Tana dei Panda

bambini si nasce, panda si diventa

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Parvenza di normalità

sabato, maggio 16th, 2020

Non sembra vero: adesso il problema peggiore a fine giornata è che la creatura abbia mangiato poco a pranzo. O almeno questa è l’opinione della nonna, che per pranzo prepara primo secondo dolce e frutta, e giudica inconcepibile che il suo nipote-chiodino non divori tutto manco fosse un quindicenne.
La babysitter non si lascia scoraggiare dal bambino perso nel suo mondo, da pungolare di continuo tipo mucca recalcitrante da spingere al pascolo, e lo tartassa con tabelline e ripasso di grammatica. Il pupo ha dimenticato TUTTO, è evidente; se fra un mese potrà riportare alla memoria qualche vago ricordo della quarta elementare, sarà solo merito della babysitter. Lei non ha certo una formazione da maestra, ma è meglio di niente vista la latitanza delle maestre vere: se non altro lei c’è, e trasmette ogni giorno al bambino l’importanza dello studio e della ripetizione – gli dimostra che CI TIENE che lui impari. Nel frattempo le maestre, oltre ai compiti mandano (sempre a suon di foglietti da stampare a casa) anche fior fior di verifiche, perfino su argomenti mai ripetuti da mesi: chapeau alla faccia tosta.
A me rientrare al lavoro ha fatto bene. Certo, quando mi confronto coi fornitori del milanese, è forte il sospetto che in Veneto stiamo forse correndo troppo e troppo presto; ma il trucco è non pensarci, e auto convincerci che nell’open space affollato un plexiglas e un vasistas tutti i virus si porta via. Intanto esco di casa, vedo facce diverse rispetto ai parenti stretti, e riesco ad essere più calma quando la creatura fa la sua crisi di follia dopo aver giocato troppo coi videogiochi online.
Ecco, ‘sta cosa dei videogiochi è un punto dolente. Ormai il pupo la mattina studia col supporto della babysitter, il pomeriggio si rilassa dai nonni (+ la lettura quotidiana obbligatoria), perciò la sera è difficile negargli la videochiamata col suo migliore amico abbinata al gioco online. Però, tre volte su sei (dato statistico misurato), dopo un’ora di gioco il pupo crolla: litiga col suo amico, si incazza mentre gioca, per non parlare di quando è ora di spegnere – si oppone e diventa violento. Stasera sono stata categorica: così come ha sempre giocato per conto suo con un timer acceso a misurare 20 minuti, d’ora in poi quando gioca online con l’amico avrà a disposizione solo 30 minuti. E’ l’unica occasione di confronto sociale avuta finora, ma se non riesce a reggerla non resta che accorciarla. Piuttosto da settimana prossima farò il possibile affinché si vedano la sera al parco, e al diavolo anche i videogiochi.

