Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Mi piaccion Le Bambine

sabato, giugno 21st, 2014

In compagniaE’ quasi estate, la sera i bambini si incontrano nel cortile condominiale, arriva anche qualche bambino dai condomini vicini o qualche amico di; io sono uno di loro. Il grosso sono femmine, età elementare: per me sono Le Bambine. Per Le Bambine divento più ragionevole e ridimensiono i capricci. Per Le Bambine sono disposto ad andarmene anzitempo da casa dei nonni; metti che non ho neanche finito di falciare il prato, ma pazienza finirò domani, ciao nonno vado, Le Bambine mi aspettano. Per Le Bambine accetto l’idea che si può almeno provare, dico provare, a smettere di succhiarmi il dito. Mi basta poterle vedere, e sono felice.
Le Bambine hanno un maschio alfa, Elena, ed io le ho giurato fedeltà eterna. E’ lei che organizza i giochi, raccoglie confidenze, ed i suoi bronci o i suoi sorrisi possono cambiare l’umore della serata. Anche le altre bambine sono simpatiche, mi coccolano, a volte ci sono anche bambini maschi e allora gioco con Mattia, ma vuoi mettere con Elena? Io ci tengo alle figure di autorità.
Da quando gioco con Le Bambine ho capito che vorrei tanto un fratello, possibilmente maggiore. Ho chiesto a mamma se me ne fa uno, ma si è messa a lavare i piatti. Quando ho esposto al babbo la medesima richiesta, ha borbottato “Prova a guardare su eBay” poi si è chiuso in bagno a fare la cacca. Anche per questo mi sono giurato ad Elena. Diletta istigata dalle altre Bambine, una sera mentre tentavo di arrivare con la mano ai lamponi del vicino mi ha pure dato un bacio. Ha un anno più di me, è avventurosa e simpatica ma va bene per un’avventura estiva, niente più, non c’è paragone con Elena.
In realtà non sempre gioco con Le Bambine. A volte queste giocano fra loro, e allora io gironzolo, orbito, parlo da solo, cerco di attirarne l’attenzione; che in fondo a me basta esserci, tanto lo so che prima o poi Elena o Claudia o Brunilde o Ylenia una parola me la diranno, oppure scendono Mattia o Diletta e allora gioco con loro, più affini a me per età e intelletto. Davvero a volte mi basta un saluto; come quel pomeriggio che il cortile era deserto, io m’ostinavo a star giù nella speranza che scendesse qualcuno, e quando Brunilde dal cortile vicino mi ha salutato – ciao Elio! – io invece di andarle incontro son partito a razzo nella direzione opposta grufolando di felicità, e così ho continuato avanti e indietro per un pezzo (nel frattempo Brunilde se n’è andata).
A tutta questa intensa vita sociale assiste mamma, che insiste a non volermi lasciare giù da solo perché sono ancora troppo piccolo; di solito si piazza su una panchina e tira fuori un libro, o chiama il babbo col cellulare, e per fortuna non s’intromette in quasi nulla, si limita ad alzare la testa se un’auto di vicini attraversa il cortile o se corro sul retro della palazzina, nascosto alla sua visuale. L’ultima volta che mamma ci metteva troppo a prepararsi per scendere, il libro da leggere glielo ho trovato io – purché si sbrigasse! Comunque le sono grato che mi lascia stare con Le Bambine; anche le sere che è stanca morta, anche se ha fame e deve ancora preparare cena, anche quando avrebbe l’armadio pieno di roba da stirare o vorrebbe tradurre le sue cose. Perciò cerco di venirle incontro su tutto il resto, di comportarmi come un bambino grande e di fare l’ometto di casa. Già, sto diventando conciliante e collaborativo; o per meglio dire, non so proprio resistere alla promessa “se fai X poi ti lascio scendere dalLe Bambine”!

