Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Post Taggati ‘canzoni cantate al pupo’

Cosa c’è di secondo?

venerdì, dicembre 27th, 2013

TotorobentoAh… e così, il mio tigrotto diventa grande. Evoluto. Arguto. Quadriocchiuto.
Un esempio. Sera, dopo cena mamma va in salotto a cercare il pupo: “Vieni a lavarti i denti!”. Il pupo sta fingendo di essere un leone che si mangia il nonno, perciò il nonno astutamente lo blandisce “Eh si, i leoni hanno sempre i denti ben puliti!”, ma quello ribatte “Eh no, i leoni non hanno lo spazzolino!”.
Con i suoi occhialetti arancio sembra proprio un piccolo Harry Potter, uno che le combina ma senza dirtele. Gli occhiali li porta da un mese e passa, ha un forte astigmatismo – è tutto suo papà! La teoria medica corrente (o la moda?, tocca fidarsi) è che se si insegna all’occhio a vedere benebenebene prima dei sei anni, anche da grande per vedere benebenebene ci vorranno gli occhiali, ma almeno l’ormai adulto ci vedrà; senza la correzione ante-6-anni, invece, l’adulto per quanto occhialuto non riuscirà mai più a vederci bene. Il che spiega perché quando guido e guardo mediamente lontano, scambio tronchi per cavalli o cartacce per gattini.
Poi sarà la mamma canterina e portata a modificare i testi delle canzoni (inascoltabile, sopportarla è la prova che la amo davvero!), o sarà il nonno materno che inchioda il pupo ai libri per ore, o saranno le filastrocche di Rodari che ultimamente gli leggiamo prima di dormire, fatto sta che stasera a cena ha fatto la sua prima rima: furbacchiòn / gattòn, sul testo distorto di una canzoncina cantata spesso a scuola, e che ormai conosciamo anche noi. Sniff sniff, è il mio bambino…
Col cibo poi è un gran gourmet. Si lancia sui crauti ogni volta che vengono serviti (in questi giorni non ne mancano!); adora il salmone affumicato o il salmone crudo con la wasabi; chiede gli spinaci a gran voce, e se li sbafa contento anche se abbondantemente conditi d’aglio (se lo sapesse la Pimpa…); apprezza le patate col formaggio (Asiago, Piave, stracchino) come un vero contadino; adora le uova, tanto che le mangia volentieri perfino alla coque, o all’occhio di bue (si diverte a tirar sù il rosso col pane). Ultimamente a inizio pasto la sua frase ricorrente è: cosa c’è per secondo?
E infine è tenero, giocherellone, scherzoso… Si compra la mamma con frasi tipo “Sei carina e profumata!”, e me mi compra con molto meno perché, che ci posso fare, sono un papà: esonerato da cervello e preoccupazioni – roba da mamme – io sono stato creato per intrattenere il pupo. Quindi non mi insospettisco se la filastrocca della buonanotte, la sua preferita prima di spegnere la luce, è “Il paese dei bugiardi”:
non chiamavano col suo nome nemmeno la cicoria
la bugia era obbligatoria
Papà cosa vuol dire ‘obbligatoria’?

Il maialino Tippy

giovedì, agosto 29th, 2013

pig and panda(sulle note de “Il coniglietto Tippy”)
Il Maialino Tippy
voleva fare pippi
ma non c’era il bagno
e allora la fa per strada
tumpiti-tumpiti-tum
Lui tira fuori il ciccio
e fa un getto di piscio
ma poi arriva il vigile
che gli dà la multa
Il maialino dice
ho una brutta malattia
ma il vigile risponde
mi dia il certificato medico
tumpiti-tumpiti-tum
Son soddisfazioni quando improvvisi una canzone scema, al pupo piace e comincia a cantarla più volte al giorno, memorizza il testo e la canta anche dai nonni… Sarà il suo esorcismo per l’imminente inizio della Materna, e relativo abbandono del pannolino. Beh tanto al pannolino ci penserà mia moglie, mentre io mi occupo dell’entertainment terapeutico – alla canzone di solito segue la scenetta: il vigile gli dà la multa, lui si mangia la multa, il babbo-vigile lo mette in prigione, lui inonda di pipì la cella e fa pure la cacca, e varianti ad libitum.