La mischia non è poi così male

mercoledì, dicembre 28th, 2016

landscape of pandasE’ Natale. Io NON sono diventato più buono, ma è arrivato il mega-pupazzo montabile di Bumblebee e questo è l’importante. Sopporto perfino di macinare compiti su compiti ogni mattina coi nonni, in modo da non avere più nulla da fare quando settimana prossima saremo in ferie a Hong Kong. Si vede proprio che sono un bambino grande: ormai sono più alto anche di Bumblebee gigante, e poi una o due volte alla settimana prendo 10 in italiano, e si sa che il 10 è un voto da veri fighi, no come quelli che prendono 9 o addirittura le note sul quaderno.
A scuola le maestre continuano a farmi cambiare compagno di banco. Sono rimasto parecchio in banco con Eric piccolo (da distinguere rispetto a Eric grande), che è un po’ via di testa ma simpatico. Poi sono passato con Ruggero lo spaccapalle (da distinguere da Ruggero il tranquillo) e per una settimana i miei quaderni facevano piangere, non riuscivo a fare niente con accanto quella cavalletta berciante. Allora sono finito in banco con Marco, uno normale, ma poi mi hanno nuovamente rifilato un caso umano, Igor, che niente niente mi ha fatto sentire la mancanza di Ruggero. Per fortuna le maestre mi hanno rimesso in banco con Eric; mica sono una Onlus e posso sbobbarmi tutti i casi umani, ho già dato alla Materna col compagno di classe picchiatore (anche Igor è un picchiatore ma a me mica mi tocca, ho pelo sullo stomaco e lingua tagliente io!). Poi anche Eric ha cominciato a darmi fastidio, coi suoi scherzi sciocchi e le parolacce gratuite – mi sto facendo una cultura in parolacce, in cambio – e ultimamente sono finito in banco con una femmina; una femmina mica tanto in bolla neanche lei, a dire il vero, ma sempre meglio di quegli scalmanati che mi sono sciroppato finora. Se non fosse che a ricreazione vedo sempre Marco, Mirco e tutti i miei vecchi amici della Materna, mi sarei già sparato – o forse no.
A ricreazione gioco anche con Enrico, il mio nuovo amico conosciuto a scherma: io gli regalo gli Stikeez degli Avengers (i nonni a casa ne hanno UNA MONTAGNA), lui mi regala le carte Pokemon. Al gruppo dei miei amici si stanno aggiungendo altri ragazzi simpatici dalle varie sezioni, siamo un gruppone ormai, le ricreazioni volano e anche il tempo di gioco dopo pranzo. Ah, e in italiano prendo spesso 10.
Ogni mattina mamma parcheggia a ca’ di Dio e io percorro DI CORSA il tragitto fino a scuola, roba che gli altri bambini mi prendono per matto. Dopo tutto non è poi malissimo ‘sta scuola elementare, anche se mi tocca studiare e imparare a scrivere; ma confido che entro la seconda elementare si inizi a usare la tastiera del computer, ‘sta cosa dello scrivere a mano dovrebbe essere passeggera. Che mamma e papà non lo sappiano, ma forse non ho poi così tanta voglia di tornare alla Materna.

Nano Party

martedì, marzo 3rd, 2015

il compleanno del panda 2E’ iniziato tutto a inizio Dicembre, col compleanno di Edorardo. Edoardo è carino, cortese, sa già contare oltre il 100 e a casa gioca con mamma a riconoscere le lettere. Ovviamente è un Grande, ed è l’idolo dei suoi compagni di classe.