Maggiociondoli, lillà, paulownie e tigli

lunedì, maggio 5th, 2014

flower pandaQuest’anno il tempo mi ha proprio piallato. Ricordo che erano appena fiorite le peonie, quei cespugli discreti dai fiori pastello, quando un momento dopo è esploso il colore: maggiociondoli (in Aprile!, alla faccia del nome), lillà, glicini e rose. Da una settimana è il turno delle paulownie, con quella loro aria da giganti buoni che vegliano sui dintorni; e i tigli hanno i fiori pronti, col fischio che aspetteranno Giugno per invadere l’aria col loro profumo d’estate.
O è la stagione ad essersi accavallata in un periodo più breve del solito (in ditta abbiam venduto fiumi di antistaminici), o sono io che fra malattie&co ho perso di vista lo scorrere del tempo. Quella che a Marzo era stata un’influenza, con Aprile è diventata bronchite; vai di antibiotico ed ulteriori assenze dal lavoro, col pupo che partiva la mattina e tornava la sera dopo le 21 dichiarandomi “Ti voglio bene”, da quanto poco mi vedeva. Ora di Pasqua spunta fuori una vecchia conoscenza, l’eritema nodoso: dagli anche di cortisone. Le disgrazie sembravano non avere fine. Per fortuna avevamo già programmato una settimana di ferie, e complici le brutte previsioni del tempo ci siam piazzati a Belluno, dagli altri nonni; non so se si stia meglio in un hotel a 4 stelle o in casa da propria mamma, a fare poco e niente.
Mentre cercavo di farmi una ragione che fosse già fine Aprile – che fine aveva fatto il tempo? – il Nano giocava col cugino che ormai fa la terza elementare. Da allora ragiona di più e meglio, gli ha fatto bene la compagnia di un bambino più grande.
Infine siamo tornati alla vita normale. Immaginavamo una settimana leggera visto il ponte del 1° Maggio, invece lunedi esplode la bomba: molla l’ufficio e corri a scuola, il distretto sanitario deve somministrare un antibiotico a tutti i bambini, c’è stato un caso di meningite. Recupero il bambino (che si evita la profilassi essendo stato in ferie nella settimana del possibile contagio), faccio spesa, mollo il pupo al nonno e vado ad un colloquio di lavoro; torno a stra-ore, prelevo il pupo e finalmente si rientra a casa. Solo dopo aver addormentato il pupo mio marito mi rivela che la compagna di scuola ammalatasi di meningite, è già morta. Non chiudo occhio tutta la notte.
Dài i nani per scontati, ma è vero di punto in bianco potrebbero non esserci più; è vero, ma meglio non pensarci. Pensi che la morte è più difficile da accettare qui, dove un buon tenore di vita la rende più rara e quasi invisibile, e dove c’è un enorme investimento di forze ed emozioni sui pochi bambini circolanti. Ti racconti che deve essere più facile per una donna del terzo mondo, se hai sei o sette figli fa niente se ne perdi uno per strada; ma suona una palla micidiale. Il fatto è che non ti capaciti come una pupetta bionda e simpatica possa essersene andata così, in un battibaleno, e per reazione ti coccoli tuo figlio come se non lo vedessi da una settimana, lo consumi di scherzi e tenerezze. Solo il funerale pieno di musiche e bambini placa un po’ l’irrequietezza, il parroco fa ‘tanaliberatutti!’ con grande saggezza e senso del proprio ruolo. Per fortuna esistono i riti, mi ritrovo a pensare.
Poi non resta che leccarsi le ferite e riprendere il normale tran-tran settimanale. Con le giornate lunghe, dopo cena il piccolo insiste per scendere a “giocare con le bambine”, ovvero giocare in cortile coi figli dei vicini (tutti in età da scuola elementare); pur di vedersi accordato questo svago non succhia il pollice e fa molti meno capricci. Mamma si piazza su una panchina, un po’ legge e un po’ chiacchiera con le bambine, e intanto il nano fa il cercatore d’oro come ha visto alla TV (dai nonni), trova pepite inventa storie, e non fa scenate all’ora di rientrare perché sa che se è buono stasera, si guadagnerà un’altra uscita domani. Ragionevole ed alto oltre un metro: non lo riconosco più.

