Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Here comes the sun

martedì, maggio 15th, 2018

Alla fine è arrivata la pediatra, nostro sole. Ha emesso su richiesta la sua impegnativa per l’intervento psicologico in privato, al quale ricorrere subito come esatto dalle maestre; mi ha spiegato come funziona la valutazione Asl e quali siano le pratiche necessarie, e quale carta vada chiesta alle maestre – le quali oltre a non consegnarmi alcuna carta, non si sono sprecate a dare alcun chiarimento circa la prassi ufficiale seguita in questi casi; ha dato il suo consiglio fondamentale, “Signora per carità vada dalla psicologa che le indicano le maestre”, riferendo di casi drammatici quando lo psicologo scelto dalla famiglia non sia reputato affidabile da parte delle maestre; e ha infine dato un giudizio molto consolatorio, nel sentire il quadro di un bambino depresso sostenuto dalla psicologa di qua e dal cane di là: “Ho molta fiducia nel cane”.
Il pupo nel frattempo sta un pelo meglio. Ha fatto almeno quattro o cinque weekend lontano da noi, ritirato nella casa di campagna a farsi viziare e a sperimentare dal vivo cosa significhi un quattrozampe vivace e affettuoso da domare, e sta tornando più normale. Restano una serie di comportamenti regressivi, ma mi sembra che volere bene al cane gli stia insegnando a volere bene a se stesso. Con la psicologa si comporta molto bene – per fortuna è una ragazza molto affettiva ed empatica; il sabato si lotta meno per i compiti, sa che appena sono finiti può correre dai nonni, e poi domenica ferie. La domenica mattina passiamo a prenderlo dai nonni e andiamo tutti assieme a cazzeggiare in piscina, condividiamo un po’ di serenità acquatica. I risultati scolastici sono ancora molto altalenanti ma a volte va un po’ meglio, e con la baby sitter lavora piuttosto bene. Non credo sia l’uscita da un tunnel, credo piuttosto sia l’inizio di un percorso, ma almeno i rapporti umani si stanno ricucendo. Se son panda, fioriranno.

Ein zwei drei

sabato, novembre 21st, 2015

soldiersCi sono vari modi per ribellarsi a una mamma che tenta di importi una disciplina ferrea e quotidiana. Io li applico tutti: gioco con qualcosa fra le mani, saltello, gironzolo, scherzo, storpio le parole, sbadiglio, mi rotolo per terra (“Sono stanco!”), mi incazzo, vado a fare la pipì. Se non fosse per le perpetue minacce di mia mamma, riuscirei effettivamente a fare niente; ma quella non demorde, si incazza, mi guarda con la faccia da assassina, sequestra giochi in cantina, e alla fine mi tocca farli ‘sti esercizi per la lingua. Ogni giorno, ogni giorno, non ne posso più!
Vero è che ora la mia ‘ci’ e la mia ‘gi’ sono portentose, dirompenti, una vera sciccheria. A scuola parlo molto di più, le maestre finalmente capiscono quel che dico, ammetto che non è male. Però mi chiedo: è proprio necessario spaccare il capello in quattro e farmi esercitare su:
Z di ‘pizza’
Z morbida di ‘zanzara’
S sibilante di ‘serpente’
S morbida di ‘asino’
Andiamo, lo capisce anche un bambino che sono la stessa lettera, e che conta solo la faccia che fai mentre pronunci la parola. E invece ogni giorno dopo cena (prima non c’è tempo) si ripetono sempre le stesse frasi: Zorro è pazzo per la sua zebra e la sua gazzella… eccetera, non ne posso più! Mamma dice che quando avrò definitivamente imparato, uscirà a ubriacarsi per festeggiare – senza di me. Ma dimentica un dettaglio: io so GIA’ parlare bene. Quindi perché infligge a me e a sé stessa questa tortura quotidiana? Tipo che le sere che ha Taiji, stacca da lavoro passa dai nonni, facciamo gli esercizi mentre si mangia un paninetto, e solo a quel punto va in palestra. Fanatica!
Pure la R mi fanno studiare. Alla visita iniziale la Rottermeir aveva ammesso che la R è la lettera meno importante, basta pronunciarla in un modo qualsiasi purché ci sia; però ora mi tartassa e mi chiede di arrotare. Ma che mi frega di arrotare se mia mamma manco è capace di pronunciarla ‘sta lettera, ed è comunque arrivata ai 40 anni e ha una vita un lavoro e tutto?
Te lo dico io dove sta il dunque: alla signorina Rottermeir piace fatturare, ha abbindolato la mamma che ora sgancia ogni settimana, e la mia pronuncia è tutta una scusa. Allora prendo la mia spada laser e SANNN SAAAAANNNN!, la libererò.
Come?, le spade laser fanno ZANNN con la Z? E io che ho detto? SANNN, tremate!