Castori e turbine

sabato, febbraio 23rd, 2013

panda and beaver flyingLo capisci dalle piccole cose: tuo figlio è un genio. Ultimamente quando c’è da farsi l’aerosol – quindi ogni pomeriggio di tutti i santi giorni, da inizio Autunno a fine Primavera – lo youtubenauta è diventato molto esigente: falciatrici per ore ma solo quelle di marca Krone, centrali idroelettriche ed animazioni 3D sul funzionamento delle turbine Pelton, tornei di motosega, e un documentario scientifico e dettagliatissimo sulla vita dei castori. Ormai la Pimpa è diventata una rarità, il Gatto Nero un amarcord d’infanzia.
Sarà merito del babbo, che è stato dotato dalla mamma di seggiolino auto proprio: ora almeno una volta alla settimana sono io che accompagno il pupo al Nido, e vado a prenderlo la sera dai nonni. Che gusto la mattina, mamma dice “Andiamo a scuola” e lui protesta “Con papà!”. Che con la mia auto possiamo tenere il seggiolino al centro, e c’è una vista panoramica meglio di Google Earth. E i risultati si vedono: una curiosità instancabile, tutto suo padre. Non a caso ha iniziato un rapporto compulsivo con “Il libro dei mestieri” di Scarry: se lo farebbe leggere e rileggere trecento volte di fila, e in assenza di lettori se lo sfoglia e commenta da solo.
E che dire della musica? Ha imparato a soffiare nella tromba giocattolo, tenendo le labbra nella posizione corretta. Con l’aerosol a volte chiede video di trombe e fiati, e ha una gran passione per la tuba – lo strumento suonato nell’amato libro illustrato “I lupi che escono dai muri”. Chiama le arachidi salt peanuts da quando ha sentito l’omonimo brano, e mamma in macchina ha sospeso Nick Drake per passare a “Jazz at Massey Hall”, che non sembra spiacergli.
Se con queste premesse mi finirà fan di Ben Ten ed appassionato di ritornelli insulsi da mini-club, lo disconosco.

Mannaggia ‘a Nick Drake

lunedì, novembre 19th, 2012

Sera, stacco il lavoro e passo a prendere il pupo dai nonni. Sono le 6, lui prima mi fa le feste poi si arrampica sul seggiolone, si infila dentro e dichiara “Mangiare ‘a nonni”. “Tesoro non c’è niente di pronto”- “Mangiare ‘a nonni!” – “Guarda che i nonni mangiano più tardi” – “MANGIARE ‘A NONNIIIII!”. La creatura si decide ad uscire dal seggiolone solo di fronte all’evidenza del gas freddo: nessuna pentola in preparazione, vabbé dai andiamo a casa con la mamma, forza che voglio mangiare.
Sulla strada del ritorno lui spia il gioco delle luci notturne, mamma ascolta 6 Gradi di Separazione su Radio3 e c’è pace nel mondo – e nell’abitacolo – finché lui chiede CHITARRA!
Amore senti che bella musica stanno mandando, c’è una chitarra anche qui…
CHITARRAAAAAAA!
E per l’ennesima volta alla mamma tocca mettere su il CD preferito della creatura, già ascoltato varie decine di volte e che mi esce un po’ dalle orecchie: ‘Pink Moon’ di Nick Drake. Che in fondo dovrei baciarmi le mani, gli altri bimbi torturano i genitori con ore ed ore de “Il caffè della Beppina”, ma insomma almeno un po’ di radio la sera me la ascolterei volentieri.
Sabato scorso il babbo gli ha comprato una tromba giocattolo, gli piace tanto e scorrazza felice per casa coi suoi PI-PI PO-PO: speriamo di poter passare almeno a Rava…