Un passo avanti, due passi indietro

sabato, settembre 21st, 2013

nappy endE così il grande evento: inizia la Scuola Materna.
Lui è in classe con Marco (classe rossa), Mirco è nella classe verde: hanno separato i gemelli, anche se i genitori avevano chiesto di lasciarli uniti. Boh forse alla scuola è andata bene perché Marco e Mirco sono rumeni, se avessero avuto genitori italiani mi sa che questi avrebbero fatto polemica e minacciato azioni. Perciò ora ogni mattina ci tocca contemplare il pianto dell’uno o dell’altro, ed abbiamo il cuore stretto sapendo quanto sono attaccati i due – Elio è il terzo gemello, un vero mistero come sia stato conglobato in un duo così unito.
Col pupo ci sono tutti i suoi vecchi compagni di classe, quindi oltre a Marco c’è anche la sua migliore amica e qualche altro ex. L’impressione è che ci sia stato un massiccio passaggio di informazioni, fra le maestre del Nido e quelle della Materna: visto che la classe è nuova di pacca, con uno zoccolo duro di ‘storici’ forse si assesterà prima. Le maestre sembrano simpatiche, in questi giorni di via-vai e trambusto sono sempre tranquille e tranquillizzanti, non so come fanno a seguire tutto; e credo abbiano una memoria visiva migliore dei camerieri: la prima volta che vedono un bambino e il suo genitore ZAC!, memorizzano facce nomi e attitudini come neanche Robocop.
Il pupo fa il bravo, è curioso, non piange, non rompe le scatole – non in classe, almeno. Dopo pochi giorni di inserimento ha già iniziato a chiedere quando si ferma a mangiare, e ha perfino fatto la sua prima pipì a scuola!
E qui si entra in argomento pannolino. Alla fino ho dovuto toglierglielo io, il weekend prima – quindi pochi giorni prima – l’inizio della Materna. Vai di mutande, vai di discorsi e spiegazioni, ma specialmente piazzalo sul vasino una volta ogni ora, e prima di ogni pasto, e dopo ogni pasto se non l’aveva fatto prima. Siamo stati ossessivi, lo ammetto, ma se non altro l’abbiamo stimolato all’indipendenza, perché pur di farci smettere ha iniziato a chiamarla ed a gestirsi da solo. Adora farla in piedi sul bidè, da vero uomo, mentre accanto a lui il nonno la fa nel water. E per il riposino pomeridiano, è bastata farsela addosso una volta per decidere che era più piacevole evitare, quindi da allora si sveglia asciutto.
Tutta questa virtù ha un prezzo, ovviamente. Ogni tanto afferma di essere un bambino grande, più spesso di essere un bambino piccolo. Si fa imboccare, lui che dopo il primo mese di Nido è sempre stato autonomo. Si sveglia all’alba – credo sia lo stimolo della pipì e il Super-io che gli dice di non farla, anche se di notte ha ancora il pannolino. La sera è sovra-eccitato da non si sa quale droga (credo siano le novità della Materna), salta gioca chiacchiera si dimena, non sta fermo un secondo salvo crollare addormentato di botto quando lo porti a letto, e torna in sé solo nel weekend. Sta diventando astuto nell’evitare le regole: se il nonno lo minaccia che o smette di fare il gatto sotto al tavolo, o butta fuori il gatto, il pupo dopo cena si piazza sotto al tavolo ma dichiara “Gioco al pompiere!”. E poi a casa mi fa pagare tutto quello che non sfoga in classe: capricci assurdi, scenate, e un totale rifiuto a farsi cambiare la mattina prima di andare a scuola, che dobbiamo tenerlo fermo in due per togliergli il pigiama e vestirlo.
Insomma piccoli nani crescono, a scatti avanti e e scatti indietro. Intanto per noi mamme… che faticata! Ma ne vale la pena.

Perché?

mercoledì, settembre 18th, 2013

tare phoneChi è quel signore? – Non lo so.
Dove va? – Andrà a casa.
Perché va a casa? – E tu perché torni a casa?
Dei garage. Sono due garage. Perché sono due? – Perché non sono uno e non sono tre, quindi sono due.
E quello? Come si chiama? – Chiediglielo tu.
Chi è quella signora? – Non lo so!
E perché non lo sai? – Amore non so tutto di tutti, non sono mica Google!
Questa la passeggiata-tipo col pupetto: lui sulla bici senza pedali, il babbo che mentre arranca deve rispondere ad una gragnuola di domande idiote. Ma perché imparano a parlare? PERCHE’?
L’unica grande consolazione arriva la sera, quando – perfida – mamma chiama i genitori lontani, il pupo vuole parlarci e non li molla più, racconta cose sue o si fa raccontare di tutto, e quando nonno ci prova per la sesta volta “Allora buonanotte, eh?”, lui risponde categorico:”No”, e poi parte con qualche discorso, o si fa passare la nonna giusto per tirarla lunga. Mamma impietosita a un certo punto inizia “Elio dammi il telefono!”, e quello si alza e continua a telefonare trotterellando in corridoio, che tocca inseguirlo. Non tace mai, con tutto che in questi giorni è pure malatino. L’altra mattina non ha avuto pietà neanche del tecnico della caldaia: ne controllava l’attrezzatura, faceva commenti sulle varie fasi di lavoro, chiedeva il perché e il percome. Per fortuna è un pupo educato, faceva le sue apparizioni poi scompariva per un po’, lasciando lavorare il malcapitato che forse aveva a sua volta figli piccoli, visto come rispondeva a tono.
Per fortuna quando il gioco si fa duro, c’è sempre l’iPad. Restano insostituibili il parrucchiere TocaBoca, e le app della Fox&Sheep: magari ci giochiamo una o massimo due volte alla settimana, ma per noi padri moderni è ancora il mezzo più efficace per ammansire la belva. Almeno giocando, la smette di chiedere perché!