Un’estate al mare

martedì, settembre 8th, 2015

Fighting pandasQuest’anno è stato bizzarro tornare al lavoro, dopo due settimane di ferie al mare; due settimane continue, come non ci era mai più accaduto dopo la luna di miele.
Posto piccolo, mare bello, ospitati da belle persone (viva le Marche!). Il nostro resindence pareva popolato unicamente da bambini maschi di circa 5 anni, pure simpatici, e il pupo non si annoiava mai. Io e lui sempre in ammollo, la mattina mare (col salvagente il piccolo andava ovunque, preferiva stare dove non toccava), il pomeriggio piscina. Il nano è diventato molto disinvolto in acqua, tanto che l’ho già iscritto ad acquaticità in piscina, per l’inverno, in modo che non perda la passione per il galleggiamento.
Eppure, proprio il nano è stato l’unica nota stonata delle vacanze. Capricciosetto, volitivo solo per il gusto di scardinare i progetti famigliari, prono alla scena isterica pur di averla vinta. Ma soprattutto è stata dura fare la ginnastica per la lingua, come da istruzioni della logopedista. Il lecca-lecca: lingua da sotto in sù, lingua attorno al dolcetto, lingua attorno alle labbra. Siluro: lingua fuori dritta a punta. Cavallo: schioccare con la lingua. L’importante non è farli a lungo, ma farli ogni giorno, e ogni giorno la stessa lotta furibonda affinché termini gli esercizi entro un tempo decente, e non con pause eterne fra una ripetizione e l’altra, con tutto che a farli di fila durano dieci minuti.
Nelle settimane precedenti alle ferie avevo fatto leva su una minaccia terra-terra, “Se non ti impegni, il motosega giocattolo migra in cantina”, cavandomela ogni sera con 30-40 minuti di dai, avanti, ora ripeti, siediti bene, guarda la tua lingua non guardare me, ecc. Al mare ho tentato con “Si va in piscina solo dopo la ginnastica”, ma certi giorni quello passava ore a rotolarsi, saltellare, fingere di leggere, e un pomeriggio l’abbiamo pure trascorso tutto da segregati in camera. E’ stata un’agonia. La logopedista è stata molto contenta dei progressi, ma io intanto ho perso dieci anni di vita a forza di incazzature.
Ma forse è stato questo il problema, l’incazzatura. Incazzarsi è il ripiego dei deboli, i nani lo sanno e se ti incazzi capiscono di poter vincere, e rincarano la dose. Doveva mettersi un pupetto di cinque anni a spiegarmi questa regola fondamentale della vita, così utile anche sul lavoro. Alla fine sono rientrata dalle ferie con la testa sgombra, senza progetti né volontà, solo genericamente felice. Ho smesso di tradurre dal cinese ma ho ripreso a leggere la sera, un po’ di tutto e nella lingua che capita. Io e il nano ora siamo più uniti, quello sfiancante scornarci reciproco ci ha resi più solidali, quasi alleati. Più che una vacanza, mi sembra che sia stata un’esperienza mistica – per quanto dal senso a tutt’oggi oscuro. Ed ora quel che succede in azienda mi tange molto meno: c’è vita oltre quei muri, ci sono altre ditte oltre quella strada, c’è forza dentro queste vene. Se non mi ha ucciso mio figlio, di certo non ci riuscirete voi.