Edoardo ha festeggiato il suo compleanno con una festa aperta a tutta la classe, tenuta in un parco giochi attrezzato per lo svago delle creature nane. Si sono divertiti tutti tantissimo. Nel frattempo i papà scolavano birra e parlavano di cose da uomini, mentre le mamme si incrociavano per parlare – novità! – di bambini: malattie, sviluppi cognitivi, passioni, abitudini alimentari. Con un grafico e una statistica, questi incontri fra mamme non sarebbero tanto diversi dalle tavole rotonde fra pediatri; viene da chiedersi se le mamme abbiano una vita.
Ma insomma questa cosa del festone collettivo è piaciuta, e ora di Marzo è venuto il turno di Nicoletta, e ora di Aprile sarà il turno di Giorgia. Gli inviti stampati un mese prima, l’affitto di una sala esterna per poter contenere tutti, l’arrivo dei pupi con la relativa pioggia di regali, i clown per l’animazione, il buffet, i bicchieri sui quali scrivere il nome, il refilling di patatine, i babbi che sbevacciano le mamme che si confrontano. E mentre li vedi scalmanarsi in queste feste nanesche ti chiedi: ma ora dei dodici anni che si fa, un mega ricevimento tipo matrimonio indiano? E per i diciotto anni, il walzer a Vienna con l’orchestra da cento elementi? Per fortuna a fine festa mi è venuto lo scrupolo di chiedere alla mamma di Nicoletta: ma non è una faticaccia immane? E lei ha risposto decisa: eh si, io l’ho avvertita che questo è l’ultimo anno, dall’anno prossimo festa a casa e solo con qualche amichetta. Mi sono sentita più normale.
Ed è mica semplice andare a queste feste. Intanto il festeggiato deve essere simpatico al pupo. Poi bisogna scegliere un regalo; io sarei una che va per i libri, ma la cosa è fattibile solo se il bambino/a in questione ha una passione specifica, tipo: i dinosauri. Ho però scoperto che le bambine a questa età hanno più interessi manual-estetici che intellettuali, quindi… che fare? Per fortuna una cara amica ha una figlia di quell’età: chiamo lei e mi faccio consigliare, vai di penne con l’inchiostro glitter e profumato (bleargh).
Mica le capisco tanto le bambine d’oggi. Tipo che la torta di compleanno di Nicoletta era ispirata a Violetta, l’ultimo vaccone Disney adorata dalle ragazzine. Violetta alla materna?! La mamma di Nicoletta mi ha spiegato che Violetta non si può guardare, permesso solo ascoltare e cantare le canzoni, e malgrado questo la pupa è già appassionata. Per quali misteriosi canali affabulatori si trasmette la vacchitudine? Al confronto la Principessa Elsa è da intellettuali.
Ma tornando allo svolgimento del festino, il Nano come suo solito all’inizio ha fatto la carta-da-parati, poi ha ingranato e si è divertito come un pazzo, correndo avanti e indietro per circa tre ore. Quest’anno sono una bella classe, i pupi sono diventati più uniti grazie alla defezione di due violenti su tre. Elio faceva parte dei quattro autarchici che per tutto il tempo hanno ignorato i clown e si sono autogestiti il divertimento, e che ora di metà festa si sono trascinati dietro qualche altro compagno desideroso di autogestione. Lui e il violento superstite (che per tutta la durata della festa si è comportato benissimo) erano gli inseguitori, e gli altri si facevano inseguire o sparare. Gran parte degli autonomisti erano bambini grandi, ma quando i clown hanno finito si sono uniti anche i medi, l’anarchia è diventata totale e si sono divertiti tutti lo stesso, anche senza nessuno che organizzasse il divertimento; alla fine vestirli e trascinarli a casa è stata una faticaccia, abbiamo dovuto praticamente estirparli. Non capirò mai perché alcuni genitori trovino necessario intrattenere i pupi, a me sembrano bravissimi a intrattenersi da soli!