Il pirata Barbanera

domenica, giugno 3rd, 2012

Babbo: “Ti racconto la storia di Cristoforo Colombo?”
Elio: “No”
Babbo: “Ti racconto la storia del pirata Barbanera?”
Elio: “Cì”
Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto…
Il pirata Barbanera era il pirata più malvagio e feroce dei Caraibi. Era alto, grosso, aveva i capelli lunghi, neri e sporchi e aveva una luuunga barba nera.Gli mancava un occhio, perso durante una rissa al bar, ed aveva una gamba di legno per una ferita ricevuta lottando con gli Inglesi.
Comandava una nave con cento uomini di equipaggio, i più terribili pirati dei mari.
Il lavoro dei pirati consisteva nel passare le giornate al bar, poi quando avvistavano una nave inglese partivano per il mare, la inseguivano, la abbordavano sparando coi cannoni,  si lanciavano a bordo della nave, catturavano l’equipaggio e si impadronivano dell’oro e dei preziosi.
Grazie a questa attività il pirata Barbanera fece un sacco di soldi, ed accumulò così tanti tesori da non saper più dove metterli: scelse perciò un’isoletta poco conosciuta, da usare come nascondiglio, un’isola chiamata “Cassa del Morto” perché tutti quelli che vi avevano approdato non erano mai tornati vivi.
Il pirata Barbanera fece quindi portare tutto il suo tesoro sulla nave e  partì, attraversando il mare a zig-zag per far perdere l’orientamento all’equipaggio. Quando giunse in vista della Cassa del Morto, fece caricare tre scialuppe coi suoi tesori, e su di esse partì assieme a quindici uomini. Il gruppo approdò sull’isola, esplorò la giungla finché trovò una caverna, e là il pirata dette istruzioni affinché il suo tesoro venisse seppellito. Mentre i suoi uomini scavavano il pirata tornò alla spiaggia, distrusse due scialuppe e saltò sulla terza, tornando alla nave ed abbandonando i suoi uomini a un destino di morte. Ai suoi marinai dette l’ordine di salpare subito, come se niente fosse, e nessuno osò fare domande; ma l’equipaggio aveva capito cosa era successo, e durante le lunghe notti di vedetta alcuni marinai iniziarono a cantare sottovoce un triste ritornello:
Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto…
La carriera del pirata Barbanera durò ancora qualche anno finché un giorno, stufo di quella vita e ricco a sufficienza, finse di morire in battaglia poi riparò a Cuba sotto mentite spoglie, a godersi la vita, e di lui non si seppe più nulla.
Finché secoli dopo, due giovani esploratori dilettanti chiamati Elio e Roberto trovarono a un mercatino d’antiquariato un diario, manoscritto da un ufficiale della marina inglese. Qui si riportava del pirata Barbanera, delle sue malefatte e delle battaglie per catturarlo, nonché del suo mitico tesoro. I due, esaltati dalla scoperta, cominciarono a studiare tutto il materiale sui pirati esistente nella biblioteca locale; poi andarono a studiare i testi della biblioteca di Treviso; poi andarono a Venezia, poi a Milano e infine alla biblioteca Vaticana. Non ancora soddisfatti di quanto avevano scoperto, decisero di fare un ultimo tentativo e andarono a Londra alla Royal Navy Public Library e lì fecero la scoperta decisiva: trovarono la mappa del luogo dove il pirata Barbanera aveva nascosto la sua nave, prima di ritirarsi dall’attività lavorativa.

zzz … zzz … zzz …

Bambini e panini

domenica, novembre 13th, 2011

E si continua a singhiozzo l’inserimento al Nido: qualche giorno di frequenza, casa, qualche altro giorno di frequenza, ogni volta ricominciando quasi da capo. Dopo la prima assenza – tre settimane con antibiotico! – mi son fatta fiscale, e se il pupo ha il raffreddore lo tengo subito a casa per evitare malanni peggiori; questo significa più assenze ma per periodi più brevi, e di questo passo il pupo finirà l’inserimento a Natale – ma pazienza, la salute innanzitutto. La nonna, sulle cui spalle è passata l’incombenza dell’inserimento, all’inizio ha fatto fatica ad accettare la nuova organizzazione; ma dopo qualche giorno, per fortuna si è resa conto che non ha molto senso portare al Nido un pupo affaticato dal moccio, dalla tossetta e dalle alterne capacità respiratorie.
Al Nido con la nonna il papero fa ancora più la cozza di quanto non avesse fatto con me, sempre attaccato a lei e quasi infastidito dalla masnada di nanetti alieni. D’altra parte a casa il papero mangia già da solo, mentre dalla nonna fatalità fa lo scemo, non alza un dito e si lascia imboccare, quindi è chiaro che sulla mollezza dei nonni ci marcia, per quanto la nonna sia anche brava e cerchi di non viziarlo. Ma volente o nolente, gli effetti di ‘sto Nido si vedono eccome, bastano pochi giorni di frequenza per quanto refrattaria e già il pupo impara a mangiare da solo, beve dal bicchiere, si arrampica – con successo – su sedie e seggiolone, tenta le prime parole (tipo “abbà” per acqua, la novità di ieri). Boh, forse il papero ha fisiologicamente bisogno di pause – frequenze brevi – proprio perché impara in fretta: va al Nido, assorbe X stimoli nuovi, poi si ammalicchia e nel tempo vuoto interiorizza, applica e sviluppa le nuove features assorbite. Per lui che è sempre così presente, in questo momento una frequenza continua del Nido forse creerebbe un corto circuito, un inutile information overload.
No, non sono io maniaca degli inglesismi, è lui che è figlio di un informatico.
Quindi abbiamo ripreso la vecchia routine: attività mattutine, scaricamento pupo dai nonni (per starci da malato o per venir portato al Nido in ora più tarda), passaggio all’alimentari di paese per il panino della pausa pranzo, lavoro, pausa pranzo di mezz’ora per poter uscire prima, lavoro, ritorno dai nonni a prelevare il pupetto, viaggio a casa con pupo a bordo, cena del pupo (e mia, ormai vivo di minestre con la pastina), attesa del babbo, feste al babbo (mentre ne approfitto per metter su la cena al babbo e sbrigare lavoretti), ultimi giochi, pigiama, addormentamento pupo/lavori di casa, lettura libri e poi nanne.
L’unico lusso della giornata è quindi il panino del pranzo, dentro al quale mi faccio mettere formaggi succulenti (francesi, piemontesi, o nostrani ma sempre ottimi): paninetti che costano dai 2 ai 3 euro, mi son proprio imborghesita! D’altra parte, dovrò pur compensare l’assenza di una vita propria…
E visto che si parla di panini, concludo col mio verso preferito nella canzone della ninna nanna:

Ninna nanna, ninna-o / questo bimbo a chi lo dò
Lo darò al nonno Lino che lo mangia nel panino

Non temere, c’è papà

martedì, agosto 16th, 2011

Figlio mio, mio sentimento
che ti sfracelli sul pavimento
ahi che bernoccolo, ma passerà
non temere, c’è papà

Mia creatura in divenire
che sullo scivolo a tutti i costi vuoi salire – dalla parte dello scivolo!
non coi ginocchi, ma la suola in cima ti porterà
e quando scendi, c’è papà

Mio pulcino col raffreddore
coli muco a tutte l’ore
aspirarlo mamma dovrà
e per schienarti c’è papà

Figlio mio, sei nei miei pensieri
e se mamma scompare a fàr mestieri
anche se a volte ti annoierà
resta qui assieme a papà

Oh mio pargolo adorato
se anche ti mancan la mamma, il nonno, il gatto
vedrai noi due ci si divertirà
perché l’iPad ha papà!

Nella vecchia fattoria

sabato, aprile 2nd, 2011

Nella vecchia fattoria ia ia o

Quante bestie ha zio Tobia ia ia o

C’è un cane – bau!
Ca-ca-cane – bau bau!

C’è un gatto – miao
Ga-ga-gatto – miao miao

C’è una pecora – beeeee
Pe-pe-pecora – beeeeeeeeeeee

C’è una mucca – muuu
Mu-mu-mucca – muuuuuuuu

C’è un gallo – chicchirichiiii!
Ga-ga-gallo – chicchirichiiii!

C’è un lupo – uuuuuuu!
Lu-lu-lupo – uuuu-u-u-uuuuuuuu!

C’è una iena – ihihih
Ie-ie-iena – ihihihih

C’è una balena – fffffffff
Ba-ba-lena – fffffffff

C’è un uccellino – cip!
U-U-ccellino – cip cip!

C’è un lama – spu!
La-la-lama – spu spu!

C’è una gallina – coccodè
Ga-ga-llina – coccodè

C’è un gufo – uu
Gu-gu-gufo – uuuu

C’è un pesce – **
Pe-pe-pesce – ** **

C’è un delfino – (la mamma imita flipper)
De-de-lfino – (la mamma imita flipper)

C’è un merlo primaverile – fififi-fiu
merlo primaverile – fififi-fiu fififi-fiu

C’è una papera – qua
Pa-pa-papera – qua qua

C’è un’anatra – qua
A-A-anatra – qua qua

C’è un’oca – qua
O-o-oca – qua qua

C’è un Germano Reale – qua
Ge-germano reale – qua qua

C’è un maiale – grunf
Ma-ma-maiale – grunf grunf

C’è un musseto – i-o
Mu-mu-sseto – i-o i-o i-o

Nella vecchia fattoria iaaaa-iaaaa-oooooooooo