Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

Post Taggati ‘la fisica dei panda’

Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

Depressione infantile

giovedì, febbraio 22nd, 2018

Urla, strepita, si incazza per piccoli nonnulla, mi insulta, cerca di picchiarmi, in generale trasforma in conflitto ogni contatto quotidiano con me. Sembra un adolescente all’apice della follia ormonale, e invece ha 7 anni. Tutto è franato con la consegna delle pagelle, e il responso definitivo delle maestre: visto che il bambino è stato dalla logopedista senza che fosse rilevato alcun disturbo particolare, ha senz’altro bisogno di un supporto psicologico. Perché in classe segue la lezione solo quando ha voglia, e quando non ha voglia gioca con le penne, guarda il soffitto, non copia quanto viene scritto alla lavagna, non tiene il segno di lettura, non riporta correttamente sul diario i compiti assegnati. Le problematiche sono più acute con la maestra di italiano, mentre in matematica e scienze la mancanza di attenzione/interesse è più rara.
La maestra di matematica e scienze insegna materie con una applicazione pratica immediata ed evidente, esige ragionamento e calcolo, non richiede la scrittura di lunghi componimenti in corsivo. La maestra di italiano predilige i dettati lunghi, infarciti di parole con ortografia complessa e significato oscuro, da scrivere obbligatoriamente in corsivo; richiede l’elaborazione di letture leziose e ammiccanti, tipiche di un’infanzia immaginata dagli adulti, e in generale esige standard di padronanza ortografica ben al di sopra dei test somministrati dalla logopedista. Il pupo ha fatto passi da gigante rispetto ai primi mesi di scuola, ma chiaramente per lui scrivere resta una fatica; sa che non scriverà mai “come una femmina” (ipse dixit, probabilmente non a torto), perciò si sente rifiutato e non all’altezza. Da qui mani spesso in bocca, ricorso frequente al pavimento, attaccamento morboso ai suoi peluche che pure ignorava da un paio d’anni, mentre in classe non risparmia tecniche fantasiose per scantonare la lezione e dimostrare alla maestra che si, ha ragione, sono un perdente. Mio figlio è un adolescente depresso, a sette anni, e io mi torturo senza costrutto né  so come aiutarlo.
In termini tecnici la maestra lo definisce ‘disturbo dell’attenzione’. E’ da inizio d’anno che lo dice, e mi chiama a rapporto, ma non l’ha mai scritto da nessuna parte; perché a scriverlo poi scatta la valutazione Asl, quando la valutazione Asl è prevista solo dalla terza elementare. Traduzione: il bambino non rispetta i canoni di maturità previsti per la terza elementare. Pur di placare la volontà persecutoria della maestra ho acconsentito al supporto psicologico, sperando che la psicologa possa fare da avvocato difensore del bambino nei confronti della maestra; ma la creatura ha preso per tradimento questa mia scelta, e non mi dà più tregua. Stritolata dal lavoro durante le mie otto ore, e stritolata dall’astio del bambino prima e dopo il lavoro, credo che fra qualche mese schiatterò. E non posso neanche permettermi una scenata di sfogo, di quando in quando, perché le fa già tutte lui – ogni weekend diventa un inferno sulla terra solo per fargli fare due compiti.
Languo, mentre osservo impotente mio figlio che si trasforma nella parte peggiore di sé.