Smetto quando voglio

venerdì, luglio 10th, 2015

stoned pandaOrmai sono grande, e si vede. Ad esempio: ho cinque anni. Ogni volta che posso indosso la maglietta di Spider Man. So andare sulla bici a pedali, e ho una bici GRANDISSIMA. Mamma mi ha preso gli occhiali nuovi, da grande appunto. Per il mio compleanno ho finalmente ottenuto una pistola, una vera da cowboy, che se voglio ci sono anche gli spari che si inseriscono nel tamburo e fanno PAM!
Tremate gente, arriva il bambino grande! Ta-ta-tata-ta-ta-tà!
Ora che sono grande ho avuto accesso a un dottore nuovo, il dottore delle parole. Le maestre hanno detto a mamma che parlo male, e che deve farmi curare. Perciò siamo andati assieme dal dottore delle parole, cioé il logopedista, che poi è una dottoressa chiamata Signorina Rottermeier, o qualcosa del genere. Questa ci ha spiegato che a forza di ciucciarmi il dito la mia lingua è diventata piatta, pigra e poco mobile, e per questo biascico e non so dire la C, e la G, e manco la S mi viene tanto bene (la R invece la posso storpiare a piacimento, vai a capire). Mi ha insegnato alcuni esercizi da fare durante l’estate, ogni giorno; ah ah ah!, che gran burlona questa signorina Rottermeier, figurati se mi metterò là ogni giorno a perdere tempo, io il bambino grande più figo al mondo, più forte e più coraggioso e più bravo dai tempi dei vampiri (non so cosa c’entri, ma citare i vampiri o gli zombie fa sempre tanto bambino grande).
Le maestre, che come è noto non si fanno mai gli affari loro, hanno anche spifferato a mamma che quando sono in classe mi ciuccio ancora il pollice, e ora mamma è inferocita. Ma io le ho detto: bella zio!, scialla, no problem. Io ora sono grande, ho la pistola nuova. Tengo la pistola in mano, ci vado pure a dormire, e così il dito non si infila in bocca ma resta aggrappato al grilletto. Che ci vuoi fare, noi duri cowboy così viviamo, sempre all’erta contro il nemico. Relax baby, smetto quando voglio; anzi guarda, smetti pure di fasciarmi i pollici ogni sera prima di andare a dormire, perché ho già smesso.

Sovrastruttura

venerdì, novembre 15th, 2013

white collar pandaTorda. Tonta. Babbiolona.
Si insomma, mamma quando vuole è anche simpatica, ma mi sembra un po’ troppo succube rispetto alle figure di autorità. Se l’oculista dice che sono cecàto, devo proprio mettere gli occhiali? Se la maestra dice che sono zero autonomo nel vestire, devo proprio far la fatica di imparare a vestirmi?
Voglio dire mamma, guardami: ho due begli occhioni espressivi, sono piccolo e morbidino, non ho neanche tre anni e mezzo… alla mia età ci vuole fango giochi e felicità, ma non li vedi i cartoni di Peppa Pig? Forse che Peppa porta gli occhiali? Forse che il suo fratellino viene stressato perché si vesta da solo? Non so, che manca?, vuoi iscrivermi ad un corso di violino? O peggio ad un corso di dizione, visto che dico ‘cazzatore’ al posto di ‘cacciatore’, e ‘pessare’ al posto di ‘pescare’?
Per fortuna che almeno non vengo stressato sul disegno. “E’ fermo al girino” ha sentenziato la maestra, spiegando che il girino è lo stadio espressivo dei due anni; ma poiché mio babbo a sua volta è sempre stato un cane in disegno, almeno in questo caso mamma non si è allarmata, ma ha ribattuto “Beh aspettatevi pure girini per tutto quest’anno”. O rischiavo di venire iscritto a ripetizioni di disegno già in prima Materna!
Però un po’ la capisco, la mamma, perché anche io piano piano mi sto lasciando riprogrammare da queste maestre. Per andare in bagno c’è un protocollo ferreo, la pipì la si fa sempre da seduti – anche i maschi – stando bene attenti che il ciccio sia giù, in modo da non fare zampilli a gittata lunga tipo putto della fontana. Io sto diventando bravino, tanto che anche a casa quando mi siedo sul vasino mi ripeto come un mantra “Cicciogiù”, e controllo bene che sia così, e chiedo anche conferma alla mamma. Poi però quando siamo in giro mamma o papà mi chiedono di fare la pipì in piedi, ed io divento matto, ma non lo sanno che NON SI PUO’?! Lo hanno detto le maestre! Perciò ogni volta mamma si arrabbia, mi prende a panino e mi fa fare la pipì sospeso, “come la fanno le bambine” dice lei. Ma a me che mi frega, in questi casi le spiego che anche io sono una bambina, purché non mi faccia fare la pipì in piedi. Sono Elia, mia sorella Elia – non vedi?
Cosa? Le bambine a questa età sanno tutte già vestirsi da sole? Per carità mamma, sono un maschio.

