avevo inserito la mattina, chissà perché m’è scattato pure stasera), insomma ci ho messo un po’. Alla fine, detta fra noi, mi son pure stufato e a singhiozzi quasi estinti ho chiesto:”Andare a casa”.
“Elio vuoi andare a casa? Ripartiamo?” ha chiesto la strega.
“Sì” ho capitolato. Poi mentre ci stavamo reimmettendo sulla strada principale ho accennato un innocuo “Di là!”, ma una minaccia immediata di fermarci di nuovo mi ha bloccato sul nascere. Dopo un po’ ho cominciato a chiacchierare come un bambino normale, pensa un po’. Chissà cosa mi era preso, vai a capire. E quando a 300 metri da casa mi son rimesso a strillare per non ricordo più ben cosa, ‘st’altra come una posseduta ha sbandato di fianco, ha inchiodato in un parcheggio bordo-strada ed ha spento l’auto. “Va bene tesoro, dimmi quando hai finito così ripartiamo”.
Ammazza, questa è più matta di me. Son quindi tornato a più miti consigli, e più concilianti comportamenti.
Credo che farò il bravo, per un giorno o due.

Manuale per giovani addestratori

lunedì, ottobre 1st, 2012

1) L’addestratore è colui che spende il suo tempo per addestrare. Se ti chiudi in bagno ad ogni occasione per leggere le ultime notizie sull’iPad, l’animale ne dedurrà che NON sei il suo addestratore.
2) L’animale ha nell’addestratore una figura autorevole: non autoritaria, ma dotata di autorità. Si diventa addestratori occupandosi dell’animale quando mangia, quando fa cacca e pipì, quando legge o gioca, quando è stufo di stare in casa e vuole uscire (gli animali soffrono se chiusi in appartamento). Deve trattarsi di un’occupazione intensa e continuativa, e non di attività compiute solo quando è assente l’addestratore femmina; inoltre, gli stessi gesti compiuti solo quando si ha voglia, e quindi omessi quando si è stanchi / nervosi da lavoro / incazzati col mondo / stufi di esistere / genericamente concentrati su sé stessi, non vi qualificheranno come addestratore agli occhi dell’animale.
3) L’animale è un animale: a meno che non venga pazientemente e quotidianamente addestrato in tal senso, esso non risponde ad un comando meramente verbale dato da figura non conforme al punto 2. Per l’addestramento è necessario iterare il comando verbale accompagnandolo con acconcie informazioni visive – prossimità fisica, proposta di oggetti, tono di voce invitante, premio per l’esecuzione corretta dell’azione; chi ritenga l’animale mal addestrato se non risponde a comando verbale generico dato con tono di voce neutro, ha dimenticato di essere l’addestratore e pretende di avere un animale addestrato senza averlo fatto – addestrato da chi?
4) Un cucciolo NON E’ un animale adulto: per motivi anagrafici ha una serie di lacune conoscitive, che vanno appunto colmate con l’addestramento. Pretendere da un cucciolo le performance di un cane adulto, ed andare fuori di testa quando tali aspettative non vengono realizzate, è sintomo di scollamento dalla realtà e di scarsa voglia di spendersi nell’addestramento.
5) Chi volesse un animale già bello addestrato da terzi, dovrebbe comprarsi un cane già addestrato (ma non dovrebbe offendersi quando, dopo sei mesi, la creatura manifestasse affetto e rispetto verso la sguattera che gli dà da mangiare, lo passeggia e lo piscia quotidianamente).

Il pirata Barbanera

domenica, giugno 3rd, 2012

Babbo: “Ti racconto la storia di Cristoforo Colombo?”
Elio: “No”
Babbo: “Ti racconto la storia del pirata Barbanera?”
Elio: “Cì”
Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto…
Il pirata Barbanera era il pirata più malvagio e feroce dei Caraibi. Era alto, grosso, aveva i capelli lunghi, neri e sporchi e aveva una luuunga barba nera.Gli mancava un occhio, perso durante una rissa al bar, ed aveva una gamba di legno per una ferita ricevuta lottando con gli Inglesi.
Comandava una nave con cento uomini di equipaggio, i più terribili pirati dei mari.
Il lavoro dei pirati consisteva nel passare le giornate al bar, poi quando avvistavano una nave inglese partivano per il mare, la inseguivano, la abbordavano sparando coi cannoni,  si lanciavano a bordo della nave, catturavano l’equipaggio e si impadronivano dell’oro e dei preziosi.
Grazie a questa attività il pirata Barbanera fece un sacco di soldi, ed accumulò così tanti tesori da non saper più dove metterli: scelse perciò un’isoletta poco conosciuta, da usare come nascondiglio, un’isola chiamata “Cassa del Morto” perché tutti quelli che vi avevano approdato non erano mai tornati vivi.
Il pirata Barbanera fece quindi portare tutto il suo tesoro sulla nave e  partì, attraversando il mare a zig-zag per far perdere l’orientamento all’equipaggio. Quando giunse in vista della Cassa del Morto, fece caricare tre scialuppe coi suoi tesori, e su di esse partì assieme a quindici uomini. Il gruppo approdò sull’isola, esplorò la giungla finché trovò una caverna, e là il pirata dette istruzioni affinché il suo tesoro venisse seppellito. Mentre i suoi uomini scavavano il pirata tornò alla spiaggia, distrusse due scialuppe e saltò sulla terza, tornando alla nave ed abbandonando i suoi uomini a un destino di morte. Ai suoi marinai dette l’ordine di salpare subito, come se niente fosse, e nessuno osò fare domande; ma l’equipaggio aveva capito cosa era successo, e durante le lunghe notti di vedetta alcuni marinai iniziarono a cantare sottovoce un triste ritornello:
Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto…
La carriera del pirata Barbanera durò ancora qualche anno finché un giorno, stufo di quella vita e ricco a sufficienza, finse di morire in battaglia poi riparò a Cuba sotto mentite spoglie, a godersi la vita, e di lui non si seppe più nulla.
Finché secoli dopo, due giovani esploratori dilettanti chiamati Elio e Roberto trovarono a un mercatino d’antiquariato un diario, manoscritto da un ufficiale della marina inglese. Qui si riportava del pirata Barbanera, delle sue malefatte e delle battaglie per catturarlo, nonché del suo mitico tesoro. I due, esaltati dalla scoperta, cominciarono a studiare tutto il materiale sui pirati esistente nella biblioteca locale; poi andarono a studiare i testi della biblioteca di Treviso; poi andarono a Venezia, poi a Milano e infine alla biblioteca Vaticana. Non ancora soddisfatti di quanto avevano scoperto, decisero di fare un ultimo tentativo e andarono a Londra alla Royal Navy Public Library e lì fecero la scoperta decisiva: trovarono la mappa del luogo dove il pirata Barbanera aveva nascosto la sua nave, prima di ritirarsi dall’attività lavorativa.

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