Messier la crudité

domenica, febbraio 4th, 2018

Io voglio, io decido, io faccio solo se ho deciso di voler fare. Se devo mettermi il pigiama, discuto sull’arte dei Kiss. Se mia mamma sta parcheggiando in retromarcia, di notte e con pioggia battente, esigo la sua attenzione per analizzare le caratteristiche dei Golden Retriever. Se la mattina devo mettermi le scarpe, infilarmi la sciarpa e uscire di casa, non inizio nemmeno ed esigo un dettagliato paragone fra i cobra e i black mamba. In tutti questi casi mamma mi chiede di parlarne più tardi, non mi ascolta, insiste affinché io faccia (fare fare fare, che gretti ‘sti Veneti), allora mi incazzo mi offendo e litighiamo. Non si può andare avanti così. Forse sono stato adottato, se fossi davvero il loro pargoletto adorato ogni mia parola sarebbe oro colato (fa rima!), altro che rispondermi “Ne parliamo dopo”. Proclamo la lesa maestà.
Perdono mamma solo quando facciamo i compiti: in quel caso lo faccio proprio apposta a chiacchierare o giocare o simulare cacca/pipì o reclamare la merenda, pur di evitare di fare ‘sti dannati compiti. Le maestre sono tutte esaurite, ‘na fissa con ‘sti compiti, secondo me non hanno una vita. Se una non è sadica mica va a fare la maestra, farà l’astronauta o l’esploratrice; ma se sei sadica e triste dentro, sicuro che farai la maestra elementare. Oooops, scusate si chiama Scuola PRIMARIA, con un sacco di maiuscole così ‘quelle’ sono contente, e quei polli di mamma e papà si convincono che è una cosa importante – invece è solo marketing.
Mamma dice che sono viziato, ‘crudo’ = immaturo nel dialetto locale; io dico che sono solo un bambino sensibile. Tipo se mi guadagno una Minifigure Lego perché a scuola ho preso qualche 9, ma il pacchetto scelto rivela un ometto che ho già, tiro giù la casa a suon di strepiti e lamentele, e coinvolgo pure la giustizia divina – non capisco perché Dio mi abbia fatto nascere così sfortunato. Se un compagno di classe è più bravo di me in un gioco, non gioco più e comincio a cianciare cose tipo “Chi vince perde, chi perde vince” per dissimulare il rosico. Se passo il venerdì sera a casa di un amico – si chiama pigiama party, belli – poi trascorro sabato e domenica in piena crisi estatica, mi comporto come un quattordicenne col motorino in garage e le sigarette in tasca, invoco autonomia ogni volta che mi si chiede di fare qualcosa – anche tirare l’acqua – e tratto i miei genitori come fossero servitù a mia disposizione; se ritratto è solo perché Crudelia De Mon = mamma mi lascia senza pranzo.
L’ha detto anche la logopedista che sono un bambino tanto caro e intelligente, quindi cosa vogliono ancora da me?! Che quando leggo non ondeggio col busto come un autistico? Che quando scrivo non canto mulinando i piedi? Che mentre mangio non mi avvito su me stesso come un acrobata cinese? Puah, genitori moderni: fanno figli pensando siano bambolotti, che restano dove li metti e fanno quel che vien loro detto. Che se la facciano passare, non sono mica il bambino Pinocchio io!