Mamma contro dito: vince il dito!

mercoledì, luglio 17th, 2013

il vizio del ditoRobomamma portare bimbo da pediatra, bilancio terzo anno: registra.
Pediatra dire: Lurido umano, basta succhiare pollice o l’ira degli Dèi ti perseguiterà tutta vita. Denti storti e supplizi infernali.
Robomamma: eseguire.
Robomamma controlla bimbo, pedina bimbo, spia bimbo, e redarguisce con veemenza. Robomamma ricatta, diventa pure kattiva. Più robomamma kattiva, più bimbo succhia pollice – bizzarra natura di bimbo.
Babbopanda prova a intercedere per bimbo, robomamma redarguisce pure lui.
Dopo una settimana di torture e succhiaggio pollice 24 ore su 24, robomamma legge Internet, constata che mondo vario, dentisti indecisi e bimbi ferrei. Robomamma resetta istruzioni pediatra. Robomamma essa stessa succhiato pollice fino ai tre anni, trascorso giovinezza in studio dentistico, sopravvissuta. Bimbo mollerà pollice quando pronto: registra.
Attivato patto intermedio: no pollice quando leggere libro, guardare cartoni, in braccio. Se bimbo ha da fare – creatura sempre prona a trovarsi da fare – comunque non succhia dito. Paranoie mediche dare in pasto a squali: eseguire.

Frustrazioni quotidiane: la cacca

mercoledì, agosto 25th, 2010

Mia mamma mi ha prestato il classico testo di puericultura, tipo “vostro figlio da 0 a 12 mesi”, autori dell’Europa settentrionale. A leggere ‘ste cose, pare che i bambini nordici già a due mesi puoi mollarli dentro un box con dei giochi, e quelli si arrangiano fanno brigano se la cavano. Boh, a me pare che ‘sti neonati finché sono inchiodati sulla schiena hanno ben poca autonomia, e se non stai loro dietro si annoiano solennemente.
Ma non è questo il problema. Il problema è che secondo quel libro il neonato va stimolato così, e va stimolato cosà, bisogna andare incontro alla sua voglia di giocare fare brigare; tanto più mano a mano che procedono le settimane, perché se i primi tempi il neonato si limita a mangiare e dormire (e già questo presupposto centra un fico secco con mio figlio) col tempo il pupo resta sempre più sveglio e va occupato ai fini di un corretto sviluppo psico-fisico. Il tutto per riempiere di paranoie la testa della mamma, e portarla ad inquadrare il figliolo in una serie di attività coercitive ed a disperarsi qualora il suddetto pargolo non le apprezzi, o non vi dimostri le capacità previste per quella specifica settimana di vita.
Ma in fondo neanche questo è il problema. Il problema è che, secondo il suddetto libro, i pupi nelle prime settimane di vita fan fatica a cagare, poi dalla quarta in poi imparano e da allora la loro vita è una splendida discesa. Al corso pre-parto invece mi avevano insegnato che nelle prime settimane il neonato è un tubo, espelle cacca per forza di gravità e per pressione del cibo di sopra, mentre poi perde questa capacità e deve imparare a cavarsela da solo, usando ed allenando gli sfinteri; ed effettivamente è questa la realtà constatata addosso al pargolo. Ed una volta che il mio papero ha dovuto cavarsela da solo, sono iniziati i guai e nello specifico le cosiddette “colichette” = il tuo adoratissimo pupattolo si contorce e soffre spasmodicamente, e tu pirla puoi solo tenerlo in braccio di pancia e stare a guardare. Inoltre finisce che la giornata del pupo è concentrata e condizionata dalla cacca: se la sta per fare, se la dovrebbe fare ma non riesce ad espellerla, se l’ha già fatta ma ha aria residua che gli dà serio fastidio, insomma il bambino non vive o per meglio dire vive per la cacca, ed in queste condizioni come si fa a stimolarlo coi giochi e le attività previste dai brillanti libri di puericultura??? Ne deduco che in Europa del Nord i neonati cagano che è uno splendore, subito e per sempre.
L’unica àncora di salvezza, dietro consiglio di numerosi amici, è stato il sondino rettale usa e getta: indolore, efficace, salva-vita. Secondo mia mamma una tortura medievale, perché a lei dà fastidio l’idea in sé, secondo mia suocera una soluzione strepitosa – “Magari l’avessi avuto ai tempi della Michela!”. Grazie al sondino, un neonato che dormiva molto poco e che passava la giornata concentrato sui propri sfinteri ha iniziato a godersi qualche pisoletto dopo-pasto, ed a sfruttare qualche ora di veglia anche per attività di gioco e non solo per spingere ed inarcarsi per una scoreggia. Praticamente il nostro papero dorme di più ora che nelle prime settimane di vita: alla faccia della brillante puericultura nordica!