Agosto pupo mio non ti conosco

domenica, agosto 17th, 2014

un pesce di nome pandaUff, qua se non scrivo io il blog langue! Mamma e papà son sempre svenuti di stanchezza per colpa del lavoro. ‘Sto lavoro, e che mai sarà?
Comunque, veniamo a noi. E’ il mio primo anno di scuola da grandi, ed è la mia prima vera vacanza: mamma, cosa vuol dire ‘vacanza’? Ormai un po’ l’ho capito: son due mesi e mezzo senza la scuola e specialmente senza le maestre, che con la loro mera presenza mi costringono ad essere simpatico, collaborativo, ordinato, ed autonomo nel vestire. La parola ‘vacanza’ invece comporta che io possa essere arbitrario, volubile, disordinato e servitoriverito.
Papà, che vuol dire ‘due mesi e mezzo’? Quante puntate di Peppa Pig fanno? Quanti giri in bicicletta? Certo più di sei; forse diciotto (non so quant’è ma suona bene, suona TANTE).
Quindi ecco la cronaca della prima vacanza della mia vita. Son figlio di un informatico quindi non mi vergogno di usare i punti-elenco:
– centro estivo: tipo la scuola, ma molto più svacco. Prima settimana: mi diverto, rischio l’insolazione, il venerdi sera sono così stanco che faccio una scenata madre a tutta la famiglia (nonni inclusi), sembro posseduto. Forse si stanca troppo, concludono gli adulti. Seconda settimana: ci sono anche Marco e Mirco, i miei migliori amici, e vorrei che ogni giorno non finisse mai; a fine settimana sono un fiore, felice per giunta. Terza settimana: dove sono finiti Marco e Mirco? Se non ci sono loro, io che ci faccio qui? Odio tutti. Mammamalvagia perché mi abbandoni qui ogni mattina?, mi ti aggrappo alla gamba così capisci che mi stai spezzando il cuore. O Marco e Mirco, o morte.
– settimana di ferie all’hotel chez le nonnò:  faccio quel che mi pare, a volte arriva pure la zia ad intrattenermi. Dicono che è estate, ma  qua fa caldo ad ore alterne, piove pure ma che importa: io e il nonno siamo due lavoratori di buona volontà, qualcosa da fare la troviamo sempre. La nonna è troppo presa col suo lavoro per accorgersi di me, ALEEEEE’!
– settimana al mare con mamma e papà, nell’hotel dove vado da una vita: tempo cacca ma pazienza, basta non piova e posso unirmi alle masnade internazionali di pupi che si accalcano sulle giostrine in spiaggia; oppure giro in bici, nel seggiolino – che mica voglio far fatica. I pomeriggi la sfanghiamo di più, tutti al mare. Poi giovedi – che bella sorpresa! – arriva Gaia, mia compagna di classe dal Nido nonché amica (che io mica faccio amicizia con cani e porci, sono un selettivo); nello stesso hotel, sulla stessa spiaggia, ficoooooooooooooooo! I nostri genitori non ci vedono più, io e Gaia le combiniamo per giorni, son pure belle giornate e imparo da lei a nuotare nell’acqua alta da solo, io e il salvagente. Peccato che domenica io me ne debba andare; ma l’anno prossimo voglio una settimana intera con la mia amica Gaia. VOGLIO!
– rientro: qualche giorno col nonno, poi parto da solo coi nonni di Belluno per piazzarmi da loro. Io, da solo, con loro. Mamma e papà a casa, io non a casa. Suona tutto un po’ strano, quindi nel dubbio faccio il soldatino e-du-ca-tis-si-mo: carino simpatico obbediente, unò-due unò-due. Ogni tanto mi viene nostalgia di mamma e di casa, ma i nonni mi distraggono e per educazione mi lascio distrarre, hai mai visto che ci restano male se mi manca troppo mammina (piccolina puzzolina).
– anche mamma e papà vengono a Belluno! Settimana di festa, e riposo, e cazzeggio. Tempo ballerino quando non freddo; eppure un bagnetto nel Lago di Santa Croce l’avrei fatto lo stesso. Nei pomeriggi caldini salgo a giocare in Nevegal, con o senza l’adorato cugino grande (Oh cugino cugino / perché non vivi più vicino?), e imparo pure ad andare da solo sulla carrucola. Potrei anche imparare ad arrampicarmi sulle bizzarre giostrine al nuovo Parco del Piave, ma si fa troppa fatica preferisco sedermi sull’argine e guardare l’acqua (tanta, e torbida) che scorre.
– casa, infine: come mi è mancato il mio decespugliatore (anche chiamato ‘il palo’, che definizione prosaica). Come mi sono mancati i miei libri di Scarry. Che bello essere a casa mia e non dover più simulare simpatia ed adorabilità. Che bello tornare al MIO bar. La vacanza durerà ancora alcune settimane (mi dicono che tornerò al mare), ma comincio quasi ad essere un po’ stufo. Vorrei un po’ di routine, e i miei amici di scuola (se non altro quelli simpatici).