Un anello per domarli

mercoledì, aprile 26th, 2017

panda prisonerE’ tutto iniziato mesi fa, a fine inverno: eventi estranei uno all’altro si sono incrociati con sincronia stupefacente. Da una parte, a fine Febbraio l’azienda dove lavorAVo (sottolineo il tempo imperfetto) si è trasferita, dilatando i miei tempi di viaggio casa/lavoro da venti minuti a un’ora. Nel frattempo i medici hanno trovato un tumore a mia suocera quindi vai di controlli, operazione e infine terapia. Quindi mentre io maturavo l’intenzione di presentare le dimissioni causa incompatibilità vita-lavoro (c’è già mio marito che lavora lontano), si è resa necessaria la mia presenza in famiglia per andare a prendere il bambino a scuola, e stare con lui nelle ore successive. La classica storia italiana della donna tappabuchi.
Non mi era mai successo prima di avere il bambino tutto per me. Mi sono scontrata con una creatura prepotente, presuntuosa, cocciuta, e volitiva per il solo gusto di esserlo: in poche parole un bambino viziato. Queste le tecniche applicate per cercare di rivoltarlo come un calzino:
– lo faccio contento portandolo al parco, in modo che possa frequentare altri bambini (quando stava dai nonni era sempre e solo coi nonni), e capire che in fondo ne vale la pena di diventare grandi. Per lo stesso motivo, organizzo quando possibile – tutti gli altri bambini fanno sport due o tre volte alla settimana! – incontri mirati con amici o vicini o compagni di scuola.
– lo costringo a fare merenda entro le ore 17, altrimenti salta; e l’entità della merenda è da merenda, non da pasto principale. Risultato: finalmente ha iniziato a farmi cene abbondanti e regolari, e non può più usare la merenda come scusa per evitare i compiti (ho visto cracker spezzettati in dimensioni molecolari pur di temporeggiare).
– possibilmente andiamo a fare i compiti in biblioteca. La creatura non osa applicare in luogo pubblico le sue consuete tecniche per evitare i compiti, come urlare strepitare e insultare, andare in un’altra stanza, temporeggiare millantando fame/sete/cacca/pipì/prurito alla testa/fastidio agli occhi/male al ginocchio, fare piroette intorno alla scrivania o contorcersi sulla sedia. Torniamo a casa con pile di libri che poi non legge (gialli di Scooby Doo, libroni fotografici su Il Signore degli Anelli), ma intanto si abitua al gesto di cercare e prendere i libri, e almeno i titoli dei capitoli a volte se li legge.
– visto che in prima elementare i compiti sono un impegno più che altro simbolico, se non ha sprecato l’intero pomeriggio nel farli lo porto di nuovo in qualche parco.
– se a scuola ha lavorato male, nel pomeriggio si cancella, si riscrive e si corregge tutto quello in cui ha mancato in classe.
– se torna da scuola con quaderni accettabili e non fa capricci per fare i compiti e i compiti li fa benino, sa che dopo cena potrà vedere un paio di cartoni.
– se nel fine settimana fa i capricci per fare i compiti, resta segregato in camera sua finché non ha finito.
– con i compiti si arrangia: vediamo cosa c’è da fare, poi mi allontano e mi chiama solo quando ha finito o quando ha dei dubbi. Ho visto che più gli sto lontano, meno si innervosisce.
– quando gli propongo qualcosa (1) o lo accetta, o se chiede dell’altro (2) sa che riceve zero (0). Esempi: “Vieni in bagno grande che ti faccio la treccina”, e lui “No in bagno blu!”, quindi niente treccia. “Prendi pure l’iPad e guardati un cartone qui in cucina”, e lui “No in salotto!”, allora salta i cartoni. “Siamo comodi per andare al parchetto dietro casa, che ne dici?”, “No voglio andare al parco in centro!”, quindi niente parco. E’ una disciplina estenuante, ma spero che prima o poi la smetta di proporre alternative per partito preso.
Probabilmente gli abbiamo concesso troppa libertà di scelta negli anni scorsi, abitudine che ci porta a litigare per questioni che NON sono scelte tipo: “Quando fai i compiti sul libro, ricordati di usare solo la matita”, e lui “No voglio usare la penna!”.
Il primo quadrimestre ci era bastato un piccolo premio settimanale per incentivarlo a impegnarsi a scuola, e a non fare capricci arbitrari la mattina; mentre la punizione classica era portare i suoi giochi preferiti ‘in ferie’ in cantina, o sequestrargli l’iPad – salvo poi dimenticare dove l’avevo messo. Ma qualche mese fa (in coincidenza con la malattia della suocera?, non lo sapremo mai) è cascato il palco: il pupo ha smesso di farsi attrarre dagli incentivi e ha iniziato a misurare – sic – di quante gratifiche riesce a fare a meno, a quante punizioni riesce a sopravvivere, aumentando nel contempo la frequenza dei comportamenti regressivi (mangia con le mani, si stende sotto al tavolo dopo mangiato ecc). Finché a inizio Aprile sono stata richiamata dalle maestre e a quel punto, approfittando della disoccupazione – mai fu più tempestiva! – ho provato ad applicare metodi ferrei. Se son panda, fioriranno.