Tre…

mercoledì, giugno 23rd, 2010

Oggi ambulatorio vuoto, l’ostetrica era in altre faccende ed uffici affaccendata, come risultato son rimasta oltre un’ora attaccata alla macchina per il tracciato (pupùm pum pùtipum eccetera): tu bambino ci hai messo parecchio a svegliarti, io di mio stavo prendendo sonno ipnotizzata dal rumore ritmico del tuo cuore. Oggi sembrava che neanche mangiare ti scrollasse, fortuna che Federica mi aveva consigliato di girarmi sul fianco, almeno quello ha funzionato – a quel punto la pancia ha iniziato a divincolarsi dalle cinghie e l’ampiezza del tracciato ha mostrato la tanto attesa impennata.
Che noia che barba, che barba che noia… beh visto che te la prendi tanto comoda, domani sera vado a divertirmi a Festambiente e ad ingozzarmi di patatine. Tiè!

E due

lunedì, giugno 21st, 2010

Oggi secondo tracciato, Elio.
E’ che tu non vedi quel che vedo io. L’ambulatorio di ginecologia sembra un piccolo magazzino da cui han tolto secchi e scope, per metterci qualche attrezzatura medica e delle sedie di plastica; le stanze sono piccole, zero areate, calde; un’ostetrica da sola eroicamente smista i flussi di donne più o meno incinte, risponde al telefono, compila carte, insegue il ginecologo di turno, esegue i tracciati ed in soldoni tiene in piedi la baracca – non a caso le sue ferie vengono sempre annunciate con largo anticipo in grandi avvisi, e si presume le sia proibito ammalarsi. Infine le poltrone per i tracciati, scomode, odorano di treno – scompartimento di treno locale, per l’esattezza.
Poi c’è il rito del cibo. Arriviamo, mi fissano i sensori e tanto per cambiare tu stai dormendo; allora mi tocca nutrirmi a forza, in quella posizione semi-stesa che son brava a non soffocarmi, sperando che gli zuccheri in circolo ti facciano risvegliare – altrimenti l’ostetrica non ci lascia più andare a casa.
Insomma, creatura, vedi di deciderti a nascere perché di ‘sta tiritera son già stufa marcia.

Il mio primo tracciato

venerdì, giugno 18th, 2010

Cosa tocca fare… Stai bello comodo in pancia di mamma, dormi felice, quando ecco ti aumentano i battiti, ti giri per capire che succede, tua mamma ti tontona e ti sprona a svegliarti, l’ostetrica ti affoga di chiacchiere, dall’atrio arrivano voci della gente in fila e pure i capricci di qualche bambino straviziato… a quel punto diventi cosciente di un paio di cinghie che stringono un po’, per non parlare di quel suono elettrico e martellante “PUM PUM PUTIPUM PUM” che non smette mai, lasciatemi andare a casa!!! Poi il bambino straviziato inizia una scena isterica che rischia di soffocarsi da solo, mamma avvisa “Guarda che se mi diventi così, ti caccio di casa”, il martellare elettronico continua e ti rendi conto che quello è IL TUO CUORE (però), finché l’ostetrica non dichiara il “tana libera tutti” e finalmente niente più cinghie né tristi pareti ospedaliere, si può tornare a casa. Urf…
Mamma mi ha spiegato che, se non mi sbrigo ad uscire, ci toccherà ‘sta tiritera ogni altro giorno. Argomento convincente, stavolta ci farò un pensiero.