Istinto di autoconservazione

venerdì, luglio 5th, 2013

biking pandasSe ti lanci perché ti lanci, se stai fermo perché stai fermo… Valli a capire ‘sti adulti. Nonna si spaventa anche quando faccio le scale, poi pretende che io pedali per ore su quel colosso che è il trattore giocattolo, alla faccia del giocattolo. Il babbo va in panico se mi arrampico sui primi pioli di una scala, poi si lamenta che non ho ancora imparato a spingermi da solo in altalena. Mi vogliono scavezzacollo o prudente?, che si decidano.
Per me, dopo un anno che trascuro la bici senza pedali – salvo qualche tentativo-lampo, della serie o sono bravo subito o mollo – sono partito, ed ora ci dormirei sopra. Bello lanciarsi nelle discesine ed alzare i piedi, assaporando il pericolo del bilico veloce. Ogni sera dopo cena mi faccio un giro, accompagnato da mamma o papà che devono camminare in fretta per starmi dietro, ah ah che buffi col fiatone. Son bravo, son grande.
L’altalena invece, continuo a preferire quella per pupi piccoli, così comoda e riposante – è un sostituto del passeggino. Su quella per grandi ci sto seduto e riesco a non cadere, basta che mamma mi spinga, ma mi fa ancora paura. Diletta, la nostra dirimpettaia che ha un anno più di me, l’altro giorno si dondolava veloce ed allegra sull’altalena condominiale – al suo fianco mamma mi spingeva con prudenza –  e mi ha avvisato:”Se non ti spinge la mamma, vai più veloce!”. Prossima destinazione: gambe sù, gambe giù, gambe sù…

Social panda

lunedì, aprile 1st, 2013

let's party!Oooooh finalmente son finite le vacanze, che ha fatto pure un tempo schifo: finalmente ritorno da Marco e Mirco, i gemelli, i miei compagni di classe preferiti. E poi domani ritroverò anche Giuseppe Cestaro – un giorno riuscirò a capire perché lo chiamano tutti per nome e cognome – e quel manesco di Matteo, e Daria, e gli altri. Fortuna che i gemelli l’anno prossimo verranno alla mia stessa scuola, altrimenti sai che palle! E fortuna che ‘ste vacanze di Pasqua son finite, pochi giorni ma trascorsi lontani da scuola, non passavano più.
Queste mattine ho torturato i vecchi svegliandomi sul presto, e mettendomi a sussurrar loro all’orecchio tipo fantasma:”La scuola è apertaaaaaa, io vado a scuolaaaaaa…”. Devono aver fatto due più due, perché stasera mi han portato a casa di Matilde: i quattro genitori cenavano e conversavano come dei veri milord (quanto se la tirano, con quell’aria da “noi siamo adulti”), mentre io e Matilde ne facevamo di tutti i colori, che poi basta un gioco qualsiasi e la voglia di fare i matti per divertirsi, mica ci serve la Wii a noi. A casa di Matilde ci sono un sacco di giochi che non ho, ma specialmente c’è Matilde, e c’è il letto a castello di Matilde – mamma ha dovuto usare il coltello da cozze per staccarmi dalla scaletta. Incidentalmente c’era anche il fratellino di Matilde, una di quelle cosine che si chiamano bebè, fan versi strani e non capisco mica che animali siano, son curiosi ma stufano presto, eh.
Insomma domani si torna a scuola, ed era proprio ora perché vabbé mamma e papà, son simpatici affettuosi tutto quello che vuoi, ma Marco e Mirco sono un’altra cosa.