Si sbaglia imparando

domenica, settembre 11th, 2016

angeli-e-demoniIl pupo è ridotto come credo tutti i bambini dopo due mesi di vacanza: molesto, capriccioso, dall’attenzione volatile. Ma quando vuole è subdolamente presente a sé stesso, ecco due esempi:
1) in giugno c’era stata una manifestazione in centro storico, un pomeriggio in cui parecchie società sportive avevano fatto provare ai bambini la loro attività. Elio aveva avuto una mattina nera, e nel pomeriggio aveva gironzolato fra la folla senza degnare nulla di uno sguardo a parte il trucca-bimbi, la ginnastica artistica e la scherma. Mamma gli aveva promesso che a inizio settembre poteva provare la lezione di scherma, ma poi fra ferie e lavoro e preparativi per la scuola, chi se ne ricordava più? Fatto sta che un sabato mattina di inizio Settembre, mentre andavamo tutti assieme in bici al mercato, il nano inchioda davanti a un cartellone pubblicitario: “Guarda qui!”. Era proprio la pubblicità del corso di scherma, ha riconosciuto il disegno dal volantino visto mesi prima, e questa settimana mamma ha dovuto portarcelo.
2) facciamo la spesa al supermercato, lui mi si attacca come una patella perché vuole un regalo vuole un regalo vuole qualcosa, finché sua mamma abbaia e lo zittisce. A quel punto lui ricorda un’antica promessa, è da oltre un anno che ci andiamo dietro: vuole il fucile Nerf. Mamma gli fa notare: “No, eravamo d’accordo che ti fai il primo anno di scuola, e se la pagella della prima elementare è abbastanza buona allora arriva il fucile”.
“No lo voglio adesso”.
“Alla fine della prima…”.
“Adesso!”.
“Prima vediamo come sarà la tua pagella…”.
“Ma come” attacca a piagnucolare quello, “avevi detto che si sbaglia imparando, quindi il fucile me lo darete lo stesso no?!”. Mamma mi racconta che, ancora mesi fa, aveva spiegato al pupo come sbagliare non sia una colpa, ma anzi un’occasione importante per imparare; la classica perla di saggezza che i pupi ignorano. Ed ecco che il subdolo ricicla la perla per garantirsi un bel Nerf, anche in caso di pagella poco soddisfacente: ci ho provato, ho sbagliato, ma siccome sbagliando avrò imparato qualcosa il Nerf me lo regalate lo stesso.
“Si dice ‘sbagliando s’impara’ ” correggo il pupo mentre scoppio a ridere. Mio figlio è un gran paraculo.