Mi piaccion Le Bambine

sabato, giugno 21st, 2014

In compagniaE’ quasi estate, la sera i bambini si incontrano nel cortile condominiale, arriva anche qualche bambino dai condomini vicini o qualche amico di; io sono uno di loro. Il grosso sono femmine, età elementare: per me sono Le Bambine. Per Le Bambine divento più ragionevole e ridimensiono i capricci. Per Le Bambine sono disposto ad andarmene anzitempo da casa dei nonni; metti che non ho neanche finito di falciare il prato, ma pazienza finirò domani, ciao nonno vado, Le Bambine mi aspettano. Per Le Bambine accetto l’idea che si può almeno provare, dico provare, a smettere di succhiarmi il dito. Mi basta poterle vedere, e sono felice.
Le Bambine hanno un maschio alfa, Elena, ed io le ho giurato fedeltà eterna. E’ lei che organizza i giochi, raccoglie confidenze, ed i suoi bronci o i suoi sorrisi possono cambiare l’umore della serata. Anche le altre bambine sono simpatiche, mi coccolano, a volte ci sono anche bambini maschi e allora gioco con Mattia, ma vuoi mettere con Elena? Io ci tengo alle figure di autorità.
Da quando gioco con Le Bambine ho capito che vorrei tanto un fratello, possibilmente maggiore. Ho chiesto a mamma se me ne fa uno, ma si è messa a lavare i piatti. Quando ho esposto al babbo la medesima richiesta, ha borbottato “Prova a guardare su eBay” poi si è chiuso in bagno a fare la cacca. Anche per questo mi sono giurato ad Elena. Diletta istigata dalle altre Bambine, una sera mentre tentavo di arrivare con la mano ai lamponi del vicino mi ha pure dato un bacio. Ha un anno più di me, è avventurosa e simpatica ma va bene per un’avventura estiva, niente più, non c’è paragone con Elena.
In realtà non sempre gioco con Le Bambine. A volte queste giocano fra loro, e allora io gironzolo, orbito, parlo da solo, cerco di attirarne l’attenzione; che in fondo a me basta esserci, tanto lo so che prima o poi Elena o Claudia o Brunilde o Ylenia una parola me la diranno, oppure scendono Mattia o Diletta e allora gioco con loro, più affini a me per età e intelletto. Davvero a volte mi basta un saluto; come quel pomeriggio che il cortile era deserto, io m’ostinavo a star giù nella speranza che scendesse qualcuno, e quando Brunilde dal cortile vicino mi ha salutato – ciao Elio! – io invece di andarle incontro son partito a razzo nella direzione opposta grufolando di felicità, e così ho continuato avanti e indietro per un pezzo (nel frattempo Brunilde se n’è andata).
A tutta questa intensa vita sociale assiste mamma, che insiste a non volermi lasciare giù da solo perché sono ancora troppo piccolo; di solito si piazza su una panchina e tira fuori un libro, o chiama il babbo col cellulare, e per fortuna non s’intromette in quasi nulla, si limita ad alzare la testa se un’auto di vicini attraversa il cortile o se corro sul retro della palazzina, nascosto alla sua visuale. L’ultima volta che mamma ci metteva troppo a prepararsi per scendere, il libro da leggere glielo ho trovato io – purché si sbrigasse! Comunque le sono grato che mi lascia stare con Le Bambine; anche le sere che è stanca morta, anche se ha fame e deve ancora preparare cena, anche quando avrebbe l’armadio pieno di roba da stirare o vorrebbe tradurre le sue cose. Perciò cerco di venirle incontro su tutto il resto, di comportarmi come un bambino grande e di fare l’ometto di casa. Già, sto diventando conciliante e collaborativo; o per meglio dire, non so proprio resistere alla promessa “se fai X poi ti lascio scendere dalLe Bambine”!