Castori e turbine

sabato, febbraio 23rd, 2013

panda and beaver flyingLo capisci dalle piccole cose: tuo figlio è un genio. Ultimamente quando c’è da farsi l’aerosol – quindi ogni pomeriggio di tutti i santi giorni, da inizio Autunno a fine Primavera – lo youtubenauta è diventato molto esigente: falciatrici per ore ma solo quelle di marca Krone, centrali idroelettriche ed animazioni 3D sul funzionamento delle turbine Pelton, tornei di motosega, e un documentario scientifico e dettagliatissimo sulla vita dei castori. Ormai la Pimpa è diventata una rarità, il Gatto Nero un amarcord d’infanzia.
Sarà merito del babbo, che è stato dotato dalla mamma di seggiolino auto proprio: ora almeno una volta alla settimana sono io che accompagno il pupo al Nido, e vado a prenderlo la sera dai nonni. Che gusto la mattina, mamma dice “Andiamo a scuola” e lui protesta “Con papà!”. Che con la mia auto possiamo tenere il seggiolino al centro, e c’è una vista panoramica meglio di Google Earth. E i risultati si vedono: una curiosità instancabile, tutto suo padre. Non a caso ha iniziato un rapporto compulsivo con “Il libro dei mestieri” di Scarry: se lo farebbe leggere e rileggere trecento volte di fila, e in assenza di lettori se lo sfoglia e commenta da solo.
E che dire della musica? Ha imparato a soffiare nella tromba giocattolo, tenendo le labbra nella posizione corretta. Con l’aerosol a volte chiede video di trombe e fiati, e ha una gran passione per la tuba – lo strumento suonato nell’amato libro illustrato “I lupi che escono dai muri”. Chiama le arachidi salt peanuts da quando ha sentito l’omonimo brano, e mamma in macchina ha sospeso Nick Drake per passare a “Jazz at Massey Hall”, che non sembra spiacergli.
Se con queste premesse mi finirà fan di Ben Ten ed appassionato di ritornelli insulsi da mini-club, lo disconosco.

Il buon proposito per l’anno nuovo

martedì, gennaio 1st, 2013

Infine eccoci qua, la sera prima di tornare al lavoro. Mio marito spera in un malore improvviso – che chiaramente non verrà – per potersi prendere qualche giorno di mutua; io provo goffamente ad affilare le armi e a farmi coraggio, scrivendo.
Non aiuta il fatto che siano state ottime ferie: tutti d’umore algido, coccole e sdolcinatezze, col pupo che di punto in bianco compone frasi intere, coniuga i verbi – persona, tempo verbale – e insomma fa discorsi, pensa ragiona nota notifica, un vero spasso. Con che coraggio domani lascerò il tenero pupetto dai nonni, e tornerò a chiudermi in quell’ufficio odioso, dove i problemi lasciati prima di Natale saranno là, identici, ad attendermi a inizio 2013?
Altro che Taichi o ragionamenti serali col marito, qua ci vorrebbe un bel corso di formazione tipo:”Trasforma il tuo capo sfruttatore in un agnellino” o “Come sopravvivere agli stronzidioti” o ancora “Gestisci la rabbia e sfrutta quei coglioni a tuo vantaggio”. Aiuta un pochino il mio buon proposito per il 2013, un rigurgito di autostima che mi ha invasa spontaneo durante le ferie: io merito un lavoro migliore, ed anche se l’Italia è in crisi la vita continua, questo nuovo anno dovrò trascorrerlo a cercarmi un nuovo lavoro. Un rigurgito simile l’avevo avuto anni fa, quando avevo conosciuto mio marito (“Io merito un ragazzo così”), e visti gli esiti positivi perché non seguire questa nuova spinta? Certo sarà dura conciliare lavoro nuovo con prossimità geografica alla scuola del pargolo (principale bonus del lavoro attuale), ma insomma un problema alla volta, ci penseremo quando verrà l’occasione.
Nel frattempo comunque devo trovare qualche strategia di difesa: primo perché un lavoro nuovo non lo si trova domani, tanto meno di questi tempi, e secondo perché di stronzidioti è pieno il mondo. In fondo si può dire, come va di moda oggi (e tappandosi il naso), che questa sia ‘un’opportunità di crescita’: saper trattare con gli stronzidioti è pur sempre una capacità autorevole, da mettere a curriculum. Quindi incazzarsi di meno e ragionare di più, sarà questo il motto 2013.