Viva Teseo

venerdì, agosto 19th, 2016

Pupu mollaViva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh… Mamma e papà mi prendono in giro, ma io quando sento le canzoni da spiaggia mi sembra che inneggino tutte a Teseo, l’eroe del Minotauro. Chissà perché gli dedicano le canzoni, anche quelle unza-tunza. Non me ne preoccupo e mi unisco al coro: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…
Eh sì, siamo al mare, più o meno stessa zona dall’anno scorso. Quest’anno però non c’è quello stesso caldo abominevole, e oltre al mare o piscina i vecchi mi portano a fare qualche gita nei dintorni. La prima gita è stata una bomba, ho visto due scheletri antichi e quattro mummie semi-vestite, fichissimo. Della gita di oggi non avevo tanta voglia, alla fine me la son passata grazie a una fontana con un cavallo-pesce che sputava acqua, e grazie alle chiese che sono grandi fresche e silenziose. C’era pure una cripta, dei sarcofagi, bello. Mamma e papà hanno insistito per ore affinché mi unissi a loro nella gita in trenino, io mica volevo perché pensavo che il treno ci mollava da qualche parte e poi mi toccava camminare, e invece guarda che no, si sta sempre e solo seduti, allora alla fine ho accettato, tipo che stavamo quasi per andare via quando mi sono finalmente deciso; eh va così quando mi fisso su una cosa, che devo farci. Bello il trenino, c’erano anche le cuffie per ascoltare la spiegazione; io le ho tenute a volume 13 e così han fatto anche mamma e papà, che interessante.
Per il resto il mare è molto bello, la piscina anche. Il mare fa le isolette la mattina, e le onde grandi al pomeriggio; fosse per me giocherei sempre con la pupù molla – pesco sabbia dal fondale, la lancio da qualche parte, pesco altra sabbia sul fondale e così via – ma mamma dice che sembro regredito a quando avevo due anni, mi minaccia, e alla fine mi tocca costruire con lei dei canali o piccoli castelli, per tenerla occupata. Uffa, a me piace così tanto la pupù molla… Anche in piscina faccio quasi niente: mi aggiro nell’acqua ultra-bassa con una maschera da sub più grande di me, nuoto trenta secondi nell’acqua alta col salvagente, esco dall’acqua e parlo da solo, mangio un gelato, torno nell’acqua bassa e parlo da solo là, cose così. Mi piace rilassarmi quando sono in ferie, che c’è di male? A settembre inizierò scuola, almeno in ferie voglio dimenticare di avere già sei anni, e di avere un cervello in generale.
Inoltre, detto fra noi quest’anno non girano bambini chissà che simpatici. E’ vero, c’è un gruppetto che fra pupazzi in plastica e armi giocattolo ha un patrimonio inestimabile, ogni tanto mi unisco alla guerra con loro (hanno perfino le manette giocattolo!), ma sono tutti un po’ amici e un po’ parenti, non riesco a far dei gran discorsi. Come se mi interessasse, fra l’altro: io punto al fucile e al mitragliatore, mica all’amicizia. Insomma socializzo principalmente coi miei amici immaginari o le mie battaglie mentali; d’altra parte devo pur farmela passare, visto che quest’anno l’acqua mi fa una paura barbina.
Ma se non altro verso metà mattina arriva la gnocchetta a fare ginnastica sulla spiaggia. Bella la gnocchetta, che bella invenzione la ginnastica sulla spiaggia con la musica a tutto volume: viva Teseo, chemo Teseo-o o-oh, o-oh…

Il piccolo Anakin

mercoledì, giugno 22nd, 2016

Panda AnakinMamma dice che è stata un’idea sua, ma sta mentendo. IO sono un fan sfegatato di Anakin Skywalker, e IO ho avuto l’idea di farmi crescere un ciuffo di capelli in modo da riuscire a farmi, in futuro, il treccino spenzolino che tanto piace a quella gran gnocchetta di Padme. Ah, Padme, col top e l’ombelico fuori… I film di Star Wars mi fanno sostanzialmente paura, ma per l’episodio sulla guerra dei cloni ho fatto un’eccezione, là c’è Padme piuttosto svestita e non la si può mica perdere.
E poi credo d’essere un po’ jedi anch’io, modestamente. Ho imparato a pronunciare correttamente la Z in una terra dove questa lettera non esiste: va a xugare, sta xitto, da un bacio allo xio, tutto così. Ho imparato ad arrotare la R esercitandomi con mia mamma che invece di R dice V (vicovdati di metteve a posto i giochi!). Se non sono poteri straordinari questi.
Poi leggo le menti e posso condizionare il pensiero altrui. Mi è bastato promettere che sarei stato bravo – in uno spazio e tempo indefiniti – e il babbo si è comprato il Millennium Falcon della Lego, se l’è montato tutto da solo e poi me l’ha lasciato per giocarci, anzi me lo lascia ogni giorno per giocarci, basta ripetergli il mantra “E’ tuo, certo che è tuo, me lo stai solo prestando”. Manco mi strangola se abbiamo perso Han Solo in mezzo ai miei tremila ometti Lego fatti a pezzi.
E la spada da jedi? Ho anche quella, anzi due: rossa mono-lama, o bianca bi-lame tipo Darth Maul. E si illumina davvero! Alla mal parata ho anche una katana di legno con fodero, uno spadino corto di cartone (con scudo), un palo, uno spazzettone per pavimenti, un numero indefinito di rametti (se mamma non me li butta via), e ogni tanto esco in giroscale a prendere un ombrello. Mi mancano solo i raggi luminosi che escono dalle mani, ma li sostituisco con un eloquio colorito quando qualcuno mi fa incazzare. Sono un vero jedi.
Poi pazienza se Anakin da grande diventa Darth Vader, anzi meglio, perché il tizio con la maschera e il mantello è davvero fico, magari potessi essere così sicuro di me, uno che incute rispetto e timore. Ci devo lavorare. Tanto si sa che Darth/Anakin sotto sotto è un buono e non fa male ai bambini, o a suo figlio, altrimenti col cavolo che la Disney si comprava i diritti. Darth Vader non passerà mai di moda; e tanto quando son stufo di giocarci resta sempre il Ninja Verde. Ninjaaaa….  GO!