Maggiociondoli, lillà, paulownie e tigli

lunedì, maggio 5th, 2014

flower pandaQuest’anno il tempo mi ha proprio piallato. Ricordo che erano appena fiorite le peonie, quei cespugli discreti dai fiori pastello, quando un momento dopo è esploso il colore: maggiociondoli (in Aprile!, alla faccia del nome), lillà, glicini e rose. Da una settimana è il turno delle paulownie, con quella loro aria da giganti buoni che vegliano sui dintorni; e i tigli hanno i fiori pronti, col fischio che aspetteranno Giugno per invadere l’aria col loro profumo d’estate.
O è la stagione ad essersi accavallata in un periodo più breve del solito (in ditta abbiam venduto fiumi di antistaminici), o sono io che fra malattie&co ho perso di vista lo scorrere del tempo. Quella che a Marzo era stata un’influenza, con Aprile è diventata bronchite; vai di antibiotico ed ulteriori assenze dal lavoro, col pupo che partiva la mattina e tornava la sera dopo le 21 dichiarandomi “Ti voglio bene”, da quanto poco mi vedeva. Ora di Pasqua spunta fuori una vecchia conoscenza, l’eritema nodoso: dagli anche di cortisone. Le disgrazie sembravano non avere fine. Per fortuna avevamo già programmato una settimana di ferie, e complici le brutte previsioni del tempo ci siam piazzati a Belluno, dagli altri nonni; non so se si stia meglio in un hotel a 4 stelle o in casa da propria mamma, a fare poco e niente.
Mentre cercavo di farmi una ragione che fosse già fine Aprile – che fine aveva fatto il tempo? – il Nano giocava col cugino che ormai fa la terza elementare. Da allora ragiona di più e meglio, gli ha fatto bene la compagnia di un bambino più grande.
Infine siamo tornati alla vita normale. Immaginavamo una settimana leggera visto il ponte del 1° Maggio, invece lunedi esplode la bomba: molla l’ufficio e corri a scuola, il distretto sanitario deve somministrare un antibiotico a tutti i bambini, c’è stato un caso di meningite. Recupero il bambino (che si evita la profilassi essendo stato in ferie nella settimana del possibile contagio), faccio spesa, mollo il pupo al nonno e vado ad un colloquio di lavoro; torno a stra-ore, prelevo il pupo e finalmente si rientra a casa. Solo dopo aver addormentato il pupo mio marito mi rivela che la compagna di scuola ammalatasi di meningite, è già morta. Non chiudo occhio tutta la notte.
Dài i nani per scontati, ma è vero di punto in bianco potrebbero non esserci più; è vero, ma meglio non pensarci. Pensi che la morte è più difficile da accettare qui, dove un buon tenore di vita la rende più rara e quasi invisibile, e dove c’è un enorme investimento di forze ed emozioni sui pochi bambini circolanti. Ti racconti che deve essere più facile per una donna del terzo mondo, se hai sei o sette figli fa niente se ne perdi uno per strada; ma suona una palla micidiale. Il fatto è che non ti capaciti come una pupetta bionda e simpatica possa essersene andata così, in un battibaleno, e per reazione ti coccoli tuo figlio come se non lo vedessi da una settimana, lo consumi di scherzi e tenerezze. Solo il funerale pieno di musiche e bambini placa un po’ l’irrequietezza, il parroco fa ‘tanaliberatutti!’ con grande saggezza e senso del proprio ruolo. Per fortuna esistono i riti, mi ritrovo a pensare.
Poi non resta che leccarsi le ferite e riprendere il normale tran-tran settimanale. Con le giornate lunghe, dopo cena il piccolo insiste per scendere a “giocare con le bambine”, ovvero giocare in cortile coi figli dei vicini (tutti in età da scuola elementare); pur di vedersi accordato questo svago non succhia il pollice e fa molti meno capricci. Mamma si piazza su una panchina, un po’ legge e un po’ chiacchiera con le bambine, e intanto il nano fa il cercatore d’oro come ha visto alla TV (dai nonni), trova pepite inventa storie, e non fa scenate all’ora di rientrare perché sa che se è buono stasera, si guadagnerà un’altra uscita domani. Ragionevole ed alto oltre un metro: non lo riconosco più.

I bambini mi danno fastidio

venerdì, ottobre 4th, 2013

furibondoSono stato impeccabile. Ho dato tempo al tempo, ho dato fiducia, mi sono mimetizzato con la tappezzeria. L’anno scorso andavo a scuola, mi piaceva molto, adoravo le maestre, quest’anno la scuola è diversa ma non importa, mi fido di mamma e poi se anche Marco e Mirco sono qua, è giusto che ci sia anch’io.
Ma analizziamo i fatti:
1) Mirco non è neanche in classe mia, ho dovuto attaccarmi come una cozza al solo Marco.
2) ci sono bambini OVUNQUE.
3) la mattina mamma non può mollarmi nella mia splendida aula deserta, ma devo stare con la bolgia infernale e aspettare che la maestra ci porti in classe. IO SCHIACCIO TUTTI. A casa il mio gioco preferito è diventato passare per ore lo schiacciasassi sul tappeto di casa, fatalità.
4) c’è un casino assoluto. Tizi che corrono e ti travolgono, nani urlanti, ma da dove arrivano tutti questi incivili??! Noi ex del Nido siamo sconvolti e atterriti. Con me quest’anno sono entrati un sacco di pupi nuovi, ora che le maestre prendono il controllo saremo già laureati.
5) una mattina ero così furibondo che mamma mi mollasse in quell’infermo, che ho pure menato la maestra e dato calci alla porta, insomma mi son fatto sentire eh.
6) unica pausa di pace: l’altro giorno i miei compagni di classe sono usciti assieme per fare religione, ed io son rimasto in classe con la maestra tutta per me, i libri tutti per me, ah ragazzi questa sì che è vita!
Poi però oggi, mamma era venuta a prendermi dopo pranzo, e ho visto tutti quei bambini in fila pronti ad uscire in giardino, loro si fermavano a scuola a divertirsi e dormire mentre io tornavo a casa con mamma, insomma m’è salita un’invidia, un livore… Urlando e scalciando ho fatto notare a mamma questa ingiustizia, e mamma ha spergiurato che settimana prossima posso dormire anche io a scuola; poi mi ha trascinato via come un sacco di patate, non capisco perché.