Bambolina che fa gno gno gno

sabato, aprile 7th, 2012

“Dai amore, mangia lo yogurt”. “Gno.”
“Le vuoi un po’ di zucchine?”. “Gno gno”.
“Tesoro sei pieno di muco, ti soffi un po’ il naso?”. “Gno”.
“Non ti starai mica arrampicando per giocare con l’ampolla dell’areosol, vero?”. “Gno gno”.
Non si può dire che non sia educato: a domanda, risponde. Che anche prima i suoi ‘no’ li ha sempre fatti capire benissimo, solo che ora sentirselo dire in faccia con la vocina pacata e quell’aria seria da milord, lo scuotimento di testa ed a volte anche il gesto con la mano perché sia più chiaro il messaggio, beh fa un altro effetto.
Poi a volte lo yogurt lo mangia lo stesso, le zucchine gli piacciono pure, ma appena si esce dall’ambito cibo sono “gno” piuttosto decisi e realistici, di uno che proprio non vuole. Perché soffiarsi il naso da soli è divertentissimo quando stai bene e giochi con la mamma, ma se hai davvero il raffreddore non ci pensi nemmeno a fare lo sforzo, tanto meno se ti presentano un fazzoletto; se invece trovi un paio di calzini o un asciugamano, allora sì che ci si può soffiare il naso – ci vuole l’anti-fazzoletto, al solito.
Consola che oltre a “gno” la creatura si dedichi anche ad altre parole nuove: “tàttt’o” = trattore (ha un periodo di trattorite furiosa, dei suoi libri salta tutte le pagine e si ferma solo su quelle coi trattori), “gìa” = zia, “gii’a” = gira (come la lavatrice, le ventole, la trottola), l’immancabile “gnògno” = il nonno o la nonna, “mìa” = mio/mia, e stasera faceva esperimenti con il proprio nome con una serie di LeLe LoLo LeLi. Abbiamo ancora qualche mese di tempo, dai che al bilancio dei due anni riusciamo a farci dare la sufficienza!
In cambio, stasera a fine cena l’ho raggiunto in sala e gli ho chiesto se voleva della pera, lui non mi ha badata quindi son tornata in cucina; dopo un po’ lui mi ha raggiunta, è andato al mobiletto della frutta e si è tirato fuori una pera, e me l’ha data per farsela sbucciare. A volte mi coglie un pensiero, quella reazione come se fossi suo papà: nostro figlio è un genio!

Io sono io

giovedì, dicembre 15th, 2011

Eccomi. Accendo le luci – ci arrivo! – salgo sui divani mi lancio dai letti, mangio e bevo da solo, mangio di tutto pure la carne masticandola pianino coi miei splendidi 3 premolari, il biberon ho dimenticato da un pezzo cos’è e faccio colazione con té, pane e marmellata come i grandi, tolgo il tappo ai pennarelli e scarabocchio a piacimento, faccio “ciao” con la mano dò un bacino alla mamma (se proprio me la sento, altrimenti una carezza), oppure mi infurio e sbatto la testa contro tutto (ma piano, non voglio farmi male son mica scemo!), piango urlo mi torco mi ritorco mi inarco, mi faccio prendere in braccio da papà tutte le volte che voglio (ma davvero TUTTEEEEEEEE!), gli scrocco pure l’iPad… ammappete, divertente essere al mondo.
Peccato ‘sta noia dei raffreddori, e il muco, e gli occhi cisposi, e le orecchie oppresse, e il respiro corto, e i sonni agitati, e i pasti lasciati a metà… ma son cose passeggere, muco o non muco l’importante è DIVERTIRSI! Che qua fra nonni e casa ho un parco giochi meglio di un pascià, per quanto nulla sia bello come svuotare i mobili della cucina – pentole, cibo, tutto.
In quel posto strano coi nanetti alieni alla fine non sono andato molto, una settimana si una no per quel che vale, ogni tanto mi diverto pure ma è a casa che SONO IL RE, bella invenzione i sudditi. Ne voglio ancora!