Un’estate al mare

martedì, settembre 8th, 2015

Fighting pandasQuest’anno è stato bizzarro tornare al lavoro, dopo due settimane di ferie al mare; due settimane continue, come non ci era mai più accaduto dopo la luna di miele.
Posto piccolo, mare bello, ospitati da belle persone (viva le Marche!). Il nostro resindence pareva popolato unicamente da bambini maschi di circa 5 anni, pure simpatici, e il pupo non si annoiava mai. Io e lui sempre in ammollo, la mattina mare (col salvagente il piccolo andava ovunque, preferiva stare dove non toccava), il pomeriggio piscina. Il nano è diventato molto disinvolto in acqua, tanto che l’ho già iscritto ad acquaticità in piscina, per l’inverno, in modo che non perda la passione per il galleggiamento.
Eppure, proprio il nano è stato l’unica nota stonata delle vacanze. Capricciosetto, volitivo solo per il gusto di scardinare i progetti famigliari, prono alla scena isterica pur di averla vinta. Ma soprattutto è stata dura fare la ginnastica per la lingua, come da istruzioni della logopedista. Il lecca-lecca: lingua da sotto in sù, lingua attorno al dolcetto, lingua attorno alle labbra. Siluro: lingua fuori dritta a punta. Cavallo: schioccare con la lingua. L’importante non è farli a lungo, ma farli ogni giorno, e ogni giorno la stessa lotta furibonda affinché termini gli esercizi entro un tempo decente, e non con pause eterne fra una ripetizione e l’altra, con tutto che a farli di fila durano dieci minuti.
Nelle settimane precedenti alle ferie avevo fatto leva su una minaccia terra-terra, “Se non ti impegni, il motosega giocattolo migra in cantina”, cavandomela ogni sera con 30-40 minuti di dai, avanti, ora ripeti, siediti bene, guarda la tua lingua non guardare me, ecc. Al mare ho tentato con “Si va in piscina solo dopo la ginnastica”, ma certi giorni quello passava ore a rotolarsi, saltellare, fingere di leggere, e un pomeriggio l’abbiamo pure trascorso tutto da segregati in camera. E’ stata un’agonia. La logopedista è stata molto contenta dei progressi, ma io intanto ho perso dieci anni di vita a forza di incazzature.
Ma forse è stato questo il problema, l’incazzatura. Incazzarsi è il ripiego dei deboli, i nani lo sanno e se ti incazzi capiscono di poter vincere, e rincarano la dose. Doveva mettersi un pupetto di cinque anni a spiegarmi questa regola fondamentale della vita, così utile anche sul lavoro. Alla fine sono rientrata dalle ferie con la testa sgombra, senza progetti né volontà, solo genericamente felice. Ho smesso di tradurre dal cinese ma ho ripreso a leggere la sera, un po’ di tutto e nella lingua che capita. Io e il nano ora siamo più uniti, quello sfiancante scornarci reciproco ci ha resi più solidali, quasi alleati. Più che una vacanza, mi sembra che sia stata un’esperienza mistica – per quanto dal senso a tutt’oggi oscuro. Ed ora quel che succede in azienda mi tange molto meno: c’è vita oltre quei muri, ci sono altre ditte oltre quella strada, c’è forza dentro queste vene. Se non mi ha ucciso mio figlio, di certo non ci riuscirete voi.