Un passo avanti, due passi indietro

sabato, settembre 21st, 2013

nappy endE così il grande evento: inizia la Scuola Materna.
Lui è in classe con Marco (classe rossa), Mirco è nella classe verde: hanno separato i gemelli, anche se i genitori avevano chiesto di lasciarli uniti. Boh forse alla scuola è andata bene perché Marco e Mirco sono rumeni, se avessero avuto genitori italiani mi sa che questi avrebbero fatto polemica e minacciato azioni. Perciò ora ogni mattina ci tocca contemplare il pianto dell’uno o dell’altro, ed abbiamo il cuore stretto sapendo quanto sono attaccati i due – Elio è il terzo gemello, un vero mistero come sia stato conglobato in un duo così unito.
Col pupo ci sono tutti i suoi vecchi compagni di classe, quindi oltre a Marco c’è anche la sua migliore amica e qualche altro ex. L’impressione è che ci sia stato un massiccio passaggio di informazioni, fra le maestre del Nido e quelle della Materna: visto che la classe è nuova di pacca, con uno zoccolo duro di ‘storici’ forse si assesterà prima. Le maestre sembrano simpatiche, in questi giorni di via-vai e trambusto sono sempre tranquille e tranquillizzanti, non so come fanno a seguire tutto; e credo abbiano una memoria visiva migliore dei camerieri: la prima volta che vedono un bambino e il suo genitore ZAC!, memorizzano facce nomi e attitudini come neanche Robocop.
Il pupo fa il bravo, è curioso, non piange, non rompe le scatole – non in classe, almeno. Dopo pochi giorni di inserimento ha già iniziato a chiedere quando si ferma a mangiare, e ha perfino fatto la sua prima pipì a scuola!
E qui si entra in argomento pannolino. Alla fino ho dovuto toglierglielo io, il weekend prima – quindi pochi giorni prima – l’inizio della Materna. Vai di mutande, vai di discorsi e spiegazioni, ma specialmente piazzalo sul vasino una volta ogni ora, e prima di ogni pasto, e dopo ogni pasto se non l’aveva fatto prima. Siamo stati ossessivi, lo ammetto, ma se non altro l’abbiamo stimolato all’indipendenza, perché pur di farci smettere ha iniziato a chiamarla ed a gestirsi da solo. Adora farla in piedi sul bidè, da vero uomo, mentre accanto a lui il nonno la fa nel water. E per il riposino pomeridiano, è bastata farsela addosso una volta per decidere che era più piacevole evitare, quindi da allora si sveglia asciutto.
Tutta questa virtù ha un prezzo, ovviamente. Ogni tanto afferma di essere un bambino grande, più spesso di essere un bambino piccolo. Si fa imboccare, lui che dopo il primo mese di Nido è sempre stato autonomo. Si sveglia all’alba – credo sia lo stimolo della pipì e il Super-io che gli dice di non farla, anche se di notte ha ancora il pannolino. La sera è sovra-eccitato da non si sa quale droga (credo siano le novità della Materna), salta gioca chiacchiera si dimena, non sta fermo un secondo salvo crollare addormentato di botto quando lo porti a letto, e torna in sé solo nel weekend. Sta diventando astuto nell’evitare le regole: se il nonno lo minaccia che o smette di fare il gatto sotto al tavolo, o butta fuori il gatto, il pupo dopo cena si piazza sotto al tavolo ma dichiara “Gioco al pompiere!”. E poi a casa mi fa pagare tutto quello che non sfoga in classe: capricci assurdi, scenate, e un totale rifiuto a farsi cambiare la mattina prima di andare a scuola, che dobbiamo tenerlo fermo in due per togliergli il pigiama e vestirlo.
Insomma piccoli nani crescono, a scatti avanti e e scatti indietro. Intanto per noi mamme… che faticata! Ma ne vale la pena.