Devo sempre fare tutto io

lunedì, maggio 18th, 2015

panda bikerUn giorno qualcuno dovrà spiegarmi a cosa servono i genitori.
E’ praticamente da un anno che si ingegnano per farmi andare sulla bici a pedali, e a farmi abbandonare la mia adorata bici senza pedali, compagna di una vita. Prima ci hanno provato con l’antica biciclettina di una cugina lontana (mai conosciuta): il babbo ha gonfiato le ruote, la mamma l’ha portata dal biciclettaro a regolare il freno, poi si aspettavano che ci saltassi sopra e partissi. Mai degnata di uno sguardo.
Quindi si son fatti prestare dal vicino (parliamo dell’estate scorsa!) una bici propedeutica: niente freni, ma pedali che vanno sia avanti che indietro. Me l’hanno proposta ogni santo weekend e ogni tanto, tipo una volta ogni tre mesi, l’ho pure usata per dieci minuti consecutivi, loro dietro a tenermi mentre io provavo a pedalare e a non schiantarmi. Cosa non si fa per far contenti i vecchi. Solo che nel frattempo sono cresciuto, pedalando su quella bici mi trovavo le ginocchia sotto al mento e con la Primavera non ho più voluto saperne.
Finché ieri pomeriggio, giornata dal tempo così così, una di quelle domeniche da grattarsi la pancia tutto il giorno, abbiam suonato alla porta di fronte e mi son portato Diletta in cortile, perché non c’erano Bambine da basso e non avevo voglia di giocare da solo. Mamma si è eclissata con la scusa di un po’ di spesa. Non so neanche come sono finito a cavallo della bici cuginesca, fatto sta che sono partito e sono andato. Babbo aveva i lucciconi agli occhi e mi faceva i video col cellulare. Poi è arrivata mamma, anche lei con una faccia da caramella gommosa: “Amore sei bravissimo, posso darti un bacione?”. “Dopo!” le ho ingiunto mentre sfrecciavo sul mio mezzo da una parte all’altra del cortile. Intanto Diletta cercava di capire il proprio equilibrio con la mia bici senza pedali, povera, lei ancora incatenata alla bici con le rotelle.
E’ una bici bassina, quindi sono ancora comodo a frenare coi piedi. Questa cosa di frenare con le mani la trovo un po’ astrusa, ma mi farò. Nel frattempo mamma si comporta come se avessi resuscitato Lazzaro, è tutta uno zucchero, e credo abbia avvisato anche gli alieni che suo figlio ha imparato ad andare sulla bici coi pedali. E come gran finale, questo pomeriggio io e il nonno abbiamo fatto un blitz a un negozio sportivo, e mi sono scelto una bici tutta mia nuova fiammante, sportiva, una di quelle da bambino grande – anche se ha le rotelle, ma mi sento più sicuro con le rotelle a cavallo di un mezzo così alto. Stasera ho voluto a tutti i costi portarla a casa, nel senso che volevo portarmela IN casa ma poi mamma mi ha convinto a lasciarla in garage. L’ho già detto che è una bici sportiva? La bici di mamma non è così bella, e neanche quella di papà. Domani sera quando rientriamo voglio farci un giro, sulla mia bici sportiva.
Insomma sull’utilità dei nonni non c’è da dubitare, ma a cosa servano i genitori non l’ho ancora capito: io a pedalare ho imparato da solo.

Nano Party

martedì, marzo 3rd, 2015

il compleanno del panda 2E’ iniziato tutto a inizio Dicembre, col compleanno di Edorardo. Edoardo è carino, cortese, sa già contare oltre il 100 e a casa gioca con mamma a riconoscere le lettere. Ovviamente è un Grande, ed è l’idolo dei suoi compagni di classe.
Edoardo ha festeggiato il suo compleanno con una festa aperta a tutta la classe, tenuta in un parco giochi attrezzato per lo svago delle creature nane. Si sono divertiti tutti tantissimo. Nel frattempo i papà scolavano birra e parlavano di cose da uomini, mentre le mamme si incrociavano per parlare – novità! – di bambini: malattie, sviluppi cognitivi, passioni, abitudini alimentari. Con un grafico e una statistica, questi incontri fra mamme non sarebbero tanto diversi dalle tavole rotonde fra pediatri; viene da chiedersi se le mamme abbiano una vita.
Ma insomma questa cosa del festone collettivo è piaciuta, e ora di Marzo è venuto il turno di Nicoletta, e ora di Aprile sarà il turno di Giorgia. Gli inviti stampati un mese prima, l’affitto di una sala esterna per poter contenere tutti, l’arrivo dei pupi con la relativa pioggia di regali, i clown per l’animazione, il buffet, i bicchieri sui quali scrivere il nome, il refilling di patatine, i babbi che sbevacciano le mamme che si confrontano. E mentre li vedi scalmanarsi in queste feste nanesche ti chiedi: ma ora dei dodici anni che si fa, un mega ricevimento tipo matrimonio indiano? E per i diciotto anni, il walzer a Vienna con l’orchestra da cento elementi? Per fortuna a fine festa mi è venuto lo scrupolo di chiedere alla mamma di Nicoletta: ma non è una faticaccia immane? E lei ha risposto decisa: eh si, io l’ho avvertita che questo è l’ultimo anno, dall’anno prossimo festa a casa e solo con qualche amichetta. Mi sono sentita più normale.
Ed è mica semplice andare a queste feste. Intanto il festeggiato deve essere simpatico al pupo. Poi bisogna scegliere un regalo; io sarei una che va per i libri, ma la cosa è fattibile solo se il bambino/a in questione ha una passione specifica, tipo: i dinosauri. Ho però scoperto che le bambine a questa età hanno più interessi manual-estetici che intellettuali, quindi… che fare? Per fortuna una cara amica ha una figlia di quell’età: chiamo lei e mi faccio consigliare, vai di penne con l’inchiostro glitter e profumato (bleargh).
Mica le capisco tanto le bambine d’oggi. Tipo che la torta di compleanno di Nicoletta era ispirata a Violetta, l’ultimo vaccone Disney adorata dalle ragazzine. Violetta alla materna?! La mamma di Nicoletta mi ha spiegato che Violetta non si può guardare, permesso solo ascoltare e cantare le canzoni, e malgrado questo la pupa è già appassionata. Per quali misteriosi canali affabulatori si trasmette la vacchitudine? Al confronto la Principessa Elsa è da intellettuali.
Ma tornando allo svolgimento del festino, il Nano come suo solito all’inizio ha fatto la carta-da-parati, poi ha ingranato e si è divertito come un pazzo, correndo avanti e indietro per circa tre ore. Quest’anno sono una bella classe, i pupi sono diventati più uniti grazie alla defezione di due violenti su tre. Elio faceva parte dei quattro autarchici che per tutto il tempo hanno ignorato i clown e si sono autogestiti il divertimento, e che ora di metà festa si sono trascinati dietro qualche altro compagno desideroso di autogestione. Lui e il violento superstite (che per tutta la durata della festa si è comportato benissimo) erano gli inseguitori, e gli altri si facevano inseguire o sparare. Gran parte degli autonomisti erano bambini grandi, ma quando i clown hanno finito si sono uniti anche i medi, l’anarchia è diventata totale e si sono divertiti tutti lo stesso, anche senza nessuno che organizzasse il divertimento; alla fine vestirli e trascinarli a casa è stata una faticaccia, abbiamo dovuto praticamente estirparli. Non capirò mai perché alcuni genitori trovino necessario intrattenere i pupi, a me sembrano bravissimi a intrattenersi da soli!