Social panda

lunedì, aprile 1st, 2013

let's party!Oooooh finalmente son finite le vacanze, che ha fatto pure un tempo schifo: finalmente ritorno da Marco e Mirco, i gemelli, i miei compagni di classe preferiti. E poi domani ritroverò anche Giuseppe Cestaro – un giorno riuscirò a capire perché lo chiamano tutti per nome e cognome – e quel manesco di Matteo, e Daria, e gli altri. Fortuna che i gemelli l’anno prossimo verranno alla mia stessa scuola, altrimenti sai che palle! E fortuna che ‘ste vacanze di Pasqua son finite, pochi giorni ma trascorsi lontani da scuola, non passavano più.
Queste mattine ho torturato i vecchi svegliandomi sul presto, e mettendomi a sussurrar loro all’orecchio tipo fantasma:”La scuola è apertaaaaaa, io vado a scuolaaaaaa…”. Devono aver fatto due più due, perché stasera mi han portato a casa di Matilde: i quattro genitori cenavano e conversavano come dei veri milord (quanto se la tirano, con quell’aria da “noi siamo adulti”), mentre io e Matilde ne facevamo di tutti i colori, che poi basta un gioco qualsiasi e la voglia di fare i matti per divertirsi, mica ci serve la Wii a noi. A casa di Matilde ci sono un sacco di giochi che non ho, ma specialmente c’è Matilde, e c’è il letto a castello di Matilde – mamma ha dovuto usare il coltello da cozze per staccarmi dalla scaletta. Incidentalmente c’era anche il fratellino di Matilde, una di quelle cosine che si chiamano bebè, fan versi strani e non capisco mica che animali siano, son curiosi ma stufano presto, eh.
Insomma domani si torna a scuola, ed era proprio ora perché vabbé mamma e papà, son simpatici affettuosi tutto quello che vuoi, ma Marco e Mirco sono un’altra cosa.

Centro di gravità permanente

giovedì, novembre 1st, 2012

… “Pensa che l’altro pomeriggio alle 5 è salito da solo in seggiolone, si è piazzato là e mi ha ordinato col dito NONNA ELVIRA FARE MANGIARE!, e si è pure innervosito perché ci mettevo un po’ a prepararne” … “E prima a tavola era là che prospettava a tutti TAGLIARE CAPELLI, e allora io gli ho chiesto ‘Ma anche la zia Manuela deve tagliarsi i capelli?’ e lui NOOOOOOOO” … “L’altra sera, mentre lo addormentava, sua mamma mi ha istruito dalla camera circa cosa scaldarmi per cena, e subito dopo anche lui mi grida BABBO SCALDARE PIZZA!” … “Ieri pomeriggio era in divano col gatto in braccio, nel senso che lo teneva stretto e non lo lasciava andare: gli mostrava i libri, sfogliava le pagine e gli raccontava le storie” … “Si lui è così: magari è stanco e nervoso, poi dopo mangiato parte ed è tutto un’idea e un gioco, ha un’ottima resa a stomaco pieno” … “E hai visto prima, che sguardo mi ha lanciato? E’ raro che un bambino della sua età abbia già quelle espressioni… ah mamma preparati, questo qua da grande sarà un rubacuori!” … “Ultimamente ripete così spesso le parole che sente, che a volte io e mamma ci mettiamo a chiamare ‘Eco, ecooooo!’, e lui dietro a sua volta ECO, ECOOOOO!” …
Boh, ma è normale che una famiglia si riunisca in un giorno di ferie e trascorra la giornata a contemplare un nano, scambiarsi aneddoti, commentare le sue gesta, ascoltarlo come fosse l’oracolo? Voglio dire, tutta la fatica di diventare adulti per poi ridursi a QUESTO? Dove sono andate quelle belle conversazioni di calcio, caccia, politica nazionale e degrado comunale? Non dovrei essere io a imparare da loro, e non viceversa?
Mamma a momenti si slogava la mandibola a forza di sbadigli, lei che mi è sempre alle calcagna non ne poteva più di sentir parlare di me, in mia presenza per giunta.
Ah ma vedrete, se continua così prima o poi vi mollo un bel caccone in mezzo al salotto, e a quel punto sarò ancora l’adorabile figlioletto/nipotino? Immagino già il caccone prelevato con deferenza, seccato al sole e distribuito ai parenti per ricordo…